Redazione
Regione Lazio - "150 milioni per cambiare e innovare l'industria nel Lazio, dare forza al “Made in Lazio” e recuperare le fabbriche abbandonate. A partire dallo stabilimento della ex Videocon che potrà diventare l'intervento-esempio di una riconversione industriale che rivoluzionerà l'economia della nostra regione, dopo quasi 20 anni di immobilismo. L'obiettivo che ci siamo prefissati è di portare, entro il 2020, l'incidenza del manifatturiero dall'attuale 6% all'8,5% del Pil, che significa avere un'economia più solida e con maggior occupazione". Queste le dichiarazioni di della Consigliera del gruppo "PD" Daniela Bianchi, presente lunedì 16 febbraio all’iniziativa "Valore Aggiunto" a Roma presso l'Università di Roma Tre in cui il presidente della Regione Nicola Zingaretti e l'Assessore Guido Fabiani hanno presentato il Piano di Reindustrializzazione della Regione Lazio.
Il piano di reindustrializzazione sarà così ripartito: 2 milioni andranno alla valorizzazione dei siti industriali dismessi, 71 milioni al progetto “Call for project” che sosterrà progetti capaci di aggregare le imprese e attrarre nuovi investimenti. Infine, 77 milioni andranno al rafforzamento delle reti di impresa e alla crescita dimensionale delle PMI.
Tra questi interventi c’è anche un forte investimento da 30 milioni di euro sulle aree produttive ecologicamente attrezzate, le APEA. Una scelta che va nella direzione auspicata dalla Proposta di Legge 234 sulle Aree Produttive che punta proprio alla nascita di queste aree, zone di territorio in cui è più semplice e sostenibile fare impresa. In queste aree, già presenti in altre regioni europee, si trovano delle reti di imprese industriali e commerciali che hanno in comune le infrastrutture, come depuratori o strade, le certificazioni ambientali, la produzione di energia pulita, il ciclo produttivo.
In questo quadro si innesta anche il progetto di riconversione industriale dello stabilimento della ex Videocon che potrà presto diventare il più grande polo per l’innovazione del Lazio. Nel piano della Regione, si prevede di utilizzare la legge 448/1998 che consente ai Consorzi Industriali di acquisire gratuitamente i siti che hanno ricevuto dei finanziamenti pubblici, come nel caso della ex Videocon. Ci sarà anche un investimento regionale di 2 milioni di euro per sostenere le spese di gestione di questi siti. Il passo successivo è l'elaborazione, tramite bandi internazionali, di progetti di riconversione che verranno valutati in base alla capacità di creare lavoro e crescita economica.
Per il sito della ex Videocon esiste già un primissimo progetto curato dall'Asi di Frosinone e su cui, insieme alla Regione, lavoriamo da circa due anni. L’idea prevede di utilizzare gli oltre 7 ettari coperti e al momento abbandonati in un incubatore di startup e in un polo produttivo per accogliere decine di piccole e medie imprese dei campi delle energie, delle startup innovative e nell'alta tecnologia. Già prima di entrare in consiglio regionale, abbiamo preso l'impegno con i sindacati, le imprese e i lavoratori di dare una nuova vita ad uno stabilimento dove fino a qualche decennio fa venivano costruiti tv per tutto il mondo. Oggi questo impegno lo stiamo mantenendo.
"Vogliamo fare della ex Videocon il caso simbolo della nuova economia del Lazio: dalle rovine di un fallimento, da edifici oggi abbandonati e pieni di macchinari polverosi nasceranno nuove aziende tecnologicamente avanzate, sostenibili e in rete tra loro. L’obiettivo non è impossibile, ma per raggiungerlo è necessario lo sforzo di tutti. Dobbiamo superare il nanismo e la frammentazione del nostro tessuto produttivo che ha impedito uno sviluppo sano e fare quello che probabilmente nel Lazio non si è mai fatto: delle politiche industriali chiare che guidino le scelte e la destinazione dei fondi, più che gestire l’esistente. Un primato della politica che torna a orientare le scelte che non vengono più fatte nelle singole stanze ma nei territori. Ora spetta a quest'ultimi presentare progetti validi e di aggregazione all'altezza degli interventi messi in campo dalla Regione. E su questo sono certa che la risposta non mancherà". Ha inoltre dichiarato Daniela Bianchi.
Garze di sangue e rifiuti in mezzo ai malati doloranti. LEGGI ANCHE: ROMA: L’INCHIESTA SHOCK SULLA SANITA’ (1 PUNTATA)
di Matteo La Stella
Roma - Il pronto soccorso all'interno del Policlinico Umberto I , DEA (Diagnosi Emergenza Accettazione) di secondo livello dovrebbe, data la macroarea che serve, essere il fiore all'occhiello dei pronto soccorso romani, offrendo il massimo.
La struttura è risultata invece inavvicinabile e il trattamento riservato ai pazienti somiglia ad un forte pugno in faccia per chi ha bisogno invece di cure. I malati sono tutti stipati nella sala d'attesa, piccola e piena di barelle, che da' la sensazione, morale e fisica, di come tutte quelle persone con vite e problemi diversi siano costrette a farsi forza tra loro poichè imprigionate tra dolore ed attesa. Gran parte del personale è assente, urla e gemiti di anziani soli al mondo, che in molti casi “scaricano” le ambulanze, vengono ignorati e sostituiti da lunghe riunioni a base di chiacchiere e sigarette.
Questo purtroppo è solo un assaggio. Entrati nel cuore pulsante del DEA si ammirano le prime lettighe già nel grande corridoio. Gli androni più piccoli, che portano alle stanze di visita, sono invece costeggiati da una fila indiana di barelle dove regna la sporcizia. Garze piene di sangue e bottiglie vuote, giacciono in gran numero sul pavimento di locali che, per il loro utilizzo, dovrebbero splendere garantendo a chi è in osservazione, di vivere un luogo pulito, e non appestato.
La prima delle stanze, adatta a contenere 4 persone ne accoglie invece 15, ammassate una sopra l'altra, aggrovigliate in un tappeto di barelle, sdraio e sedie destinate agli gli ultimi arrivati, un tutti contro tutti che sa di favelas. Invece, la seconda stanza piena anch'essa, presenta le barelle schierate in formazione: ai lati, sono disposte orizzontalmente su due file, con lo spazio al centro della stanza, che dovrebbe garantire il passaggio nei casi in cui le condizioni di qualcuno peggiorino, stipato ugualmente di barelle.
Qualora in fondo alla stanza, le condizioni di un paziente precipitassero e fosse necessario l'immediato utilizzo di un defibrillatore, piuttosto che di un trasporto urgente, l'epilogo non potrebbe che essere a sfavore del ricoverato. Pazienti e addetti ai lavori, attori di un film che dovrebbe correre per la vita, e che non può svolgersi in una struttura simile ad un canile piuttosto che ad un pronto soccorso, dove il sovraffollamento produce sdegno e malcontento in chi vi transita per necessità, paziente ma anche contribuente della Sanità Regionale e di un Sistema Sanitario Nazionale che scappa nel momento del bisogno, con gli occhi tappati, dal profondo degrado della seconda struttura ospeda
liera pubblica più grande d'Italia.
di Matteo La Stella
Roma - I furti di rame fanno ormai parte del quotidiano di ogni pendolare romano che usi viaggiare in treno. In questa settimana, ancora da concludersi, i viaggiatori di due linee ferroviarie laziali hanno potuto constatare sensazionali disagi per avvenute sottrazioni di “oro rosso”. Oggi, in un comunicato emesso da Atac, si apprende che durante la notte, i banditi, avrebbero sottratto ben 12 cavi di rame per un totale di 300 m di filo tagliato sulla linea Roma-Viterbo. I tecnici dell'Atac, a lavoro da questa mattina, non sono riusciti comunque a limitare i notevoli disagi inferti ai pendolari. Il primo colpo risale a mercoledì 11 febbraio.
Quattro individui di nazionalità romena, egiziana ed italiana, sono stati avvistati lungo i binari della stazione Prenestina, prima di essere definitivamente bloccati dal personale della Sottosezione di Polizia Ferroviaria di Roma Tiburtina, proprio mentre caricavano in macchina l'ingombrante refurtiva. I quattro sono stati tutti arrestati per furto in concorso con l'aggravante disposta dalla legge per la sottrazione del metallo non ferroso. La corsa all' “oro rosso” sembra dunque essere ricominciata. Il 2014 si era chiuso con una diminuzione del 45% dei numeri di furti rispetto all'anno precedente, con 35 arresti ed indagini ancora aperte per 42 persone. Nel 2015, iniziato da poco, 319 pattugliamenti con il completamento di 4 arresti già sopra citati. Una risposta decisa da parte delle forze di Polizia Ferroviaria, che considerato il periodo, ed il timido aumento del rame sul mercato, quotato ieri a 6 .146.00 Euro per tonnellata, saranno costretti ad intensificare il servizio di pattugliamento, per tutelare le giornate di chi, con un abbonamento, si è assicurato il trasporto ed invece si ritrova a piedi.
di Matteo La Stella
Roma - “Pronto soccorso-accessi in tempo reale”, è la punta di diamante del nuovo portale online “www.salutelazio.it”, introdotto dal Commissario per la sanità regionale Nicola Zingaretti ad inizio della settimana scorsa.
Quello voluto da Nicola Zingaretti, sembra essere un sistema sanitario all'avanguardia, dove tecnologia ed efficienza sono in prima linea contro la malattia. L'errore fondamentale è che senza efficienza la tecnologia risulta essere inutile.
“Pronto soccorso-accessi in tempo reale”, tramite una tabella, offre la panoramica degli accessi, ovvero una sorta di censimento delle presenze fisiche all'interno dei pronto soccorso della regione in tempo reale. Esse sono divise per colore (rosso, giallo,verde, bianco) a seconda del livello di emergenza rilevato al loro ingresso. Vi sono tre colonne che indicano se il paziente è in attesa, trattamento o osservazione. Incrociando i dati messi a disposizione, in orari diversi della giornata, diviene lampante la situazione di sovraffollamento, piaga che affligge soprattutto i pronto soccorso capitolini.
Ma quali sono i pronto soccorso inavvicinabili? Il podio dei pronto soccorso, calcolato su una giornata tipo, con rilevamenti in fascia mattutina, pomeridiana e serale vede, per quanto riguarda i pazienti in attesa il Sant'Andrea al terzo posto, il Sant'Eugenio al secondo e il Policlinico Universitario Umberto Primo sul gradino più alto con picchi di 21 codici gialli,10 verdi e 3 bianchi alle ore 22:30. Anche per i pazienti in trattamento mantiene il primato l'Umberto Primo con punte di 6 codici rossi, 29 gialli e 26 verdi già alle 11:00 della mattina. L'argento va al Policlinico Universitario Gemelli mentre a conquistarsi il bronzo è l'ospedale Sant'Eugenio. A spaventare di più è però il terzo oro che si aggiudica il Policlinico Universitario Umberto Primo, che durante tutto l'arco della giornata, tra pazienti in attesa, trattamento e osservazione non scende mai sotto le 120 presenze fisiche, offrendo agli sfortunati avventori un servizio malato, più di loro, costretti nel limbo della sala d'attesa per ore. Questa situazione appare la più grave, data la mole di pazienti che accoglie e la poca fluidità del meccanismo d'emergenza . Il motivo di cotanto sovraccarico è uno solo: il decreto-legge 73 del 2010.
La allora presidente della Regione e commissario ad Acta della sanità, Renata Polverini, nel suo piano di riorganizzazione della rete ospedaliera, oltre ad apportare tagli, tentando di cambiare destinazione d'uso a molti pronto soccorso in provincia, divideva il Lazio in 4 grandi macro aree. Ognuna di esse era composta da diversi pronto soccorso “semplici”, altrettanti DEA (Dipartimento Emergenza Accettazione) di primo livello e da DEA di secondo livello che, all'occorrenza, diventava riferimento (hub) dei pazienti di competenza delle 2 tipologie di strutture minori, già citate. L'Umberto Primo era, ed è, unico DEA di secondo livello della prima macroarea imposta dalla rivoluzionaria Polverini che ha esteso il suo bacino territoriale, includendovi i comuni di: Colleferro, Tivoli, Cassino, Alatri, Palestrina, Sora e la provincia di Frosinone, quando già nel 2009, la stessa struttura registrava una mole di accessi pari a 104.524 pazienti annui. Anche le altre macroaree, soprattutto la seconda e la terza hanno bacini d'utenza molto vasti, che non riescono però ad eguagliare la prima. Ma la lungimirante Polverini sapeva già di dover lasciare, un giorno, la sua poltrona al più avanguardista Presidente Nicola Zingaretti, che nel novembre del 2014 presenta il suo piano di riqualifica e riorganizzazione. Punta in alto: case della salute, steward in pronto soccorso da marzo e “il tripadvisor della salute”
ora online.
Il presidente della Regione Lazio nonché commissario per la sanità regionale Nicola Zingaretti, cavalca l'onda del cambiamento, vestendo i panni del “paladino del malato”. Ma quell'onda punta dritta verso gli scogli, minacciando l'integrità del sistema sanitario e la salute dei cittadini che pretendono un servizio organizzato, più che un disservizio con una bella facciata, magari anche telematica, incapace di garantirgli ciò che gli spetta.
di Cinzia Marchegiani
Regione Lazio - Sulle nomine Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambientale) in commissione ieri alla Regione Lazio è sceso il gelo. Il punto dell’ordine del giorno riguardava la sanatoria delle nomine dell’ARPA, ma il M5S lo dichiara illegittimo.
Devid Porrello, il consigliere del M5S Lazio, fa sapere che hanno abbandonato la seduta,:”E’ un disperato tentativo di mettere una pezza ad una violazione di legge che in realtà aggrava solamente lo scenario aggiungendo un’altra violazione. Il nostro abbandono non ci rende complici di chi scavalca le leggi credendosi detentore della rettitudine e attendiamo, con fiducia, il pronunciamento del TAR sul nostro ricorso in merito.” Porrello ricorda che un’integrazione all’odg si può fare solo in caso di urgenza, eventualità che in questo caso mancava. L’esame delle nomine doveva essere fatto in via preventiva, invece Zingaretti ha preferito farle senza consultare il consiglio, come invece previsto dall’art. 55 dello Statuto.
Interviene in merito anche un altro consigliere M5S, Silvia Blasi, che conferma che prima di abbandonare la commissione, ha chiesto le dimissioni del presidente Enrico Panunzi della VI Commissione:”ha messo all’ordine del giorno l’avvallo delle illegittime nomine dell’ARPA e perché non è possibile continuare a partecipare ad una commissione del tutto vuota, che si occupa solo di avallare nomine e variazioni di piani e che, con la scusa del commissariamento, non fa nulla per l’ambiente o per i rifiuti. Non credo che questo sia quello che i cittadini vogliono dall’amministrazione regionale, abbiamo già perso due anni è ora di cambiare rotta, prima che sia troppo tardi.”
Stamattina il Consigliere Porrello, ripercorrendo la storia della VI Commissione, ricorda che era stata convocata per due giorni consecutivi dopo mesi di silenzio per cercare di mettere una toppa ad un procedimento irregolare fatto dal Presidente Zingaretti relativo alle nomine del Direttore Generale e dei vice direttori dell'ARPA Lazio:” Le nomine sono state fatte senza sentire la commissione preventivamente come riportato dallo Statuto della Regione. Abbiamo richiesto per due volte che la commissione venisse sospesa perchè si stava perpetrando l'abuso aggravandolo dall'espressione del parere postumo. Ma niente, le nostre richieste sono rimaste del tutto inascoltate e questa mattina è stato dato il parere con la nostra disapprovazione manifestata con l'abbandono della commissione. Domani, 12 febbraio, ci sarà la sentenza del TAR proprio su questo argomento (e qui la voglia di dare il parere di corsa!!) e vediamo come va a finire!
Lo scorso novembre 2014, I consiglieri Devid Porrello, Silvia Blasi e Gaia Pernarella del M5S Lazio avevano depositato un’interrogazione urgente indirizzata a Zingaretti e Refrigeri in merito alla modalità con cui sono stati nominati nei giorni precedenti il direttore e i vicedirettori dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale. Attraverso l’atto i consiglieri chiedevano di conoscere le motivazioni per le quali la procedura di nomina del Direttore Generale e dei due vicedirettori non sia stata eseguita rispettando la legge regionale secondo cui “Il Direttore generale sarà nominato dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale” e i Vicedirettori nominati, con unica votazione, dal Consiglio regionale tra le persone in possesso dei requisiti.” Il M5S spiegava che anche inserendo nel quadro della vicenda una legge recente come quella del 2008, le nomine sono comunque illegittime dato che la normativa, pur dando la facoltà al Presidente della Regione di nominare i componenti degli organi istituzionali, prevede “l’acquisizione del parere della commissione permanente competente in materia”, azione che non è stata realizzata. Per questo era stato dato presentato l’esposto alla Procura di Roma ed un ricorso al T.A.R. del Lazio in merito alle nomine, firmate da Zingaretti, del nuovo direttore e dei vicedirettori dell’Arpa Lazio. Guai in vista per Nicola Zingaretti e il TAR domani rimetterà le sue opportune conclusioni.
Redazione
Regione Lazio / Politiche abitative - L'Ater del futuro sarà unica. Spariranno le cinque aziende provinciali per l'edilizia residenziale pubblica incluse quelle di Roma e Civitavecchia. Un solo Consiglio d'amministrazione, un solo collegio dei revisori, un solo direttore generale. Per ora c'è una relazione legata agli interventi da realizzare nell'ambito della spending review ma presto arriverà una proposta di legge, forse proprio ad hoc sulla riforma dell'Ater.
"Abbiamo portato in giunta la riforma delle Ater - dichiara l'assessore regionale alle Politiche Abitative, Fabio Refrigeri - perchè l'abitare, il disagio e l'emergenza stanno dentro un pacchetto molto ampio che ha bisogno di risposte simili ma diverse l'una dall'altra. Tra l'emergenza assoluta di un senza tetto, chi ha un reddito che però non gli consente di cercare casa andare sul libero e mercato e chi vuole costruire un altro percorso ci sono delle differenze. E allora perchè unificare le Ater senza perdere i 'pezzì territoriali? Figurarsi se uno che viene dalla provincia non sappia il valore delle decisioni prese nei luoghi ma la governance posso unificarla, facendo un unico centro di spesa, un'unica stazione appaltante e un solo pensatoio che sappia evolvere l'utilizzo dell'Ater come strumento nel mercato degli affitti. Poi, l'operatività può essere garantita o ovunque e magari apro pure più sportelli. Un cda di carattere unico, regionale, che non debba per forza avere tutti i direttori. Dobbiamo avere una direzione tecnica, che sia centrata sull'acquisto di beni e servizi, mettendo tutto in trasparenza. A questo proposito la prossima settimana faremo protocolli importanti con Anac. Sui territori un front office molto attento col cittadino per le manutenzioni, le richieste e un'analisi territoriale dell'abitare. Si tratterà di uffici territoriali, sul modello del genio civile che sta funzionando molto bene". Per quanto concerne i risparmi Refrigeri ha dichiarato "le economie sono evidenti, non solo nel numero delle persone ma perchè centralizzando e ottimizzando l'acquisto di beni e servizi sicuramente ce ne saranno di enormi, basti guardare cosa è accaduto con la cabina di regia della sanità. Solo con la rimozione delle poltrone avremo un risparmio annuo di circa 8 milioni ma oltre a questo c'è l'efficientamento del sistema". Un'altra importante novità introdotta dalla futura riforma è legata all'ingresso dell'Ater nel campo dell'housing sociale, affitto di case per una fascia di redditi superiore a quella tradizionalmente intesa come popolare: "Perchè in questa questione dell'housing sociale non c'è un patrimonio che l'Ater mette a disposizione dei cittadini? È un'evoluzione nelle corde della nuova Ater e nella proposta che pensiamo è un elemento su cui puntare per centrare questi obiettivi. Io ci credo fermamente. Del resto le case popolari sono case a locazione a canone sociale, quella è una fetta. Poi, entro nell'housing, prendo i fondi e fisso un'altra fascia, la rendo pubblica, faccio 2000 alloggi, per esempio, e verifico se c'è disponibilità, come sono convinto ci sia". Una sorta di evoluzione della casa popolare "magari con tempi più stretti, magari ci sono persone che per un periodo vogliono stare in housing sociale perchè hanno l'aspettativa di diventare proprietario di un alloggio, con una turnazione più rapida di quella che abbiamo sull'edilizia residenziale pubblica".
Redazione
Regione Lazio - “Ci auguriamo, come sempre, che la notizia non risponda al vero. Sarebbe inconcepibile. Si tratta di tagliare risorse sulla pelle dei più fragili e questo una associazione come la nostra, ma riteniamo tutta la comunità regionale, non può proprio accettarlo”. Lo sostiene il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che così argomenta: “Le case di riposo per anziani fragili della provincia di Frosinone hanno lanciato l’allarme contro i tagli sulla dotazione di pannoloni che passerebbero da 3 a 2 al giorno. Ci auguriamo che sia solo una svista di qualche burocrate regionale perché ciò significa lasciare ore ed ore persone senza il doveroso cambio, con il pericolo di infezioni, decubiti e altre conseguenze, oltre ai problemi di igiene e di disagio che la tale carenza può causare. Come al solito – tuona Maritato – siamo ai risparmi sulla pelle dei più deboli, persone la cui pensione non consente di provvedere autonomamente alle carenze del pubblico. Un pubblico incarnato da una Regione che non fa altro che lanciare proclami: portali all’avanguardia, siti strabilianti, hostess e steward in pronto soccorso, senza accorgersi dei problemi quotidiani delle persone, specie le più indifese. AssoTutela monitorerà, come sempre, la situazione, affinché si ripristini un minimo di sostenibilità, igiene e qualità dell’assistenza. La casa di riposo sia un luogo affidabile, non un lager”, conclude il presidente.
Redazione
Regione Lazio - “Al di là delle promesse della sinistra e delle oramai arcinote autocelebrazioni di Nicola Zingaretti, il debito sanitario del Lazio verso i suoi fornitori ammonta alla cifra record di quasi 6 miliardi di euro e la nostra Regione raggiunge così un altro triste primato nazionale. Abbiamo servizi sanitari vergognosi, il più elevato livello di tassazione di tutta Italia e ora è accertato anche il più alto debito verso le imprese fornitrici. E’ così che Nicola Zingaretti vuole far ripartire l’economia regionale e garantire un dignitoso servizio sanitario ai suoi cittadini?”, così in una nota Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio e componente della commissione Salute, nel fare riferimento alla ricerca effettuata dal centro studi della Cgia di Mestre sui debiti accumulati dalla Sanità verso le imprese in tutte le regioni italiane.
“Al di là delle solite sconclusionate quanto imbarazzanti obiezioni della Regione Lazio ai risultati pubblicati dalla Cgia, la gestione di Nicola Zingaretti detiene quasi il 25% del debito complessivo maturato dalla sanità nazionale verso i privati. Pur riferendosi all’anno 2013, i dati della Cgia purtroppo dimostrano ancora una volta come le autocelebrazioni della sinistra siano completamente prive di ogni fondamento. Così mentre Nicola Zingaretti esultava per chissà quale miglioramento nei servizi sanitari regionali, è stato lo stesso Presidente ad essere costretto a chiedere aiuto al Prefetto e alle cliniche private sulla questione del degrado e dei disservizi dei pronto soccorso di Roma. E’ una sinistra che prima smentisce le opposizioni e poi, purtroppo, è costretta a smentirsi da sola, dando ragione all’unico vero giudice: la triste realtà della sanità nel Lazio. E’ sempre di più #ZZ #ZeroZingaretti”, conclude Santori.
Redazione
Regione Lazio - “Come ormai abbiamo imparato il nostro Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti preferisce prima gli annunci ai fatti, ma questo non è chiaramente il buon modo di governare che i cittadini si aspettano. Ricordo a tutti che nelle fantomatiche 500 poltrone tagliate sono annoverate anche quelle provenienti dal nuovo assetto delle tre società operanti nel settore della mobilità e dei trasporti, il cui iter è ancora tristemente in alto mare. Nel silenzio più assoluto poi, l’Ing. Mallamo, Amministratore Unico di Astral Spa, società in orbita del riassetto, ha pensato bene lo scorso 27 gennaio di approvare diverse modifiche all’Organigramma aziendale che vede tra l’altro l’inserimento della figura del Direttore Generale. Vorremmo sapere cosa ne pensa Zingaretti. Un consiglio, per un po’ di tempo basta parlare di spending review. Oltre ad essere palesemente inopportuno, sta diventando davvero stucchevole. Una presa in giro ai cittadini, che continuano con le loro tasse a pagare l’immobilismo e i falsi proclami di Zero Zingaretti”, così in una nota Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio e componente della commissione Mobilità.
“Vorremmo conoscere le reali intenzioni della maggioranza di centrosinistra in Regione in merito al riordino delle società regionali operanti nel settore della mobilità e dei trasporti. Si tratta di uno dei passaggi fondamentali in quel processo di razionalizzazione delle risorse ed efficientamento dei servizi che vincolano anche parte dei trasferimenti per il TPL da parte del Governo nazionale. Lo vorremmo sapere perché si tratta di una delibera di Giunta del 16 settembre 2014, che ha visto poi la prima convocazione nella seduta della Commissione Bilancio solo il 6 novembre 2014, per altro poi sconvocata e non più riconvocata. Forse Nicola Zingaretti ha cambiato idea sull’integrazione tra Aremol, Astral e Cotral Patrimonio?”, conclude Santori.
di Simonetta D'Onofrio
Anguillara (RM) - È on line la mappa con la geo localizzazione dove si possono trovare le 100 eccellenze che rappresenteranno la Regione Lazio all’Expo 2015 di Milano. Tra queste ci sono anche i due prodotti che rappresentano il territorio di Anguillara Sabazia, il broccoletto PAT, Prodotto Agroalimentare Tradizionale e l’acqua minerale, l”Acqua Claudia”.
Nel territorio sabatino la coltivazione del Broccoletto ha ottenuto in questi anni diversi riconoscimenti, che ha portato il prodotto ad essere trasformato in crema di Broccoletti dall’azienda “Orti di Anguillara” , con riconoscimenti internazionali ed export certificati anche oltre oceano. La produzione dell’ortaggio nel lago di Bracciano risale ai tempi passati. Ogni anno per la valorizzazione dell’ortaggio si tiene nel paese lacustre la Festa del Broccoletto, che attrae turisti da tutto il Lazio. I coltivatori censiti dalla Regione Lazio sono quattro: Gli orti di Anguillara, azienda Agricola Rossi Silvia, Azienda Agricola Morlupi Claudio, Azienda Agricola Screpanti Gabriele.
Per quanto riguarda l’Acqua delle sorgenti, l’”Acqua Claudia”, è un’acqua minerale riconosciuta come unica e speciale fin dalla seconda metà del 1700. Il marchio “Acqua Claudia” è presente nella cittadina da oltre 100 anni: si attesta infatti sul primo libro dei soci la data 17 aprile 1909. Le proprietà dell’acqua di Anguillara, effervescente naturale, sono però note fin dai tempi dei Romani. Il territorio è famoso per essere stato il luogo termale ideale utilizzato dall’Imperatore Claudio. Un aspetto che ci preme sottolineare è la ricchezza archeologica della zona dove è situato lo stabilimento idro-minerale. Infatti, all’interno dell’area si può notare i resti di un’antica villa romana, che fa parte di un vasto e affascinante complesso, il parco archeologico - naturalistico dell’Acqua Claudia , venuto alla luce nel 1934 e risalente alla prima metà del I secolo a.C.
Un appuntamento fondamentale per i due prodotti, durante l’Expo potranno ulteriormente valorizzare le loro attività commerciali e far apprezzare anche sotto l’aspetto turistico la cittadina di Anguillara Sabazia.

