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DISTANZIATORE
Videointervista
7 gennaio 1978 - 7 gennaio 2015 - La videointervista in esclusiva per L'Osservatore d'Italia
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Lupini: “Non bisogna cadere più nella logica degli opposti estremismi bisogna avere una propria idea e non cadere vittima dell’ideologismo, perché il cerchio si chiude laddove nasce l’idea e l’idea socialista è la mamma di tutte le idee"

 

[LA VIDEO INTERVISTA A MAURIZIO LUPINI UNO DEI TRE SOPRAVVISSUTI ALLA STRAGE DEL 1978 DI ACCA LARENZIA]

Chiara Rai

Un’intervista in esclusiva concessa a L’osservatore dìItalia da Maurizio Lupini nel 2012, uno dei tre ragazzi sopravvissuti alla strage di Acca Larenzia (7 gennaio 1978).

L’intervista ha avuto luogo nella storica sede romana di via Ottaviano 9, messa gentilmente a disposizione dai ragazzi di Ottaviano.

Maurizio Lupini ripercorre quei momenti con attimi carichi di commozione. All’epoca dice Lupini, “La politica per noi significava confrontarci in merito a problemi “popolari”, un confronto con le aree studentesche con gli operai nelle fabbriche, concettualmente stavamo affrontando le stesse problematiche dei ragazzi di sinistra”.  I media però li hanno dipinti diversamente.  Via Acca Larenzia non è stato un atto finale di contrapposizione tra rossi e neri, piuttosto un’azione militare di diversivo…”. Infatti, ricorda Lupini, dopo un paio di mesi ci fu il rapimento Moro e la strage della sua scorta. E sappiamo tutti che Moro era il fautore di un compromesso storico tra democristiani e comunisti  che non ha più avuto luogo. Nel corso di questa analisi storico politica, Maurizio Lupini fa un passaggio molto duro su Fini e più amichevole e fraterno nei confronti di Storace addebitandogli, tra l'altro, una carenza di memoria:  “si sono scordati o fanno finta di non ricordarsi che tanti ragazzi sono morti versando  il loro sangue dal quale è nata una pianta che non hanno saputo cogliere. E soprattutto, questa dimenticanza l'ha avuta GianfrancoFini.

[LA VIDEO INTERVISTA A MAURIZIO LUPINI UNO DEI TRE SOPRAVVISSUTI ALLA STRAGE DEL 1978 DI ACCA LARENZIA]

Associazionismo
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Redazione

Genzano (RM) - Prendere a Pallonate il proprio allenatore per fare del bene! Questa l'iniziativa natalizia che parte dal Meeting Club di Genzano di Roma per aiutare la comunità di Sant'Egidio 

Buona visione.

Video servizio
Il video servizio con le immagini shock dell’immondizia a Roma
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La Capitale si presenta come una discarica a cielo aperto e a soffrirne di più è soprattutto la periferia: Tiburtina, Tuscolana, Ottavia, Val Melaina,San Lorenzo sono tra le zone coinvolte.

 

di Christian Montagna

Roma / Pigneto - Un tempo era Napoli, detentrice indiscussa del record di immondizia per strada, bistrattata e insultata da tutta Italia per l’emergenza durata diversi mesi che ha fatto balzare alla cronaca tristemente la città. Passano i mesi e le situazioni si invertono: Roma, quartiere Pigneto, letteralmente invaso dai rifiuti. Sono le ore due di notte circa del 6 luglio quando la videocamera dell’Osservatore d’Italia chiamata dai residenti della zona, si reca sul posto per documentare.

Un odore nauseabondo si respira tra le vie del quartiere; condizioni igieniche al collasso, ratti e altri animali padroni dei marciapiedi. Ovunque il caos: materassi,resti di strutture in ferro, indifferenziata e resti organici che occupano il manto stradale e i marciapiedi. L’unica soluzione che si presenta al pedone è quella di camminare per strada sperando di non imbattersi in qualche autovettura. L’emergenza rifiuti che sta investendo la capitale è a livelli record. Chiudono impianti di smaltimento, si rallentano le raccolte e la situazione in un attimo diventa insostenibile. Prima il traffico, le opere dispendiose di secondaria importanza, poi la criminalità in aumento e ora ci si mette anche l’emergenza rifiuti. Fatto sta che la Capitale diventa sempre più invivibile. E i cittadini pagano le tasse. Certo, perché quelle non le allentano mai, arrivano puntuali come un orologio svizzero. Tra queste anche quella per i rifiuti. Dunque i cittadini pagano per avere delle strade colme di immondizia? Ebbene si. La Capitale si presenta come una discarica a cielo aperto e a soffrirne di più è soprattutto la periferia: Tiburtina, Tuscolana, Ottavia, Val Melaina, San Lorenzo sono tra le zone coinvolte. I turisti che hanno deciso di visitare le zone periferiche della Capitale non hanno perso tempo a fotografare gli orrendi scenari e a diffondere le immagini sul web. Per giorni e giorni, sotto il caldo sole d’estate, i rifiuti organici e non, marciscono e imputridiscono rendendo asfissiante l’aria. Ma dal Comune nessuna risposta. Il problema sembra non interessare nessuno. Uno scarico di responsabilità tra Ama e Enti pubblici che comincia a stufare i romani che a gran voce esigono un intervento delle Autorità per una soluzione repentina.
 

Video cronaca
Di fatto una ufficializzazione di uno storico gruppo politico
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Redazione

Nemi (RM) - Grande successo per l'inaugurazione del club di Forza Italia presso la sede di Insieme per Nemi in corso Vittorio Emanuele. A presenziare l'evento il coordinatore provinciale di Forza Italia e consigliere regionale Adriano Palozzi insieme al candidato alle europee Fabio Armeni. Di fatto una ufficializzazione di uno storico gruppo politico che come ha ricordato il consigliere comunale di opposizione nonchè ex sindaco di Nemi Cinzia Cocchi, non si è mai mosso dall'orientamento politico di centro destra vicino al leader Silvio Berlusconi. Sia Palozzi che Armeni hanno speso calorose parole nei confronti dei due carissimi amici Cinzia Cocchi e Alessandro Biaggi, i quali da sempre sono al fianco degli stessi. Pubblichiamo il video integrale dell'evento per maggiore fedeltà alle parole spese in occasione del taglio del nastro del club Forza Italia di Nemi.

[ PER VEDERE IL VIDEO INTEGRALE CLICCARE QUI OPPURE PREMERE IL TASTO PLAY SULLA FINESTRA VIDEO ]

L'intervista esclusiva
L'osservatore d'Italia ha intervistato: Khalid Chaouki Deputato PD - Ileana Piazzoni Deputata SEL - Azzurra Marinelli coordinatrice del Circolo SEL di Nemi (Rm).
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[ CLICCARE QUI PER LA VIDEO INTERVISTA IN ESCLUSIVA A L'OSSERVATORE D'ITALIA ] 

Di Maurizio Costa
Genzano di Roma (RM) – I Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) sono delle strutture, che possiamo paragonare a galere, nelle quali ogni giorno gli immigrati vengono portati perché non muniti di permesso di soggiorno. In questi centri, che sono cinque in tutta Italia, i clandestini, provenienti nella maggior parte dei casi dal Nord Africa, vengono identificati per provvedere successivamente al rimpatrio o al rilascio di un visto. Fin qui tutto bene, ma questi CIE rispettano i diritti degli immigrati?

Il docufilm “EU 013 l’ultima frontiera” ha raccontato la situazione dei vari centri sparsi per l’Italia, compreso quello di Ponte Galeria a Roma, svelando una realtà inquietante: gli immigrati vengono trattati come bestie dietro una gabbia senza aver commesso nessun crimine, restando rinchiusi fino a 18 mesi senza sapere quando usciranno da quelle galere. I soprusi sono all’ordine del giorno e addirittura i clandestini più bravi e diligenti possono collaborare con le autorità all’interno dei centri per sorvegliare gli altri “ospiti”.

Al convegno “Mai più CIE” tenutosi a Genzano di Roma si è parlato di questo con Ileana Piazzoni, Deputata di SEL, Khalid Chaouki, Deputato del PD, famoso per aver vissuto qualche giorno nel centro di Lampedusa per protesta, Raffaella Cosentino, autrice del docufilm, e Gabriella Guido, direttrice della Campagna “LasciateCIEntrare”.

La Deputata Piazzoni ha rivolto un invito a tutti i suoi colleghi: “Solo noi parlamentari possiamo entrare nei CIE e per questo dobbiamo lottare per fare in modo che questi centri vengano chiusi. Sono come dei lager” – ha aggiunto l’Onorevole – “e i diritti dell’uomo vengono calpestati continuamente.”
Diversa è l’esperienza dell’Onorevole Chaouki, che ha passato personalmente dei giorni all’interno del centro di Lampedusa, vivendo con gli immigrati: “In questi posti non si rispetta la legge. Io ho vissuto in solitudine ed isolamento ed è molto facile subire abusi dietro le sbarre.” “Queste persone” – ha continuato Chaouki – “dovrebbero avere diritto ad un legale e al diritto di asilo. Le persone che gestiscono i CIE devono sentirsi il fiato sul collo perché non possono continuare a trattare gli ospiti in questo modo.”

Gli immigrati sono privati di libertà, di svaghi e addirittura di carta e giornali perché sono materiali infiammabili. Non hanno commesso crimini ed è ingiusto tenerli segregati come delle bestie. Per di più l’ingresso a questi centri è proibito per legge e si è steso un velo di omertà e di confusione su quello che avviene realmente in queste prigioni.

Abbiamo intervistato anche Azzurra Marinelli, la coordinatrice del Circolo SEL di Nemi (Rm), che ci ha detto: “Questi centri non sono il massimo dell’accoglienza. Abbiamo deciso di fare questo convegno perché gli immigrati sono sempre di più. La cosa fondamentale è che loro scappano da guerre e noi non dobbiamo trattarli così.” Queste vere e proprie prigioni dovrebbero chiudere in Italia come in Europa. I diritti dell’uomo sono fondamentali e non andrebbero mai calpestati.

 

L'inchiesta
In fondo all'articolo il video integrale della conferenza stampa dei genitori dei bambini seguiti agli Spedali Civili di Brescia
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di Cinzia Marchegiani

Caso Stamina - La conferenza stampa organizzata dai genitori dei bambini seguiti agli Spedali Civili di Brescia è stata presto dimenticata. La disinformazione di alcuni media che acclaravano mancanze di miglioramenti nelle cartelle cliniche recuperate hanno creato un grande paradosso che neanche i detrattori dell’informazione hanno saputo spiegare.

Le cartelle cliniche esposte con tanto di certificazione dei medici che seguivano i loro piccoli pazienti, prima e dopo le cure non sono state degne di essere valutate e messe a disposizione al pubblico, non c’è gossip da fare, troppo eloquenti da mettere paura anche un Ministro della Salute che con grandi giri di parole fa credere che in quell’ospedale le cartelle cliniche non menzionano nulla. Peccato che in quel nosocomio non c’èra una sperimentazione clinica, e non vengono compilate le annotazioni riguardo la salute e le valutazioni prima e dopo le infusioni.

La conferenza stampa su stamina è stata organizzata in poco tempo ma efficace perché oltre a rilasciare la documentazione cartacea delle cartelle cliniche ai giornalisti in primis, Paolo Russo e Caterina De Bac, ma tanti altri, ha dato la possibilità di consultare i documenti relativi alle analisi sul preparato cellulare che veniva somministrato, dove si legge a chiare lettere, che prodotto è presente (Cellule Staminali), la quantità, i relativi controlli e l’etichette con tanto di codice a barre e identificazione del donatore e paziente ricevente che accompagnavano il preparato che veniva somministrato distinguendo sempre  quello per via endovenosa e quella endorachidea.

Incuriosisce l’atteggiamento di Paolo Russo, che durante la conferenza, nonostante quello che vedeva, era certo della documentazione che aveva consultato, quella relativa al parere della ex-commisione scientifica che su carta diceva che quelle cellule non ci potevano essere. Ancora di più incuriosisce il suo interlocutore telefonico.... la senatrice Elena Cattaneo? Chissà se era lei e se era curiosa di conoscere le evidenze che non ha mai voluto verificare e che lo stesso Tar del Lazio ha dichiarato un dovere consultare?

Iacona, durante la puntata del 13 gennaio 2014di Presa Diretta, condizionando il parere dello spettatore che non conosce, per sua fortuna, la documentazione reale di questa gigantesca bolla mediatica, più volte dipinge grottescamente la sentenza del Tar del Lazio, poiché afferma che  ha applicato un principio della Par Condicio, quando il dovere di un giornalista è raccontare nei fatti e ancor meglio la realtà delle sentenze e non dare un proprio parere personale...eppure il Tar si pronuncia sulla legittimità degli atti amministrativi.

Qui l’analisi della sentenza del Tar del Lazio  http://www.diritto.it/docs/35811-i-profili-giuridici-del-caso-stamina-e-l-ordinanza-del-tar-lazio-n-4728-del-4-dicembre-2013?page=1

Noi de L'osservatore d’Italia abbiamo col precedente articolo [ 12/01/2014 STAMINA: INTRIGO DA PREMIO NOBEL E OCCASIONI SFUMATE ] testimoniato l’essenza del giudizio del Tribunale amministrativo, peccato che una trasmissione che dovrebbe fare servizio pubblico, ha fatto semplicemente un’arringa agli scienziati che sono stati bacchettati da Giudici.

Gli atti documentali presentati al ricorso evidentemente sono pesanti e lo stesso giornalista Iacona sembra non voler approfondire e forse dimentica di mostrarli, mentre articola la sua puntata su un documento dell’ispezione dei Nas alquanto stantio e obsoleto, visto che oltre al comunicato 173 del Ministero della Salute abbia invece confortato sulla buona riuscita dell’ispezione che oltre a certificare vitali le cellule concludeva che il preparato analizzato era adatto per uso terapeutico, c’è una documentazione imbarazzante con cui gli Spedali Civili di Brescia impugnano questo verbale pieno di scorrettezze e palesi omissioni degli ispettori....

Questo il ricorso https://docs.google.com/file/d/0B_Dpd39_0Of5RkpfR2pRbVp1RnM/edit

Nonostante un video inchiodi Paolo Russo sulle sue deficienze in merito alla documentazione ministeriale, continua a preparare articoli che screditano una metodologia che ormai è evidente ha messo in ginocchio gli scienziati che da anni stanno sperimentando su altri fronti, quelle delle embrionali e che non ne riescono a venire a capo. 

Per onore di cronaca mostreremo il video integrale della conferenza, una gentile concessione di Stefano Pecchia a L'osservatore d'Italia, e l’imbarazzante e ormai virale video della confutazione dell’impreparazione di Paolo Russo, intervistato da Andrea Sciaretta,  non conosce e mette anche in dubbio l’esistenza di questo documento....n.173 http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_4_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=salastampa&p=comunicatistampa&id=3696

Qui il video della prova non superata, secondo noi, del giornalista alle domande del genitore della piccola Noemi, arrabbiatissimo poiché un’ordinanza di un Giudice imponga la somministrazione dell’infuzione agli Spedali di Brescia alla figlia, viene ancora disattesa e deve bacchettare il giornalista... sprovveduto! http://www.youtube.com/watch?v=GzhzvlYkfQk&sns=fb

Alla conferenza un grande assente Luca Merlino, un dirigente del nosocomio di Brescia che ha usufruito della metodica  Stamina, e che solo grazie alle Iene abbiamo questa documentazione..
Qui il video delle Iene: http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/387414/golia-staminali-un-medico-le-prova-su-di-se.html

Iacona, ricordi,  esiste giornalismo di serie A e serie B, ma solo quando si omettono testimonianze e documentazione per favorirne il processo infamatorio e processuale mediatico 

Ringraziando la direzione di questo giornale, che si è sempre distinto per una ricerca oggettiva documentale di questo immenso bluff... troppe ormai le note stonate, troppe omissioni del Ministro Lorenzin... troppe mistificazioni, e "Presa Indiretta" ha seguito questo filone, mi imbarazza anche doverne parlare.

LEGGI ANCHE:

12/01/2014 STAMINA: INTRIGO DA PREMIO NOBEL E OCCASIONI SFUMATE
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01/12/2013 BRESCIA: FIACCOLATA PRO STAMINA




 

Commemorazioni
Maurizio Lupini (sopravvisuto): “Dall’altra parte c’era Ciavatta, che mi disse “a Maurì mi brucia tutto dentro” l’ambulanza è arrivata 30 minuti dopo”.
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di Angelo Parca

[IN FONDO ALL'ARTICOLO IL VIDEO DELL'ESCLUSIVA INTERVISTA RILASCIATA A L'OSSERVATORE D'ITALIA DA MAURIZIO LUPINI]

Roma / Strage di Acca Larenzia - “Avevamo deciso io e Bigonzetti di comprare dei cornetti - ricorda Maurizio Lupini sopravvisuto alla strage del 1978 - proprio al laboratorio di fronte. - Lupini prosegue nel racconto -Nel rientrare, vediamo una persona che a me ha dato all’occhio ed era il presunto palo, infatti io ho detto: “Questa persona non mi piace”. Ma poi rientrammo, senza farci più caso, nella spensieratezza dell’essere incoscienti a vent’anni, pensavamo che queste cose non potessero mai succedere a noi. Decidemmo poi di uscire, io ero l’ultimo e ho spento la luce e come spengo la luce sento il primo sparo e penso subito a un mortaletto di capodanno e in un attimo quel colpo ha preso Bigonzetti in un occhio. Ecco se potessi proiettare l’immagine di Bigonzetti mi ricordo questo corpo innalzato per aria di almeno un metro e con questo impermeabile bianco discendere come due ali di uccello, tutto a rallentatore. Mentre invece, nella realtà, gli spari erano veloci, infatti è successo tutto in un attimo. Richiusi la porta, non so come feci ma eravamo tutti buttati a terra e dopo dieci minuti vidi il sangue rientrare, pensavo fosse il sangue di Enzo, quando apro la porta trovo questo corpo a terra poi Bigonzetti era un ragazzone era un metro e ottanta faceva anche karate. Mi ero tutto sporcato di sangue, tentai di portarlo a me, lo portai al centro di questo piazzale ma ormai era morto la materia cerebrale era fuoriuscita.

Dall’altra parte c’era Ciavatta, che mi disse “a Maurì mi brucia tutto dentro” l’ambulanza è arrivata 30 minuti dopo. Trenta minuti prima si sarebbe potuto forse salvare ma il destino ha voluto che quel giorno morissero quei due ragazzi. Sembravo uscito da una macelleria mi interrogò la polizia e non mi dissero se mi volevo lavare le mani. Fin quando all’alba gli dissi che volevo andare via perché avevo quell’odore di sangue di un mio fratello che non andava via e volevo tornare a casa. - Maurizio Lupini, dopo un attimo di silenzio conclude - Un fratello sì! E per qualche giorno il sangue mi rimase nelle unghie, non riusciva ad andar via”.


I Fatti:
Verso le 18:20 del 7 gennaio 1978 mentre si apprestavano ad uscire dalla sezione di via Acca Larenzia, nel quartiere Tuscolano a Roma, per recarsi nel quartiere Prati cinque giovani furono colpiti dai colpi di diverse armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco formato da 5 o 6 persone: uno di loro, Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di medicina e chirurgia, rimase ucciso sul colpo. Vincenzo Segneri ferito ad un braccio, insieme a Maurizio Lupini e a Giuseppe D'Audino riuscirono a rientrare all'interno della sede chiudendo la porta blindata dietro di loro e a sfuggire all'agguato di stampo terroristico. L'ultimo del gruppo, Francesco Ciavatta, studente di diciotto anni, pur essendo ferito tentò di fuggire attraversando la scalinata situata a lato dell'ingresso della sezione ma, inseguito dagli aggressori, fu colpito nuovamente alla schiena e morì in ambulanza, arrivata sul posto dopo oltre 30 mi
nuti, durante il trasporto in ospedale.

Nelle ore seguenti, col diffondersi della notizia dell'agguato tra i militanti missini, una sgomenta folla di attivisti organizza un sit-in di protesta sul luogo della tragedia. In seguito, forse per il gesto di un giornalista che, distrattamente avrebbe gettato un mozzicone di sigaretta nel sangue rappreso sul terreno di una delle vittime della sparatoria, iniziarono dei tafferugli e scontri provocando l'intervento delle forze dell'ordine con cariche e lancio di lacrimogeni. Uno di questi colpì anche l'allora segretario nazionale del Fronte della Gioventù (FdG) Gianfranco Fini.
I carabinieri spararono anche alcuni colpi in aria mentre, uno di loro, il capitano Edoardo Sivori, sparò mirando ad altezza d'uomo ma la sua arma si in
ceppò. L’ufficiale, allora, si fece consegnare la pistola dal suo attendente e sparò di nuovo, questa volta centrando in piena fronte il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus.
Il giovane morirà dopo due giorni di agonia.

Alcuni mesi dopo l'accaduto, il padre di Ciavatta, portiere di uno stabile in Via Deruta 19, si suicidò per la disperazione bevendo una bottiglia di acido muriatico.
Per la 36 ricorrenza della strage si legge sulla pagina del gruppo Fb di Acca Larenzia: “Ex PDL, ex FLI, ex AN, Fratelli D'Italia, Destra. 7 Gennaio per voi oggi è chiuso. Apertura Sezione: ore 21 Presente con Casa Pound. ore 22 Presente con Forza Nuova”.
 

Fatti di cronaca, politica e attualità
Anche quest’anno di territorio vogliamo festeggiarlo insieme a voi, buon anno e buona visione.
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Redazione
Pressappoco 15mila articoli pubblicati dalle redazioni de L’osservatore d'Italia nell’arco del 2013. Questo video è soltanto una goccia dell’intero mare delle inchieste seguite. Un altro anno di territorio che abbiamo voluto rappresentare con una carrellata di fatti e immagini che appartengono strettamente a battaglie condivise, a fatti probabilmente passati inosservati nella sconvolgente moviola della politica.

I  nostri frame sono vissuti, non esaustivi perché le notizie trattate sono migliaia, ma i fatti del filmato rappresentano iniziative del giornale. Una testata in continua crescita, sempre di denuncia e in trincea nella difesa e salvaguardia dell’ambiente, dei diritti dei minori, della salute.

Un quotidiano davvero quotidiano, che anche durante le festività varie ha continuato a produrre aggiornamenti. Quest’anno di territorio vogliamo festeggiarlo insieme a voi, buon anno e buona visione.

L'intervista
29 anni di servizio come Commissario della Polizia di Stato, tra Latina e Roma, ha fatto arrestare presidenti di province ed alcuni sindaci,
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di Luca Pagni

Bracciano (RM) - Antonio Turri viene definito negli ambienti dell'anti-mafia "l’Ispettore anti-mazzette" perché in 29 anni di servizio come Commissario della Polizia di Stato, tra Latina e Roma, ha fatto arrestare presidenti di province ed alcuni sindaci, fiutando già dalla fine degli anni '80 il pericolo che certi clan malavitosi rappresentavano, contaminando con i soldi una parte del Lazio, con l’aiuto logistico di quelli spediti qui con le misure di prevenzione.

Da tempo Antonio Turri vive e lavora nella zona di Bracciano quale Presidente Nazionale delll'Associazione "I Cittadini contro le mafie" ed è uno degli autori di un discusso documentario intitolato "La V Mafia" in cui si denuncia come dal sud Italia gli interessi di poche associazioni malavitose si siano nel tempo estesi lungo la via dell'Europa, contaminando e colludendo le politica.

Antonio Turri è stato intervistato a Vigna di Valle da Luca Pagni per L'osservatore d’Italia, in occasione della presentazione all'aeroporto militare di Vigna di Valle del progetto "La via del Lago".

Progetti di inceneritori e discariche tra il Parco di Bracciano e le necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri. Antonio Turri ricollega a questi problemi locali, le problematiche legate all'incapacità politica di tracciare la filiera dei soldi sporchi dell'abusivismo edilizio e la cementificazione selvaggia.

Buona Visione
 

La protesta
Abbiamo intervistato Daniela una delle tante giovani ragazze protagonista di questo lungo calvario
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di Christian Montagna

Roma - Continuano a manifestare.Ancora una volta con lo slogan "Curarmi non è un reato".  Chiedono che venga garantito il diritto alla salute. Nel pomeriggio di venerdì 13 dicembre 2013 intorno alle 15 un gruppo di manifestanti affetti da malattie neurodegenerative accompagnato da parenti e sostenitori ha occupato la centralissima via del Corso di Roma.

Le motivazioni e le richieste sono ormai le stesse da cinque mesi.Proprio il mese scorso ci siamo occupati del caso dei malati di SLA che manifestarono all'ingresso del Ministero di Economia e Finanza chiedendo ai Ministri di poter inserire nella Legge di Stabilità piu fondi per le cure a domicilio.

Ancora oggi nessuna risposta. Da cinque mesi infatti un gruppo di malati organizzato con tende da campeggio ha occupato l'area antistante Montecitorio insieme a bambini che necessitano cure con il metodo stamina.

Abbiamo intervistato Daniela una delle tante giovani ragazze protagonista di questo lungo calvario: sul suo volto la disperazione e la stanchezza di chi ha combattuto e sta combattendo ancora  per vedersi garantiti i diritti alla vita. E in un paese democratico non si possono negare.

In previsione delle imminenti festività natalizie questi ragazzi chiedono di essere ascoltati e sopratutto sperano che al più presto qualcuno possa mettere la parola fine al grande incubo che stanno vivendo e possano tornare dai propri cari per trascorrere il santo Natale. Proprio come lo farete voi, cari Ministri.

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