Redazione
Roma - Nell’ambito del progetto “Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte”, domenica 19 maggio alle 19.30, nella basilica di Santa Maria in Montesanto - Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, sarà inaugurata l’installazione site specific realizzata da Daniele Spanò in occasione della solennità di Pentecoste. L’opera rimarrà esposta fino al 24 maggio
“Atto Primo” è il titolo dell’installazione site specific di Daniele Spanò.
L’evento concluderà la sezione “Installazioni” del progetto “Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte”, curato dall’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma, che in tre differenti momenti dell’Anno liturgico ha coinvolto diversi artisti nell’elaborazione di opere capaci di entrare in dialogo con lo spazio sacro della basilica. Come le precedenti creazioni - “Versŭs” di Andrea Aquilanti e “Di luce propria” di Emanuela Fiorelli e Paolo Radi - sono state realizzate rispettivamente per i tempi liturgici di Natale e Pasqua, così l’installazione multimediale “Atto Primo” è stata pensata da Daniele Spanò in occasione della solennità di Pentecoste (domenica 19 maggio).
«Articolandosi su differenti livelli spaziali e percettivi - osserva Silvia Marsano, consulente delle arti visuali di “Una porta verso l’Infinito” -, “Atto Primo” mette in relazione l’architettura che la accoglie, i dispositivi che la veicolano - immagine, suono, movimento - e la solennità liturgica sulla quale riflette». Il progetto di Daniele Spanò, aggiunge Marsano, «sottolinea inoltre la relazione tra l’opera e lo spettatore diventando esperienza estetica in grado di stimolare un’intensa partecipazione emotiva di chi osserva». E conclude: «Grazie a questa installazione si conferma, dunque, il linguaggio universale dell’arte il desiderio di superare la materialità dell’esistenza terrena, cogliendo l’unità della bellezza e individuando un percorso che si muove verso una spiritualità».
Daniele Spanò (1979), scenografo, dal 2004 svolge l'attività di artista visivo portando avanti una ricerca personale sui nuovi linguaggi multimediali in particolare legati all'uso della video proiezione. Attualmente è consulente per la Fondazione Romaeuropa. Tra le più importanti mostre: Digital Life - “Safety distance” (Ex Gil - Roma 2011); “Rifrazioni Permanenti” (personale), video installazione site specific (piazza Colonna - Roma 2011; Quadrato Nomade - “Noi due” (Palazzo delle Esposizioni - Roma 2012 ); Seminaria Sogninterra - “L'ora del silenzio” (Maranola - Formia 2012). Nel 2011 viene selezionato da Takeshi Kitano per raccontare il proprio lavoro nella trasmissione televisiva Tackeshi Art Beat in onda sull'emittente televisiva giapponese NHK.
Redazione
Roma - Monsignor Luigi Novarese (1914 – 1984), fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e del Centro Volontari della Sofferenza, sarà beatificato l’11 maggio prossimo a Roma nella basilica di San Paolo fuori le Mura alle 10.30. Presiederà la solenne celebrazione di fronte a oltre 5mila fedeli il card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano.
Luigi Novarese nasce a Casale Monferrato (Alessandria) il 29 luglio 1914. Fondatore dei Silenziosi Operai della Croce e del Centro Volontari della Sofferenza, sarà beatificato l’11 maggio prossimo a Roma nella basilica di San Paolo fuori le Mura alle 10.30. Presiederà la solenne celebrazione di fronte a oltre 5mila fedeli il card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano.
Papa Giovanni Paolo II lo definisce “l’apostolo degli malati”. Novarese, infatti, pur lavorando nella Segreteria di Stato della Santa Sede - dal 1942 al 1970 - e poi in Conferenza Episcopale Italiana - dal 1970 al 1977 -, impegna tutto se stesso nella lotta contro l’emarginazione dei disabili, che toglie dai ghetti in cui sono confinati e integra nella società. Insegna loro un mestiere con l’obiettivo, nei limiti delle possibilità di ognuno, di renderli autonomi anche dal punto di vista economico. Dialoga senza complessi con la medicina, dimostrando l’efficacia terapeutica della motivazione spirituale nella cura del malato. Fonda case di cura, centri di assistenza, corsi professionali per disabili e infermi, insegnando loro a pensare e a vivere in modo nuovo la malattia.
Il 7 ottobre 1957 monsignor Novarese riesce a stupire le gerarchie ecclesiastiche, organizzando il più grande raduno di infermi, mai realizzato prima di allora, all’interno della Santa Sede, portando 7mila malati in udienza da papa Pio XII nel Cortile del Belvedere. Settemila fedeli in barella e in carrozzella provenienti da tutta l’Italia e dal Canton Ticino, in un’adunata che commuove profondamente Papa Pacelli.
La sua vita terrena si conclude il 20 luglio 1984 a Rocca Priora, località vicino a Roma, dove si trova per un tempo di convalescenza. La salma riposa a Roma nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, in via Giulia 59.
Dopo la celebrazione si potranno intervistare alcuni testimoni dell’opera e del pensiero del Beato Luigi Novarese: Graziella Paderno, che ha ricevuto la grazia per intercessione di monsignor Luigi Novarese; don Armando Aufiero, postulatore della causa di beatificazione e Paolo Marchiori, da 7 anni malato di SLA, testimone del miracolo interiore quotidiano che sperimenta grazie alle opere lasciate da monsignor Novarese, potranno illustrare il potere terapeutico dello spirito nel percorso di guarigione del sofferente. La dottoressa Mara Strazzacappa e il dottor Alberto Cavanna saranno a disposizione per approfondire il dialogo che Novarese ha sempre tenuto aperto tra spiritualità e medicina. Saranno inoltre presenti e disponibili ad eventuali domande il biografo Mauro Anselmo autore del libro “Luigi Novarese. Lo spirito che cura il corpo”, don Giovanni Torre eletto per due volte di seguito moderatore generale dei Silenziosi Operai della Croce e don Janusz Malski attuale moderatore generale.
Redazione
Roma - Nell’ambito del progetto “Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte”, oggi, domenica 14 aprile alle 18.30, sarà inaugurata nella basilica di Santa Maria in Montesanto, la Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, l’installazione site specific di Emanuela Fiorelli e Paolo Radi dal titolo “Di luce propria” . L’installazione sarà esposta fino al 28 aprile.
“Di luce propria” è il titolo dell’installazione site specific di Emanuela Fiorelli e Paolo Radi che sarà inaugurata domenica 14 aprile, alle ore 18.30, nella basilica di Santa Maria in Montesanto, la Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, per rimanere esposta fino al 28 aprile
L’evento sarà il secondo della sezione “Installazioni” del progetto “Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte”, curato dall’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura, che in tre differenti momenti dell’Anno liturgico, coinvolge diversi artisti a elaborare un lavoro capace di dialogare con lo spazio sacro della basilica.
«L’opera - spiega Silvia Marsano, consulente per le Arti visuali del progetto “Una porta verso l’Infinito” - è stata pensata dai due artisti per il Tempo di Pasqua ed è una riflessione sul senso etimologico di questo periodo dell’Anno Liturgico, nel suo valore di “passaggio” dalla morte alla vita, dal vizio alla virtù e alla libertà della salvezza, attraverso la purificazione». In essa «i due artisti dialogano con la magnificente architettura della basilica ritagliando all'interno dello spazio sacro spazi interiori propri, atemporali, sospesi».
I visitatori si troveranno immersi in una doppia installazione che coinvolgerà sia il centro della chiesa che le sei cappelle laterali. L’obiettivo: rappresentare l’umana ricerca dell’Assoluto che, conclude Silvia Marsano, «per Emanuela Fiorelli si scopre attraverso una traccia, una trama essenziale, per Paolo Radi si percepisce solamente, ma non si vede mai».
Redazione
Roma - La liturgia eucaristica si svolgerà alle 17.30 e sarà presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini. A guidare la comunità di 20mila abitanti dal 2002 è don Antonio D’Errico, che racconta: «Fino a oggi abbiamo celebrato le funzioni nella chiesa campestre costruita negli anni ‘50 e per il Natale e la Pasqua dovevamo spostarci in un tendone adibito durante l’anno allo smistamento di abiti per i poveri. Ora la comunità avrà finalmente la sua nuova chiesa»
Sabato 13 aprile il cardinale vicario Agostino Vallini presiederà la celebrazione eucaristica di dedicazione della nuova chiesa parrocchiale di San Tommaso Apostolo all’Infernetto (via Liviabella). La solenne liturgia avrà inizio alle ore 17.30.
L’edificio è stato realizzato dall’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato di Roma e sorge in una zona residenziale ancora in espansione, caratterizzata da singole costruzioni molto eterogenee tra loro e priva di luoghi pubblici di aggregazione. I nuovi spazi ambiscono quindi a diventare anche un punto di riferimento per il quartiere. Ma soprattutto rispondono alla necessità di ampliamento dei locali evidenziata da don Antonio D’Errico, dal 2002 parroco della comunità di San Tommaso Apostolo, che oggi conta 20mila abitanti. «Fino a oggi abbiamo celebrato le funzioni nella chiesa campestre costruita negli anni ‘50 - racconta il parroco - e per il Natale e la Pasqua dovevamo spostarci in un tendone adibito durante l’anno allo smistamento di abiti per i poveri. Ora la comunità avrà finalmente la sua nuova chiesa».
A progettarla l’architetto romano Marco Petreschi, che è docente di Composizione architettonica alla Sapienza e ha realizzato il palco della Gmg del 2000 a Tor Vergata. «Per questa costruzione - spiega Petreschi - ho optato per una serie di giochi geometrici ispirati ai concetti di “stratificazione” e “sovrapposizione”, che da sempre segnano Roma a livello urbanistico e architettonico». Il risultato è un luogo sacro inserito pienamente nella tradizione romana che utilizza i materiali tipici dell’architettura locale - mattoni a vista e travertino - reimpostandoli in chiave moderna: «Con asole vetrate, con tagli orizzontali che permeano la luce, con piani sfalsati», sottolinea Petreschi. Questo dinamismo si riflette poi nella struttura interna, sostenuta da «otto colonne incrociate con delle travi orizzontali, culminanti in una grande croce di cristallo sulla copertura, che illumina l’assemblea rendendo visibile il rapporto tra cielo e terra». L’architetto ha anche curato la realizzazione di tutti gli arredi liturgici della nuova chiesa di San Tommaso Apostolo.
Il complesso parrocchiale, che ruota attorno alla chiesa, comprende gli uffici parrocchiali, nove aule dedicate alle attività di catechesi e di carità, un salone e la casa canonica. All’esterno, una serie di spazi destinati alla realizzazione di campi sportivi. Il tutto è completato da un portico che collega i percorsi al coperto.
L. P.
Castel Gandolfo (RM) - Alle ore 11.45 di questa mattina, il Santo Padre Francesco ha lasciato la Domus Sanctae Marthae e si è recato all’eliporto vaticano da dove è partito poco dopo mezzogiorno per recarsi in visita al Papa emerito Benedetto XVI a Castel Gandolfo. Dopo un volo di 20 minuti, il Santo Padre Francesco è atterrato nell’eliporto delle Ville pontificie di Castel Gandolfo, accolto dal Papa emerito Benedetto XVI. Erano presenti S.E. Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano, e il Dott. Saverio Petrillo, Direttore delle Ville pontificie. Il Santo Padre Francesco e Benedetto XVI si sono trasferiti insieme in auto al Palazzo Apostolico per l’incontro privato in Biblioteca e, di seguito, il pranzo. Nel pomeriggio, dopo il pranzo, Papa Francesco raggiunge in auto l’eliporto delle Ville pontificie di Castel Gandolfo e fa rientro in Vaticano.
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Luca Pagni
Roma - In questi giorni di meraviglia per le dimissioni di un Papa e per l'elezione di un Papa Gesuita che sceglie di chiamarsi come il Patrono d'Italia, non sono mancati i rimandi a premonizioni e profezie, più o meno azzeccate. Nella ricerca delle coincidenze, ci piace segnalare due pubblicazioni che nel 1978 e nel 2012 pare abbiano previsto tutto quanto...
Nel marzo del 1978 "Le antologie" Urania, vendute in edicola dalla Mondadori, proponevano un racconto breve di James Herbie Brennan intitolato "Il dilemma di Benedetto XVI" prevedendo il nome di un Papa che ancora non c'era.
Nel racconto Papa Benedetto XVI, dopo aver avuto una visione mistica che gli imponeva di attaccare e detronizzare il feroce dittatore Victor Ling, ha degli scrupoli di coscienza circa la propria salute mentale
che si fa analizzare da uno dei più grandi e rinomati psichiatri dell’epoca, per evitare l’invasione di Anderstraad, qualora fosse stato ritenuto matto.
Nel 1978 ci furono ben tre papi: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II
Quello che allora era classificato come racconto di fantascienza classica è oggi, in parte, una realtà. Cosa avrà ispirato Nanni Moretti per il film Habemus Papam del 2011, dove narra di un Papa che non ritenendosi idoneo all'incarico, si fà analizzare da un psichiatra, giungendo poi a presentare le proprie dimissioni, con l'argomento della forza, proprio come Benedetto XVI.
“Il curatore segreto del vaticano” è il titolo del romanzo di Umberto Vitiello pubblicato il 31 dicembre 2012 per i tipi della Lupo Editore. Il libro narra l'elezione a Papa di un convinto “giovanneo” sudamericano, che si dà il nome di Francesco, che riconduce la Chiesa di Roma alle sue origini, per attuare la riconciliazione dei cristiani del mondo intero in un’unica Chiesa, degna per la sua rinnovata natura di accogliere Cristo... grazie ad una semplificazione teologica che la rende universalmente accetta.
Lo scrittore osserva criticamente le tante contraddizioni presenti e passate, di una Chiesa Cattolica proiettata nel futuro che è alla sua svolta storica più significativa e radicale.
Non mancano un groviglio di intrighi e connivenze stroncato a fatica dall’ULTIMO PAPA e dai pochi che credono con lui di riuscire a riportarla ai genuini valori evangelici dei primi secoli.
Grande è infatti l’avversione della maggior parte dei curiali che, difensori della tradizione e dei propri privilegi,non disdegnano di ricorrere a raggiri e complotti pur di evitare che, con l’ecumenismo realizzato, la Chiesa Cattolica rinunci alla propria ricchezza e al plurisecolare patrimonio teologico che la rende del tutto diversa dalle altre comunità cristiane.
Sembra di tornare all'epoca di San Francesco d'Assisi, con la Sua Regola e con la Sua esortazione alla Curia di tornare ad essere povera tra i poveri, ed a vedere il Cristo negli ultimi degli ultimi, senza sfarzi e senza orpelli, dimostrando amore verso tutto il creato.
Cosa farà dello IOR il Santo Padre Francesco ? Nel suo romanzo “Il curatore segreto del vaticano” lo scrittore Umberto Vitiello narra anche delle dimissioni di un Papa e di un Concilio Vaticano III
che sarà l'ultimo concilio della Chiesa Cattolica ed il primo della Chiesa di Cristo, di tutti i cristiani del mondo.
Tutto questo seguendo nella narrazione i canoni del dissenso intellettuale, con un metodo che consente, senza incorrere in accuse di eterodossia, una visione critica del reale stato in cui versa la comunità dei cristiani detti cattolici.
In copertina si vede un Papa con le scarpette rosse... Nell'ultima pagina del libro invece, l'autore scrive che “La verità è nell’auspicio di una Chiesa e di un Mondo migliori”.
Fonte foto: Luca Pagni
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Redazione
Roma - Venerdì 22, alle 19.30, l’architetto spagnolo sarà intervistato dalla giornalista Rai Barbara Carfagna. L’appuntamento rientra nel calendario dei “Frammenti di Bellezza”, la sezione Incontri della seconda stagione di “Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte”, progetto culturale ideato e curato dall’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura
Sarà Santiago Calatrava il prossimo protagonista di “Frammenti di Bellezza”, la sezione Incontri di “Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte”, progetto ideato e curato dall’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura. L’architetto spagnolo verrà intervistato dalla giornalista Rai Barbara Carfagna venerdì 22 marzo, alle 19.30, nella basilica di Santa Maria in Montesanto - Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo. Durante l’incontro il celebre architetto realizzerà dal vivo dei disegni in acquerello.
Nato nel 1951 a Beninamet, vicino Valencia, Santiago Calatrava è consultore del Pontificio Consiglio della Cultura per volontà di Benedetto XVI. Vincitore di numerosi concorsi in Europa e in America, ha realizzato la maggior parte delle sue opere in Svizzera, Germania, Francia, Canada. Ma anche l’Italia ha beneficiato del suo genio visionario e raffinato con il nuovo asse di Reggio Emilia e il quarto ponte sul Canal Grande di Venezia.
«La vocazione all’interdisciplinarietà di Calatrava - spiega il direttore artistico di “Una porta verso l’Infinito”, Francesco d’Alfonso - nasce dalla sua grande passione per la scultura, la pittura e il disegno, poi perfezionata nello studio approfondito dell’architettura di tutte le epoche». E aggiunge: «Le sue sculture hanno forme e nomi che evocano il concetto di flusso, di movimento, partendo dalla vita umana e animale. Basti pensare a creazioni fantascientifiche come la Saint Exupéry Railway Station di Lione o il Turning Torse di Malme. Inoltre la sua creatività è resa geniale dal legame tra i materiali utilizzati, come l’acciaio, il vetro e il cemento, con le forme della natura: da qui le sue grandi ali in volo, le onde infrante, i rami che si flettono. Una particolarità: pur riconoscendo l’utilità della tecnologia, Calatrava ama spiegare i suoi progetti, i pensieri e le idee con l’acquerello».
Redazione
Di seguito il testo integrale del messaggio inviato questa mattina dal Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale del Santo Padre per la Diocesi di Roma: «Il nostro primo pensiero è di ringraziamento al Padre della misericordia che ha illuminato i Cardinali elettori nella scelta del nuovo Successore di Pietro. La Chiesa di Roma è lieta di aver ricevuto il suo Vescovo, che la guiderà nelle vie del Vangelo per gli anni a venire».
Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Roma! Sapete tutti che mercoledì 13 marzo la nostra Chiesa di Roma e l’intero mondo cattolico hanno ricevuto dal Signore un nuovo Pastore. Il suo nome è Francesco. Le campane delle basiliche e delle chiese hanno suonato a festa per esprimere la gioia dell’avvenuta elezione. Ancora una volta Dio ha visitato il suo popolo!
Il nostro primo pensiero è di ringraziamento al Padre della misericordia che ha illuminato i Cardinali elettori nella scelta del nuovo Successore di Pietro. La Chiesa di Roma è lieta di aver ricevuto il suo Vescovo, che la guiderà nelle vie del Vangelo per gli anni a venire.
Al Papa Francesco, all’atto dell’obbedienza dopo l’elezione nella Cappella Sistina, ho promesso fedeltà e affetto anche a nome di tutti voi: vescovi ausiliari, sacerdoti, diaconi, consacrati e laici. Gli ho assicurato che la Chiesa di Roma sarà a lui vicina, non gli farà mancare il calore filiale, accoglierà con fede e docilità la sua guida e lo sosterrà nel portare il formidabile peso che il Signore gli ha messo sulle spalle.
In queste ultime settimane molti avvenimenti ci hanno fatto percepire la vitalità della Chiesa. L’inaspettata rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, che in un primo momento ci ha sorpreso tutti e addolorato, pian piano è diventata una forte esperienza di purificazione della fede ed un incoraggiamento ad amare di più Cristo e la Chiesa. Il Signore visitava il suo popolo con la luce di un’esemplare testimonianza!
Altrettanta vitalità e passione per il Vangelo ho potuto registrare nei giorni del Conclave. Il Collegio cardinalizio, in un clima cordiale e franco, di intensa comunione, senza nascondere limiti ed errori, ha esaminato la vita della Chiesa nei vari continenti e le sfide che l’attendono in questo complesso passaggio della storia. Ho apprezzato la fede indomita di tanti pastori, il coraggio nelle prove per Cristo, l’ansia per l’annuncio del Vangelo, la premura verso i sacerdoti e i fedeli, la fermezza nel condannare i peccati, i comportamenti indegni e le controtestimonianze, l’amore ai giovani, ai poveri, agli ultimi della terra. La Chiesa è viva e risplende per la santità di tanti sacerdoti, consacrati, laici, testimoni della fede fino al martirio!
La preghiera poi si è levata da Roma e da tutto il mondo per accompagnare il delicato compito di scegliere il successore di Benedetto XVI. Lo Spirito Santo si è manifestato in maniera sorprendente. Il nuovo Papa è un testimone gioioso del Signore Gesù, annunciatore instancabile, forte e mite del Vangelo per infondere fiducia e speranza. Egli continuerà a guidare la Chiesa, la sposa bella del Signore risorto, purificandola dalle macchie che talvolta ne oscurano lo splendore del volto; farà sentire la sua vicinanza a tutti gli uomini, perché la Chiesa sia la casa di tutti e nessuno senta l’imbarazzo di non starci bene: i poveri e gli ultimi si sentiranno capiti e amati. Il nome del Poverello d’Assisi è un forte messaggio e annuncia lo stile e l’impronta del nuovo pontificato.
Roma, che ha sempre amato il Papa, sarà la prima a seguire il suo Vescovo e a rispondere alla missione di far risplendere la fede e la carità, in maniera esemplare e con gioiosa vitalità.
In attesa di poterlo incontrare al più presto, lo accompagniamo con la costante preghiera e chiediamo per la nostra comunità diocesana la Sua benedizione apostolica.
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Angelo Parca
Stato Vaticano - “Il Papa e il popolo”. Francesco primo, il nuovo Santo Padre che si è affacciato dal balcone ha già conquistato il mondo. Ha pregato per Benedetto XVI, ha salutato tutti i suoi fedeli col sorriso sulla bocca. “Ci vediamo presto, domani vado a pregare la Madonna, buonanotte e buon riposo”.
Ha 76 anni ma la sua nomina prelude a un pontificato innovativo, giovane, rivoluzionario. Il suo sorriso e le sue parole ricordano Papa Wojtyla: “Sono venuti a prendermi da lontano, dalla fine del mondo”, addirittura da un altro continente. E ciò non è avvenuto a caso perché Jorge Mario Bergoglio farà senz’altro pulizia: “Questo cammino lo faremo insieme Vescovo e Popolo, vicino a voi”. Sarà davvero un Pontificato di grande apertura e lo si comprende dalle braccia del nuovo Papa, dalle sue parole semplici, gentili. Il Santo Padre è deciso ha intraprendere un cammino con il Popolo con la forza che ha invocato Benedetto XVI consapevole di dover passare il testimone per l’arduo compito. Forse, il nuovo Santo Padre, ascolterà gli appelli e farà qualcosa anche per la cittadina vaticana scomparsa Emanuela Orlandi.
Francesco Primo sarà Papa assieme ai Vescovi e Cardinali del mondo. Lui è il primo Papa sudamericano, lui è il primo Papa Gesuita, siamo di fronte a un cambiamento di rotta clamoroso. I Gesuiti sono i soldati del Papa, sono «religiosi», cioè persone consacrate con voti all’amore e al servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini, i Gesuiti fanno di Gesù il centro e lo scopo della loro vita, vogliono essere «compagni di Gesù». Il modo di procedere dei Gesuiti produsse anche il rifiuto, l’aperta opposizione e l’inimicizia di coloro che, proprio a causa del lavoro dei gesuiti per produrre una società più giusta, videro in pericolo il loro potere e i loro interessi personali.
Guarda caso il proposito generale o superiore dei Gesuiti è detto anche “Papa nero”. I Gesuiti fanno un quarto voto speciale di obbedienza al Papa una volta eletto il nuovo proposito generale o superiore, dopo il suono della campana nella Curia generalizia di Borgo Santo Spirito in Roma, il Papa viene immediatamente informato. I Gesuiti sono una chiesa all’interno della chiesa.
Si avvera la famosa profezia del Papa nero preso “dalla fine del mondo” che nelle rivelazioni di Nostradamus sarebbe l’ultimo prima dell’apocalisse. Ma oracoli a parte, l’auspicio è che il Gesuita argentino proclamato Papa oggi 13 marzo 2013 possa rivoluzionare il mondo cattolico.
Jorge Mario Bergoglio: Argentino, arcivescovo di Buenos Aires, con genitori italiani, ha 76 anni. Cardinale dal 2001. Ha studiato da chimico prima di entrare nella compagnia di Gesù (gesuiti) a 33 anni. Nominato cardinale da Wojtyla, ha chiesto ai suoi compagni di non seguirlo a Roma, ma di dare i soldi ai poveri. Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di Ordinario del proprio rito, è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936. Ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, ma poi ha scelto il sacerdozio
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Emanuel Galea
Città del Vaticano - Fumata bianca, piazza San Pietro in tilt, fermento per conoscere il nuovo Papa. Il secondo giorno di Conclave si era aperto con la seconda fumata nera dopo il doppio turno di di votazioni del mattino. Il comignolo si è acceso alle 11.37, leggermente in anticipo a quanto previsto. Cardinali ancora divisi, dunque, nello scrutinio numero due e tre, dopo quello dall'esito prevedibile di ieri sera.
L’11 febbraio di quest’anno, Papa Benedetto XVI ha decretato la fine del suo mandato quale Sommo Pontefice, annunciando in forma ufficiale e solenne le sue dimissioni. Ha scosso la maggior parte di quelli che gli erano accanto, ha scosso il mondo ed ha sconvolto le migliaia e migliaia di cristiani cattolici Sono trascorsi appena 28 giorni, eppure sembra un evento di chissà di quanti giorni orsono.
Martedì, 12 marzo 2013, alle ore 17.35 si è finito di proclamare il giuramento “Universi Dominici Gregis', l’ultimo cardinale. La cerimonia ha avuto il suo inizio nella Cappella Paolina ed espletate le preghiere ed altro cerimoniale, la processione, attraverso la Sala Regia, si è diretta alla Cappella Sistina. Ciascun Cardinale ha quindi occupato il sedile di legno di ciliegio con il rispettivo nome, disposto secondo l'ordine di precedenza: vescovi, presbiteri e diaconi. Tutti insieme hanno intonato il "Veni Creator". Al termine del canto il Cardinale Re ha invitato tutti a pronunciare il seguente giuramento: "Noi tutti e singoli Cardinali elettori presenti in questa elezione del Sommo Pontefice promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo ( e qui coralmente hanno recitato le prescrizioni contenute nella Costituzione apostolica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, 'Universi Dominici Gregis', emanata il 22 febbraio 1996. Poi singolarmente, ognuno dei 115 cardinali ha proclamato il seguente giuramento : "Ed io N. Cardinale N. prometto, mi obbligo e giuro, e, ponendo la mano sopra il Vangelo, aggiungevano: Così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli che tocco con la mia mano".
Pochi istanti dopo, nella Cappella Sistina si sono introdotti le “altra gentes” come il segretario del Collegio Cardinalizio, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, i Cerimonieri Pontifici, l'Ecclesiastico scelto dal Cardinale che presiede il conclave perché lo assista nel proprio ufficio, i Religiosi e le Religiose addetti alla Sagrestia Pontificia, i Religiosi di varie lingue per le confessioni; i Medici e gli infermieri, gli addetti agli ascensori del Palazzo Apostolico,il personale addetto ai servizi della mensa e delle pulizie, gli addetti al trasporto degli Elettori dalla "Domus Sanctae Marthae" al Palazzo Apostolico; il Colonnello ed un Maggiore del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, addetti alla sorveglianza vicino alla Cappella Sistina ed in fine il Direttore dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile con alcuni suoi collaboratori. Tutti questo personale avevano preventivamente sottoscritto la formula del giuramento “Universi Dominici Gregis', separatamente poco prima di entrare in Sala Paolina.
A questo punto, Il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, Monsignor Guido Marini ha pronunciato la formula tradizionale "Extra omnes" e coloro che non partecipavano al Conclave hanno lasciato la Cappella Sistina le cui porte sono state chiuse alle 17,35.
Nel chiuso della Cappella Sistina, da questo momento in poi il Collegio degli Elettori procederà alle votazioni.
Il Collegio elettivo consiste in 115 cardinali.
Sono assenti e pertanto non partecipano al Conclave il Cardinale Arcivescovo di Giacarta (Indonesia) Julius Riyadi Darmaatmadja, che ha rinunciato per ragioni di salute ed il Cardinale Keith Michael O'Brien, ex Arcivescovo di Edinburgh (Regno Unito), per ragioni personali I Cardinali del Collegio degli Elettori sono ospitati entro le mura della Città del Vaticano. Ognuno occupa una stanza nella Casa Santa Marta. Nessuno ha scelto la stanza, ma a ciascuno, dopo un sorteggio, ne è stata assegnata una, decorosa ma austera. La stanza più grande è rimasta vuota. Servirà al nuovo Papa, il 266 Vicario di Cristo sulla terra, che abiterà e lavorerà qui in attesa che l'appartamento pontificio sia pronto ad accoglierlo.
Davanti a Piazza San Pietro, di fronte alla facciata della Basilica, si trova la grande piattaforma dove sono installate le principali televisioni del mondo. I corrispondenti abitualmente accreditati lavorano già alla loro postazione nella Sala Stampa della Santa Sede, in Via della Conciliazione. A pochi metri, un altro edificio utilizzato dai media giunti per l'occasione, il Media Center che occupa l'ampio atrio dell'Aula Paolo VI. I giornalisti sono oltre 5.600.
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Redazione
Città del Vaticano - Il Collegio Cardinalizio ha deciso nell'Ottava Congregazione Generale che si è tenuta questo pomeriggio che il Conclave per l'elezione del nuovo Pontefice avrà inizio martedì 12. Al mattino sarà celebrata nella Basilica di San Pietro la Santa Messa "Pro eligendo Romano Pontifice". Nel pomeriggio dello stesso giorno avrà inizio il Conclave. (Fonte VIS)
Redazione
Città del Vaticano - Il Papa lascia il pontificato dal prossimo28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto.
''Un fulmine a ciel sereno''. Con queste parole il decano del collegio cardinalizio, cardinal Angelo Sodano ha commentato la decisione di Benedetto XVI di lasciare il pontificato.
Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell'incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa.
"Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono piu' adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino". "Carissimi Fratelli - ha detto il Papa ai cardinali che non si aspettavano un tale annuncio - vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino". "Sono ben consapevole - ha aggiunto - che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacita' di amministrare bene il ministero a me affidato".
Carissimi Fratelli - ha detto ancora Benedetto XVI - vi ringrazio di vero cuore per tutto l'amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesu' Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinche' assista con la sua bonta' materna i Padri Cardinali nell'eleggere il nuovo Sommo Pontefice".
Il Papa ha indicato il 28 febbraio per il termine del pontificato e chiesto che si indichi un conclave per l'elezione del successore. La ''sede vacante'' dopo le dimissioni di Benedetto XVI scatta dalle ore 20.00 del 28 febbraio. Lo ha detto il Papa annunciando ai cardinali la decisione di dimettersi. Dovra' quindi essere convocato un conclave per l'elezione del nuovo Papa.
"Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovra' essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l'elezione del nuovo Sommo Pontefice". E' questa la formula pronunciata dall'85enne Papa Benedetto XVI questa mattina, in lingua latina. Il Conclave potra' dunque tenersi nel mese di marzo. (Fonte: Rainews24)
Se un Papa si rende conto che non è più in grado ''fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l'obbligo, di dimettersi''. Benedetto XVI parlò con chiarezza dell' ipotesi-dimissioni, nel caso di sopravvenuta inabilita' fisica o psichica, nel libro-intervista del 2010 ''Luce del mondo'' del giornalista tedesco Peter Seewald.
da fonti mediche dello staff trapela che il Papa soffre per dolori articolari e reumatici ma e' anche il peso del suo ruolo a incidere sul suo stato generale. Il Pontefice e' anche sofferente di fibrillazione atriale cronica ma, si e' appreso, rifiuta i farmaci anticoagulanti prescritti.
E.G.
Città del Vaticano - Sabato mattina,12 gennaio 2013 , Il Santo Padre ha ricevuto nel Palazzo Apostolico Vaticano, Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto di Monaco, accompagnato dalla Consorte Principessa Charlene. Subito dopo, il Principe si è incontrato con il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e con l'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Nel corso dei cordiali colloqui, ci si è soffermati sul contributo significativo della Chiesa Cattolica alla vita sociale del Principato e su alcuni temi di attualità internazionale, come lo sviluppo integrale dei popoli e la protezione delle risorse naturali e dell'ambiente.
E.G.
Città del Vaticano - Benedetto XVI entra in Twitter. Tutte le informazioni a riguardo saranno comunicate il prossimo lunedì, 3 dicembre, in una conferenza che avrà luogo nella Sala Stampa della Santa Sede e a cui parteciperanno l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, monsignor Paul Tighe, segretario dello stesso dicastero, padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il direttore de “L'Osservatore Romano”, Gian Maria Vian e il “Media advisor” della Segreteria di Stato, Greg Burke.
Si deve ricordare che il Papa ha utilizzato già una volta i 140 caratteri di Twitter, quando a giugno del 2011, ha lanciato il portale informativo del Vaticano www.news.va , con le parole: “Cari amici, ho appena dato l’avvio a www.news.va. Sia lodato Gesù Cristo! Con le mie preghiere e la mia benedizione, Benedictus XVI”.
Redazione
Città del Vaticano - Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo del Papa condannato per il furto aggravato dei documenti di BenedettoXVI, comparirà nell’aula del Tribunale Vaticano come teste nel processo-bis a carico di Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico della Segreteria di Stato, imputato di favoreggiamento nei confronti del ‘corvo’. Parte infatti oggi il secondo e, presumibilmente, ultimo processo vaticano relativo alla fuga di documenti riservati della Santa Sede. Su richiesta della difesa, la posizione di Sciarpelletti era stata stralciata all'inizio del procedimento che ha poi condotto all'arresto di Paolo Gabriele per furto dei documenti. Il tecnico, cittadino italiano, era stato arrestato in Vaticano per una notte il 25 maggio, due giorni dopo l'arresto dell'ex assistente di Camera del Pontefice. La notizia non è però trapelata sino al momento del rinvio a giudizio dei due indagati, lo scorso 13 agosto. Sciarpelletti è imputato per favoreggiamento. Il portavoce vaticano Federico Lombardi ha precisato che Sciarpelletti ha avuto un ruolo minore. L'informatico era stato trovato in possesso di una busta con alcuni documenti "non riservati" - ha precisato il suo legale, Gianluca Benedetti - ossia una "corrispondenza mail" e un "libello inqualificabile". La requisitoria del 'promotore di giustizia' (pm) Nicola Picardi ha rivelato che si tratta di "una relazione dal titolo 'Napoleone in Vaticano' riprodotta da Nuzzi nel volume 'Sua Santità'". In un primo momento - è sempre la ricostruzione del pm - Sciarpelletti aveva affermato che la busta (con timbro a secco sul retro della segreteria di Stato ufficio Informazioni e documentazioni) gli era stata consegnata da Paolo Gabriele, poi ha rettificato dicendo che gli era invece stata consegnata da un monsignore - coperto per omissis dalla lettera W - con lo scopo di recapitarla a Paolo Gabriele. In questo senso, ha sostenuto il suo avvocato, il tecnico informatico, che si dichiara non colpevole, ha indirizzato gli inquirenti verso Paolo Gabriele e il favoreggiamento si configurerebbe, di conseguenza, a carico del monsignore. "Tra me e Paolo Gabriele non c'era una grande amicizia, ma ci conoscevamo e scambiavamo opinioni", ha peraltro puntualizzato Sciarpelletti tramite il suo avvocato. Se Sciarpelletti si presenterà oggi in aula, sarà la prima volta, poiché all'udienza alla quale ha ottenuto lo stralcio era rappresentato dal suo legale. Al processo saranno ascoltati cinque testimoni: il maggiordomo papale, Paolo Gabriele, il vicecomandante della Guardia svizzera, William Kloter, il comandante della gendarmeria vaticana, Domenico Giani e il gendarme Gauzzi Broccoletti. Prevista inoltre la testimonianza di mons. Carlo Polvani, responsabile informazione della segreteria di Stato vaticana nonché nipote di quel mons. Carlo Maria Viganò che, oggi nunzio apostolico negli Stati Uniti, contestò l'anno scorso la decisione del cardinale Tarcisio Bertone di allontanarlo dalla segreteria del governatorato vaticano con lettere di denuncia della corruzione vaticana che finirono sui giornali italiani e costituirono l'antefatto del caso Vatileaks.
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Redazione
“Volevo trovare una persona con la quale sfogarmi per condividere lo sconcerto”. Così Paolo Gabriele ieri nella seconda udienza in Vaticano dove è accusato di furto aggravato di documenti riservati. L’ex assistente di camera del Papa si è dichiarato innocente per il reato contestatogli: non ho rubato documenti, ha detto, “mi sento colpevole per aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Santo Padre”. Durante l’acquisizione delle testimonianze, sono emersi particolari sullo stato di detenzione in cella d’isolamento durante il primo periodo di arresto di Gabriele. Disposta dal promotore di giustizia l’apertura di un fascicolo per accertare se sono stati rispettati gli standard internazionali, confermati, comunque, da una nota della Gendarmeria. Il processo è aggiornato oggi, alle 9.00, in Vaticano. A seguire il processo per la Radio Vaticana c’è Massimiliano Menichetti: Un’ora e dieci minuti: tanto è durato l’interrogatorio di Paolo Gabriele che ha ricostruito tutta la vicenda, dichiarandosi innocente per il reato che gli viene contestato. Gabriele ammette di aver fotocopiato e diffuso, ma non di aver sottratto, rubato, documenti riservati. “Mi sento colpevole – ha dichiarato nella piccolissima aula delle udienze del Tribunale Vaticano – di aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Papa”. “L’intenzione – ha spiegato l’ex aiutante di Camera di Benedetto XVI, facendo riferimento ai documenti pubblicati – era quella di trovare una persona di fiducia con la quale sfogarmi e condividere lo sconcerto per una situazione diventata insopportabile, ad ampio raggio, in Vaticano”. Apparentemente sereno, con pacatezza, ha riferito ai magistrati di aver agito da solo “nel modo più assoluto”, di aver cominciato ad archiviare materiale dal 2010 durante il cosiddetto “caso Viganò” (la vicenda che riguardò l’allora segretario del Governatorato, il vescovo Carlo Maria Viganò, oggi nunzio negli Stati Uniti), anche se alcuni fogli risalgono al 2006 perché raccolti casualmente dall'imputato. Ha ribadito che non ha mai preso soldi, mai avuto una pepita d’oro e mai visto l’assegno da 100 mila euro, rinvenuti, secondo le carte processuali, in casa sua, in Vaticano dopo essere stati sottratti dall’appartamento papale insieme a una copia rara dell’Eneide. Il libro, di cui ignoravo il valore – ha comunque precisato l’ex aiutante di camera – mi è stato dato da mons. Gänswein, segretario del Papa, per i miei figli. “Non escludo, ma non è un’assunzione di colpevolezza – ha comunque aggiunto – che l’assegno sia potuto finire nelle carte che avevo fotocopiato”. Poi, su richiesta del suo avvocato, Cristina Arru, ha confermato che i primi giorni di detenzione, presso la cella di custodia nella Caserma della Gendarmeria Vaticana, sono stati difficili per lo spazio ridotto e per la costante luce accesa. Il Tribunale ha disposto l’apertura immediata di un fascicolo per accertare se siano stati rispettati gli standard minimi internazionali di detenzione. Una nota della Gendarmeria si è poi espressa in tal senso, ribadendo che Gabriele è stato trasferito dopo circa 20 giorni in un altro ambiente inagibile al momento dell’arresto. E che solo per motivi di sicurezza, e per evitare atti di autolesionismo, la luce è rimasta accesa per ventiquattr’ore al giorno. Cinque i testi ascoltati oggi, tra i quali anche il segretario del Papa, mons. Georg Gänswein, il quale ha ribadito la massima fiducia che aveva in Gabriele, di non aver mai sospettato nulla fino a quando non ha visto divulgate tre missive indirizzate a lui personalmente e che mai avevano abbandonato la sua stanza. Mons. Gänswein ha confermato di aver visto dei documenti originali tra gli atti sequestrati. I gendarmi, interrogati, hanno spiegato che la grande quantità di materiale rinvenuta in casa di Gabriele durante la perquisizione dell’abitazione non ha permesso di vagliare il materiale in loco, e che quindi sono state sequestrate le ormai note 82 scatole piene di fogli e materiale informatico.
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Redazione
Questa mattina, alle ore 9.30, presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, ha avuto inizio la prima udienza del processo penale a carico di Gabriele Paolo e Sciarpelletti Claudio, imputati rispettivamente di furto aggravato e di favoreggiamento. Il collegio giudicante è composto da: Prof. Giuseppe Dalla Torre, Presidente; Prof. Avv. Paolo Papanti-Pelletier, Giudice; Prof. Avv. Venerando Marano, Giudice. Promotore di Giustizia è il Prof. Avv. Nicola Picardi. Gli avvocati difensori sono rispettivamente, per Paolo Gabriele l’Avv. Cristiana Arru, per Claudio Sciarpelletti l’Avv. Gianluca Benedetti. L’imputato Gabriele è presente in aula, mentre l’imputato Sciarpelletti è rappresentato dal suo avvocato.
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