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Santa Sede
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E.G.

Città del Vaticano - Sabato mattina,12 gennaio 2013 ,  Il Santo Padre ha ricevuto nel Palazzo Apostolico Vaticano, Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto di Monaco, accompagnato dalla Consorte Principessa Charlene. Subito dopo, il Principe si è incontrato con il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e con l'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Nel corso dei cordiali colloqui, ci si è soffermati sul contributo significativo della Chiesa Cattolica alla vita sociale del Principato e su alcuni temi di attualità internazionale, come lo sviluppo integrale dei popoli e la protezione delle risorse naturali e dell'ambiente.
 

Emergenza Rifiuti
Il sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi: “Le parole di Clini non ci garantiscono. ribadiamo il no ai rifiuti di Roma”
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Bonessio (Verdi): “Da vertice politica obsoleta e inquinante tesa verso incenerimento anche in cementifici”

 

Redazione

Roma - Se gli enti locali si mostreranno inadempienti nei confronti delle indicazioni stabilite dal decreto per risolvere l'emergenza dei rifiuti a Roma nei termini stabiliti dal provvedimento incorreranno in sanzioni. Lo ha spiegato il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, illustrando il decreto. E ha sottolineato che "c'é una responsabilità personale e in solido". In questo caso subentrerà il commissario che sarà Goffredo Sottile, in carica per sei mesi salvo proroga.

Entro il 25 gennaio prossimo i rifiuti urbani prodotti dai comuni di Roma, Fiumicino, Ciampino e dallo Stato della Città del Vaticano dovranno essere trattati negli impianti del Lazio, nei limiti della capacità residua autorizzata dagli stessi, ha detto il ministro Clini, aggiungendo che il Lazio è autosufficiente per la raccolta dei rifiuti.

Il ministro dell'Ambiente ha quindi sottolineato che il decreto in pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale potra' mostrare i primi risultati entro 60 giorni, da domani (8 gennaio) parte la procedura. ''Il percorso e le misure individuate dal decreto consentono di allineare la gestione dei rifiuti di Roma e del Lazio alle direttive europee e alle leggi nazionali utilizzando al meglio l'impiantistica esistente e programmata nella regione''.

''L'attuazione completa del decreto - ha proseguito il ministro - consentira' di riconsiderare la proroga di Malagrotta e la realizzazione di una discarica provvisoria a Monti dell'Ortaccio, perche' gran parte delle ragioni che hanno portato a queste decisioni saranno superate dai risultati del decreto''.

Clini ha aggiunto che ''secondo il decreto, solo in caso di necessita', e limitatamente alle quantita' che risulteranno dopo il riciclo e la piena utilizzazione degli impianti, potra' essere considerata la possibilita' di individuare aree idonee per discariche''.

Il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ha spiegato Clini, si basa sulle previsioni della legge di stabilità, che in alcuni articoli prevedono che il ministro dell'Ambiente adotti dei provvedimenti per riportare alla normalità la gestione dei rifiuti di Roma, nel rispetto delle direttive europee e delle norme nazionali, che hanno al centro la raccolta differenziata come metodo principale e il recupero di materia e di energia oltre al piano utilizzo della capacità produttiva degli impianti di trattamento meccanico-biologico del Lazio. In questo modo è stata superata la normativa regionale secondo la quale ogni provincia doveva essere autosufficiente escludendo il trasferimento dai rifiuti da una provincia all'altra.

"Roma ha fatto un bando di gara per trasferire all'estero i rifiuti che non riusciva a trattare negli impianti di altre province - ha ricordato Clini - quando l'ho detto al commissario europeo non ci credeva. Questo decreto non si occupa di discariche ma prevede esclusivamente che i rifiuti di Roma vengano conferiti in impianti meccanico-biologici che non sono utilizzati completamente o che sono in attesa di autorizzazione".

I rifiuti prodotti nella Provincia di Roma sono pari a 1,8 milioni di tonnellate l'anno, quantitativo che si riduce del 30% per la raccolta differenziata, arrivando a 1,3 milioni di tonnellate l'anno. Negli impianti di trattamento meccanico-biologico del Lazio autorizzati c'e una potenzialità residua per 930.000 tonnellate mentre gli impianti in corso di autorizzazione hanno una capacità disponibile di circa 850.000 tonnellate. Questo sta a dimostrare che nel Lazio c'é capacità sufficiente per lo smaltimento dei rifiuti prodotti nella provincia di Roma. Si tratta - ha precisato Clini - di dati ufficiali forniti dalla Regione Lazio e trasmessi il 24 dicembre scorso al ministero dell'Ambiente".

Nel corso della riunione il ministro ha sottolineato che "qualcuno ha contestato questi dati dicendo che non sono corretti. Ma se qualcuno li contestasse, significherebbe che sono falsi e su questo non si scherza. In questo caso procederei immediatamente per il reato di falso, rivolgendomi all'Autorità giudiziarie".

POLVERINI, 8GG PER VERIFICA IMPIANTI, SE NO PREFETTO

"Le amministrazioni hanno otto giorni per verificare la capacità degli impianti, altrimenti interverrà il prefetto con poteri sostitutivi". Lo ha detto la presidente dimissionaria della Regione Lazio, Renata Polverini, al termine del vertice al ministero dell'Ambiente. "Quindi - ha aggiunto - questa è una strada senza ritorno. Oggi si mette in moto il meccanismo che dovrebbe portare alla chiusura definitiva della fase di emergenza". Riguardo invece a quale tipo di rifiuto arriverà a Malagrotta, Polverini ha ricordato che "con il piano Clini dopo i 100 giorni della proroga non arriverà più il tal quale, anche perché è vietato".

ALEMANNO, A ROMA DIFFERENZIATA AL 30%

"Oggi ho certificato che negli ultimi 15 giorni di dicembre Roma ha raggiunto il 30% di raccolta differenziata quotidiana". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al termine del vertice al ministero dell'Ambiente.

"Oggi si è parlato anche della necessità di un sito definitivo: è compito del commissario trovarlo entro la provincia di Roma, cioé nell'Ato previsto dal piano rifiuti regionale", ha aggiunto il sindaco di Roma. "Il commissario deve fare quello che non ha fatto la Provincia - ha sottolineato Alemanno - cioé scegliere tra i diversi siti della provincia, compresi ovviamente quelli di Roma, quello meno impattante dal punto di vista ambientale. Questo doveva farlo Zingaretti - ha concluso - invece lo farà Sottile".

COMITATO ZINGARETTI, ALEMANNO E POLVERINI PATETICI

"Il sindaco di Roma Gianni Alemanno e la dimissionaria presidente della Regione Lazio, Renata Polverini sono gli unici responsabili del fallimento del ciclo dei rifiuti a Roma. Come al solito il tragico duo utilizza un patetico scaricabarile per evitare di assumersi le proprie evidenti responsabilità". E' quanto si legge in una nota del Comitato Zingaretti, candidato del Pd alla Regione Lazio. "Ma i cittadini conoscono bene la verità - prosegue il comunicato - e alle prossime elezioni puniranno questa destra arruffona e clientelare che ha guidato il territorio romano e laziale con pessimi risultati in questi ultimi anni".

 

Bonessio (Verdi): “Da vertice politica obsoleta e inquinante tesa verso incenerimento anche in cementifici”

«Da ciò che emerge dal vertice per la questione rifiuti una cosa è chiara: il Ministro Clini sceglie senza alcun dubbio l'incenerimento. - afferma il Presidente dei Verdi del Lazio Nando Bonessio - Tra i compiti del nuovo "supercommissario" c'è il pieno utilizzo di tutti gli impianti Tmb del Lazio, il completamento delle autorizzazioni dei nuovi Tmb, tra cui probabilmente al Colle della Fagiolara e a Paliano, e il conseguente "recupero energetico dei Rifiuti Solidi Urbani" ossia l'incenerimento, magari anche negli altiforni dei cementifici, come del resto ha sempre fortemente sostenuto Clini. Il tutto per "riportare la gestione dei rifiuti del Lazio nell'ambito della normativa comunitaria e nazionale". Si tratta di una politica obsoleta e inquinante, alla quale si attacca in maniera posticcia una parvenza di sostenibilità in quanto si rimanda alla raccolta differenziata come progettato dal piano Conai e Ama che però al IV Municipio di Roma sta fallendo per le scelte inopportune della municipalizzata. Tra i compiti del commissario, tra le altre cose, non c'è nulla per la realizzazione dell'impiantistica necessaria al recupero con trattamento a freddo della differenziata con separazione della frazione organica, unica metodologica che garantirebbe sostenibilità ambientale e tutela della salute dei cittadini. Inutile dire che questo decreto, che sottoporremo a un'analisi accurata per verificarne nei minimi dettagli la legittimità rispetto alla normativa Ue e nazionale, è una resa incondizionata al partito dell'incenerimento, di cui è grande sponsor l'Avv. Cerroni che ha partecipato, ci piacerebbe sapere a quale titolo, al vertice».

 

Il sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi: “Le parole di Clini non ci garantiscono. ribadiamo il no ai rifiuti di Roma”  

“Le parole con cui il ministro Clini ha illustrato oggi pomeriggio (7 gennaio) il suo decreto non ci hanno né rassicurati né soddisfatti. Non consentiremo che i rifiuti della capitale possano essere indiscriminatamente riversati sulla nostra discarica e continueremo la nostra azione con ogni mezzo, compreso l’eventuale blocco della discarica stessa”. Lo afferma il sindaco di Latina, Giovanni Di Giorgi, a margine della riunione in cui oggi pomeriggio il ministro dell’ambiente, Corrado Clini, ha illustrato a operatori e istituzioni i contenuti del decreto sull’emergenza rifiuti.
Per il Comune di Latina era presente all’incontro il vice sindaco e assessore all’ambiente, Fabrizio Cirilli, su delega del sindaco, accompagnato dal dirigente comunale del settore. Per quanto riguarda la parte del provvedimento che interessa il territorio di Latina,  il vice sindaco Cirilli ha contestato al ministro due aspetti essenziali. In un punto del decreto, lo stesso prevede che entro otto giorni dalla sua emanazione il Commissario ai rifiuti provveda, previa diffida degli amministratori, all’attuazione dell’utilizzo delle capacità residue degli impianti di pre-trattamento dei rifiuti, prima che gli stessi siano conferiti in discarica. Su questo aspetto il vice sindaco Cirilli ha contestato al ministro il fatto che l’utilizzo degli impianti di pre-trattamento, che per la provincia di Latina è solo la RIDA di Aprilia, non fornisce garanzie che, una volta pre-trattati, i rifiuti tornino a Roma, anzi solleva forti dubbi sul fatto che gli stessi siano lasciati in discarica a Latina. “Su mandato e in sintonia con il sindaco Di Giorgi ho espresso le nostre posizioni. Il ministro Clini – afferma Cirilli- verbalmente ha assicurato che i rifiuti pre-trattati non resteranno a Latina ma non ha spiegato in base a quale meccanismo ciò dovrebbe accadere. E’ chiaro, che se i rifiuti tornassero a Roma si configurerebbe anche un danno erariale per un doppio trasporto. Ho fatto anche notare che già la provincia di Latina è in emergenza pre-trattamento perché  se tutti i comuni pontini si mettessero in regola, come ha fatto Latina, con il pre-trattamento presso RIDA, questo impianto sarebbe esaurito nelle sue capacità”.
Circa un secondo punto del decreto, quello in cui si prevede l’obbligo di chiudere entro 15 gironi in via ordinaria e non commissariale, tutte le istruttorie in atto relative a nuovi impianti, Cirilli ha commentato: “Su questo aspetto riteniamo che la norma urbanistica appena approvata dal Consiglio comunale di Latina possa rappresentare un argine efficace perché essa ha pieno titolo in quanto il decreto prevede la chiusura delle istruttorie non in via commissariale ma ordinaria e così le problematiche sollevate in quella delibera non possono essere ignorate”. “Nessuno si vuole sottrarre al principio di solidarietà – conclude il sindaco Di Giorgi – ma non si può penalizzare la comunità di Latina, chi, come noi, a prezzo di sacrifici, nei mesi scorsi si è messo in regola con il conferimento. Non lo possiamo accettare”.          

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  03/01/2013 ROMA, VALLE GALERIA: CASA DEL COMMISSARIO ALL'EMERGENZA RIFIUTI CIRCONDATA DALLA SPAZZATURA





 

Stato Vaticano
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E.G.

Città del Vaticano - Benedetto XVI entra in Twitter. Tutte le informazioni a riguardo saranno comunicate il prossimo lunedì, 3 dicembre, in una conferenza che avrà luogo nella Sala Stampa della Santa Sede e a cui parteciperanno l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, monsignor Paul Tighe, segretario dello stesso dicastero, padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il direttore de “L'Osservatore Romano”, Gian Maria Vian e il “Media advisor” della Segreteria di Stato, Greg Burke.
Si deve ricordare che il Papa ha utilizzato già una volta i 140 caratteri di Twitter, quando a giugno del 2011, ha lanciato il portale informativo del Vaticano www.news.va , con le parole: “Cari amici, ho appena dato l’avvio a www.news.va. Sia lodato Gesù Cristo! Con le mie preghiere e la mia benedizione, Benedictus XVI”.
 

Tribunale Vaticano
Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico della Segreteria di Stato, imputato di favoreggiamento nei confronti del ‘corvo’.
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Redazione

Città del Vaticano - Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo del Papa condannato per il furto aggravato dei documenti di BenedettoXVI, comparirà nell’aula del Tribunale Vaticano come teste nel processo-bis a carico di Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico della Segreteria di Stato, imputato di favoreggiamento nei confronti del ‘corvo’. Parte infatti oggi il secondo e, presumibilmente, ultimo processo vaticano relativo alla fuga di documenti riservati della Santa Sede. Su richiesta della difesa, la posizione di Sciarpelletti era stata stralciata all'inizio del procedimento che ha poi condotto all'arresto di Paolo Gabriele per furto dei documenti. Il tecnico, cittadino italiano, era stato arrestato in Vaticano per una notte il 25 maggio, due giorni dopo l'arresto dell'ex assistente di Camera del Pontefice. La notizia non è però trapelata sino al momento del rinvio a giudizio dei due indagati, lo scorso 13 agosto. Sciarpelletti è imputato per favoreggiamento. Il portavoce vaticano Federico Lombardi ha precisato che Sciarpelletti ha avuto un ruolo minore. L'informatico era stato trovato in possesso di una busta con alcuni documenti "non riservati" - ha precisato il suo legale, Gianluca Benedetti - ossia una "corrispondenza mail" e un "libello inqualificabile". La requisitoria del 'promotore di giustizia' (pm) Nicola Picardi ha rivelato che si tratta di "una relazione dal titolo 'Napoleone in Vaticano' riprodotta da Nuzzi nel volume 'Sua Santità'". In un primo momento - è sempre la ricostruzione del pm - Sciarpelletti aveva affermato che la busta (con timbro a secco sul retro della segreteria di Stato ufficio Informazioni e documentazioni) gli era stata consegnata da Paolo Gabriele, poi ha rettificato dicendo che gli era invece stata consegnata da un monsignore - coperto per omissis dalla lettera W - con lo scopo di recapitarla a Paolo Gabriele. In questo senso, ha sostenuto il suo avvocato, il tecnico informatico, che si dichiara non colpevole, ha indirizzato gli inquirenti verso Paolo Gabriele e il favoreggiamento si configurerebbe, di conseguenza, a carico del monsignore. "Tra me e Paolo Gabriele non c'era una grande amicizia, ma ci conoscevamo e scambiavamo opinioni", ha peraltro puntualizzato Sciarpelletti tramite il suo avvocato. Se Sciarpelletti si presenterà oggi in aula, sarà la prima volta, poiché all'udienza alla quale ha ottenuto lo stralcio era rappresentato dal suo legale. Al processo saranno ascoltati cinque testimoni: il maggiordomo papale, Paolo Gabriele, il vicecomandante della Guardia svizzera, William Kloter, il comandante della gendarmeria vaticana, Domenico Giani e il gendarme Gauzzi Broccoletti. Prevista inoltre la testimonianza di mons. Carlo Polvani, responsabile informazione della segreteria di Stato vaticana nonché nipote di quel mons. Carlo Maria Viganò che, oggi nunzio apostolico negli Stati Uniti, contestò l'anno scorso la decisione del cardinale Tarcisio Bertone di allontanarlo dalla segreteria del governatorato vaticano con lettere di denuncia della corruzione vaticana che finirono sui giornali italiani e costituirono l'antefatto del caso Vatileaks.

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Il caso
Questa volta il destinatario è il segretario di Stato Vaticano cardinal Tarcisio Bertone
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Pietro Orlandi: "chiediamo l'istituzione di una Commissione cardinalizia d'inchiesta che si impegni, con onestà e volontà, a far emergere la Verità su questa vergognosa e disumana storia"
Stato Vaticano
Un’ora e dieci minuti: tanto è durato l’interrogatorio di Paolo Gabriele che ha ricostruito tutta la vicenda, dichiarandosi innocente per il reato che gli viene contestato.
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Redazione

“Volevo trovare una persona con la quale sfogarmi per condividere lo sconcerto”. Così Paolo Gabriele ieri nella seconda udienza in Vaticano dove è accusato di furto aggravato di documenti riservati. L’ex assistente di camera del Papa si è dichiarato innocente per il reato contestatogli: non ho rubato documenti, ha detto, “mi sento colpevole per aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Santo Padre”. Durante l’acquisizione delle testimonianze, sono emersi particolari sullo stato di detenzione in cella d’isolamento durante il primo periodo di arresto di Gabriele. Disposta dal promotore di giustizia l’apertura di un fascicolo per accertare se sono stati rispettati gli standard internazionali, confermati, comunque, da una nota della Gendarmeria. Il processo è aggiornato oggi, alle 9.00, in Vaticano. A seguire il processo per la Radio Vaticana c’è Massimiliano Menichetti: Un’ora e dieci minuti: tanto è durato l’interrogatorio di Paolo Gabriele che ha ricostruito tutta la vicenda, dichiarandosi innocente per il reato che gli viene contestato. Gabriele ammette di aver fotocopiato e diffuso, ma non di aver sottratto, rubato, documenti riservati. “Mi sento colpevole – ha dichiarato nella piccolissima aula delle udienze del Tribunale Vaticano – di aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Papa”. “L’intenzione – ha spiegato l’ex aiutante di Camera di Benedetto XVI, facendo riferimento ai documenti pubblicati – era quella di trovare una persona di fiducia con la quale sfogarmi e condividere lo sconcerto per una situazione diventata insopportabile, ad ampio raggio, in Vaticano”. Apparentemente sereno, con pacatezza, ha riferito ai magistrati di aver agito da solo “nel modo più assoluto”, di aver cominciato ad archiviare materiale dal 2010 durante il cosiddetto “caso Viganò” (la vicenda che riguardò l’allora segretario del Governatorato, il vescovo Carlo Maria Viganò, oggi nunzio negli Stati Uniti), anche se alcuni fogli risalgono al 2006 perché raccolti casualmente dall'imputato. Ha ribadito che non ha mai preso soldi, mai avuto una pepita d’oro e mai visto l’assegno da 100 mila euro, rinvenuti, secondo le carte processuali, in casa sua, in Vaticano dopo essere stati sottratti dall’appartamento papale insieme a una copia rara dell’Eneide. Il libro, di cui ignoravo il valore – ha comunque precisato l’ex aiutante di camera – mi è stato dato da mons. Gänswein, segretario del Papa, per i miei figli. “Non escludo, ma non è un’assunzione di colpevolezza – ha comunque aggiunto – che l’assegno sia potuto finire nelle carte che avevo fotocopiato”. Poi, su richiesta del suo avvocato, Cristina Arru, ha confermato che i primi giorni di detenzione, presso la cella di custodia nella Caserma della Gendarmeria Vaticana, sono stati difficili per lo spazio ridotto e per la costante luce accesa. Il Tribunale ha disposto l’apertura immediata di un fascicolo per accertare se siano stati rispettati gli standard minimi internazionali di detenzione. Una nota della Gendarmeria si è poi espressa in tal senso, ribadendo che Gabriele è stato trasferito dopo circa 20 giorni in un altro ambiente inagibile al momento dell’arresto. E che solo per motivi di sicurezza, e per evitare atti di autolesionismo, la luce è rimasta accesa per ventiquattr’ore al giorno. Cinque i testi ascoltati oggi, tra i quali anche il segretario del Papa, mons. Georg Gänswein, il quale ha ribadito la massima fiducia che aveva in Gabriele, di non aver mai sospettato nulla fino a quando non ha visto divulgate tre missive indirizzate a lui personalmente e che mai avevano abbandonato la sua stanza. Mons. Gänswein ha confermato di aver visto dei documenti originali tra gli atti sequestrati. I gendarmi, interrogati, hanno spiegato che la grande quantità di materiale rinvenuta in casa di Gabriele durante la perquisizione dell’abitazione non ha permesso di vagliare il materiale in loco, e che quindi sono state sequestrate le ormai note 82 scatole piene di fogli e materiale informatico.

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Stato Vaticano
L’imputato Gabriele è presente in aula, mentre l’imputato Sciarpelletti è rappresentato dal suo avvocato.
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Redazione

Questa mattina, alle ore 9.30, presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, ha avuto inizio la prima udienza del processo penale a carico di Gabriele Paolo e Sciarpelletti Claudio, imputati rispettivamente di furto aggravato e di favoreggiamento. Il collegio giudicante è composto da: Prof. Giuseppe Dalla Torre, Presidente; Prof. Avv. Paolo Papanti-Pelletier, Giudice; Prof. Avv. Venerando Marano, Giudice. Promotore di Giustizia è il Prof. Avv. Nicola Picardi. Gli avvocati difensori sono rispettivamente, per Paolo Gabriele l’Avv. Cristiana Arru, per Claudio Sciarpelletti l’Avv. Gianluca Benedetti. L’imputato Gabriele è presente in aula, mentre l’imputato Sciarpelletti è rappresentato dal suo avvocato.

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Stato Vaticano
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Emanuel Galea

(VIS).- Benedetto XVI inizierà oggi il suo 24º Viaggio Apostolico in Libano, dove la prossima domenica nella capitale, Beirut, firmerà l'Esortazione Apostolica Post-Sinodale dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che ha avuto luogo in Vaticano nell'ottobre 2010. Beirut ha cinque diocesi e un vicariato apostolico. Le diocesi sono: Beirut dei Maroniti (sede episcopale dal 1577) Archieparchia, 232 mila fedeli; l'arciepiscopo é Mons. Paul Youssef Matar. Beirut dei Greco-Melkiti (sec IV) e Jbeil dei Greco-Melkiti, sub-urbicaria (1881); Metropolia, 200 mila fedeli. L'arcivescovo è Mons. Cyril Salim Bustros. Beirut degli Armeni (1928,1929); Metropolia e Eparchia propria della Chiesa Patriarcale di Cilicia degli Armeni; 12 mila fedeli; Eparca è S.B. Nerses Bedros XIX Tarmound, Patriarca di Cilicia degli Armeni. Beirut dei Caldei (1957), 19 mila fedeli; Vescovo è Mons. Michel Kassarij. Beirut di Siri; Eparchia propria della Chiesa patriarcale di Antiochia dei Siri; 14.500 fedeli, affidati alla cura di S.B. Ignace Youssef III Younan.
Il Vicariato Apostolico è Beirut dei Latini, 10 mila fedeli; Vicario Apostolico è Mons. Paul Dahdah O.C.D.
 

Stato Vaticano
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Il Segretario di Stato ricorda il Cardinale Martini quale "esperto e appassionato della Sacra Scrittura, che ha saputo far conoscere e meditare a tutte le componenti del popolo di Dio e a tante persone in cerca della verità".

 

Emanuel Galea

Città del Vaticano, 1 settembre 2012 (VIS).

Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato un telegramma di cordoglio al Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia) per la scomparsa, ieri, all'età di 85 anni, del Cardinale Carlo Maria Martini, S.I., Arcivescovo emerito della medesima Arcidiocesi.
"Appresa con tristezza la notizia della morte del Cardinale Carlo Maria Martini dopo lunga infermità, vissuta con animo sereno e con fiducioso abbandono alla volontà del Signore, desidero esprimere a lei ed all’intera comunità diocesana come pure ai familiari del compianto Porporato la mia profonda partecipazione al loro dolore pensando con affetto a questo caro fratello che ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa. Ricordo con gratitudine la sua intensa opera apostolica profusa quale zelante religioso figlio spirituale di sant’Ignazio, esperto docente, autorevole biblista e apprezzato Rettore della Pontificia Università Gregoriana e del Pontificio Istituto Biblico, e quindi come solerte e saggio Arcivescovo di codesta Arcidiocesi ambrosiana. Penso altresì al competente e fervido servizio da lui reso alla parola di Dio, aprendo sempre più alla comunità ecclesiale i tesori della Sacra Scrittura, specialmente attraverso la promozione della lectio divina. Elevo fervide preghiere al signore affinché, per intercessione della Beata Vergine Maria, accolga questo suo fedele servitore e insigne pastore nella celeste Gerusalemme, e di cuore imparto a quanti ne piangono la scomparsa la confortatrice Benedizione Apostolica". Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato a sua volta un telegramma al Cardinale Scola nel quale esprime, a nome suo personale e a nome della Segreteria di Stato e di tutta la Curia Romana, il suo profondo cordoglio per la scomparsa del porporato che "ha testimoniato e insegnato il primato della vita spirituale e al tempo stesso l'ascolto attento dell'uomo nelle sue diverse condizioni esistenziali e sociali". Il Segretario di Stato ricorda il Cardinale Martini quale "esperto e appassionato della Sacra Scrittura, che ha saputo far conoscere e meditare a tutte le componenti del popolo di Dio e a tante persone in cerca della verità".
 

Stato Vaticano
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E.G.

Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha rilasciato nel tardo pomeriggio dello scorso 21 luglio la seguente dichiarazione: "Il Giudice Istruttore del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, prof. Piero Bonnet, essendo venute meno – dopo l’interrogatorio di oggi – le esigenze istruttorie per la permanenza dell’imputato in stato di arresto, ha disposto per il Signor Paolo Gabriele il beneficio della libertà provvisoria, concedendo gli arresti domiciliari, previa prestazione di idonee garanzie". "Il Signor Gabriele risiederà quindi nella sua abitazione, con la famiglia, in Vaticano, osservando quanto disposto dal Giudice per i contatti e rapporti con altre persone. I prossimi passi del procedimento, attesi nello spazio di alcuni giorni, saranno la requisitoria del Promotore di Giustizia sulla responsabilità per il reato di furto aggravato, e la seguente sentenza di rinvio a giudizio o di assoluzione da parte del Giudice Istruttore". "Per quanto riguarda la Commissione cardinalizia, ha fatto avere nei giorni scorsi al Santo Padre il rapporto conclusivo dei suoi lavori".  (VIS)

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