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DISTANZIATORE
Agricoltura & Economia
Pallottini: “L’impressione è che l’importanza e il peso del Car sull’economia del Lazio sia stata sottovalutata"
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Redazione
 
La Regione Lazio si accinge a cedere le proprie quote del Centro agroalimentare Roma (Car), una delle più importanti strutture europee per la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli e ittici. I vertici della società sono andati alla Pisana a esprimere in audizione la propria contrarietà alla decisione di dismettere le quote della Regione Lazio, attraverso una procedura ad evidenza pubblica varata dalla Giunta regionale.
 
Il presidente del Car, Valter Giammaria, e il direttore generale, Car Fabio Massimo Pallottini, sono stati ascoltati i dalla quarta commissione, Bilancio, presieduta da Simone Lupi (Pd), e dall’ottava, Attività produttive, presieduta da Daniele Fichera (Psi per Zingaretti). “Siamo venuti a conoscenza della cessione delle quote della Regione Lazio da un bando, perché nessuno ce lo ha comunicato”, ha esordito Giammaria. “Neppure la Camera di commercio è stata informata – ha proseguito Giammaria che peraltro è membro della Giunta camerale di Roma, ente proprietario (attraverso la Holding Camera Srl) di un terzo del pacchetto azionario della Società Centro Agroalimentare Roma CAR S.c.p.A (il 90% del capitale è pubblico) – In altre città italiane e europee l’attività svolta da questi centri è considerata strategica. Il Car è un riferimento per gli operatori, soprattutto in questo momento di crisi. L’andamento economico è positivo. Allora, vorremmo sapere perché a Roma l’attività svolta dal Car non dovrebbe essere considerata strategica. Al di là della legge nazionale – ha concluso Giammaria - che però altrove non viene applicata con la stessa solerzia, perché la Regione vuole dismettere le proprie quote?”.
 
“L’impressione è che l’importanza e il peso del Car sull’economia del Lazio sia stata sottovalutata – ha dichiarato Pallottini – Il Car è la più grande struttura italiana sia come fatturato che come giro d’affari. I circa 400 operatori all’interno del Car generano un volume d’affari pari a due miliardi di euro e danno lavoro a 3500 lavoratori. Il fatturato della società è di diciotto milioni di euro”. Pallottini ha ricordato l’importante ruolo del Car nella formazione trasparente dei prezzi, attraverso l’incontro tra offerta e domanda da parte degli intermediari, nel controllo sulla legalità, in un settore come l’agroalimentare sempre a rischio di infiltrazioni mafiose, e in materia sanitaria, attraverso l’analisi e il controllo dei prodotti all’interno della struttura.
Nel corso dell’audizione sono intervenuti alcuni consiglieri regionali. La consigliera Valentina Corrado (M5s) si domanda come mai la Regione Lazio abbia avviato speditamente la dismissione delle proprie quote nel Car, non avendo mai avuto nulla da eccepire, in qualità di socio, sulla gestione.
 
“Perché per il Mof (il centro agroalimentare di Fondi), dove la partecipazione regionale è maggiore, si è in una fase di stallo?”, ha concluso Corrado. Dal canto suo, Pietro Sbardella (Gruppo Misto) si domanda perché la questione della cessione non sia stata portata all’attenzione del Consiglio regionale. Più tranchant è Giancarlo Righini (FdI): “Abbiamo sempre contestato lo strumento del decreto in materia di dismissioni. E’ una modalità inaccettabile”. Per Fichera invece “è evidente che il settore è al centro delle strategie regionali, ma allora la domanda è la seguente: quale idea ha l’esecutivo di questa Regione del presidio che deve mantenere una volta che le quote del Car saranno in mano ad altri soggetti? Quale forma è stata immaginata?”.
L’assessore al Bilancio, Alessandra Sartore, accompagnata dall’assessore allo Sviluppo economico, Guido Fabiani, ha dichiarato di non poter rispondere entrando nel merito delle scelte, in quanto è in corso l’asta (scade il 3 maggio), per l’aggiudicazione della quota di proprietà della Regione Lazio. Sartore ha spiegato che la procedura si sta svolgendo in forza dalla normativa nazionale in materia di razionalizzazione delle partecipazioni pubbliche, peraltro in evoluzione, che obbliga la Regione a dismettere le quote di minoranza, salvo determinate fattispecie.
La legge è finanziata da uno stanziamento complessivo di 550 mila euro per il triennio 2017-2019
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Redazione

Via libera a maggioranza, dal Consiglio regionale del Lazio, alla proposta di legge per “Riconoscimento e valorizzazione degli ecomusei regionali” presentata dai consiglieri Enrico Maria Forte (Pd) e Rosa Giancola (Mdp). Trenta i voti a favore, un voto contrario, nove gli astenuti. Con questa normativa la Regione intende promuovere, riconoscere e disciplinare gli ecomusei regionali, con lo scopo – in particolare – di favorire la cultura della conservazione del paesaggio, valorizzare il patrimonio ambientale e culturale e promuovere la conservazione e la trasmissione della memoria storica. La legge è finanziata da uno stanziamento complessivo di 550 mila euro per il triennio 2017-2019, dei quali 250 mila per la parte corrente e 300 mila in conto capitale.
 
L’oggetto della nuova legge sono gli ecomusei, definiti allo stesso tempo “luoghi fisici” e “spazi mentali di una comunità”, spazi aperti e di condivisione che riuniscono paesaggio e storia. Insomma, da quanto si ricava dalla relazione di accompagnamento, una sorta di “musei dell’identità” per la promozione sul territorio di iniziative che possano sostenere anche l’economia locale, l’enogastronomia tipica, il turismo, l’artigianato, i mercati locali. Tra le esperienze già attive nel Lazio, la relazione alla proposta (che risale al 2013) ne ha ricordati quattro: quello del litorale di Ostia (1981), dell’Agro pontino (2004), del Lazio virgiliano (2008) e della Teverina (2009). La legge regionale sugli ecomusei si ispira alla Convenzione europea del paesaggio adottata dal Consiglio d’Europa nel luglio 2000. Sulla base delle disposizioni regionali approvate oggi potranno ottenere il riconoscimento gli ecomusei gestiti da enti locali, anche se in forma associata, associazioni e fondazioni culturali e ambientaliste. Altri soggetti ammessi: organismi senza scopo di lucro con le stesse finalità che si propone la legge e gli enti di gestione delle aree naturali protette regionali nel cui territorio ricade l’ecomuseo.
 
I criteri e i requisiti necessari per il riconoscimento degli ecomusei saranno definiti da un regolamento di Giunta, dopo di che gli ecomusei già attivi avranno un anno di tempo per adeguarsi ad esso. Gli ecomusei “riconosciuti” potranno utilizzare il marchio regionale e godere dei contributi regionali. Criteri e modalità per accedervi saranno fissati annualmente dalla Giunta. Prevista l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico.Nel corso delle tre sedute sulla proposta di legge in materia di ecomusei (la prima tenutasi l’8 marzo scorso), sono stati approvati numerosi emendamenti al testo originario. Le modifiche che il Consiglio ha accolto sono state proposte dal presidente della commissione Cultura, Cristian Carrara (Pd), Fabrizio Santori e Giancarlo Righini (FdI), da Marta Bonafoni e Daniela Bianchi (Mdp), da Eugenio Patanè (Pd), da Forza Italia e dal Movimento cinque stelle.
 
Approvato infine dall’Aula un ordine del giorno, promosso da Righini e Santori, che ha impegnato il presidente della Giunta regionale affinché, nell’attuazione della legge, gli ecomusei siano valorizzati anche per “mettere a sistema i servizi e gli istituti culturali e le aree protette naturali presenti nel territorio di riferimento”. Nell’atto di indirizzo si chiede che gli ecomusei siano utilizzati per “valorizzare le altre strutture museali in un’ottica interdisciplinare” e possano contribuire “fattivamente all’attuazione della Convenzione europea del paesaggio”. Inoltre si sollecita il coinvolgimento dei rappresentanti di ecomusei, enti locali, associazioni e istituzioni nonché, nella stesura del regolamento di Giunta, quello delle amministrazioni locali.
Sociale
Entro poche settimane il bando per l'assegnazione di dieci tra appartamenti e terreni sequestrati o confiscati e ora a disposizione della Regione
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Approvato oggi, in occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il nuovo regolamento regionale per l'affidamento e l'utilizzo sociale dei beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata. Si tratta di un atto che si inserisce nel percorso di forte impegno politico e amministrativo intrapreso dalla Regione Lazio per rendere più veloce ed efficace la restituzione alle comunità e ai territori dei beni frutto di attività criminali e mafiose.
Entro poche settimane un bando destinato a Comuni e associazioni. Il bando, da 750mila euro, prevede la ristrutturazione dei beni e un bando per l'assegnazione di dieci tra appartamenti e terreni sequestrati o confiscati e ora a disposizione della Regione Lazio. "Il primo passo è riconoscere e denunciare la presenza delle mafie nel nostro territorio, per poi sovvertirne la logica di sopraffazione e di dominio sociale ed economico –parole di Rita Visini, Assessore Politiche sociali, Sport e Sicurezza, che ha aggiunto: penso a quanto abbiamo messo in campo per restituire al bene comune quegli spazi e quelle attività economiche che la criminalità usava per rafforzare il proprio potere, e penso anche alle nostre politiche di contrasto all'usura, il bancomat delle mafie, grazie alla legge regionale 14/2015 e ai fondi stanziati dalla Regione per il sostegno alle vittime del sovraindebitamento".

Urbanistica Lazio
Fratelli d'Italia propone delle modifiche alla legge
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LAZIO - “La proposta di legge della Giunta regionale sulla Rigenerazione urbana, oggetto dell’audizione di oggi in commissione Ambiente e Urbanistica, manca di coraggio, ed è perciò intenzione di Fratelli d’Italia proporre modifiche al testo normativo in quanto riscontriamo aspetti più critici che positivi”.

E’ quanto dichiarano il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giancarlo Righini, e quello di Città Metropolitana di Roma Capitale, Marco Silvestroni.

“La proposta – sottolineano Righini e Silvestroni – parte sicuramente da buoni propositi, come quelli di contemplare prevalentemente interventi sulle edificazioni esistenti, sulle aree dismesse e sul recupero ai fini di limitare il consumo di nuovo suolo”.

“Tuttavia – osservano i due esponenti di Fdi – non mancano gli aspetti critici. Il primo che va evidenziato è che, come per il Piano casa, non è contemplato l’aspetto degli interventi tesi al recupero dei centri storici e conseguente messa in sicurezza, che rappresentano da sempre, sia nei grandi come nei piccoli agglomerati urbani, il cuore vitale della città consolidata, la loro tradizione e storia sempre più oggetto di un progressivo spopolamento, e che costituiscono anche l’ambito di maggiore e perenne fragilità, come dimostrano gli ultimi accadimenti sismici”.

“Secondo poi – osservano Righini e Silvestroni – non vi è un filo conduttore, una coerenza normativa (anzi si notano alcune sovrapposizioni) che definiscano in modo puntuale le procedure tecnico-amministrative per consentire istruttorie che consentano di approvare in tempi certi e rapidi le proposte di intervento. Riteniamo che la filosofia di una siffatta legge debba al contrario abbattere gli ostacoli di carattere temporale e burocratico che hanno contraddistinto le normative precedenti, pena lo svilimento del significato della norma e il rischio di una sua farraginosità applicativa ed operativa”.

“La proposta di legge – concludono Righini e Silvestroni – è anche carente di un articolato specifico rivolto al patrimonio pubblico, che soprattutto a Roma e nel Lazio vede una massiccia presenza di edifici di proprietà comunale e delle Ater, e che necessita di adeguati incentivi che favoriscano una ampia rigenerazione e sostituzione degli ambiti urbanistici”.

Prevenzione
Si è voluto fortemente rilanciare lo strumento del whistleblowing (segnalazione illeciti)
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"Abbiamo messo tanta carne al fuoco, sperando che non bruci. Una cosa è certa: questo fuoco non si spegnerà". Così Pompeo Savarino, direttore della struttura regionale per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità, ascoltato oggi in audizione dalla commissione consiliare speciale su infiltrazioni mafiose e criminalità organizzata. Savarino è approdato in Regione nel maggio 2016 dopo aver ricoperto per otto anni il ruolo di segretario generale al comune di Anzio. A febbraio ha approvato il nuovo piano anticorruzione regionale, sui cui contenuti ha incentrato il suo intervento alla Pisana.
 
Tre le direttrici lungo le quali ha mosso i primi passi dal suo insediamento. "In primo luogo ho voluto fortemente rilanciare lo strumento del whistleblowing (segnalazione illeciti), finora sottoutilizzato dai dipendenti pubblici regionali, per metterlo a disposizione anche di cittadini e imprese che si interfaccino con la Regione Lazio, allargando così il raggio d'azione". Savarino si è quindi soffermato sugli adempimenti relativi alle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab) presenti sul territorio regionale: "Ho trovato la massima disponibilità e collaborazione per mettere su una piccola squadra in grado, in pochi mesi, di colmare il grande vuoto di informazioni sul patrimonio disponibile e sulla natura giuridica di ciascun Ipab: oggi perlomeno siamo in grado di comprendere l'entità di ciò di cui stiamo parlando, ferme restando alcune criticità come l'assenza di revisori dei conti in alcuni istituti e, più in generale, una gestione troppo disomogenea da istituto a istituto".
 
Secondo Savarino, è auspicabile una semplificazione del quadro delle Ipab, anche mediante fusioni e privatizzazioni. Il direttore ha annunciato inoltre che la sua struttura analizza oramai in maniera analitica e non più a campione tutte le dichiarazioni e le autocertificazioni relative a inconferibilità e incompatibilità degli incarichi attribuiti dalle Ipab. Il terzo filone affrontato da Savarino ha riguardato i bandi, in via di definizione, riguardanti l'assegnazione di strutture confiscate alla malavita organizzata. "I criteri per dare in gestione la villa confiscata simbolo dei Casamonica, ad esempio, sono all'ordine del giorno della prossima giunta regionale e in settimana contiamo già di approvare il relativo bando, al quale spero davvero partecipino tante realtà della società civile".
 
Tra i consiglieri presenti, Marta Bonafoni (Mdp), ha richiamato, su quest'ultimo argomento, una precedente audizione con il presidente dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità del Lazio, Giampiero Cioffredi, chiedendo maggiori informazioni sulla tempistica di tutti i futuri bandi che abbiano per oggetto la riutilizzazione  a scopo sociale e la ristrutturazione delle numerose strutture sottratte alla criminalità organizzata nel Lazio. Gian Paolo Manzella (Pd) si è invece soffermato sulla necessità di rotazione dei dirigenti per limitare casi di accumulo di informazioni e potere in singoli elementi della pubblica amministrazione per tempi prolungati. Il presidente Favara ha quindi suggerito meccanismi premiali per i funzionari che nel proprio curriculum vantino responsabilità di gestione e organizzazione di strutture diverse dello stesso ente. Gianluca Perilli (M5s) ha infine preteso rassicurazioni sulla effettiva terzietà della struttura diretta da Savarino rispetto a chi, di volta in volta, viene eletto alla guida della Regione Lazio. Rassicurazioni prontamente fornite da Savarino, che ha spiegato come l'Anticorruzione regionale sia attualmente slegata da vertici politici e amministrativi dell'ente che è tenuto a controllare ed eventualmente sanzionare.
Traffico aereo
Secondo il portavoce Criaac, Roberto Barcaroli "il Pastine di Ciampino è fuorilegge dal 2002"
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Rumori assordanti, atterraggi e decolli a ridosso di centri densamente abitati, rotte che sovrastano beni culturali e paesaggistici di valore storico e naturalistico. In commissione Ambiente torna di attualità il confronto tra istituzioni e comitati civici sul futuro dell'aeroporto "Pastine" di Ciampino. Il secondo scalo romano è stato più volte al centro di un dibattito in seno all'organismo presieduto da Enrico Panunzi sull'inquinamento acustico e sull'assenza di infrastrutture adeguate per supportare un volume di attività che è andato crescendo con l'affermarsi delle compagnie aeree low cost. Attualmente è in corso presso il ministero dell’Ambiente la conferenza dei servizi per l’applicazione della normativa vigente in materia di impatto ambientale.
All'audizione odierna, presenti l'assessore regionale all'Ambiente Mauro Buschini e il sindaco di Ciampino Giovanni Terzulli. A dialogare con loro il comitato per la riduzione dell'impatto ambientale dell'aeroporto di Ciampino (Criaac) e quello di quartiere denominato "Santa Maria delle Mole".
 
L'incontro è stato richiesto dal consigliere Simone Lupi (Pd), allo scopo di sensibilizzare la giunta sul tema. "La reiterata richiesta di riduzione dei voli da parte della Regione purtroppo non ha ancora determinato un sensibile miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini di Ciampino, Marino e di alcune zone di Roma", ha spiegato, proponendo l'istituzione di un tavolo interistituzionale per affrontare in modo più efficace la problematica.
Secondo il portavoce Criaac, Roberto Barcaroli "il Pastine di Ciampino è fuorilegge dal 2002, quando il nuovo piano industriale ha determinato un graduale aumento dei passeggeri, fino a superare la soglia dei cinque milioni, senza badare alle ricadute sul territorio e ignorando le leggi sull'impatto ambientale. Le centraline Arpa del resto hanno ampiamente dimostrato l'inquinamento acustico determinato dai voli". Barcaroli ha inoltre contestato i dati forniti dalla società Aeroporti di Roma (Adr) rispetto alla diminuzione della rumorosità, mettendo in dubbio i criteri utilizzati per misurarla.
 
Luca Perrone, il rappresentante del comitato di quartiere "Santa Maria delle Mole” ha riepilogato tutti i recenti pronunciamenti istituzionali che hanno evidenziato tutte le criticità dello scalo. "Adesso è la politica che deve assumersi le proprie responsabilità e prendere una decisione netta e inequivocabile in sede di conferenza di servizi, istituto che vedrà protagonista la Regione Lazio". Il sindaco Terzulli, mostrando apprezzamento per il lavoro di ricerca e di denuncia portato avanti dai comitati, ha evidenziato le lacune procedurali che finora hanno impedito una decisa riduzione dell'inquinamento aeroportuale. "Troppi silenzi, troppi ritardi e sullo sfondo resta sempre l'incognita della realizzazione della quarta pista dello scalo di Fiumicino, l'unico intervento concreto che potrebbe determinare una sensibile diminuzione dei voli su Ciampino", ha aggiunto.
L'amministrazione ha quindi contestato le misure imposte al Comune per ridurre l'inquinamento ambientale da veicoli, mediante blocchi e targhe alterne, in assenza di dati certi sui gas nocivi rilasciati dagli aeromobili e dai roghi provenienti dagli accampamenti abusivi sorti attorno al Pastine.
 
L'assessore Buschini ha annunciato l’invio di una nota per chiedere aggiornamenti e spiegazioni sullo stallo dei lavori della conferenza di servizi sul nuovo piano di sviluppo. “Il nostro obiettivo - ha aggiunto - è creare un tavolo permanente sul tema dell’inquinamento e intendiamo utilizzare maggiormente i rilevamenti e le previsioni quotidiane dell’agenzia regionale Arpa sulla qualità dell'aria per favorire ordinanze quanto più puntuali e limitate nel tempo che non penalizzino più di tanto la cittadinanza di queste aree già particolarmente gravate dal punto di vista ambientale”. Dai banchi dell'opposizione, Sbardella (Gruppo Misto) ha evidenziato il mancato invito all'indirizzo del sindaco di Marino e il ruolo “potenzialmente ambiguo” della Regione all'interno di Adr. David Porrello, del Movimento 5 stelle, ha apprezzato l'impegno assunto da Buschini, ma ha manifestato l'esigenza di un nuovo piano di sviluppo aeroportuale del Lazio in grado di recepire i cambiamenti economici, urbanistici, sociali e ambientali intervenuti negli ultimi decenni. Per Adriano Palozzi (Pdl-FI) “la soluzione è a portata di mano, a patto di voler davvero risolvere il problema da un punto di vista politico”.
Ambiente & Territorio
Attualmente sono cinque gli Ato provinciali previsti dalla legge regionale del 1998
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Redazione

 

Istituire un ambito unico (Ato) a livello laziale per la gestione dei rifiuti, suddiviso in distretti, al posto dei cinque Ato provinciali previsti dalla legge regionale del 1998. Rendere noto l’assetto societario – con nomi di proprietari, amministratori e quote detenute da altre società – di chi intende realizzare impianti di smaltimento, di recupero e discariche. È quanto prevedono due proposte di legge presentate ieri mattina in commissione Ambiente del Consiglio regionale.
 
La prima, di iniziativa della Giunta, è stata illustrata dall’assessore regionale ad Ambiente e Rifiuti Mauro Buschini, mentre la seconda è stata esposta dal proponente, Francesco Storace (Mns). La commissione, presieduta da Enrico Panunzi, ha votato a maggioranza di procedere alla formulazione di un testo unificato delle due proposte (n. 369 quella di Giunta e n. 59 quella di Storace) che entrambe intendono a modificare la legge regionale n. 27 del 9 luglio 1998 “Disciplina regionale della gestione dei rifiuti”. Contrari all’unificazione i due consiglieri M5s Silvia Blasi e Devid Porrello.
 
L’intenzione di dar vita a un ambito unico regionale era stata già anticipata da Buschini nei mesi scorsi in occasione delle sedute sulle linee guida del nuovo piano rifiuti. Ora la proposta ha preso corpo in un testo di tre articoli. “L’attuale delimitazione degli Ato non è funzionale alla gestione dei rifiuti nella Regione Lazio e alle esigenze delle Province, dei Comuni e dei cittadini”, si legge nella relazione di accompagnamento alla proposta. L’Ato unico, benché di livello regionale, prevede comunque la partecipazione, attraverso una Consulta dei comuni laziali i cui rappresentanti saranno eletti – come ha anticipato oggi Buschini – sulla base dei distretti nei quali verrà ripartito l’ambito regionale. Distretti entro il cui perimetro si dovrà realizzare, nelle intenzioni della legge, la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti urbani.
 
“Si eviterà la libera circolazione dei rifiuti nel territorio regionale”, ha tenuto a sottolineare Buschini, riferendosi proprio all’articolazione distrettuale che punta a creare, in pratica, dei sub-ambiti autosufficienti. La chiusura del ciclo infatti – secondo la relazione al testo – “comprende l’organizzazione dei servizi di raccolta e l’individuazione dei siti e degli impianti per il loro trattamento, recupero e smaltimento al fine di compiere l’autosufficienza nel perimetro di ciascun distretto”. Eventuali “interdipendenze” o sussidiarietà che dovessero rendersi necessarie dovranno essere esaminate e valutate in sede distrettuale e quindi di Ato regionale. Buschini ha anche parlato della possibilità di costituire dentro l’ambito bacini per la raccolta così da consentire ai comuni di svolgere servizi insieme. Quando si parla di “chiusura del ciclo”, sempre secondo Buschini, non significa che ogni distretto dovrà avere – insieme agli altri impianti – anche un termovalorizzatore, poiché per questo genere di impianti le leggi vigenti prevedono un ambito unico nazionale.
 
La seconda proposta di modifica della legge regionale sulla gestione dei rifiuti del 1998 è stata presentata da Storace “contro le situazioni di monopolio”. La proposta è nata in occasione della vicenda sul sito di Falcognana. In materia di iter per l’autorizzazione di impianti di smaltimento, recupero o discariche la proposta di legge – destinata a confluire in un testo unificato con la precedente, come deciso dalla commissione – propone di inserire nei progetti presentati ogni utile informazione che consenta di conoscere il nome dei proprietari, degli amministratori o delle società che detengono quote azionarie, con il divieto di valutare soggetti che operano per interposta persona o società fiduciarie.
L'evento a Roma
E' quanto emerso nel corso di una iniziativa della Polizia stradale al Miur
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ROMA - Su 15.546 autobus (di cui 10.126 su richiesta delle scuole) controllati nel 2016, pari al 15% circa del parco veicolare in Italia, sono state rilevate irregolarità su 2.549 veicoli (1.287 di quelli controllati su richiesta delle scuole). E' quanto emerso nel corso della conferenza stampa di 'Gite scolastiche in sicurezza', iniziativa congiunta che mette a disposizione delle istituzioni scolastiche la competenza e il supporto della Polizia stradale. Le principali violazioni accertate hanno riguardato irregolarità documentali (2.117 violazioni); inefficienza dei dispositivi di equipaggiamento quali, ad esempio, pneumatici lisci, cinture di sicurezza guaste, fari rotti ecc. (624 violazioni); mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo (449 violazioni); eccesso di velocità (262 violazioni); carte di circolazione ritirate (68); patenti di guida ritirate (46) e omessa revisione (36).
 
A rinnovare la collaborazione, al Miur, sono stati Gabriele Toccafondi, sottosegretario del ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca; Rosa De Pasquale, Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, e Giuseppe Bisogno, Direttore del Servizio Polizia stradale del ministero dell’Interno. L'intervento della Polizia stradale non è obbligatoria, si ricorda, ma si intende come un servizio a disposizione delle scuole. Le istituzioni scolastiche potranno segnalare alla Polizia stradale i loro viaggi o programmare controlli lungo l’itinerario, che saranno effettuati a campione, inviando richiesta scritta tramite modulo preposto. Inoltre, le scuole potranno richiedere, prima della partenza l’intervento della Sezione Polizia stradale della provincia di appartenenza per un controllo del mezzo di trasporto e per la verifica dell’idoneità del veicolo e del conducente.
 
"I numeri registrati lo scorso anno – ha osservato Toccafondi – ci dicono che dobbiamo continuare in questa direzione, proseguendo con i controlli sui mezzi che portano le nostre ragazze e i nostri ragazzi in gita". "L’educazione stradale è un tema fondamentale per la formazione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi – ha ricordato Bisogno - se pensiamo che la sicurezza sulle strade è ancora un problema nel nostro Paese. Nel 2015, infatti, sono stati 3.428 i morti sulle strade e nello stesso anno, per la prima volta dopo molti anni, si è registrato di nuovo un aumento dei decessi per incidenti stradali dopo anni di trend in diminuzione".
Cronaca
Per il sindaco Luca Di Fiori: "E' la prima volta nella storia di Ardea che si punta a un percorso di efficientemento energetico così imponente"
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di Simonetta D'Onofrio
 

ARDEA (RM) - Parte l’efficientamento energetico dell’illuminazione pubblica nell’intero territorio. Per il sindaco Luca Di Fiori, il tema della sicurezza e della qualità è fondamentale per migliorare la città di Ardea.: “E' la prima volta nella storia di Ardea che si punta a un percorso di efficientemento energetico così imponente. Con questo piano vogliamo affrontare in modo deciso la questione della manutenzione degli impianti molti dei quali vengono rinnovati. Inoltre puntiamo a risparmiare notevolmente con la tecnologia a Led e ad avviare un percorso di sostenibilità. Facciamo però un passo in più e diamo ai cittadini la risposta che hanno da sempre richiesto: la sicurezza. Sono 40 le telecamere che grazie a questo accordo monitoreranno h24 tutto il territorio. E' nostra intenzione dare una priorità, mettendole agli accessi di tutto il territorio. Così potremo fornire un servizio utile alle forze dell'ordine (in primis, carabinieri e polizia di Stato) per controllare chi viene a delinquere nella nostra zona”.

L’Amministrazione ha aggiudicato alla società Hera Luce un contratto ventennale che ha come obiettivo un risparmio energetico di circa il 60% (grazie e tecnologie d’avanguardia e al led) sui circa 3.200 punti luce. L’efficientamento riguarderà anche gli impianti semaforici, per un totale di oltre 60 lanterne che, come i lampioni, saranno dotate di lampade a led. Inoltre, è prevista la realizzazione di un nuovo impianto di videosorveglianza: il primo così massivo nella storia della città.

Le opere di messa a norma e messa in sicurezza degli impianti prevedono, fra l’altro, la sostituzione di oltre 6 Km di linea elettrica, il rifacimento di quasi 4 Km di cavidotti, la sostituzione di circa 600 pali di sostegno.

Per il sindaco Di Fiori grazie all’uso di tecnologie all’avanguardia e del led, sarà possibile raggiungere un risparmio energetico di circa il 60% rispetto allo stato di partenza degli impianti, equivalente a circa 236 Tep (Tonnellate equivalenti di petrolio) l’anno, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 509 tonnellate/anno. I lavori previsti dal progetto di riqualificazione saranno svolti in un arco di tempo di circa un anno.

A tal proposito Alessandro Battistini, direttore generale di Hera Luce, commenta così il raggiungimento di questo importante obiettivo: “L’intervento previsto nel territorio di Ardea porterà il servizio di illuminazione pubblica a un livello di efficienza energetica pari a circa il 60% rispetto allo stato di partenza degli impianti interessati. Un risultato importante, che raggiungeremo grazie all’utilizzo di tecnologie di ultima generazione, selezionate adottando i Criteri Ambientali Minimi per l’illuminazione pubblica sviluppati secondo le indicazioni della politica europea, che mira a coniugare competitività e sostenibilità. Si conferma così l’impegno di Hera Luce nel campo dell’efficienza energetica e dell’innovazione tecnologica Anche in questa occasione sarà tenuto conto del valore storico del contesto urbano in cui si andrà ad agire”.


Ecco in sintesi gli strumenti operativi che verranno adottati:

Videosorveglianza per garantire maggiore sicurezza


Il progetto di attività prevede anche la realizzazione da parte di Hera Luce di un sistema di videosorveglianza per garantire un livello ancora maggiore di sicurezza in ambito urbano. Per dare vita all’impianto saranno realizzate una nuova centrale operativa e una rete wireless. Quindi si procederà alla collocazione di oltre 40 telecamere in punti sensibili del territorio comunale (come scuole, impianti pubblici, parchi).

Tra gli apparati di videosorveglianza che saranno o rinnovati o realizzati ex novo, quelli in via del Tempio, alla scuola elementare di via Silla, a largo delle Marmore, a via Reno, a via Tevere, a largo Nuova California, a Largo Genova, alle Salzare, a viale Gorizia, al cimitero di via Strampelli.



Un numero di pronto intervento dedicato ai cittadini

Ai cittadini, Hera Luce dedica anche un servizio tramite il quale potranno segnalare direttamente eventuali guasti o malfunzionamenti: attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, sarà utilizzabile dal 1 giugno 2017 telefonando al numero verde 800.498616.

Hera Luce/Scheda

Hera Luce è la società del Gruppo Hera che progetta, realizza, mantiene e gestisce impianti di pubblica illuminazione; ha sede a San Mauro Pascoli (provincia di Forlì-Cesena) ed è il secondo gestore italiano di illuminazione pubblica. Gestisce il servizio di illuminazione pubblica in 74 Comuni italiani in Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Umbria, Marche, Toscana e Abruzzo.

Solo nel 2016 Hera Luce ha acquisito la gestione di oltre 34.000 i punti luce, attraverso le 7 gare vinte in 13 Comuni, per una popolazione servita di 178.000 abitanti. La gestione da parte di Hera Luce porterà nei nuovi Comuni acquisiti a un risparmio medio di oltre il 60% rispetto alla situazione di partenza. Il dato è pari a circa 2.300 tonnellate equivalenti di petrolio consumate in meno ogni anno.
 

Cronaca
Entro 10 giorni un bando pubblico per l’assegnazione gratuita rivolto alla cooperazione e all’associazionismo
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La villa Casamonica alla Romanina è stata  assegnata alla Regione Lazio. Entro 10 giorni il bando pubblico per l’assegnazione gratuita rivolto alla cooperazione e all’associazionismo per il riutilizzo sociale della villa confiscata alla Romanina. L’appello, rivolto a tutto il terzo settore, è quello alla larga partecipazione al bando per l’utilizzo sociale di un immobile confiscato ad un clan che a Roma si caratterizza per il suo forte potere di intimidazione. “Oggi villa Casamonica alla Romanina confiscata e assegnata a Regione Lazio. Grazie a Questura di Roma, la utilizzeremo per scopi sociali”- è il commento, su Twitter, del presidente, Nicola Zingaretti. “Le strutture della società civile responsabile sappiano che lo Stato c’è e riesce a dare il meglio di sé nel contrasto alla criminalità organizzata perché a Roma sa fare squadra- parole di Gianpiero Cioffredi, Presidente dell'Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio. Non finiremo mai di ringraziare per queste ragioni l’attività delle Forze di Polizia, del Prefetto Paola Basilone, del Tribunale per le Misure di Prevenzione, dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati e del Procuratore Giuseppe Pignatone”- ha detto ancora Cioffredi.
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