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DISTANZIATORE
Maria Corongiu (Fimmg) è favorevole all'obbligatorietà dei vaccini e all'impianto della proposta di legge. Mentre, per Teresa Rongai(Fimp):"Rendere obbligatori i vaccini all'atto dell'iscrizione
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Giornata di audizioni in commissione Politiche sociali e salute sulla proposta di legge numero 361, di iniziativa della giunta, sull'assolvimento dell'obbligo vaccinale per l'accesso negli asili nido pubblici. Si intende intervenire così sulla legge regionale 59 del 1980 (Norme sugli asili nido) introducendo un articolo aggiuntivo sull'assolvimento delle prescrizioni relative ai quattro vaccini attualmente previsiti per tutti i nuovi nati: antidifteritica, antitetanica, antipoliomielitica e contro l'epatite B. Il primo esperto ad essere ascoltato è stata la dottoressa Maria Corongiu, segretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), favorevole all'obbligatorietà dei vaccini e all'impianto della proposta di legge. Corongiu ha auspicato interventi "culturali" per spiegare meglio i rischi da non-vaccinazione, nonché per incentivare il ricorso anche alle immunizzazioni "raccomandate", come quello contro il morbillo. "Nel Lazio nel solo mese gennaio 2017 - ha dichiarato - abbiamo registrato 42 casi di morbillo, un quarto dell'intero 2016, e penso sia un dato da mettere in correlazione alla percentuale sempre più bassa di vaccinati per questa patologia, che nel Lazio è attualmente all'84,5%".
 
Di parere discordante, Eugenio Serravalle, pediatra e presidente di Assis, consorzio che promuove "una medicina rinnovata, personalizzata e umanizzata", secondo il quale "è troppo scarsa l'informazione in possesso dei genitori che vaccinano i propri figli". Per Serravalle "non sussistono possibilità di trasmettere in asilo le quattro patologie oggetto delle immunizzazioni obbligatorie, alcune delle quali non presenti in Italia dagli anni Novanta". "Il vero problema - ha aggiunto - è rappresentato semmai da malattie come la pertosse o il morbillo, i cui antidoti restano tuttora facoltativi". Auspicata infine la creazione di una anagrafe vaccinale informatizzata e centralizzata, nonché di vaccini singoli al posto degli attalli trivalenti o esavalenti.
Per l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) i dirigenti Paolo Foggi e Lorenzo Montrasio hanno posto l'accento sui compiti e sulle procedure in capo alla propria struttura per garantire al massimo chi assume farmaci e vaccini. L'agenzia metterà a disposizione della commissione un documento sugli eventi avversi a seguito di vaccinazioni.
 
L'Aifa si è detta tuttavia non competente rispetto alla scelte di "confezionare" in maniera aggregata o meno gli antidoti attualmente in commercio.Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip) e dirigente pediatra all'ospedale Bambino Gesù, ha richiamato l'attenzione sui tanti bambini che, per svariati motivi, non possono vaccinarsi e quindi sono particolarmente esposti a virus e batteri, che sarebbero maggiormente tutelati in caso di approvazione della proposta di legge all'attenzione della commissione. "La poliomelite non è affatto scomparsa e debellata, è presente in quattro grandi nazioni in cui è endemica: territori vasti come l'India con cui l'Italia intrattiene numerosi rapporti - ha tenuto a precisare -. A Roma, lo scorso anno, abbiamo poi avuto delle morti per pertosse, una patologia considerata banale ma per per la quale le immunizzazioni sono in evidente calo su base regionale".
 
Villani si è dichiarato favorevole, pertanto, a tutti i tipi di vaccini, obbligatori e raccomandati, e ha raccomandato alla Regione Lazio di abbinare all'intervento legislativo una adeguata campagna di informazione e di promozione rispetto al tema della prevenzione. Per Teresa Rongai, segretaria regionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), bisogna prescindere dalle "epidemie mediatiche, come quelle da meningite, per concentrarsi sui dati scientifici che danno in netto aumento rosolia, parotite e morbillo". "Siamo a conoscenza di asili in cui la maggior parte dei bambini non è vaccinata in nessun modo e sono tanti i genitori che si rivolgono a noi pediatri preoccupati di questa circostanza sempre più frequente", ha aggiunto, sposando i contenuti della proposta di legge in discussione, pur ammettendo che "rendere obbligatori i vaccini all'atto dell'iscrizione al nido rappresenta una nostra sconfitta collettiva".
Promozione e interscambio
L’obiettivo è quello di promuovere al meglio le opportunità d’investimento e rafforzare la presenza delle imprese estere sul territorio
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Redazione

 
Un Protocollo d’Intesa per l’attrazione degli investimenti esteri, con l’obiettivo di promuovere al meglio le opportunità d’investimento e rafforzare la presenza delle imprese estere sul territorio. Il Protocollo è stato firmato dal Sottosegretario Ivan Scalfarotto, dal Direttore dell’Agenzia ICE, l’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane Piergiorgio Borgogelli, e dall’Assessore allo Sviluppo economico e alle Attività produttive della Regione, Guido Fabiani. Un’azione di coordinamento delle strategie di intervento e delle attività volte quindi a rendere più efficace ed efficiente l’azione delle istituzioni centrali e locali, nonché la ricerca di potenziali investitori a livello internazionale.
 
Un nuovo sistema di gestione tra Amministrazioni centrali e regionali. L’intesa segue le altre dieci già siglate con altrettante Regioni (Toscana, Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Veneto, Provincia autonoma di Trento, Basilicata e Valle d’Aosta) e si inserisce in un percorso di confronto tra Amministrazioni, sviluppatosi anche nell’ambito del Comitato Attrazione Investimenti presieduto dal Sottosegretario stesso. La firma di questo Protocollo rientra nel più ampio Programma di internazionalizzazione 2016-2017 che prevede, come elemento innovativo rispetto al precedente, proprio il tema della “attrazione investimenti” tra le linee di azione che si stanno realizzando in questo biennio.
 
Per questo la Regione ha indicato la società in house "Lazio Innova S.p.A." come soggetto operativo per l'attuazione delle attività di attrazione investimenti esteri, in collaborazione con l’Agenzia ICE e secondo le indicazioni della Regione Lazio. I punti fondamentali delle collaborazioni tra MISE, ICE e Regioni? Lo scambio di informazioni sulle attività svolte, la raccolta e la promozione di opportunità presso gli investitori internazionali, in linea con le specializzazioni individuate dalle strategie regionali di internazionalizzazione. Essenziale il ruolo svolto dagli uffici dell’Agenzia ICE all’estero, dove alla tradizionale azione di supporto del Made in Italy, si affianca quella di promozione dell’Italia come meta di investimenti. Ed è per questo motivo che l’ICE, nelle principali piazze finanziarie mondiali come ad esempio New York, Londra, Dubai, Singapore e Tokyo, ha iniziato, già nel 2015, ad aprire dei desk dedicati all’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di progetti innovativi nel nostro Paese. Per il 2017 sono in programma le inaugurazioni dei desk di Hong Kong e Pechino.
Novità
Nel corso del 2016 i voli notturni sono cresciuti del 64% rispetto al 2015
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Redazione

 
LAZIO - Positivo il bilancio del servizio di elisoccorso attivo di notte in tutto il Lazio. Nel corso del 2016 i voli notturni sono cresciuti del 64% rispetto al 2015 e questo grazie all’aumento, in tutta la regione, delle piazzole d’atterraggio abilitate ad operare anche dopo il tramonto. L’incremento positivo ha riguardato tutte le province, a partire dagli ospedali dei capoluoghi. Un servizio di fondamentale importanza, come dimostra il terremoto del 24 agosto: in occasione del tragico evento, l’eliambulanza con medici e infermieri è atterrata 40 minuti dopo l’evento, prima che facesse luce, sulla piazzola illuminata dell’ospedale.
 
Così i soccorsi sono partiti a tempo di record e l’elicottero del 118 ha iniziato subito a trasportare i feriti più gravi negli ospedali romani. Attivata per il volo notturno anche la base elisoccorso di Viterbo. La base offre copertura anche alla provincia reatina e si va ad aggiungere a quelle di Roma e Latina già attive da tempo sull’arco delle 24h. Così l’intero territorio regionale dispone del servizio di elisoccorso notte e giorno. Ed è proprio la base del capoluogo pontino quella che ha fatto registrare il numero più alto di interventi superando per la prima volta quelli partiti dalla base di Roma. I dati dell’attività svolta nel 2016 parlano chiaro: i voli sono stati complessivamente 2.139, i trasferimenti da ospedale a ospedale, i cosiddetti trasporti secondari, sono passati dai 382 del 2015 ai 525 dell’anno appena passato e ormai rappresentano il 25% del totale.
 
Vuol dire che l’utilizzo dell’eliambulanza per spostamenti da un ospedale ad un altro più attrezzato sta diventando norma a tutto vantaggio dei cittadini. Simile anche il numero degli interventi sulle isole: 81 contro i 79 del 2015. Considerevole invece l'aumento dei notturni, 348 contro 212, reso possibile dall'apertura H24 della base di Latina che ha registrato  874 missioni , quasi 100 in più della base di Roma che è ferma a 779, mentre quella di Viterbo ha contato  484 missioni di cui 24 con l’utilizzo del verricello per il recupero di feriti in zone impervie.
 
I dati
Lo studio ha riguardato il secondo semestre 2016
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La Federlazio ha realizzato la consueta indagine congiunturale sullo stato di salute delle piccole e medie imprese del Lazio, effettuata su un campione di 350 imprese associate. Lo studio ha riguardato il secondo semestre 2016. L'indagine è stata presentata oggi presso la sede dell'Associazione dal Presidente della Federlazio Silvio Rossignoli e dal Direttore Generale Luciano Mocci. All'incontro sono intervenuti, tra gli altri, l’Assessore allo Sviluppo Economico e Attività produttive della Regione Lazio Guido Fabiani e il Presidente di Unioncamere Lazio, Lorenzo Tagliavanti. L’immagine che i dati seccamente ci restituiscono è quella di un tessuto imprenditoriale regionale che, nel suo insieme, si sta faticosamente rimettendo in marcia.
 
Sicuramente possiamo dire che rispetto al semestre scorso vi sono elementi tendenzialmente più confortanti, che indubbiamente vanno accolti con positività, ma ancora incerti e poco consolidati. Nel secondo semestre 2016, il saldo di opinioni sull’andamento degli ordinativi per quanto concerne il mercato nazionale recupera 7 punti passando da -9 a -2 rispetto al primo semestre del 2016. Migliorano anche gli ordinativi dal mercato Extra-UE (da +16 a +20), mentre diminuiscono leggermente quelli dai paesi UE (da +9 a +6). Il fatturato sul mercato domestico registra un deciso miglioramento rispetto al semestre precedente, passando da -5 a +4. Un andamento crescente che riguarda anche il fatturato derivante dall’estero: paesi Extra-UE da +3 a +10, paesi UE da +5 a +8. Rimane negativo il saldo di opinioni sull’andamento della produzione (da -8 a -5). E’ pari al 36,9% la percentuale delle imprese che ha dichiarato di aver effettuato investimenti nel primo semestre 2016.
 
Si tratta di una percentuale in lieve diminuzione rispetto alla prima parte del 2016 (37,8%) ma superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno 2015 (29,3%), confermando quindi un trend positivo in consolidamento. Occupazione: diminuisce leggermente la percentuale di imprese che hanno assunto nel secondo semestre 2016, tornando praticamente ai livelli del 2015 (18,6%).L’indagine Federlazio ha rilevato anche le previsioni a breve sui prossimi sei mesi dalle quali emerge che, per quanto concerne gli ordinativi, le aspettative sono positive: mercato nazionale da +10 a +13; Paesi EU in leggera diminuzione (da +31 a +26); Paesi Extra-UE in costante crescita (da +24 a +29). Riguardo le previsioni sull’occupazione per il I semestre 2017, il saldo atteso diminuisce tornando negativo a -1. Diminuisce leggermente anche la percentuale di imprese che prevedono di effettuare investimenti, ora al 39,4% (negli ultimi due passati rilevamenti era rispettivamente 41,5% e 37,9%). Tra le principali problematiche segnalate dagli imprenditori, al primo posto ancora la “insufficienza della domanda” che sale dal 27 al 28%.
 
Seguono il “ritardo dei pagamenti dei privati” (23,4%), il “ritardo dei pagamenti PA” (14,2%), la “impossibilità di partecipare agli appalti” (9,2%), la “mancata concessione del credito bancario” (5%). Abbiamo poi voluto cogliere la percezione delle imprese su come stia evolvendo la crisi dal loro punto di vista. Nel complesso emerge un quadro di incertezza: infatti se da un lato diminuiscono gli imprenditori che dichiarano che “al momento non si intravede una via di uscita” - che fa registrare una percentuale del 38,2% rispetto al 43,4% -, dall’altro cresce anche la percentuale di coloro che pensano che “il peggio deve ancora venire” (dal 3,3% al 6,1%). La percentuale di imprese che ritengono di correre seri rischi di chiusura entro i prossimi sei mesi si è aumentata da 10,3% a 13,6%. Riguardo quali azioni le imprese intendono porre in essere al proprio interno per contrastare la crisi, al primo posto le imprese hanno indicato la “creazione di nuovi prodotti” con il 22% (in diminuzione rispetto al precedente 25,1%).
 
Segue il “taglio dei costi di gestione” (da 22,2% a 20,6%), il “miglioramento della qualità del prodotto/servizio” (da 18,8% a 20%), le “attività rivolte sul mercato estero” (da 10,9 a 11,2%), la “riduzione del personale” (da 5,9 a 7,6%). Alla domanda su cosa renda la loro attività meno competitiva qui in Italia rispetto a quella dei propri concorrenti, le imprese anche questo semestre hanno indicato al primo posto la “pressione fiscale”, che ha raggiunto il livello del 30% dal 29,4%, seguita dal “costo del lavoro” (dal 25,5% al 226,1%) e dalla “complessità normativa e burocratica” stabile al 20,3%. Infine, alle imprese del campione è stato chiesto di indicare quale azione il Governo regionale dovrebbe mettere al primo posto per uscire dalla crisi. Anche per questo semestre al primo posto viene indicata la “riduzione delle tasse su impresa e lavoro” con il 62,7%, (era il 64,6% nel semestre precedente), sostanzialmente stabile e costante nel tempo. A parte l’azione relativa alla “eliminazione inefficienze della PA” (in diminuzione da 14,2% a 9%), tutte le altre hanno percentuali quasi irrilevanti.
Economia
Sono i dati dell'Osservatorio nazionale Waste Watcher di Last Minute Market/Swg presentati presso la sede dell'Enpam
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Lo spreco di cibo in Italia avviene soprattutto nelle case e ammonta a circa 145 kg all'anno per famiglia, il 75% dello spreco complessivo del Paese per un costo di 360 euro annui; inoltre solo 6 italiani su 10, (il 59% degli intervistati) sanno che esiste una nuova 'legge antispreco' entrata in vigore lo scorso agosto e il 90% non ne conosce i contenuti. Sono i dati dell'Osservatorio nazionale Waste Watcher di Last Minute Market/Swg presentati presso la sede dell'Enpam, in occasione della 4/a Giornata nazionale di prevenzione degli sprechi alimentari, che si celebra il 5 febbraio, promossa dal Ministero dell'Ambiente nell'ambito della campagna 'Spreco Zero' . Inoltre per quanto riguarda l'utilizzo della 'Family bag', cestino in cui inserire il cibo non consumato per portarlo a casa, è giudicata valida nella prevenzione degli sprechi per l'80% degli intervistati, efficace/funzionale per il 73%. Ma 1 su 2 teme che non sarà supportato dai ristoratori e il 75% auspica una diffusione con design elegante per "superare la timidezza nel portarsi il cibo avanzato a casa". Sui comportamenti quotidiani riguardo allo spreco: 1 italiano su 5 si dimostra "virtuoso" (22%): il 57% mette in atto comportamenti di sensibilità e prevenzione (davvero attenti il 28%, attenti per necessità il 7%), mentre il 43% è incurante o manifesta comportamenti incoerenti (27%), spreconi (12%) e disinteressati (4%).

I dati
Dalla ricerca emerge che il 40% degli intervistati dichiara di trascorrere on line più di 5 ore al giorno
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di Marco Staffiero

 
Dove stiamo andando? Dove sono diretti i giovani di un mondo che sta perdendo ogni buon senso? Sono le domande che si pongono parecchie persone di fronte ad una generazione, che non sa più come impegnare il proprio tempo. Le giornate di molti ragazzi vengono trascorse attraverso i nuovi strumenti della tecnologia, costringendoli spesso a rimanere lontano dalla realtà quotidiana. E quando capita proprio la tecnologia può essere uno strumento per le offese e soprusi. Non a caso l'11% giovani approva insulti sui social e il 13% dichiara di aver insultato un personaggio famoso on line. E' quanto emerge da una indagine sull’hate speech affidata da Generazioni Connesse a Skuola.net e all’Università degli Studi di Firenze rivolta a ragazze e ragazzi, in particolare quelli tra i 14 e i 18 anni.Dalla ricerca emerge che il 40% degli intervistati dichiara di trascorrere on line più di 5 ore al giorno. Whatsapp si conferma il gigante degli scambi social fra gli adolescenti (80,7%), seguito da Facebook (76,8%) e Instagram (62,1%).
 
Per quanto riguarda il controllo della veridicità delle notizie on line, il 14% degli intervistati dichiara di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa, un comportamento – mette in evidenza la ricerca - che rende i ragazzi “facilmente preda di titoli sensazionalistici e ‘bufale’ che possono fomentare reazioni poco ragionate e forse guidate da sentimenti di rabbia e di odio”.Altro dato da evidenziare è quell’11% di ragazze e ragazzi che dichiara di approvare insulti rivolti a personaggi famosi in virtù di una più generale “libertà di esprimere ciò che si pensa” e un 13% a cui è capitato di insultare un personaggio famoso on line. Stesso discorso si può fare sui commenti pesanti rivolti ai coetanei dove si conferma l’effetto di disinibizione dello “schermo” nel facilitare comportamenti che non verrebbero messi in atto così facilmente se si fosse di fronte all’altra persona.
I numeri
E' quanto emerge dalle rilevazioni diffuse oggi dall'Istat
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di Marco Staffiero

 
Come più volte annunciato con grande fanatismo dal cantastorie del momento, il 2017 sarà l'anno della svolta e della ripresa. Ancora chiacchiere, di fronte ad un paese che avvolto dai mille problemi trova enormi difficoltà a trovare delle soluzioni. Tra questi c'è sicuramente il dramma legato alla mancanza di lavoro. Rimane stabile a dicembre il tasso di disoccupazione che si attesta al 12% mentre quello dei 15-24enni - cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) - è pari al 40,1% in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. E' quanto emerge dalle rilevazioni diffuse oggi dall'Istat.La stima dei disoccupati a dicembre è in aumento su base mensile (+0,3%, pari a +9mila); crescita attribuibile alla componente femminile a fronte di un calo per quella maschile e si distribuisce tra le diverse classi di età ad eccezione dei 25-34enni.
 
Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione dei giovani, invece, dal calcolo sono per definizione esclusi gli inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi.La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è in diminuzione nell’ultimo mese (-0,1%, pari a -15mila). Il calo interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Il tasso di inattività è stabile al 34,8%. Nel periodo ottobre-dicembre alla sostanziale stabilità degli occupati si accompagna la crescita dei disoccupati (+2,6%, pari a +78mila) e il calo delle persone inattive (-0,6%, pari a -78mila). A dicembre la stima degli occupati è stabile rispetto a novembre, sintesi di un aumento per la componente maschile e di un equivalente calo per quella femminile.
 
Aumentano gli occupati di 25-34 anni, mentre calano gli over 35. A crescere, in questo mese, è l’occupazione dipendente a termine mentre calano gli indipendenti. Il tasso di occupazione è stabile al 57,3%. Nell’arco del trimestre ottobre-dicembre si registra una sostanziale stabilità nella stima degli occupati rispetto al periodo precedente, sia tra gli uomini sia tra le donne. Segnali di crescita si rilevano per ultracinquantenni, dipendenti a termine e indipendenti, mentre si registra un calo per i 15-49enni e i dipendenti permanenti. Una situazione drammatica, dove ad oggi nessuno è ancora in grado di dare delle risposte e tantomeno delle soluzioni.
Il punto
Il cellulare crea scompiglio anche tra vita privata e vita lavorativa: con l'utilizzo dei telefoni aziendali, la reperibilità diventa h24 costringendo a sacrificare il tempo libero
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di Marco Staffiero

 
Sempre connessi, sempre con quella "scatoletta" in mano, pronti a rispondere al primo messaggio o scattare subito la prima foto. E' l'immagine della stragrande maggioranza del nuovo cittadino del mondo. Si parla sempre di meno e comunicare è diventato impossibile. Ormai l'unica verità è rappresentata da una illusoria realtà virtuale. I dati che emergono dalla 'Global Mobile Consumers Survey 2016', una ricerca presentata da Deloitte e che coinvolge 31 Paesi tra i principali al mondo pongono delle domande: gli italiani trovano nello smartphone una fonte di distrazione dalla vita reale: quasi un quarto degli intervistati (21%) usa ogni giorno il telefonino per seguire i vip e i protagonisti dello showbusiness, conferendo all’Italia il primo posto in Europa per il 'gossip da smartphone', in netta contrapposizione con l’Olanda, dove solo il 7% degli intervistati segue i personaggi famosi sui social.
 
Gli italiani si divertono poi ad utilizzare il cellulare per giochi di realtà virtuale, come Pokèmon Go (13%), per cercare l’anima gemella (3%) e tentare la fortuna con le scommesse online (2%).Oltre a mettere il dito tra moglie e marito, il cellulare crea scompiglio anche tra vita privata e vita lavorativa: con l'utilizzo dei telefoni aziendali, la reperibilità diventa h24 costringendo a sacrificare tempo libero e ore di sonno per rispondere alle email, spesso anche durante la notte (83%). Il 57% delle persone in carriera controlla immediatamente il telefono al mattino, appena svegli, il 59% supera le 200 volte durante il giorno, l’80% si addormenta con il cellulare in mano.La ricerca evidenzia come gli italiani si affidino ai tradizionali siti web, per le attività più comuni, come leggere le notizie (67%) o prenotare viaggi (61%); per quelle più innovative, giocare (80%), controllare i social (72%) o cercare l’anima gemella (63%), scelgono di utilizzare le app.
 
Totale indifferenza tra le due opzioni si riscontra in un unico settore: quello dello shopping online (50 e 50). Il modello e la marca dello smartphone sono fattori che influenzano questa scelta: i possessori di iPhone utilizzano in media il 12% in più di App rispetto a chi dispone di un cellulare Samsung. Un'altra motivazione che spinge gli italiani ad affidarsi ai siti web è che il 57% ritiene le App inutili, mentre un 20% preferisce conservare la memoria sul telefono per foto e video.Un notevole incremento hanno invece subito le App di messaggistica istantanea: rispetto al 2015, il numero degli intervistati che dichiara di utilizzarle è cresciuto del 60%, mentre è salito del 45% il numero di coloro che accedono al profilo social mediante app. La classifica vede WhatsApp al comando con il 56% degli intervistati che lo utilizza costantemente, seguito da Facebook con il 39% e Instagram con l’11%.
 
Il sondaggio rivela come, sia in Italia che in Europa, i consumatori siano estremamente soddisfatti del proprio smartphone; il 69% degli italiani, infatti, lo promuove a pieni voti. Consensi minori, ma non in modo significativo nel resto d’Europa, dove in una scala da 1 a 10, il cellulare viene valutato con 8, 9 o 10 dal 68% dei tedeschi, 65% degli inglesi e il 59% dei francesi. L’Italia è il paese del mondo in cui si regalano più cellulari ai propri cari. Per quanto riguarda le case produttrici, l’83% dei clienti Apple suggerisce ad amici e parenti l’acquisto del telefonino. Al primo posto del mercato degli smartphone in Italia resta comunque Samsung con il 43% dei clienti seguito da Apple (15%) e Nokia (12%).
 
Sempre secondo la ricerca, spinti dalla scarsa disponibilità di reti Wi-Fi pubbliche e private a cui potersi connettere gratuitamente, il 52% degli italiani intervistati preferisce le reti mobili 3G e 4G al Wi-Fi (48%) assegnando al Paese un altro primato europeo. Sono tre le motivazioni principali di questa scelta: le migliori performance del 3G/4G, la necessità di condividere in tempo reale i video e la sempre crescente diffusione dei wearable (il 16% degli intervistati, infatti, ne possiede già uno, superando tedeschi e inglesi che si attestano entrambi al 13%). Oltre al confermato disagio di natura sociale, che danno i nuovi strumenti tecnologici, spesso viene volutamente messo da parte il grave danno verso tutta la saluta umana.Le onde elettromagnetiche della telefonia mobile e del Wi-Fi sono una struttura composta da microonde e da radiofrequenze. Sono stati misurati livelli allarmanti di radiazioni nelle vicinanze di router Wi-Fi, dei punti di accesso Wi-Fi e di computer portatili connessi al Wi-Fi: ad esempio a 2 metri di distanza sono stati riportati livelli fino a 3.000 µW/m², a 0,2 metri di distanza da un router Wi-Fi invece 8,8 V/m = 205,000 µW/m², mentre da un punto di accesso Wi-Fi sono stati misurati 7,5 V/m = 149,000 µW / m².
 
Un accreditato studio internazionale ha poi misurato 27,000 µW/m² a 0,5 metri di distanza da un computer portatile. Secondo ‘Le Linee Guida della Building Biology Evaluation’, questi livelli (oltre 1.000 µW/m²) sono classificati come una "estrema preoccupazione. Perché? Ciascuna di queste frequenze comporta una tossicità perché stimola la produzione di radicali liberi, interferisce con i geni responsabili della vitalità cellulare e interferisce con il corretto funzionamento di diversi organi, come il sistema nervoso centrale e quello riproduttivo.Forte di numerose avvertenze sulle radiazioni da Wi-Fi pronunciate negli ultimi anni da vari organismi pubblici e privati, nel 2014 una comunità medico-scientifica internazionale, composta da 238 scienziati provenienti da 38 nazioni nel mondo, ha presentato un appello alle Nazioni Unite e all'Organizzazione Mondiale della Sanità per ‘adottare norme di protezione a tutela della salute pubblica’ al fine di contenere l'esposizione dai campi elettromagnetici e della tecnologia wireless (WLAN e Wi-Fi).
I dati
L'impasse emerge dal Rapporto Italia 2017 diffuso oggi dall'Eurispes
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di Marco Staffiero

 
Giorno dopo giorno la crisi avvolge sempre di più il nostro paese e non solo. Le tanto decantate promesse e frasi costruite a tavolino dal politico di turno, lasciano più di una preoccupazione e più che mai una vera e prorpia delusione. Ma la domanda che sorge spontanea è in previsione del futuro. Quando finirà la crisi? è solo l'inizio di un prossimo cataclisma? Parliamoci chiaro la ripresa non c'è e la disoccupazione è alle stelle. Ancora sacche di disagio e difficoltà economiche per gli italiani, tanto che quasi la metà delle famiglie non riesce a far quadrare i conti e arrivare a fine mese. L'impasse emerge dal Rapporto Italia 2017 diffuso oggi dall'Eurispes.
 
Secondo l'Istituto di Studi Politici Economici e Sociali, ben il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese e il 44,9% per arrivarvi sono costrette a utilizzare i propri risparmi, così solo una famiglia su quattro risparmia. Le rate del mutuo per la casa sono un problema nel 28,5% dei casi, mentre per il 42,1% di chi è in affitto lo è pagare il canone. Il 25,6% delle famiglie ha inoltre difficoltà a far fronte alle spese mediche. Molti hanno dovuto mettere in atto strategie anti-crisi come tornare a casa dai genitori (13,8%), farsi aiutare da loro economicamente (32,6%) o nella cura dei figli per non dover pagare nidi privati o baby sitter (23%).Un italiano su 4 si sente povero - Dai dati raccolti dall'Istituto, circa una persona su quattro afferma di sentirsi 'abbastanza' (21,2%) e 'molto' (3%) povero.
 
L'identikit di chi denuncia la propria povertà disegnato dalla ricerca Eurispes mostra in primo piano il single (27,1%) o monogenitore (26,8%) che vive al Sud (33,6%) ed è cassaintegrato (60%) o in cerca di nuova occupazione (58,8%). La ricerca evidenzia inoltre che alla domanda 'Conosce direttamente persone che definirebbe povere?', il 34,6% degli italiani risponde 'alcune', il 20,1% risponde 'molte', il 33,2% risponde 'poche' e solo il 12,1% 'nessuna'. Nella povertà, segnala il rapporto, si sprofonda soprattutto a causa della perdita del lavoro (76,7%), ma anche a seguito di una separazione o un divorzio (50,6%), a causa di una malattia propria o di un familiare (39,4%), della dipendenza dal gioco d'azzardo (38,7%) o della perdita di un componente della famiglia (38%).
 
Sale potere acquisto ma tagli a cibo e medicine - Anche se la maggioranza delle persone (51,5%) sostiene di non aver perso il proprio potere d'acquisto, un dato in crescita rispetto al 46,8% dello scorso anno, allo stesso tempo per l'acquisto degli alimentari sale dell'1,7% la percentuale di consumatori che cambia marca di un prodotto se più conveniente e ben il 3,9% in più delle persone è costretto a tagliare le spese mediche. E nel corso dell'anno si è risparmiato sui pasti fuori casa (70,9%), l'estetista, il parrucchiere, gli articoli di profumeria (66,2%), i viaggi e le vacanze (68,6%). Sono rimasti pressoché stabili, evidenzia l'Istituto, i tagli sui regali (75,6%) e per il tempo libero (64,8%). Stabile anche il ricorso ai saldi (80,6%) mentre diminuisce la quota di risparmio che incide sulle nuove tecnologie (-5 punti: dal 69,4% del 2016 al 64,4% del 2017). Si riduce, rileva ancora il report, il numero dei consumatori che per l'abbigliamento prediligono punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini e outlet (73,2%; -2,8%). Insomma, cosa ci aspetta per il futuro?
Il punto
Fino ad oggi nel reattore erano state rilevate radiazioni solo fino a 73 sievert l'ora
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Nuovo allarme radiazioni alla centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi. Stando a quanto ha riportato dai media locali, la Tokyo Electric Power Co. Holdings ha riferito che dal reattore N. 2 si registrano emissioni killer di radiazioni. I livello di radiazioni in una parte del reattore N. 2 sarebbe il più alto mai registrato dal disastro del marzo 2011. La Tepco, riporta The Japan Times, ha ispezionato l'interno del vaso di contenimento del reattore N. 2 alla fine di gennaio, inserendo una telecamera montata su un palo telescopico. Le immagini, ha riferito la società, hanno mostrato un foro di 2 metri in uno spazio appena sotto il recipiente a pressione che contiene il nocciolo del reattore. Sulla base del "disturbo" registrato nelle immagini, la Tepco ha stimato che una zona del recipiente di contenimento emetteva radiazioni a un livello di 530 sievert all'ora, abbastanza per uccidere un uomo in meno di un minuto. In queste condizioni, nemmeno i robot impiegati nella decontaminazione possono funzionare per più di due ore prima di essere distrutti. Fino ad oggi nel reattore erano state rilevate radiazioni solo fino a 73 sievert l'ora, dopo lo stop dell'impianto provocato a marzo 2011 dallo tsunami.

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