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DISTANZIATORE
Servizi & cittadini
A Nemi il debito ammonta a quasi 100 mila euro
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Redazione

 

CASTELLI ROMANI (RM) - Sono 20 i Comuni che devono ancora saldare fatture alla società Lazio Ambiente che gestisce i rifiuti e che adesso si trova con l’acqua alla gola. Ai Castelli Romani ci sono Frascati, Colonna e Nemi che risultano avere rate insolute molto alte per un totale di circa 1 milione e mezzo di euro. A Nemi la cifra risulta di quasi 100 mila euro, più precisamente di 99.251,00 (2 rate del 2015 e una di maggio 2017). Frascati deve a Lazio Ambiente 794.508,00 (da dicembre 2016) e comunque l'amministrazione comunale fa sapere di aver programmato i pagamenti delle fatture non ancora scadute secondo la tempistica stabilita, mentre Colonna che è uscito da Lazio Ambiente deve addirittura 642.763,00.


La conseguenza è che il servizio di pulizia e raccolta rifiuti è ai minimi termini
, strettamente ridotto al necessario indispensabile e continua il calvario per i lavoratori che ricevono gli stipendi ogni tanto e non prendono più neppure la quattordicesima.

 

Nemi negli ultimi tempi ha attivato un servizio di monitoraggio e videosorveglianza che dovrebbe dare presto i suoi frutti. Sembrerebbe infatti che stiano arrivando le prime multe ai trasgressori. Sia con le multe che con i soldi che entrano nelle casse comunali dal pagamento della Tari potrebbe essere saldato dunque questo debito che per il piccolo paese delle Fragole signicherebbe tornare ad un servizio a 360 gradi dove anche le strade vengono pulite con regolarità.  

Amministrazione e servizi
Spezzano: “Chiudere il debito per noi è sempre stato un impegno morale di fronte ai lavoratori e per garantire il servizio ai cittadini di Labico"
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Redazione

 

LABICO - Labico tra i Comuni morosi che devono cifre da capogiro a Lazio Ambiente, la società di gestione rifiuti del Lazio, ha iniziato a pagare gran parte del debito. Ecco la nota: “Sin dall’insediamento della nostra Amministrazione abbiamo preso l’impegno con Lazioambiente di definire un piano di rientro rigoroso e serio dal nostro debito di circa 1 milione di euro ed a metà luglio avevamo iniziato a pagare i primi 54 mila euro. Con la delibera di giunta n. 50 del passato martedì abbiamo fatto un passo ulteriore e fondamentale, delegando la Regione Lazio a pagare la società a compensazione dei crediti che il nostro Comune può vantare per circa 450 mila euro. In questo modo diamo un contributo decisivo alla chiusura del nostro debito e in generale al mantenimento della liquidità per la società di gestione dei rifiuti, sostenendola nel garantire gli stipendi ai lavoratori e pagare i fornitori”. Così in una nota stampa Benedetto Paris, assessore alle Politiche Finanziarie e di Bilancio del Comune di Labico.

“Chiudere il debito per noi è sempre stato un impegno morale di fronte ai lavoratori e per garantire il servizio ai cittadini di Labico. Ci auguriamo di non trovarci mai più nella condizione di vederci fermare i mezzi e per questo abbiamo fatto la nostra parte come Amministrazione” aggiunge l’Assessore all’Ambiente Maurizio Spezzano.

Di seguito la dichiarazione del Sindaco Giovannoli: “Questo risultato per noi è motivo di orgoglio e soddisfazione. Sappiamo che abbiamo ancora una parte consistente del debito da pagare, ma oggi abbiamo adempiuto ai nostri doveri nello spirito anche di solidarietà e collaborazione con gli altri comuni del territorio. Ringrazio per questo sforzo l’Assessore Paris che ha seguito celermente tutta la procedura per arrivare a questa delibera.”

Ambiente & Territorio
Alla riunione consiliare sono stati invitati i vertici della Regione Lazio e di Lazio Ambiente Spa
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Redazione

FRASCATI (RM)
- L’Amministrazione comunale di Frascati ha intenzione di calendarizzare un Consiglio Comunale Straordinario, invitando i vertici della Regione Lazio e di Lazio Ambiente Spa, per discutere della crisi della Società che gestisce i servizi di spazzamento e raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani. Il Presidente del Consiglio Franco D’Uffizi oggi ha fatto partire gli inviti al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, all’Assessore all’Ambiente Mauro Buschini, al Presidente della VI Commissione Ambiente Enrico Panunzi e all’Amministratore Unico di Lazio Ambiente Spa Gregorio Narda, dando seguito alla mozione proposta dal Sindaco Roberto Mastrosanti e votata dai Consiglieri all’unanimità lo scorso 31 luglio. Il Consiglio Comunale Straordinario sarà riunito entro la prima settimana di settembre e sarà tutto incentrato sulla grave situazione economico-finanziaria di Lazio Ambiente e sulle azioni a garanzia del servizio ai cittadini.

"L’incontro con i vertici della Regione Lazio e con Lazio Ambiente Spa è necessario per fare definitivamente chiarezza sui destini della società che oggi ha in carico il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani - spiega il Sindaco Roberto Mastrosanti -, per assumere le iniziative necessarie a prevenire eventuali problematiche nella erogazione del servizio e per determinare, nell’interesse del Comune, la strada da intraprendere per una gestione futura che garantisca alti standard di qualità dei servizi di spazzamento e di raccolta differenziata ed auspicabilmente una migliore economicità degli stessi. Al tempo stesso è interesse dell'Amministrazione approfondire le problematiche legate al personale assegnato al cantiere di Frascati, per rassicurare i lavoratori non solo sulla regolare percezione della retribuzione ma sulla necessità di una tutela occupazionale che è altro tema che merita grande attenzione".
 

La nota
"Il tutto rischia di portare al fallimento la società regionale Lazio Ambiente"
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COLLEFERRO (RM)
- Riceviamo e pubblichiamo la nota di Donato Robilotta Energie per l’Italia – Lazio:

"Se il revamping del Termovalorizzatore di Colleferro, come pare, venisse bloccato dalla Regione dopo la protesta dei sindaci del posto, o venisse rimandata la decisione a dopo le elezioni regionali, sarebbe una cosa grave.

Infatti, come è noto, l’impianto ha bisogno di una forte ristrutturazione, dal momento che negli ultimi anni non ha mai funzionato a dovere e da alcuni mesi è fermo.

Se non viene effettuato in tempi rapidi il revamping deciso dalla Regione, a maggior ragione adesso che è arrivato anche il parere favorevole dell’Ama, l’impianto sarà da rottamare e non sarà più appetibile sul mercato.

Il tutto rischia di portare al fallimento la società regionale Lazio Ambiente che, nonostante la recente ricapitalizzazione da parte della Regione, risulta già indebitata, a causa dei mancati pagamenti da parte di alcuni comuni per i servizi ricevuti, tanto che da alcuni mesi non riesce più a pagare in tempo gli stipendi ai lavoratori.

Il mancato revamping dell’impianto avrà anche un forte impatto sull’intero sistema dei rifiuti regionali perché dei quattro termovalorizzatori previsti dal Dpcm del Governo Renzi resterebbe in piedi solo l’impianto di S. Vittore.

Infatti la Regione si oppone al quarto impianto, senza presentare il piano dei rifiuti, e non autorizza l’entrata in esercizio del gassificatore di Malagrotta, in parte costruito."

L'incontro
Il Comune di Frascati ha effettuato qualche giorno fa un robusto versamento nelle casse di Lazio Ambiente
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FRASCATI (RM)
- Nel pomeriggio di ieri, martedì 4 luglio 2017, il Sindaco di Frascati Roberto Mastrosanti ha incontrato l’Amministratore Unico di Lazio Ambiente Spa Gregorio Narda, a margine di una riunione convocata dall'Assessore all’Ambiente Mauro Buschini in Regione Lazio, per parlare del revamping dei termovalorizzatori, ovvero la ristrutturazione di impianti già esistenti.

«Per me è stata anche l’occasione per prendere contatto con l'Amministratore Unico di Lazio Ambiente Gregorio Narda, al quale ho chiesto rassicurazioni sui pagamenti ancora da saldare ai dipendenti e sollecitato in futuro una maggiore regolarità nei versamenti dovuti ai lavoratori - dichiara il Sindaco Roberto Mastrosanti -. Ho chiesto anche più attenzione e qualità del servizio nel suo complesso. Il Comune di Frascati ha effettuato qualche giorno fa un robusto versamento nelle casse di Lazio Ambiente, nel rispetto del piano di pagamenti concordato, per questo ora ci aspettiamo che vengano saldate le spettanze arretrate. Con il dott. Narda ci siamo dati appuntamento nei prossimi giorni per approfondire le questioni legate al servizio di spazzamento e raccolta dei rifiuti nel Comune di Frascati e valutare insieme come soddisfare al meglio le esigenze dei cittadini».

Ambiente & Territorio
Oggi sindacati e lavoratori manifesteranno davanti al “cubo”, sede della loro azienda
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Red. Cronaca


COLLEFERRO (RM) - A Colleferro il nuovo anno si apre con la vertenza delle organizzazioni sindacali dei lavoratori di Lazio Ambiente spa che il 10 gennaio manifesteranno davanti al “cubo”, sede della loro azienda. Oltre 200 maestranze, soprattutto impiegati, rischiano di restare a casa. I Comuni che escono dalla società non portano con sé questa categoria, che rimane a carico di Lazio Ambiente spa e dei pochi Comuni che ancora vi aderiscono. Ne è un esempio il Comune di Subiaco che dal 1° gennaio ha affidato il servizio alla Pragma srl, che non assorbirà tutto il personale e prevede il licenziamento di 2 unità. Da tempo i dipendenti chiedono la salvaguardia dei livelli occupazionali, contro il ricorso alla cassa integrazione, la dismissione pubblica della gestione. Temono la fuga dei Comuni conferitori, la cessione delle quote societarie e l’incognita sul soggetto che, a seguito della gara ad evidenza pubblica, diventerà il nuovo proprietario.


Con la nuova legge di stabilità per il 2017 la Regione Lazio ha deciso che il pacchetto azionario possa essere acquistato anche da un privato, scendendo sotto il 51% del capitale societario. I dipendenti chiedono alla Regione di recedere dalla dismissione delle quote,  dalla messa in liquidazione o cessione e che sia mantenuta la natura di società  “a totale partecipazione pubblica”. Le problematiche intorno alla società regionale risalgono al momento stessa della sua costituzione nel 2011, nata sulle ceneri dell’ex Consorzio Gaia spa (tuttora in amministrazione straordinaria per la liquidazione degli ultimi assett).
La società regionale si è limitata alla sopravvivenza affidandosi a questo o a quel manager pur di non affrontare i problemi gestionali attraverso un progetto innovativo per il rilancio dell’attività che puntasse su un nuovo ciclo dei rifiuti e sul nuovo modello di economia circolare, che avrebbe garantito profitti, occupazione e migliori condizioni di salute


Le Amministrazioni comunali (escluse quelle morose che hanno concorso al debito verso Lazio Ambiente spa per 21 milioni di euro) e le forze sociali locali hanno sempre denunciato la carenza del servizio di gestione dei rifiuti, i costi elevati del “carrozzone”, lo stallo progettuale e il cattivo utilizzo di risorse pubbliche.
La manovra di bilancio per il 2017 ha stanziato per il ciclo dei rifiuti 21,2 milioni di euro e per il programma straordinario di raccolta differenziata 75 milioni per il  triennio.


Nessuna possibilità di chiudere la discarica di colle Fagiolara, dismettere gli inceneritori di colle Sughero, abbandonare i due progetti di TMB (Trattamento meccanico biologico). Nessuna progettualità nuova, nessuna programmazione per le campagne di formazione e informazione ai cittadini.
Il Comitato manifesta la sua totale contrarietà alla chiusura della discarica addirittura nell’arco di un triennio, al revamping degli inceneritori e alla dismissione di Lazio Ambiente spa che necessita di essere riorganizzata restando pubblica.


"Se ciò avverrà, oltre alla perdita di posti di lavoro, la gestione del servizio di igiene ambientale diventerà preda di imprese private e Colleferro continuerà ad essere una “colonia” romana. - Dichiarano dal Comitato - Giusto chiedere alla Regione di recedere dalla dismissione - proseguono - e giusta la difesa del posto di lavoro da parte di un drappello di consiglieri comunali del territorio ma vogliamo domandarci il motivo per il quale, al di là della facile retorica, il servizio pubblico si difende solo quando lo status quo è messo in discussione? Questi amministratori erano ampiamente a conoscenza dello stato economico-finanziario di Lazio Ambiente spa! Si sono domandati da cosa fossero generate quelle perdite? E in che modo sono intervenuti? Sappiamo bene che i ricavi dell’azienda sono crollati e che risentono del ritardo cronico dei pagamenti da parte dei Comuni, ritardo determinato in buona parte da una elevata evasione della Tari, che è il costo (e un peso per le famiglie) per un servizio inefficiente. Non emerge mai abbastanza la scarsa qualità del servizio, la sua inefficienza, le mancate azioni legali intraprese verso la società. Dobbiamo sottolinearlo a gran voce - evidenziano dal Comitato - che la raccolta differenziata raggiunge oggi livelli bassissimi, nonostante le direttive europee, perché questo conviene ai Comuni! Ricordiamoci sempre che mantenere aperta la discarica significa assicurare un introito alle casse comunali di Colleferro! Nonostante roboanti inaugurazione di isole ecologiche ancora siamo lontani dall’inizio di un nuovo ciclo rifiuti. Possibile che alcune opere pubbliche vengano realizzate con il solo fine di accontentare ditte e progettisti senza mai porsi il problema del loro effettivo utilizzo? Cosa succederà nei prossimi mesi è difficile da immaginare non esistendo un tavolo, un forum, un osservatorio dove dibattere queste problematiche e ricevere informazioni verificate. Ad oggi ci risulta che molti Comuni, come Valmontone e Colonna, hanno già aderito ad Ambiente spa. Il protocollo d’intesa per un nuovo consorzio, proposto dall’attuale management di Lazio ambiente spa, è stato approvato da pochissimi Comuni, rendendo il cammino di questa operazione molto difficile. L’intero sistema dei rifiuti regionale sembra destinato a gravare con le sue distorsioni sulle tasche e sulla salute dei cittadini. La difesa del servizio pubblico  concludono dal Comitato residenti di Colleferro -appare come una scusante dietro cui celare interessi privati e noi cittadini dobbiamo subire solo la prepotente imposizione dall’alto.
 

La manovra
76,1 milioni di euro nel triennio: a tanto ammonta lo stanziamento per il potenziamento della raccolta differenziata
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Redazione

 

Il punto sulla percentuale di raccolta differenziata, il futuro della società Lazio Ambiente che la Regione Lazio intende dismettere, i siti inquinati da bonificare e gli investimenti per i parchi.Questi i temi affrontati nel corso dell’audizione con l’assessore ai Rapporti con il Consiglio, ambiente e rifiuti, Mauro Buschini, il quale ha portato i numeri della manovra di sua competenza in commissione Bilancio, presieduta nella notte dal vicepresidente Daniele Mitolo (Pd).
 
Nei quattro anni tra il 2012 e il 2016 la Regione Lazio ha messo a disposizione dei Comuni 231 milioni di euro di euro, di cui 108 milioni in conto capitale per realizzare investimenti in infrastrutture e attrezzature in ambito del governo del ciclo dei rifiuti per il potenziamento della raccolta differenziata.  Buschini ha confermato che grazie a queste risorse il Lazio ha raggiunto la quota di circa il 40% di raccolta differenziata.
 
I fondi, per il potenziamento della raccolta differenziata e per l’impiantistica destinata prevalentemente al trattamento dei rifiuti organici da essa derivanti, ammontano complessivamente nel triennio a 76,1 milioni di euro, di cui 20,4 milioni di parte corrente e 55,7 milioni di parte capitale. Secondo Buschini con tali risorse si può quindi raggiungere l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata nel breve periodo. Tuttavia, su questo punto hanno avanzato dubbi i consiglieri Pietro Sbardella (Gruppo Misto) e Devid Porrello (M5s): come è possibile che si riesca a passare dal 40 al 65 per cento di raccolta differenziata con uno stanziamento così modesto, quando nel quadriennio trascorso sono stati necessari stanziamenti ben più consistenti per ottenere quote di raccolta differenziata sul totale più modeste? Nella sua replica Buschini ha spiegato che nella fase iniziale i Comuni hanno fatto investimenti i cui benefici producono i loro effetti nel tempo e si è detto convinto della possibilità di raggiungere l’obiettivo prefissato.
 
La Giunta intende avviare nel corso del 2017 la procedura di rilancio industriale e riorganizzazione della società Lazio Ambiente SpA, attraverso la dismissione della partecipazione della Regione Lazio. Lo prevede una specifica norma contenuta nella proposta di legge di stabilità 2017. Il socio unico di Lazio Ambiente, vale a dire la Regione Lazio, ha ricapitalizzato per 12,6 milioni di euro e ora si è in procinto di emanare il bando finalizzato alla messa sul mercato degli asset societari (tra i quali ci sono i termovalorizzatori di Colleferro). Su questo tema hanno chiesto chiarimenti il consigliere Daniele Fichera (Psi per Zingaretti) e Luca Malcotti (Cuoritaliani), mentre Sbardella ha annunciato un emendamento soppressivo della relativa norma nella proposta di legge di stabilità.
 
“Lazio Ambiente nasce in un momento particolare – ha dichiarato Buschini in proposito – Allora  era necessaria, ma adesso la Regione non può essere un pezzo della gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti, dato che è il soggetto regolatore del ciclo. Inoltre, la società è in perdita, ha problemi grossi nella gestione, causati anche dalla difficoltà dei comuni a pagare il servizio. C’erano anche difficoltà a pagare gli stipendi, tanto che abbiamo dovuto ricapitalizzarla. I comuni comunque hanno la possibilità di consorziarsi e subentrare anche in una parte delle attività scorporate. In ogni caso, la Regione Lazio può uscire solo con una procedura pubblica. E sull’indirizzo politico da dare al bando di gara – ha concluso Buschini - si può discutere nella commissione competente”.
 
La discussione è stata attraversata anche dal piano rifiuti - per il quale il consigliere Antonello Aurigemma (Pdl-FI) ha auspicato una discussione nell’Aula consiliare -, dalla "tariffazione puntuale", dalle modalità di trattamento e dal rischio emergenza a Roma nel periodo natalizio, oggetto di una lettera dello stesso Buschini alla sindaca Virginia Raggi. Eugenio Patanè (Pd) ha sottolineato la necessità di non fermarsi agli aspetti quantitativi della raccolta differenziata, ma di porre l’attenzione sugli aspetti qualitativi del materiale ottenuto dal trattamento dei materiali raccolti.
 
In materia di bonifica e messa in sicurezza delle aree inquinate vengono destinati alle amministrazioni locali in conto capitale 2 milioni di euro per ciascuna annualità del triennio 2017/2019, per attività per esempio quali gli interventi sostitutivi in danno dei soggetti responsabili dell’inquinamento che si rendano inadempienti agli obblighi di legge, e ad altri siti che non siano ex discariche comunali. Ai comuni sono destinati per le opere di bonifica delle discariche dismesse 3,5 milioni di euro per il 2017, 3 milioni di euro nel 2018 e 2 milioni di euro per il 2019. Sono previsti fondi per la chiusura e capping definitivo della discarica di proprietà della Bracciano Ambiente, da poco entrata in procedura fallimentare e i fondi relativi alla procedura di infrazione per le cosiddette "discariche abusive”, per la messa in sicurezza di siti contaminati e discariche comunali ancora in procedura di infrazione.  Inoltre, 16,5 milioni di euro sono destinati alla bonifica del SIN “Bacino del Fiume Sacco”. Alle somme da capitolo regionale si devono aggiungere le risorse pari a 10 milioni di euro derivanti dalla legge 208/2015 a cui si aggiungeranno anche le somme derivanti dalle disponibilità della contabilità speciale relativa alle attività di competenza dell’ex ufficio commissariale Valle del Sacco per un importo pari ad euro 10 milioni circa.
 
Per il triennio 2017/2019 lo stanziamento previsto per le spese di gestione degli enti parco ammonta a 16,5 milioni di euro, ai quali si vanno ad aggiungere 400 mila euro in conto capitale per investimenti desinati alla sentieristica. Stanziamento quest’ultimo giudicato modesto dalla consigliera Gaia Pernarella (M5s). La proposta della Giunta prevede inoltre: 9,75 milioni di euro nel prossimo triennio per lo sviluppo economico, ambientale e sociale degli enti territoriali; 180 mila euro per il parco dell’Appia antica; 300 mila euro per indennizzi per danni da fauna selvatica e 250 mila euro in conto capitale per il 2017 per la prevenzione di tali danni all’interno delle aree protette; 300 mila euro per iniziative di educazione ambientale; 200 mila euro per la tutela delle foreste e del patrimonio faunistico e floristico; 130 mila euro per programmi e progetti di sistema in materia naturalistica e ambientale; 100 mila euro per il progetto “Il Lazio regione dei bambini e delle bambine” (che ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita nelle città). Su quest’ultimo progetto ha manifestato apprezzamento la consigliera Valentina Corrado (M5s) la quale ne ha ricordato i risultati positivi anche in altri paesi europei.
L'inchiesta de L'Osservatore d'Italia
Si parla di numeri da capogiro che purtroppo sono stati quasi ignorati dalla “comunicazione” convenzionale
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di Chiara Rai 


REGIONE LAZIO
- Ecco tutte le cifre che non si conoscono e che L’Osservatore d’Italia pubblica per meglio capire come si è arrivati alla “distruzione” della Lazio Ambiente S.p.A., società per azioni della Regione Lazio che gestisce i rifiuti di gran parte dei Comuni del Lazio oltre ad alcuni impianti tra i quali il termovalorizzatore di Colleferro e la discarica di Colle Fagiolara.

 

Si parla di numeri da capogiro che purtroppo sono stati quasi ignorati dalla “comunicazione” convenzionale che si è limitata a dare la notizia della prossima cessione di quote della Lazio Ambiente da parte della Regione che sì sta procedendo come da decreto Madia – e lo vedremo più tardi – ma si sta letteralmente disfacendo di una patata bollente. Intanto vediamo come i debiti di questa partecipata sono cresciuti a distanza di un anno di quasi il 37 per cento, se si pensa che nel 2014 i debiti di Lazio Ambiente ammontavano a quasi 29 milioni e nel 2015 sono arrivati a ben 39 milioni.


Ma non è tutto perché i crediti che Lazio Ambiente vanta nei confronti dei “clienti” – ovvero dei Comuni – ammontano a oltre 32 milioni di euro e questo significa che i Comuni sono morosi e la società è in grosso affanno. Inoltre, ci sono 32 milioni di “immobilizzazioni materiali” nell’ambito delle quali sono compresi il termovalorizzatore di Colleferro e la discarica di Colle Fagiolara, il cui valore ammonta a circa 20 milioni. Questi dati si riferiscono all’esame della nota integrativa al bilancio di esercizio chiuso al 31 dicembre 2015. Ci sono poi debiti verso i fornitori per oltre 27 milioni, fondi per rischi ed oneri pari a oltre 29 milioni di cui 27 milioni e rotti relativi all’impegno della Lazio Ambiente alla gestione post mortem della discarica di Colle Fagiolara. Insomma il bilancio di esercizio chiuso al 31 dicembre 2015 presenta una perdita di quasi 14 milioni che sommata alla perdita degli anni precedenti di oltre 3 milioni di euro circa riduce il patrimonio netto della società di circa 5 milioni e 200 mila euro.

 

Tra le cause che hanno generato questa perdita c’è la vecchiaia degli impianti, il calo dei conferimenti in discarica imputabile al fatto che i rifiuti vengono trattati prima di essere conferiti, il mancato aggiornamento della tariffa di conferimento in discarica, gli oneri dovuti al Comune di Colleferro proprietario della discarica, il mancato spostamento dei tralicci di Terna che ha ridotto la volumetria dei rifiuti da poter accogliere in discarica.

 

Cosa si evince da tutto questo? Che Lazio Ambiente è un carrozzone alla deriva ridotto in mutande come precedentemente è stato per il Consorzio Gaia. Lo scorso 4 ottobre la giunta regionale ha deliberato la "cessione totale delle quote detenute dalla Regione Lazio in Lazio Ambiente S.p.A.". Si completa così un percorso iniziato diversi mesi fa, con decreto del Presidente Zingaretti per le dismissioni delle partecipazioni nelle società pubbliche da parte della Regione Lazio e recentemente ribadito anche nel già citato decreto Madia che vieta partecipazioni regionali in società che si occupano di rifiuti. Le quote saranno cedute con procedure di evidenza pubblica, come più volte ribadito nella delibera, con la mission di prevedere la salvaguardia dei livelli occupazionali e salariali. Di fatto per la Regione è come mollare gli ormeggi rispetto a una grossa zavorra che adesso andrà comunque gestita. E già è cominciato il fuggi fuggi dei Comuni che a loro volta escono dalla partecipata ridotta al lumicino.

 

L'esempio di Nemi In fondo la Regione deve essere “l'istituzione che regolamenta, programma e vigila sul corretto ciclo di smaltimento e dunque non può essere parte del sistema stesso” come ha spiegato l'assessore ai Rifiuti della Regione Lazio, Mauro Buschini. Un esempio lampante di conflitto tra Regione controllore e Regione unico proprietario di Lazio Ambiente è che a Nemi la Regione dovrà decidere se approvare l’isola ecologica vicino ad un pozzo dell’acqua proposta dal Comune la cui gestione dei rifiuti è nelle mani di Lazio Ambiente. Come può dunque la Regione decidere e mantenere la dovuta posizione di terzietà?

 

Stesa dunque una coperta su cocci insanabili che vengono da lontano quando già il Consorzio Gaia era indebitato fino al collo a causa dei Comuni morosi. Nel 2009 l’allora Commissario di Gaia tentò di mettere a bando il Consorzio ma poi si optò per la soluzione “pubblica” – soprattutto per salvaguardare l’occupazione di circa mille lavoratori e Gaia fu rilevato da Lazio Ambiente, società ad esclusivo capitale pubblico, nel marzo del 2013. la costituzione di Lazio Ambiente era stata una soluzione temporanea della giunta Polverini per evitare una situazione di emergenza per la gestione dei rifiuti e per l’occupazione. Fatto sta che il ciclo adesso si ripete al contrario e la questione rifiuti sembra non essere affrontata nella giusta maniera anche perché gli impianti sono vecchi e la gestione appare sempre più difficile. Intanto Acea sta pian piano facendosi avanti e non è detto che possa arrivare a cogliere al balzo un grosso business orfano. Di fatti da tempo Acea sta già occupandosi rifiuti e smaltimento con un suo inceneritore già funzionante a pieno ritmo a san Vittore, in provincia di Frosinone.

L'inchiesta
Tra lettere anonime e situazioni imbarazzanti il consigliere Cinzia Cocchi auspica una presa di coscienza e d’interesse della cosa pubblica
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di Ivan Galea


NEMI (RM) - Primi riscontri a Nemi sulla questione "gestione rifiuti" svolta presso un'area situata nelle immediate vicinanze - circa 54 metri - del pozzo dei Corsi che serve acqua potabile alla popolazione. A sollevare la questione, alla quale abbiamo dato ampio risalto su questo quotidiano, lo scorso 14 luglio l'associazione Italia Nostra per voce del suo rappresentante locale Vairo Canterani. L'area in questione, che in questo momento lo ricordiamo, viene utilizzata dalla società Lazio Ambiente - le cui quote societarie sono di intera proprietà della Regione Lazio -  per gestire i rifiuti di Nemi, nonostante il Decreto Legislativo 152/2006 all'articolo 94 vieti la "gestione dei rifiuti" in presenza di pozzi che servono acqua per uso umano e che fissa una zona di rispetto di 200 metri,  è stata addirittura scelta come sito per realizzare un'isola ecologica. Lo scorso 13 luglio, infatti, il Consiglio comunale di Nemi ha approvato   il progetto in variante e durante la seduta la consigliera di opposizione di "Partecipazione Democratica" Stefania Osmari, astenutasi dal voto, ha espresso le proprie riserve riguardo la vicinanza del sito a pozzi e serbatoi senza voler però contestare la valutazione dei tecnici che si sono espressi al riguardo o la loro professionalità.


Il cittadino anonimo scrive al sindaco Intanto un cittadino che ha preferito restare anonimo ha inviato una lettera indirizzata al sindaco e per conoscenza ai carabinieri di Nemi, alle consigliere di opposizione Stefania Osmari e Cinzia Cocchi e al direttore de L'Osservatore Laziale.
Nella lettera, che alleghiamo per intero, oltre a ripercorre quello che è stato l'iter, ormai settennale, in cui si è cercata una soluzione per realizzare l'agognata isola ecologica, il cittadino chiede di sapere chi è il tecnico che ha sottoscritto la tavola unica del progetto di variante urbanistica, la relazione tecnica e il quadro economico in considerazione della vicinanza del pozzo di captazione di acque sotterranee e che immette acqua potabile nella rete idrica destinata alla cittadinanza.

Regione Lazio, Lazio Ambiente e conferenza dei Servizi Una vicenda, questa, per taluni sicuramente imbarazzante, che vede ora una società, la Lazio Ambiente SpA, di esclusiva proprietà della Regione Lazio, gestire i rifiuti in un'area per la quale la legge parla chiaro e che vedrà l'ente Regione approvare o meno, in sede di conferenza dei servizi, il progetto di variante per il sito dove il Comune di Nemi è intenzionato a realizzare l'isola ecologica che sarà gestita, con tutta probabilità dalla controllata regionale Lazio Ambiente SpA.

La questione è ormai nota a tutti,
istituzioni comprese e sicuramente una decisione sull'attuale gestione dei rifiuti e sul futuro dell'isola ecologica che si intende piazzare vicino al pozzo d'acqua potabile dovrà  essere presa.

 

La lettera alla cittadinanza di Cinzia Cocchi Intanto la Consigliera di opposizione di "Insieme per Nemi" ha esposto nella bacheca di corso Vittorio Emanuele la lettera del cittadino anonimo insieme ad una sua lettera aperta alla cittadinanza di Nemi.


Ecco la lettera di Cinzia Cocchi alla cittadinanza esposta insieme alla lettera del cittadino anonimo:

"Cari Concittadini,
ad onor della trasparenza, pubblico la lettera anonima che mi è stata recapitata a mezzo raccomandata. Non approvo le persone che, pur facendo delle critiche utili alla comunità, si celano dietro all’anonimato.  La scelta di rendere nota questa missiva, è per dare uno stimolo, con la speranza che  tutti i cittadini trovino il coraggio e l’orgoglio di sentirsi parte attiva nella gestione amministrativa del proprio paese. Pertanto, nell’auspicare una presa di coscienza e d’interesse della cosa pubblica, faccio appello ancora una volta a tutti i cittadini a partecipare alle sedute del Consiglio Comunale, compreso il cittadino “Nemese incredulo e arrabbiato”, autore della missiva.
 Quello che spesso si legge nelle delibere consiliari, è un riassunto molto sintetico e a volte impreciso, vista anche la difficoltà di verbalizzare l’intero dibattito. Quindi, ritengo ingiuste le critiche gratuite nei confronti dei consiglieri comunali, specialmente di opposizione, che, nonostante le innumerevoli difficoltà nell’espletare la loro azione di controllo e di critica mediante i loro interventi, sono sempre presenti e combattivi nel  difendere e tutelare i diritti di tutti.
 A tal proposito, rinnovo la richiesta di una diretta streaming dei Consigli Comunali, in mancanza di mezzi appropriati, sarebbe utile anche una semplice registrazione messa  a disposizione dei cittadini sul sito del Comune.
Caro Cittadino “Nemese incredulo e arrabbiato”, spero di averti dato voce e coraggio, ora, aspettiamo insieme ai nostri concittadini, vista l’urgenza del caso, una cortese sollecita risposta da parte del Sindaco!

                                Il Consigliere Comunale
                                   Insieme per Nemi
                                       Cinzia Cocchi"

 

                                 IL VIDEO ESCLUSIVO DE L'OSSERVATORE D'ITALIA

Ambiente & Territorio
Il primo cittadino: “E' inaccettabile che, nonostante il costo del servizio sia così elevato (4 milioni di euro l'anno!), ci si trovi spesso davanti a queste situazioni"
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Red. Cronaca
Valmontone (RM)
- Come già accaduto in passato, da sabato fino a stamattina, e senza alcun preavviso, Lazio Ambiente Spa, la società che ha l'appalto della raccolta dei rifiuti solidi urbani a Valmontone, non effettua il servizio di raccolta e pulizia, lasciando per le vie di Valmontone una montagna di rifiuti che creano disagio ai cittadini e condizioni igienico sanitarie non accettabili.

“Sono da giorni al telefono con i responsabili dell'azienda – spiega l’assessore all’ambiente Veronica Bernabei – per cercare di capire eventuali cause del disservizio e sollecitare l'immediata ripresa del servizio. Ancora una volta, però, ci sentiamo rispondere, come motivazione, che “i mezzi sono fermi per manutenzione, e quindi inutilizzabili”. Stamattina la raccolta è ripresa, lentamente e non ovunque, ma ritengo si sia superato ancora una volta il limite e l’ufficio igiene, ambiente e patrimonio del Comune di Valmontone ha presentato una diffida formale contro Lazio Ambiente per contestare i disservizi e i disagi che sta subendo la nostra città”.

“E' inaccettabile – aggiunge il sindaco, Alberto Latini – che, nonostante il costo del servizio sia così elevato (4 milioni di euro l'anno!), ci si trovi spesso davanti a queste situazioni in cui non solo il servizio non viene svolto, ma non si riesce mai ad avere un interlocutore in grado di dare spiegazioni plausibili e tempi certi per la ripresa. La diffida è d'obbligo visto che questa amministrazione intende tutelare l’igiene e la salute pubblica. Con i nostri legali stiamo vagliando l'ipotesi di chiedere i danni alla società e di segnalare alle autorità competenti l’interruzione di pubblico servizio”.

“Relativamente ai pagamenti – precisano il sindaco e l'assessore Bernabei - il Comune di Valmontone è in regola con le fatture del 2016 mentre per l'arretrato del 2015 da saldare abbiamo ricevuto solo nei giorni scorsi la proposta di transazione dell'azienda che aspettavamo da mesi. Dopo aver chiuso e liquidato una pesante controversia aperta da anni, sul debito pregresso che abbiamo trovato e saldato, noi stiamo facendo fino in fondo la nostra parte. Purtroppo ciò che continua ad accadere rende l'idea di quello che ci troviamo ad affrontare ogni giorno”.
 

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