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DISTANZIATORE
L'evento
Il primo cittadino: “Un programma ricco imperniato sulle solenni manifestazioni religiose per la festività di San Nilo"
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Redazione

 

GROTTAFERRATA - Prenderà il via sabato 2 settembre prossimo alle ore 17 preso con la conferenza del professor Raimondo Del Nero sulla storia della diocesi suburbicaria tuscolana in programma presso la biblioteca Martellotta, l’edizione 2017 del “Settembre grottaferratese” un mese di manifestazioni, eventi e convegni che vedranno come momento centrale la tregiorni di eventi, dal 23 al 26,dedicata alle celebrazioni in onore di San Nilo, fondatore di Grottaferrata.

La rassegna è organizzata dal Comune di Grottaferrata con il contributo della Presidenza del Consiglio regionale del Lazio.
“Un programma ricco di occasioni d’incontro, tutte imperniate sulle solenni manifestazioni religiose per la festività di San Nilo, patrono e fondatore della nostra comunità” dichiara il sindaco di Grottaferrata, Luciano Andreotti presentando l’evento ai cittadini e alla stampa.

“Abbiamo voluto caratterizzare gli eventi su un preciso parametro di riferimento: la cultura come vettore dello sviluppo economico e della crescita complessiva del nostro Comune” ha proseguito il primo cittadino.
“All’elaborazione del programma, coordinato dagli assessorati alla Cultura e allo Sviluppo economico, hanno contribuito generosamente le autorità religiose abbaziali, eminenti personalità del mondo della politica e della cultura, le associazioni culturali federate nel Centro Socio Culturale di Grottaferrata, le associazioni di volontariato, la Pro Loco e l’intero apparato amministrativo comunale”.

“Abbiamo voluto coinvolgere, nel nostro mese di festa, anche alcuni dei comuni gemellati o facenti parte del cosiddetto Percorso Niliano i cui rappresentanti ci onoreranno della loro presenza. Insieme a queste autorità promuoveremo ulteriori momenti di incontro mirati alla promozione della figura di San Nilo e alla valorizzazione dell’abbazia in ambito internazionale. Per quanto è stato possibile – ha detto ancora Andreotti – considerata la ristrettezza dei tempi organizzativi a disposizione e il particolare periodo feriale, abbiamo partecipato le nostre iniziative a tutti i rappresentanti delle forze politiche presenti nel Consiglio comunale, dei quali abbiamo apprezzato alcuni incoraggiamenti insieme ai costruttivi e doverosi rilievi critici. Con maggiore esperienza e tempo cercheremo di fare meglio nel prossimo futuro”.

Un ringraziamento particolare il sindaco Luciano Andreotti ha voluto rivolgerlo alla Presidenza del Consiglio regionale “che ha contribuito finanziariamente e con generosità alla buona programmazione degli eventi”.
“Sono grato all’Amministrazione intera – ha aggiunto il primo cittadino grottaferratese – per essersi prodigata per la migliore pianificazione delle manifestazioni ma in modo particolare mi sia consentito di ringraziare gli assessori competenti, Luciano Vergati e Mirko Di Bernardo per il lavoro svolto con grande sinergia, piena comunione di intenti e spirito collaborativo.

“Per la buona riuscita del programma – ha quindi concluso il sindaco – ora non manca che un clima clemente e la partecipazione convinta e numerosa dell’intera cittadinanza. Facciamo delle festività e delle manifestazioni del Settembre Grottaferratese un momento di serena riflessione sulla nostra convivenza e un’occasione di rafforzata coesione della nostra comunità”. 

L'intervista
Il messaggio: fare il più possibile sintesi di programmi e progetti per liberare Grottaferrata dagli interessi della politica partitocratica dei “capibastone”
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GROTTAFERRATA (RM) - Luciano Andreotti, candidato della coalizione civica in corsa per il ballottaggio nelle elezioni amministrative del comune di Grottaferrata, in programma il prossimo 25 giugno parla al cuore dei grottaferratesi e lo fa attraverso una dettagliata analisi del voto e della prospettiva futura della città in cui l’architetto candidato sindaco è nato e vissuto da sempre, ispirato da principi di “limpidezza, modestia e sobrietà”, attraverso i quali tuttavia riesce a comunicare tutto quello che, lui e la sua coalizione civica, intendono comunicare: fare il più possibile sintesi di programmi e progetti per liberare Grottaferrata dagli interessi della politica partitocratica dei “capibastone” con un appello finale all'orgoglio e alla libertà come risposta al forte astensionismo del primo turno.



Si stanno delineando convergenze, come vi muoverete?

“Più che convergenze, che trovo legittime, stiamo notando qualche "inciucio". Noi parleremo con la gente di Grottaferrata, con i cittadini spiegandoci con loro. Siamo contrari a questo modo di fare politica legata alla vecchia partitocrazia. È l'esatto contrario del nostro progetto civico che antepone il bene e le necessità di Grottaferrata a ogni altro tipo di interesse. Detto ciò è impossibile non notare come si siano create le condizioni per dar vita a un metodo amministrativo del tutto nuovo che coinvolga profondamente tutte le forze e le associazioni che si esprimono nel Consiglio comunale Non cercherò accordi sottobanco con altre organizzazioni politiche che hanno partecipato alla competizione elettorale. Non prometterò mance e prebende a nessuno”.



Come vi comporterete con le altre liste civiche?

“Estenderemo la nostra piattaforma civica anche ad alcuni punti programmatici degli altri candidati. Sosterremo con forza alcune impostazioni programmatiche avanzate dai nostri competitori. In particolare farò mie - coordinandole con le indicazioni esplicitate nel mio programma – le impostazioni sul sostegno alle fasce giovanili avanzate nel programma del Movimento 5 Stelle ai quali chiederemo anche di collaborare nella ricerca di soluzioni condivise con l’amministrazione comunale di Roma in relazione alla questione dei rifiuti a Morena. Sono quindi pronto a fare mie, sempre coordinandole con le indicazioni già presenti nel nostro programma, le impostazioni sul destino urbanistico della nostra città (ritiro della delibera 41, no all’ulteriore consumo territoriale ecc…) e sull’incentivazione di un dialogo costante fra mondo scolastico, famiglie ed educatori attraverso l’organizzazione di tavoli di partecipazione, avanzate da Città al Governo e le impostazioni sullo stalking bancario e sul sociale avanzate nel programma di Fratelli d’Italia. Tutto questo lo posso fare perché guido una coalizione forte e libera da ogni condizionamento esterno o derivante dai partiti politici e dai loro ‘capibastone’. Tutto questo lo devo fare perché il principio che mi guida è la creazione di una comunità sicura, solidale e coesa. Tutto questo lo voglio fare perché ho l’umiltà di ascoltare gli altri e imparare da loro”.



Da ultimo una considerazione sull'astensionismo?

“Più che da ultimo questa deve essere la premessa da considerare con molta preoccupazione. Un astensionismo record a Grottaferrata, quello del primo turno elettorale delle elezioni amministrative di quest’anno dovuto - io credo – alla sfiducia e alla disillusione della cittadinanza rispetto alle vicende comunali degli ultimi anni, ritengo necessario rimboccarsi le maniche e dare una buona amministrazione al nostro paese . Un dato è certo, gli elettori hanno premiato i progetti civici anziché i partiti. Siamo di fronte ad una grande opportunità che, allo stesso tempo, è anche un grande responsabilità. Abbiamo la possibilità di cambiare il modo di fare politica a Grottaferrata e non può essere disattesa. Per questo motivo, come detto prima, vanno ricercate al di là dei personalismi tutte le convergenze possibili con un unico scopo: la stabilità amministrativa di Grottaferrata. Staremo a vedere, adesso, dove si nascondono davvero gli interessi forti e la loro prepotenza che non prendono minimamente in considerazione il bene della nostra comunità. Il prossimo 25 giugno – io spero – prevarranno l’orgoglio e il desiderio di buon governo dei nostri concittadini”. 

Amministrative 2017
"Ho deciso di non ripresentarmi, situazioni personali mi impediscono di poter affrontare un impegno politico che non onorerei per il poco tempo a disposizione"
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GROTTAFERRATA (RM) - Nonostante non sia presente nelle liste dei candidati, in vista delle prossime elezioni amministrative di domenica 11 giugno, Luigi Spalletta sostiene convintamente la candidatura a sindaco di Grottaferrata di Luciano Andreotti e di Marco Bosso e Roberta Covizzi candidati al Consiglio comunale con la lista civica “Con Voi”.“Ringrazio tutti gli amici e le amiche che mi hanno sostenuto politicamente negli anni passati – ha esordito Luigi Spalletta - dandomi sempre una forza elettorale che ho cercato di contraccambiare nell’interesse di Grottaferrata e dei miei concittadini. In questa tornata elettorale ho deciso di non ripresentarmi, situazioni personali mi impediscono di poter affrontare un impegno politico che non onorerei per il poco tempo a disposizione. Nonostante non sia presente in prima persona dichiaro con la massima convinzione il mio pieno appoggio al candidato sindaco Luciano Andreotti, persona qualificata, competente, grottaferratese doc, pienamente cosciente della realtà locale, dei suoi problemi, che grazie alla sua esperienza e preparazione può risolvere egregiamente. Sono anni che le mie battaglie politiche le affronto insieme all’amico Marco Bosso, con il quale dal 2005 abbiamo condiviso amministrazioni di maggioranza e di minoranza, cercando sempre insieme di rappresentare le esigenze dei nostri cittadini. Per questo motivo oggi chiedo a tutti i miei sostenitori di allora e di oggi di esprimere una preferenza per Marco Bosso quale consigliere della lista Con Voi. Infine – ha concluso Spalletta - vi indico come seconda preferenza il nome della candidata Roberta Covizzi, una bella persona che già ha saputo dimostrare l’impegno nell’attività amministrativa di Grottaferrata. Con loro avrò sempre un riferimento per le istanze nell’interesse generale di Grottaferrata”.

Politica
La prima iniziativa pubblica all’aperto della coalizione civica guidata dal candidato sindaco
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Red. Politica

GROTTAFERRATA (RM)
- Grottaferrata al centro di un’idea di città che è partecipazione, è inclusione, è condivisione, è impegno mirato al futuro ripartendo dal recupero dei troppi beni, luoghi, spazi abbandonati dalla cattiva amministrazione praticata negli ultimi anni. E’ stato questo il cuore del bell’evento che ha popolato armoniosamente di cittadini giovani e di ogni età piazza Cavour per la prima iniziativa pubblica all’aperto della coalizione civica guidata dal candidato sindaco Luciano Andreotti e composta da quattro liste civiche: Con Voi, Il Faro, Luciano Andreotti Sindaco e Prima Grottaferrata. Una manifestazione che esce fuori dai dogmi della solita politica, del politichese e delle autocelebrazioni del politico di turno. La musica e le idee dei ragazzi incollate sulla lavagna dei desideri “Wish Wall” hanno dominato la prima parte dell’evento, fino al calar della sera quando lo strepitoso intervento dello showman Salvatore Marino che, non a caso, ha ironizzato sulle “supercazzole” (condito di parole incomprensibili) dei soliti politici ha fatto da apripista al saluto del candidato sindaco Andreotti e soprattutto all’atteso video di presentazione del programma: “Abbiamo fatto un viaggio nei luoghi dell’abbandono di Grottaferrata” ha detto Andreotti perché “è da lì che vogliamo ripartire per dare le risposte che la politica e gli amministratori fino a oggi non hanno dato”.

 

Un viaggio iniziato proprio da piazza Cavour e dalla mancata “attenzione al particolare”, come i rubinetti della storica Fontanella su cui ad oggi ci sono istallati “quelli che si trovano in qualsiasi casa anziché quelli adatti in ottone”. Un viaggio, quello compiuto nel video dal candidato sindaco Andreotti con Salvatore Marino, che ha incrociato edifici divenuti tristi cattedrali in un deserto di abbandono e spesso degrado: dal ristorante  la Bazzica “sequestrato alle mafie e nelle disponibilità del comune” per il quale – ha spiegato Andreotti - serve un bel progetto di tipo sociale” oppure l’ex mattatoio, “sottoutilizzato solo per fare qualche convegno” ma per il quale in realtà “servirà innovazione. Creare e riuscire a realizzare un incubatore d'impresa” o ancora luoghi storici come il caffè del Cavallino e l’ex Cartiera “un simbolo quasi come l’abbazia”  fino ad arrivare all’area forse più degradata di Grottaferrata la colonia Gosio dove  “la situazione è delicata  a causa della presenza sregolata di immigrati che giungono da Roma. Una questione da risolvere – dice Andreotti – anzitutto perché  non è giusto che ci siano persone che vivono in baracche”. Decisiva sarà la collaborazione del Comune di Roma per cui – annuncia il candidato sindaco nel video – la prima cosa che farei per risolvere quella problematica sarebbe quella di chiamare la sindaca Raggi per cercare insieme una soluzione”. Il viaggio, però, non si conclude solo con le constatazioni attorno ai luoghi dell’abbandono ma apre gli occhi all’immaginazione possibile perché “del bello si deve poter godere” spiega Andreotti  e proprio la bellezza è “elemento fondamentale per la rinascita socioculturale della città”. Per cui, ritornando idealmente al centro, si incrocia l’area del mercato con la cosiddetta Ciambella che dovrà essere valorizzata per realizzare un’area market sul modello europeo, oppure la notissima struttura dell’ex mercato coperto che campeggia abbandonata proprio al centro di Grottaferrata per la quale “ripartendo dalla struttura attuale che richiama l’archeologia industriale” Andreotti prevede la realizzazione di una struttura sul modello del Centro Pompidou di Parigi all’interno della quale realizzare mostre d’arte e eventi culturali di rilievo internazionale. A far da corona un centro storico con i monumenti illuminati dal Festival delle Luci da realizzare nel periodo natalizio come ulteriore richiamo per il turismo e aperto sulla bellezza dei Giardini di Patmos, oggi chiusi da un muro che sarebbe da abbattere, secondo Andreotti, pronto a diventare il simbolo della nuova idea di apertura al futuro e alla bellezza, ingrediente fondamentale nell’azione di recupero che l’architetto Luciano Andreotti propone ai suoi concittadini come motore della nuova amministrazione guidata assieme alle sue quattro liste civiche. 

 

Un percorso che nasce da esperienze, professionalità e identità diverse che intanto ha creato amicizia, la cui amalgama è il comune sentire per Grottaferrata e i grottaferratesi il cui futuro passerà per il consenso che la città il prossimo 11 giugno vorrà riservare alla proposta civica di Luciano Andreotti fondata su “coraggio, passione e competenza”. 

Politica
Prima Grottaferrata che alle prossime elezioni sarà una delle quattro forze a sostegno della candidatura a sindaco di Luciano Andreotti
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Red. Politica

 

GROTTAFERRATA (RM)
- Sedici candidati, otto uomini e otto donne. Quarant'anni l'età media dei candidati con la più giovane che è una ragazza nata nel 1992 e la più matura una signora del 1953. Tutti, a partire dal capolista, Alessandro Cocco, noto in città per il genuino impegno civico, animati dal nome scelto per la lista che è chiaro e inconfondibile: Prima Grottaferrata che alle prossime elezioni sarà una delle quattro forze a sostegno della candidatura a sindaco di Luciano Andreotti. Sabato 20 maggio in piazza Cavour, dalle 18.30, la presentazione dei candidati al Consiglio comunale che in un evento animato dalla musica, alla presenza del candidato sindaco, Luciano Andreotti, vedrà candidati e cittadini confrontarsi anche di fronte a un testimone particolare: un “wish wall”, un muro dei desideri, di fatto una lavagna su cui ognuno potrà annotare le proprie idee per la città.

“Siamo una lista civica fatta di persone di diversa estrazione che manterranno ognuno la propria identità perché quella sarà la nostra forza. Siamo uomini e donne di destra, di sinistra o civici puri che hanno fatto sintesi intorno ad una parola e quella parola è: Grottaferrata” dichiara Cocco. “Questa è l'unica via da seguire quando si amministra un grande comune, dove contano le persone più che le tessere di partito. La diversità di pensiero sarà la forza del nostro successo”.

Prima Grottaferrata si inserisce, insomma, nel cuore del discorso e della logica che ha ispirato la candidatura a sindaco di Andreotti.

“Il nostro primo obiettivo - prosegue Cocco - è il benessere della nostra comunità, per questo al centro del dibattito politico metteremo l’interesse generale, non contro qualcuno ma in favore di tutti, senza dimenticare i cittadini e le famiglie che più di altri stanno soffrendo i lunghi anni di crisi. In tal senso intendiamo aprire il paese al contesto metropolitano di cui anche la nostra città è parte, con la certezza che prima di tutto venga Grottaferrata ma che su alcune tematiche è comunque opportuno ricercare una politica di territorio”.

“I nostri propositi - spiega ancora il capolista e ispiratore di Prima Grottaferrata addentrandosi nel programma - sono organizzati seguendo un semplice schema: risolvere le problematiche del passato, gestire il presente e progettare il futuro; idee concrete, che saranno supportate dalle necessarie coperture economiche, pensate con lucido realismo senza voli pindarici e false aspettative”.

“Tutte le nostre iniziative saranno veicolate attraverso i nuovi canali digitali ma anche attraverso incontri/dibattito che organizzeremo sul territorio. La comunità grottaferratese in noi dovrà avere un punto di riferimento - conclude Cocco - a cominciare dalla stesura del programma, alla quale tutti i cittadini saranno chiamati a partecipare attivamente”.

 

La lista dei candidati

 

1. Alessandro Cocco

2. Mauro Proia

3. Andrea Bulgarini

4. Simona Valeriani

5. Massimo Vinci

6. Valentina Olivieri

7. Claudio Bracci

9. Francesca Mastrolillo

10. Massimo Ascani

11. Caterina Modica

12. Francesco Giusto (detto Giusti)

13. Luca Morgante

14. Marina Troiani

15. Giorgia Poletta

16. Gigliola Caratelli

Elezioni amministrative
Il candidato sindaco: "“Da troppo tempo il nostro Comune sta scontando l’incapacità dei partiti di proporre strategie in grado di fronteggiare questo difficile momento di crisi"
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GROTTAFERRATA (RM)
- Un progetto civico che unisce sensibilità, professionalità ed esperienze diverse, nato dalla collaborazione fra cittadini che da sempre operano sul territorio, questa la risposta della coalizione guidata da Luciano Andreotti alla grave situazione di ingovernabilità causata dal fallimento della politica dei partiti a Grottaferrata.
“Da troppo tempo il nostro Comune sta scontando l’incapacità dei partiti di proporre strategie in grado di fronteggiare questo difficile momento di crisi economica e sociale – dichiara Luciano Andreotti – le ripetute crisi amministrative, imputabili tanto alla destra quanto alla sinistra, hanno generato un clima di frustrazione e sfiducia nei cittadini, allontanandoli sempre più dalla vita politica. È necessario sanare questa frattura con una proposta concreta che riporti finalmente le persone e i loro bisogni reali al centro dell’azione di governo della città. Crediamo in un’amministrazione trasparente, condivisa e partecipata, capace di riportare stabilità e di valorizzare le molte eccellenze del nostro territorio, svilite dalle logiche di spartizione che finora hanno dominato. La mia candidatura a sindaco – prosegue Andreotti - sostenuta da quattro liste civiche, Luciano Andreotti Sindaco, Prima Grottaferrata, Con Voi e Faro vuole essere un segnale preciso del cambio di passo che vogliamo imprimere all’amministrazione di Grottaferrata, favorendo con nuovi strumenti il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali e restituendo alla comunità il suo ruolo centrale nelle scelte che incidono su temi essenziali come crescita, sviluppo e gestione delle risorse.

L'intervista
Il programma e la persona: ecco come saperne di più
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GROTTAFERRATA (RM) - Fra i candidati a sindaco di Grottaferrata, in vista della tornata elettorale del prossimo 11 giugno, c’è anche il nome di Luciano Andreotti, noto e stimato professionista di Grottaferrata.

 

Chi è Luciano Andreotti?

“Sono nato a Grottaferrata il 28 ottobre 1950 e da allora vivo nel mio paese. Ho una moglie, Antonella, e due figlie che oggi frequentano l'università. Mi sono laureato in architettura ed esercito la professione di architetto, lavoro che mi appassiona ed entusiasma. Nello sport seguo il rugby e la vela. Affianco all'impegno lavorativo ho sempre unito quello della politica intesa come strumento civico e di coesione”.

 

Può presentarci la sua coalizione?

“Dopo l'ultima crisi amministrativa è venuto naturale elaborare un progetto di tipo civico che sapesse unire sensibilità diverse e fornire una proposta di governo per la nostra città credibile, condivisa e stabile. La coalizione che mi sostiene è formata da quattro liste civiche: Luciano Andreotti Sindaco, Prima Grottaferrata, Con Voi e Faro. Ognuna di esse rappresenta istanze di partecipazione che hanno aggregato esperienze, professionalità e storie diverse. L’amalgama di questa coalizione è la volontà di fare qualcosa per Grottaferrata, laddove i partiti hanno fallito. Lo dimostrano le ultime amministrazioni cadute dopo solo due anni. Non si può più andare avanti così. Vogliamo amministrare e lavorare duro per rimettere in cammino Grottaferrata. Siamo aperti al dialogo con tutti, ma medieremo puntando in alto nell’interesse di Grottaferrata”.


Può illustrarci il suo programma elettorale?

“Il nostro programma è sostenuto dalla concretezza e dalla competenza coniugata con una visione della città alta. La competenza e la concretezza deriva dalla mia esperienza passata di direttore dell'area tecnica del Comune di Valmontone dove ho operato portando alla realizzazione del parco divertimenti e di aree commerciali che hanno portato sviluppo in quei luoghi. L'esperienza amministrativa  mi ha portato a conoscere bene la macchina amministrativa in tutti i suoi aspetti e gli strumenti di governo della città. I maggiori temi del programma sono:

Sicurezza, declinata in tutti i suoi aspetti: sicurezza stradale, sicurezza dei cittadini, sicurezza nelle scuole con uno slogan: Grottaferrata città sicura.

Innovazione: oggi il tema dell’innovazione è un cardine fondamentale dello sviluppo socio-economico della nostra città. Occorre implementare la digitalizzazione della amministrazione comunale per rendere veloci e certi gli atti prodotti dagli uffici, rendendo trasparente la pubblica amministrazione e sburocratizzando i processi amministrativi. Attraverso l’innovazione vogliamo creare opportunità di lavoro per i giovani, promuovendo con le università accordi per sviluppare e rendere fattibili startup e makers nei più svariati campi della new economy.

Mobilità urbana sostenibile: uno dei problemi che affliggono Grottaferrata in termini di inquinamento, di costi di trasporto e lunghi tempi di percorrenza è la mobilità urbana. Per rendere fattibile tutto ciò occorre dotarsi di strumenti di programmazione di cui oggi il Comune di Grottaferrata non è dotato; mi riferisco al Piano del Traffico e al Piano dei Parcheggi. Senza questi strumenti non si può, nell’immediato risolvere alcun problema per rendere snella la viabilità congestionata del nostro paese. Nel medio lungo termine senza questi strumenti non possiamo accedere, in modo sistematico ed efficace, ai finanziamenti pubblici sia di livello regionale, statale che europeo.

Economia: sosterremo le attività economiche ed il commercio che in questo lungo periodo di crisi hanno patito difficoltà. Noi a Grottaferrata soffriamo in particolar modo la vicinanza di Roma e di Frascati che sono, oggi, attrattori commerciali forti. Credo che, per la particolare forma urbana di Grottaferrata, dobbiamo promuovere la formazione di un vero centro città, senza dover realizzare nuove cubature, che permetta di sviluppare economicamente tutte le aree urbane, che vanno da Poggio Tulliano a Viale San Nilo, che oggi sono depresse e non riescono a svilupparsi economicamente, ma pagano tasse senza ritorni.

Sociale: prioritario sarà il nostro impegno nel campo dei servizi sociali e della solidarietà a sostegno delle fasce più deboli dei cittadini e delle categorie fragili. Supporteremo anche le istituzioni private che operano nel terzo settore.

Cultura: ritengo che la cultura sia uno dei cardini di sviluppo sociale ed economico della nostra città. Dobbiamo rendere istituzionale la cultura. Pertanto uno dei primi atti di governo sarà l’istituzione dellaConsulta Comunale della Cultura da inserire nello statuto del nostro Comune con l’art. 9 bis, costituita dalle associazioni locali riconosciute. Il compito della Consulta, in rapporto con gli organi istituzionali dell’Amministrazione Comunale, sarà quello di programmare le attività, le manifestazioni e gli eventi culturali per promuovere Grottaferrata nel mondo.

Questi sono i punti principali del nostro programma, che per noi rivestono carattere di priorità, non tralasciando la salvaguardia e la valorizzazione del nostro territorio adottando politiche di rigenerazione urbana sia per le aree centrali che per quelle periferiche. Il prossimo 11 giugno ci occorre la fiducia, il sostegno e il coinvolgimento dei cittadini di Grottaferrata, che sono il nostro vero motore per guardare con fiducia al futuro della nostra città”.

Elezioni Amministrative
Candidato alle primarie del Partito Democratico
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Comitato Promotore per Luciano Andreotti Sindaco

Grottaferrata (RM) - Nella rosa dei candidati per le primarie del centrosinistra a Grottaferrata in calendario il 9 marzo prossimo è entrato oggi l'architetto Luciano Andreotti con l'appoggio di un Comitato Promotore che spiega così le ragioni di fondo della decisione:

Perché proponiamo e sosteniamo con forza e determinazione la candidatura di Luciano Andreotti alle primarie del Partito Democratico.
Luciano Andreotti è la persona che può ben rappresentare l’impellente bisogno di “Cambiare” anche a Grottaferrata. Bob Dylan cantava in “The Times They Are a-Changin'”:

... venite senatori,membri del congresso per favore date importanza alla chiamata e non rimanete sulla porta non bloccate l’atrio perché quello che si ferirà sarà colui che ha cercato di impedire l’entrata c’è una battaglia fuori e sta infuriando. Presto scuoterà le vostre finestre E farà tremare i vostri muri Perché i tempi stanno cambiando...

L’inequivocabile segnale mandato da tre milioni di cittadini alle primarie che hanno eletto Matteo Renzi segretario del PD, ci dice che il paese ha bisogno di un reale cambiamento, sia degli uomini sia di una modalità di fare politica che è lontana dal sentire comune della gente.

Ci impegneremo per la costituzione di nuove alleanze, in cui anche movimenti, associazioni, organismi autonomi della società civile possano sentirsi protagonisti, e dove possano incontrarsi e maturare insieme le diverse culture e identità storiche e politiche del nostro paese.

Solo un autentico processo di rinnovamento,culturale e generazionale, può far sviluppare e crescere il seme di un alleanza e di una collaborazione elettorale in un nuovo ed autentico soggetto politico aperto a tutti i cittadini che intendono impegnarsi e contribuire alla costruzione di un progetto di governo della città quale cantiere di soluzioni condivise.

A seguito delle fallimentari esperienze di governo della nostra città è doveroso rispondere con un impulso di rinnovamento della classe politica, creare nuove opportunità che non siano condizionate dalla vecchia logica politica, dai soliti giochi di potere, dalle decisioni prese intorno ad un tavolo di ristorante, che hanno sempre determinano deboli soluzioni di governo facilmente condizionabili ed in crisi continua, cercando coloro che si sono allontanati dalla politica non riconoscendosi in “tali metodi”.

La politica prima di tutto deve tornare ad essere un servizio per i cittadini di Grottaferrata. Per questo è necessario riattribuirle le sue giuste prerogative e i reali valori etici e morali, difendendola dalle degenerazioni affaristiche, dalle manipolazioni delle procedure democratiche, dalla staticità delle oligarchie, restituendo fiducia alle persone disposte a impegnarsi per pura passione civile.

Noi vogliamo aprire un immediato confronto con chiunque è interessato ad un progetto e ad una nuova fase di elaborazione politica. L’ambito entro cui operare per costruire questa realtà è quello dei diversi riformismi, dobbiamo guardare oltre gli steccati, le bandiere, le sigle, i circoli, passo fondamentale per superare situazioni di inerzia e di indifferenza.

Per la particolarità del momento, per le difficoltà contingenti sentiamo la responsabilità di “estendere e di allargare”, NON di restringere, i processi partecipativi; occorre impegnarsi a porre le basi credibili di una governabilità del centrosinistra per l’interesse di tutti gli abitanti di Grottaferrata, pressati da una crisi senza precedenti, che non hanno trovato in passato risposte ai loro bisogni per responsabilità di classi dirigenti impegnate più a ricercare “soluzioni particolari” che il bene comune.

Dobbiamo altresì comprendere le trasformazioni radicali della società e confrontarci con le domande di innovazione politica e istituzionale che esprimono i nuovi ceti produttivi, le nuove professioni ed i giovani, al di là di ogni logica corporativa.

Con questo spirito ci impegniamo, nel campo del centro-sinistra, ad alleanze politico-programmatiche con tutti coloro che intendono dare voce ai cittadini, anche a coloro che non si ritrovano nelle attuali componenti del centrosinistra, che non sono iscritti ai partiti o operino in altre forze, in associazioni, in gruppi di volontariato, oppure agiscano come singoli, ispirandosi a programmi condivisi .

Per tutti questi motivi, nella massima chiarezza e trasparenza proponiamo la candidatura di Luciano Andreotti per un “Progetto” di governo innovativo, autentico e condiviso.

Del Comitato fanno parte tra gli altri Antonio Rovito, Mauro Tomboletti, Vittoria Mazzeo e Giorgio Spalletta.

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L'esclusiva
L'incognita dell'uomo e della donna che parcheggiarono al Renault 4 alle 8 del mattino
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Luca Pagni

Roma, aggiornamenti caso Moro e fatti inediti - Dove ed a che ora è stato assassinato Aldo Moro ? Perché Francesco Cossiga si trovava in via Cetani prima del ritrovamento? Diversi interrogativi riaffiorano e inevitabilmente portano ancora ad accendere i riflettori sul caso Moro. L’artificiere Vito Antonio Raso ha pubblicato il libro “La bomba umana” ed. Seneca, in cui affronta anche il caso Moro, anticipandone il ritrovamento di almeno 2 ore e con  l'avvenuto abbandono della Renault 4 con il cadavere dello statista ben prima della telefonata di Morucci al professor Francesco Tritto, collaboratore di Moro. Telefonata, che venne intercettata verso le 12:13 e nella quale si annunciava l'avvenuta esecuzione del presidente Dc ed il luogo in cui sarebbe stato possibile trovarne il cadavere.

Vito Antonio Raso ricorda che era presso la sede Commiliter quando la volante 23 della Polizia lo prelevò per portarlo in via Cetani. Durante il trasporto non sapeva ancora che lì avrebbe trovato il corpo di Aldo Moro chiuso nel bagagliaio di una Reanault 4 rossa, tra le 10,30 e le 10,45.

L’esperto artificiere ricorda che tra via delle Botteghe Oscure e via Caetani , “la situazione era tranquilla e non c’erano transennamenti o blocchi del traffico che facessero pensare ad un pericolo bomba. Il Commissario Federico Vito si trovava già sul posto ed era solo in una strada ancora deserta. C’era da controllare la Renault 4 perché era stata ricevuta una telefonata anonima e si riteneva che dentro potesse esserci una bomba. Dei bossoli esplosi erano posti sul tappetino anteriore sia dal lato guidatore che passeggero – continua la precisa descrizione - mentre giravo attorno alla macchina si avvicinò una ragazza alta, magra, capelli scuri e vestita in un modo che definirei “alternativo” che mi chiese a bruciapelo: “ ‘E’ vero che in quella macchina c’è il cadavere di Aldo Moro?’”.

Come faceva la ragazza a sapere che Aldo Moro era proprio in quella macchina ?

Vito Antonio Raso continua… “Cercai di mantenere la calma per evitare di mandarla a quel paese anche perché, conoscendo bene il bagagliaio e sapendo che Moro era di statura non certo piccola, non avrei mai pensato che sarebbe potuto entrare in quel piccolo spazio. Ma tant’è. Su L’Unità si parlò anche di una testimone che avrebbe visto un uomo ed una donna che parcheggiavano la Renault 4 verso le 8 del mattino.”

A proposito, dubbi e interrogativi sui nominativi di Valerio Morucci ed Adriana Faranda

Vito Antonio Raso continua a rivelare particolari della sua ispezione alla Renault 4

“Mentre ispezionavo l’auto mi avvicinarono il capo della Digos romana Domenico Spinella, il comandante del nucleo investigativo dei Carabinieri Colonnello Cornacchia, ed il Ministro Cossiga. Quando aprii lo sportello posteriore destro ed uscii dalla macchina. Il gruppetto di personaggi assieme a Cossiga era in fondo alla strada e io gli feci cenno di avvicinarsi. Quando furono abbastanza vicini, parlando a voce bassa per non farmi ascoltare da orecchie indiscrete dissi: “Ministro, dentro quell’auto c’è il cadavere di Aldo Moro”. Restarono impassibili. Nessun segno di sgomento o stupore, nè lui e neppure gli altri funzionari che gli erano accanto. Come se già sapessero”.

Curiosamente, secondo il racconto, erano da poco passate le 11,30 mentre le immagini ufficiali che sono collocate ben oltre le 13.30,infatti le prime riprese della tv privata Gbr furono girate intorno alle ore 14, alla prima identificazione del corpo fatta proprio da Raso.

Cosa accadde ? Perché mai Francesco Cossiga si recò due volte in via Caetani ? Tutto questo lo ha rivelato ieri l’Ansa creando sconcerto tra studiosi, giornalisti, e forse  anche tra i magistrati che hanno da poco deciso di riaprire il caso Moro.

Curiosamente le dichiarazioni più eclatanti sono venute a galla dopo la morte dei Senatori a vita Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, che non possono più dire la loro.

Chi ha ucciso Aldo Moro? Chi aveva interesse ad abbandonarlo al suo destino ?

Il Giudice Imposimato documenta  che “L’operazione era stata neutralizzata da un ordine dall’alto”

A questi ed altre domande hanno cercato di rispondere in tanti, tra i quali annoveriamo Sandro Provvisionato e Ferdinando Imposimato (allora Giudice Istruttore) nel libro “Doveva Morire”, edito nel 2008 da Chiarelettere.

Essi provano che il sequestro Moro, partito come azione brigatista con l'appoggio della Raf e l'interesse di Cia, Kgb e Mafia, venne gestito dal Comitato di Crisi presso il Viminale.

Secondo Imposimato tutti prendevano ordini da Licio Gelli (Gran Maestro Venerabile della Loggia Massonica Propaganda due) che contava almeno 52 tesserati nelle strutture di indagine, ed era amico di Francesco Cossiga e Giulio Andreotti.

Tutti questi dopo il rapimento e la strage in via Fani il 16 marzo 1978, vanificarono le opportunità emerse per salvare Moro.

La Polizia giunse alla porta della prigione di via Gradoli 96 per perquisizioni già il 18 marzo 1978 ma all’interno 11 sc. A suonarono il campanello senza irrompere come dall’ordine di perquisire tutti gli appartamenti.

Imposimato denuncia che alla tipografia dove andava Moretti prima dell'assassinio, in via Pio Foà, l’Ucigos giunse il 28 marzo 2008 senza allertare ne la Procura di Roma ne la Digos, così come quando giunsero a via Montalcini 8 subito dopo la strage.

Dal 19 aprile 1978 non venne pedinato Teodoro Spadaccini che gestiva la Renault 4 usata per l'assassinio ed il trasporto di Moro.

Furono bloccati gli ordini di cattura emessi il 24 aprile 1978 contro pezzi da novanta del terrorismo, di cui molti presenti in via Fani per la strage.

Molti documenti scomparvero o vennero manomessi come i documenti e le registrazioni video del processo delle BR a Moro. Andreotti, Zaccagnini e Cossiga sostengono che Moro non abbia mai manifestato timori di sorta, ma tra le carte ritrovate c’è anche un appunto del Sismi diretto al Ministero dell’Interno in cui si accenna alle dichiarazioni di ORESTE LEONARDI ( n. 1926 - m. 1978 a cui Fabrizio Fratangeli nel 2008 ha fatto intitolare un giardino  tra via Casalinuovo, via Adolfo Ravà e via di Grotta Perfetta)

capo scorta di Moro su qualcuno che controllava anche in vacanza i movimenti del Presidente DC. Carmine Pecorelli, vicino ai servizi segreti, alludette sul primo numero di Osservatorio Politico (OP) al possibile sequestro di Moro prima del marzo 1978, e pure la Polizia sapeva che le BR volevano sequestrare a Roma un politico importante.

Sergio Flamigni ne “La tela del ragno. Il delitto Moro” asserisce che esisterebbe, tra le deposizioni dei brigatisti e le indagini peritali, una contraddizione non risolta giacchè Moretti e Maccari hanno detto che Moro fu ucciso nel garage di via Montalcini tra le sei e le sei e trenta ma le perizie stabiliscono che lo statista fu ucciso tra le nove e le dieci di mattina. E' probabile, quindi, che l'ostaggio sia stato portato sulla cesta situata nel bagagliaio della R4 in un'altra prigione situata nella zona del ghetto ebraico, per poi spostarlo dopo le 10 in via Caetani.

Francesco Mazzola descrisse in forma romanzata, ne I giorni del diluvio (Rusconi, 1985), un’operazione per liberare un ostaggio, secondo le modalità suggerite dal commissario Schiavone nella riunione presso lo Stato maggiore della Difesa. Nel romanzo di Mazzola, tuttavia, l’azione falliva perché il prigioniero era stato spostato.

“E invece Moro non era stato affatto spostato e venne ucciso nel garage di via Montalcini la mattina del 9 maggio 1978, come mi confermò anche Prospero Gallinari nel 2007 a Reggio Emilia.” Lo rivela Il Giudice Istruttore Ferdinando Imposimato, nel suo recente libro “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia” in cui si testimonia che i militari erano arrivati alla casa vicina a quella dove stava Moro. Hanno avuto l’ordine di fermarsi. “Erano arrivati a venti metri […]. Quindi lo sapevano benissimo [dov’era l’ostaggio]”. Inoltre il poliziotto era rimasto “talmente schifato che si e dimesso dalla polizia”. A questo punto, anche i corpi speciali della polizia avevano deciso di intervenire militarmente nell’appartamento prigione per salvare Aldo Moro, e si stavano preparando in sinergia con i carabinieri di Dalla Chiesa quando l’operazione era stata neutralizzata da un ordine dall’alto, capace di suscitare la reazione disgustata anche degli uomini dei Nocs. E’ un fatto che addolora per la crudeltà dimostrata da chi prese quella decisione, ma conforta perché conferma che i bersaglieri, come Giovanni Ladu, uomini dell’esercito come Oscar Puddu e tutti gli uomini dei gruppi speciali e i loro capi avevano deciso di salvare Moro anche a rischio della propria vita”.

Nel mese di febbraio del 2008 in occasione delle annuali commemorazioni del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, per i quali sarebbe ricorso il Trentennale della morte il 9 maggio 2008, ho intervistato per Igea News il Sen. Giulio Andreotti.

 

Ripropongo oggi l’intervista integrale, con l’aggiunta di passaggi inediti

 

Moro fu rapito dalle BR per colpire il sistema politico. Che idea si fece all'epoca dei fatti e cosa ne pensa oggi, con il senno del poi ?

 Che vi fosse una realtà complessa dietro l'operazione di cattura e l'assassinio di Aldo fu unanime la convinzione. E certamente il bersaglio era duplice: DC e PCI.

 

Pare che le B.R. studiassero la possibilità di rapire Lei, Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio, ma poi abbandonarono l’dea per la sua alta protezione. Cosa pensa di questa ipotesi e come visse la paura di poter subire un attentato alla sua vita?

Moro era l'obiettivo sia come esponente politico sia come personalità di grande fascino intellettuale. Per questo era più al rischio rispetto a tutti noi. Del resto anche dentro la Dc Aldo aveva una posizione molto accentuata.

 

Furono commessi errori nelle ricerche della prigione di Aldo Moro?

Errori no. Purtroppo non avevamo un apparato di sicurezza di grande spicco. Ma sarebbe stato difficile metterlo in piedi, quando già per quello modesto che avevamo vi era l'accusa di Stato di polizia.

 

Cosa fecero realmente lo Stato italiano ed il Vaticano, per liberare Aldo Moro?

 Attivammo tutti i canali possibili (e Mons. Macchi offrì anche un riscatto in danaro).

 

Che ruolo ebbero la P2 e le spie dell'ex Unione Sovietica nel rapimento di Aldo Moro?

Al riguardo vi sono state molte ipotesi e ricerche. Ma nulla di certo emerse.

 

Cosa pensa del coinvolgimento della Massoneria nel rapimento?

 Non ho elementi in proposito. Del resto della Massoneria non è che si conosca molto.

 

Lei personalmente ha dei rimorsi?

No. Tutto quello che si poteva fu attivato.

 

Le conseguenze politiche del rapimento di Moro furono da un lato l’esclusione del P.C.I. da ogni ipotesi

di Governo per gli anni successivi e dall’altro un ridisegno del cosiddetto “regime democristiano”.

Infatti la cosiddetta “DC di Andreotti” rimase partito di Governo fino al 1992, anno di tangentopoli.

Cosa altro ha comportato il rapimento di Aldo Moro ?

 E’ uno schema che non condivido in pieno. Non è mai esistita una “DC di Andreotti”

 

A trenta anni dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro, sarà tolto il segreto dagli archivi di Stato ?

 Ma dove sono questi atti segreti ? E’ una leggenda.

 

Quando il popolo italiano potrà conoscere la realtà vera degli anni di piombo?

 Ma chi ha voglia già oggi può conoscere tutto (o quasi tutto).

 

 

Come scrisse Aldo Moro al Presidente del Senato:

“Muoio, se così deciderà il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell’amore per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall’altpo dei cieli… Questo bagno di sangue non andrà bene né per Zaccagnini, né per Andreotti, né per la D.C. né per il Paese.

Ciascuno porterà le sue responabilità…Ma nessun responsabile si nasconda dietro l’adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare presto.”

 

Per approfondire lo studio del caso Moro, suggeriamo la lettura dei libri: "Un affare di Stato” di Andrea Colombo, "Eseguendo la sentenza" di Giovanni Bianconi, “Abbiamo ucciso Aldo Moro” di Emmanuel Amara,“La foto di Moro” di Marco Belpoliti,“Lettere dal patibolo” di Critica Sociale, “L’affaire Moro” di Leonardo Sciascia, “Moro si poteva salvare” di Folco Accame, “I 55 giorni che cambiarono l’Italia” di Ferdinando Imposimato da poco pubblicato dalle Newton Compton

Il Caso
La Procura di Roma apre un fascicolo sulla morte di Aldo Moro dopo vari libri, segnalazioni e l’esposto dell’ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato.
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Gli interrogativi: “Le Brigate rosse avrebbero potuto rilasciare Aldo Moro” ? “La decisione finale è stata di Cossiga e, presumo, anche di Andreotti” ? “Nessun individuo è indispensabile allo Stato” ?

 

Luca Pagni

La Procura di Roma apre un fascicolo sulla morte di Aldo Moro dopo vari libri, segnalazioni e l’esposto dell’ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato. Curiosamente solo dopo la morte di Giulio Andreotti la Newton Compton editori ha  pubblicato il libro “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia” 

con il sottotitolo “Perché Aldo Moro doveva morire? La storia vera”

“Aldo Moro è stato uno statista e un servitore dello Stato che in un momento tra i più difficili della storia repubblicana, ha difeso, fino a pagare con la vita, un campo di valori che oggi è patrimonio di tutti. Difese cioè l'idea che, con la forza della politica, lo Stato italiano potesse vincere la battaglia contro il terrorismo senza restringere i margini di libertà dei singoli cittadini, ma anzi allargando e rafforzando lo spazio della democrazia”. “Il pensiero, la testimonianza politica e di vita di Aldo Moro stroncata per mano criminale dalla follia terrorista, conserva, in questo, una straordinaria attualità. Con lui - in questa giornata dedicata alle vittime del terrorismo, rendiamo omaggio a tutti quelli che hanno sacrificato la vita per difendere i valori della democrazia, della libertà e della convivenza tra idee diverse”. Questo quanto scritto in una nota da Nicola Zingaretti, nel 2012 quando era Presidente della Provincia di Roma, partecipando alla cerimonia di commemorazione in occasione del 34° anniversario della morte di Aldo Moro, avvenuta come sempre in via Caetani a Roma, dove fu fatto trovare il corpo morto di Aldo Moro. Luca Pagni

Il Giudice Ferdinando Imposimato ha scritto su facebook: Quelli che potevano salvare Aldo Moro e non lo fecero, non vogliono riconoscere il luogo del martirio del più grande statista italiano,  quella prigione che io scoprii 32 anni fa. In quel luogo deve essere ricordato Aldo Moro e non a via Caetani ove fu portato dopo il suo assassinio in via Montalcini 8. Per rifondare l'Italia occorre rifondare la verità.  Ricordate che Aldo Moro è il maggiore artefice della nostra bella Costituzione e che è morto per difendere quei valori sulla dignità del lavoro, i diritti inviolabili all'eguaglianza e alla pari opportunità tra uomini e donne e a difesa della democrazia e della pace, essendo stato ucciso per volontà di quei politici oggi esaltati come uomini rispettabili. Antonio Esposito, nella prefazione del libro “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia” spiega come l’autore aveva già definito nel precedente volume Doveva morire la ≪terribile, quanto tardiva, confessione-requisitoria resa da Steve Pieczenik≫, 

Braccio destro di Kissinger, vero cuore pulsante del comitato di crisi:Sono stato io, lo confesso, a preparare la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Aldo Moro Allo scopo di stabilizzare la situazione italiana.Il prezzo da pagare è stata la vita di Moro.  E’ stata quella la prima volta nella storia della mia carriera  che mi sono trovato in una situazione  nella quale ho dovuto sacrificare la vita di un individuo per la salvezza di uno Stato. 

Si può dire che il nostro è stato un colpo mortale preparato a sangue freddo. La trappola era che loro dovevano uccidere Aldo Moro. Loro pensavano che io avrei fatto di tutto per salvare la vita di Moro, mentre ciò che è accaduto è esattamente il contrario.  Io li ho abbindolati a tal punto che a loro non restava altro che uccidere il prigioniero. Cossiga era un uomo che aveva capito molto bene quale fossero i giochi. Io non avevo rapporti con Andreotti, ma immagino che Cossiga lo tenesse informato.  La decisione di far uccidere Moro non è stata una decisione presa alla leggera, abbiamo avuto molte discussioni anche perché io non amo sacrificare le vite, questo non è nelle mie abitudini. Ma Cossiga ha saputo reggere questa strategia e assieme abbiamo preso una decisione estremamente difficile, difficile soprattutto per lui.  Ma la decisione finale è stata di Cossiga e, presumo, anche di Andreotti. Queste risultanze trovano oggi nel nuovo lavoro di Imposimato definitiva conferma e certezza attraverso le dirompenti dichiarazioni – raccolte dall’autore – di due dei numerosi militari impegnati nei servizi di osservazione finalizzati alla successiva irruzione nella prigione di Moro e che ricevettero, poi, improvvisamente e inopinatamente l’ordine di immediata smobilitazione. Le rivelazioni di questi due militari – uno brigadiere della guardia di finanza (nome in codice “Archimede”), l’altro ufficiale dell’esercito specializzato in elettronica, membro di Gladio, istruttore a Capo Marrargiu, poi passato ai servizi speciali di intelligence (nome in codice “Sapienza”) – sono troppo convergenti, coincidenti in tutto e per tutto: troppo dense di particolari, troppo piene di formidabili riscontri, tutti puntualmente verificati dall’autore, si che ad esse deve attribuirsi la massima attendibilita, credibilita e veridicita. E credo che queste mie poche righe, senza svelare troppo, possano essere utili a introdurre lo svolgimento temporale delle azioni che porteranno a tale sconvolgente rivelazione nel corso delle pagine del libro. Per saperne di più, non resta che acquistare e leggere il libro.

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