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DISTANZIATORE
Il caso
Fiumicino: MOBASTA, i rifiuti di Roma Capitale non li vogliamo
24/06/2017 08:07:00
Marcello Giuliacci: " Noi vogliamo mettere la parola fine definitiva a questa storia"

 

di Simonetta D'Onofrio

 

Scenario incredibile, ma purtroppo possibile. Non solo. Altre aree, oltre a quella di Pizzo del Prete, potrebbero diventare un “boccone goloso” per raccogliere i rifiuti di Roma Capitale. L’altra settimana a scendere in piazza e a protestare contro la decisione della Città Metropolitana, che individuava in “Pizzo del Prete” una delle zone bianche per il trattamento dei rifiuti di Roma, sono stati tanti cittadini e i comitati. Con lo slogan “MOBASTA” hanno organizzato una protesta a Torre in Pietra, attirando l’attenzione mediatica della politica e soprattutto dei cittadini, insieme uniti per dire “NO” a un possibile nuovo scempio ambientale . Ma quali le conseguenze dirette sul territorio situato tra Fiumicino e Cerveteri? Ci saranno problemi nell’area? Per saperne di più sull’argomento e avere aggiornamenti precisi abbiamo intervistato Marcello Giuliacci, uno degli organizzatori della manifestazione di sabato scorso, da anni accanto ai cittadini per dire che non c’è un minuto da perdere per dire “No” alla monnezza di Roma.


È trascorsa una settima dalla mobilitazione a Torre in Pietra, dove si protestava contro la nota inviata da Città Metropolitana di Roma Capitale avente in oggetto “Individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento rifiuti”; che prevede in Pizzo del Prete un’area possibile. Ci può fare in estrema sintesi il punto della situazione attuale? A seguito della manifestazione cosa avete ottenuto?

La manifestazione ha avuto due risultati, oltre a quello di informare la popolazione, il primo far capire a TUTTI, Città Metropolitana e regione Lazio che si parla di territori da tutelare, dove insistono attività agricole, paesaggi di pregio, centri abitati, e persone che non consentiranno mai uno scempio di quest’area, il secondo, aver sollecitato l’intervento nel dibattito del Comune di Roma. Il Presidente della commissione ambiente del comune di Roma nel suo intervento ha ribadito che l’amministrazione capitolina non ha intenzione di chiudere il ciclo dei rifiuti con discariche ed inceneritori, ha ribadito che Roma farà i suoi impianti all’interno del territorio comunale, ha convenuto che questa lettera della città metropolitana deve essere ritirata, che questo territorio va tutelato e che quindi il comune stesso si attiverà in questo senso verso la città metropolitana

Oltre a Pizzo del Prete, nella cartografia vengono individuati altri punti nel territorio, adatti per lo smaltimento dei rifiuti. Ci può dire quali sono?

Pizzo del Prete fa parte di alcune aree nei comuni di Cerveteri e Fiumicino, queste aree indicate come prive di vincoli assommano a oltre 2.500 ettari, ma ci sono altre due zone nel comune di Roma, la prima a qualche km da Ponton dell’elce e Tragliatella, la seconda a qualche km da Testa di Lepre, sono nel comune di Roma. C’è poi un’altra area tra Magliano Romano e Rignano Flaminio.

Queste aree sono già intaccate da altri scempi ambientali, come la presenza delle cave diffuse nei punti segnalati. Secondo lei perché in questi punti indicati nella planimetria non c’è stata nessuna mobilitazione?

Questa lettera della Città Metropolitana purtroppo non è conosciuta da molti. In particolare è da rimarcare che proprio la presenza di cave dismesse, assieme ad altri, è uno dei fattori preferenziali alla localizzazione di impianti di trattamento rifiuti (le cave si riempiono). E ce ne sono parecchie indicate su questa mappa, non ce ne sono all’interno della zona bianca di Cerveteri e Fiumicino ma ce ne segnate alcune nei comuni limitrofi, Bracciano ed Anguillara, ma a anche nel comune di Roma sempre a qualche km da Ponton dell’Elce e Tragliatella.

Se fosse realizzato un impianto a Pizzo del Prete, ci sarebbe una compromissione del comparto agricolo? Quali azioni state portando avanti per la tutela della filiera dell’orto-frutta?

Stiamo collaborando ovviamente con le aziende agricole locali che condividono la nostra protesta e con le organizzazione sindacali di categoria. In particolare con la CIA e la COLDIRETTI che hanno aderito alla manifestazione, la CIA ha anche indicato con un documento dettagliato quali sarebbero i danni economici nel caso in cui questi progetti andassero avanti. Parliamo degli orti di Roma.

Come organizzatori della protesa avete invitato ufficialmente i sindaci dei comuni limitrofi. Vi hanno sostenuto?

Oltre alle amministrazioni di Cerveteri, Fiumicino, Ladispoli che hanno aderito alla manifestazione, avevamo invitato anche la Sindaca Raggi sia in qualità di Sindaco di Roma sia in qualità di Sindaco della Città metropolitana. Avevamo anche invitato le amministrazioni dei comuni limitrofi vicini alla zona bianca di Cerveteri e Fiumicino, dove come abbiamo detto ci sono cave dismesse evidenziate sulla mappa stessa ma non hanno risposto all’e-mail di invito e comunque non si sono presentate.

Pizzo del Prete non vuole essere una nuova “Cupinoro”, lasciata in eredità nel territorio. Quali sono i prossimi provvedimenti che porterete avanti?

Non appena saremo in possesso di tutti i documenti di controdeduzioni ci muoveremo chiedendo incontri con la Città Metropolitana e la Regione Lazio, perché noi vogliamo mettere la parola fine definitiva a questa storia. Abbiamo quelli dei Comuni interessati, che sono molto precisi e circostanziati, poi è arrivato il parere negativo della Sovrintendenza Etruria Meridionale che sancisce definitivamente i vincoli mancanti sulla cartografia delle zone in questione e procedere per rivendicarli. E’ comunque da rimarcare che se la Città Metropolitana prima di scrivere questa lettera avesse consultato ed incrociato le carte del PTPG provinciale e del PTPR, avrebbe constatato senza alcun problema l’assenza di zone bianche. Ovviamente nel breve ci aspettiamo che come dalle dichiarazioni del Presidente Diaco la Città Metropolitana trovi il modo di ritirare/superare la lettera che ha inviato alle amministrazioni, pronti a scendere nuovamente per strada se tutto questo non avvenisse, se Città Metropolitana e Regione Lazio non affrontassero il problema in tempi rapidi per come l’abbiamo sottoposto alla loro attenzione. E deve essere l’ultima volta che parliamo di Pizzo del Prete e dintorni.

Da ciò che abbiamo appreso la situazione ancora non è del tutto compromessa. Molti sono i motivi per abbandonare definitivamente il proposito di portare i rifiuti nella zona interessata dalle proteste. Vincoli archeologici, paesaggistici, problemi per le preziose colture del luogo, per la presenza di centri abitati, fanno sperare i manifestanti che la loro protesta possa avere successo. Ma come ricordano gli organizzatori, per rendere efficace la lotta, bisogna che tutte le parti in gioco collaborino per dire No ai rifiuti. Non è pensabile che, se i centri del litorale stanno dimostrando la loro attenzione, con la presenza ai presidi di sindaci e assessori, non si può dire altrettanto per i comuni più interni, come Anguillara e Bracciano che, seppure interessati direttamente dalle conseguenze di un eventuale impianto di conferimento, non adottano gli stessi comportamenti.
Sembra che gli amministratori, e alcune realtà organizzate del territorio, siano colpiti dalla sindrome della "Bella Addormentata" (o di Kleine-Levine), che determina lunghi periodi di narcolessia a chi viene colpito. A differenza della favola di Perrault, dove la ragazza colpita dal sonno si risveglia grazie al bacio di un Principe azzurro, il rischio, come ci viene suggerito da qualche cittadino, è che queste persone si desteranno solo il giorno in cui al loro fianco sorgerà un maleodorante deposito di rifiuti cittadini.

 

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