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La polemica
Nomine regionali sanità Lazio, Maritato: "direttori privi di titoli"
21/09/2016 13:10:00
Il presidente AssoTutela chiede se è vero che Fabrizio D’Alba abbia percepito 10 milioni di lire come consulente informatico alla Asl Roma C

 

Red. Cronaca


Regione Lazio - "Sanità, al via la ‘girandola’ dei direttori privi di titoli". - Dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato a margine delle neo nomine regionali ai vertici della sanità che hanno visto, tra l'altro, Antonio D'Urso come nuovo direttore generale degli Istituti fisioterapici ospedalieri (Ifo) e Marta Branca allo Spallanzani. Nomine, queste, per le quali Antonello Aurigemma (FI), Francesco Storace (La Destra) e Pietro Sbardella (Gruppo Misto) hanno domandato se D'Urso avesse i requisiti previsti dal decreto ministeriale 70, che dal 18 settembre disciplina le nomine dei direttori. Inoltre hanno espresso un giudizio molto critico su questi due anni di gestione del San Camillo. Secondo Aurigemma, in particolare, questa nomina è "una cambiale elettorale che Zingaretti deve pagare". Davide Barillari (M5s), da parte sua, ha affermato che non ci sono elementi per poter giudicare l'operato di D'Urso, né per capire i motivi della scelta. Critico anche Fabio De Lillo (Cuoritaliani), soprattutto "sul silenzio della maggioranza". A queste obiezioni ha replicato Alessio D'Amato, responsabile della cabina di regia della sanità regionale, secondo il quale "D'Urso è in possesso dei requisiti previsti dal decreto 70. I risultati nella gestione del San Camillo sono positivi anche se si poteva fare di più. Abbiamo ritenuto che all'Ifo ci fosse bisogno di un profilo professione più "medico" che gestionale". Per quanto riguarda Marta Branca, D'Amato ha spiegato che il programma della Regione prevedeva l'unificazione di Ifo e Spallanzani, ma su questo percorso c'è stata l'opposizione del governo, perché le norme vietano l'unificazione di tre istituti (gli ifo derivano a loro volta dalla fusione di Regina Elena e San Gallicano). Da qui la scelta di affidare l'istituto per le malattie infettiva a Branca. Sulla seconda votazione, invece, proprio quella che ha riguardato il direttore generale dello Spallanzani, va registrata la dichiarazione di Storace che non ha partecipato per protestare contro "la violazione dell'articolo 27 del regolamento". Storace aveva, infatti, richiesto la presenza di Zingaretti, nella veste di firmatario dei decreti di nomina, ma il presidente della commissione, Rodolfo Lena, ha risposto che tale eventualità deve essere richiesta dall'intera commissione e non da un singolo consigliere.


L'accusa "Ad alcuni manca il requisito dei 5 anni di direzione di struttura complessa previsti per legge - ha proseguito il presidente di AssoTutela - Con una fretta sospetta e con il consueto sprezzo delle regole, a otto mesi dagli ultimi avvicendamenti, la Regione Lazio dà il via a un nuovo valzer di poltrone in Asl, ospedali, istituti di ricerca. Il tutto, prima che la riforma Madia sulla Pubblica amministrazione detti regole ferree per le nomine per cui, molti dei prescelti nel Lazio sarebbero incandidabili alla poltrona più alta. Alla Roma 2, che ha accorpato le ex Asl B e C, - aggiunge Maritato - la dottoressa Flori De Grassi già direttore del dipartimento socio sanitario della Regione, sarà nominata direttore generale avendo superato i limiti di età, per la legge Madia. Opportunità vorrebbe che si soprassedesse ma Zingaretti, la cui arroganza rende addirittura grossolano, procede speditamente e segue lo stesso passo per tutte le nomine.

 

La richiesta di chiarimenti Sempre a proposito di direzione dell’assessorato – evidenzia Maritato – abbiamo al San Camillo un figlio d’arte: Fabrizio D’Alba - figlio di Elda Melaragno, anch’essa potente direttore della sanità per 10 anni - che da curriculum, dichiara di avere soltanto 4 anni di direzione di struttura complessa, ovvero sarebbe arrivato al vertice per volontà divina più che per titoli. Ci chiediamo poi - conclude il presidente di AssoTutela - se corrisponda al vero, l’incarico che D’Alba ebbe come consulente informatico della Asl Roma C, alla modica cifra di 10 milioni di lire, da tale Maria Giuseppina Iannuzzi, meglio conosciuta come lady Asl, sulle cui gesta, il potente responsabile della cabina di regia Alessio D’Amato pubblicò un infuocato pamphlet. Ce lo spieghi, dottor D’amato, non per odore di bruciato ma sempre per opportunità, politica s’intende….”.
 

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