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DISTANZIATORE
Il Caso
Il Comune delibera 4500 euro per l'avvocato e poi non si costituisce al Tar
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di Ivan Galea


 
NEMI (RM)
- A Nemi partita ufficialmente la raccolta firme relativa la petizione per chiedere al primo cittadino una forte presa di posizione finalizzata a bloccare il Piano Integrato nella località "I Corsi". Per aderire alla petizione CLICCARE QUI


Un Iter psichedelico, quello che ha visto approvare il Piano Integrato, dopo che l'Ente sovracomunale Parco dei Castelli Romani, organo regionale la cui funzione principale, si legge sul sito istituzionale,  dovrebbe essere quella di mantenere l’equilibrio ambientale del territorio cercando di aumentarne la biodiversità, non è ricorso al Consiglio di Stato per cercare di far valere le proprie ragioni e che dopo la sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio ha concesso il parere positivo all'attuazione del Piano edificatorio in un territorio che ad oggi rappresenta un vero e proprio polmone verde nel cuore dei Castelli Romani. E così, dopo che fu detto no al cemento, nell'epoca in cui l'Ente regionale era guidato dal Commissario Gianluigi Peduto, dopo che il no divenne un si nel periodo del commissario Matteo Mauro Orciuoli, per poi ridiventare un no sotto il commissario Sandro Caracci e poi ancora e definitivamente, seppur con qualche prescrizione, tornare ad essere un si, la zona alta di Nemi è dunque avviata ad una lottizzazione che ridisegnerà il quartiere e che assisterà alla nascita di nuovi insediamenti residenziali e commerciali con relativo sovraccarico degli impianti esistenti e già al massimo della sopportazione per quello che riguarda la raccolta delle acque chiare e scure.

 

Ma se le scelte seguite dal Parco dei Castelli Romani si possono definire psichedeliche, quelle dell'amministrazione comunale di Nemi, guidata dal Sindaco Alberto Bertucci, si possono quantomeno definire come scelte particolari: prima il Comune propone un ricorso al Tar per contrastare i “no” degli Enti sovracomunali, poi lo ritira e al contempo avvalora un ricorso al presidente della Repubblica poi fa opposizione a seguito della quale i privati si costituiscono nuovamente al Tar riproponendo quanto già riportato nel precedente ricorso e in questa ultima sede sostiene le tesi dei privati.

 

Ma le dinamiche diventano ancora più singolari dopo che il Comune di Nemi emette una ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi per opere eseguite senza titolo abilitativo da parte di alcuni privati su alcuni terreni interessati dal Piano Integrato, circostanza questa che comprometterebbe l'attuazione dello stesso Piano. I privati fanno ricorso al Tar per l'annullamento dell'ordinanza e l'amministrazione comunale, a luglio 2016, delibera 4.500,00 euro per un avvocato (lo stesso che difende il sindaco per una vicenda penale che lo vede imputato) che dovrebbe sostenere e quindi difendere gli interessi del Comune di Nemi al Tar, ma il Comune non si costituisce in giudizio.

Il Tribunale amministrativo rilevando quindi la mancata costituzione in giudizio dell'amministrazione comunale,  dispone che i competenti uffici del Comune di Nemi provvedano a predisporre una accurata ed analitica relazione sui fatti di causa e fissa la data del 14 marzo 2017 per il proseguo della fase cautelare.

 

Riassumendo: Il Comune ordina ai privati il ripristino dello stato dei luoghi per opere abusive. I privati fanno ricorso al Tar contro l'ordinanza del Comune che delibera 4.500,00 euro per un legale che lo rappresenti al Tar, ma l'ente amministrativo non si costituisce in giudizio. Il 22 novembre 2016 il Tar ordina al Comune di provvedere a predisporre una accurata ed analitica relazione sui fatti e fissa una nuova udienza al 14 marzo 2017.


Intanto si è ricostituito il Comitato “No Piano Integrato i Corsi” di Nemi - acronimo No PIC - con l’obiettivo, questa volta, di promuovere la petizione finalizzata a chiedere al Sindaco un intervento decisivo per fermare quello che viene definito come "un grande insediamento abitativo e commerciale dall’impatto devastante sull’ecosistema locale".

 
L'annuncio
Stiamo lavorando per progettare il territorio puntando alla qualità della vita delle persone, degli spazi pubblici, dei servizi, dell’ambiente
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Marino ha strumenti urbanistici disastrati nel concepimento e disastrosi negli effetti, per arrivare al punto in cui siamo e complicare una situazione urbana già complicata alla fine degli anni ‘90 ci sono voluti almeno 15 anni di atti tecnico-amministrativi. Le gru e i cantieri che negli ultimi cinque anni e ancora oggi connotano il paesaggio nel nostro territorio sono il risultato di anni pregressi di pianificazione concepita solo in base ad un aumento sconsiderato di edifici. L’amministrazione in carica ha il difficile compito di porre rimedio a questa annosa e grave situazione nel più breve tempo possibile. La sfida è difficile ma non impossibile, su questa difficoltà alcuni concittadini puntano affinché tutto torni come prima e si possa proseguire con il solito modo di fare affare sul territorio, facendo poi ricadere nella vita quotidiana di ognuno di noi i conseguenti disagi e disservizi. I cittadini di Marino devono essere coscienti di queste dinamiche e per questo chiediamo a tutti di partecipare attivamente ai radicali processi di risanamento che stiamo attuando con enormi sforzi. Al di là della valutazione degli attuali strumenti urbanistici che verranno profondamente rivisti con i necessari tempi tecnici, crediamo sia importante chiarire le finalità delle azioni che stiamo mettendo in campo viste anche il gran numero di richieste di orientamento che riceviamo giornalmente sui temi urbanistici.

Noi lo diciamo chiaramente così come lo dicevamo chiaramente prima delle elezioni, con noi finisce il metodo attraverso il quale si è gestito per anni il territorio, a Marino il mattone non è più un affare d’oro, almeno inteso come finora le attività edilizie hanno trasformato i luoghi. Stiamo lavorando quotidianamente per ripristinare il principio già sancito dalla legge fondamentale dell’urbanistica la Legge 1150/42 per la quale l’azione edificatoria non è consentita per fini speculativi ovvero in forza di una semplice domanda di mercato ma può essere esercitata e giustificata solo da un documentato e provato aumento demografico della popolazione e dunque su una necessità abitativa reale dei cittadini. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, una volta compromesso non si recupera se non ad elevatissimi costi economici e sociali. La F.A.O. in diversi rapporti ufficiali negli anni ha sempre evidenziato come la conservazione del suolo sia fondamentale per la sicurezza alimentare e il nostro futuro sostenibile. La Comunità Europea in diversi studi riconosciuti ha messo in guardia contro un uso sconsiderato del territorio in relazione alla salute pubblica. Su questi livelli e con questa visione si sta concependo la nuova pianificazione di Marino. Oggi la nostra sfida è la sobrietà e la responsabilità sociale che, se per i mercati significa l’evoluzione dalla “economia lineare” (produco, consumo, butto), alla “economia circolare” (produco, consumo, recupero) per l’urbanistica significa passare dall’edificazione di palazzine residenziali senza preoccuparsi delle conseguenze del carico antropico al progetto equilibrato tra gli edifici e la tutela del territorio con un uso responsabile delle risorse naturali. Questo il criterio che applicheremo alla panificazione urbana che rappresenta lo strumento di disegno del territorio, di un territorio unico e finito che dobbiamo valorizzare e non consumare senza possibilità di ritorno. Il progetto urbano è sempre un progetto economico, il paesaggio è la rappresentazione sintetica dell’economia di un luogo, è la rappresentazione iconografica del modo di vivere e sostentarsi di una comunità.

Oggi vogliamo investire in progetti e attività coerenti con i nuovi principi dell’economia circolare un termine utilizzato per definire un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo. L'espressione fa riferimento sia a una concezione della produzione e del consumo di beni e servizi alternativa rispetto al modello lineare (ad esempio attraverso l'impiego di fonti energetiche rinnovabili in luogo dei combustibili fossili), sia al ruolo della diversità come caratteristica imprescindibile dei sistemi resilienti e produttivi. Questa amministrazione per quanto nelle sue possibilità, data la forte antropizzazione del territorio, punta a restituire identità ad un paesaggio che si confonde ogni giorno di più con le anonime periferie metropolitane delle nostre città contemporanee.
La costruzione di edifici seriali con pochissima qualità architettonica e con nessuna identità o relazione con l’ambiente è frutto di logiche puramente speculative, intendendo come speculazione l'attività di un operatore finanziario che entra sul mercato nel momento presente effettuando un qualche tipo di investimento e presumendo degli sviluppi ad alto rischio il cui esito, positivo o negativo, dipenderà dal verificarsi o meno di eventi su cui egli ha formulato le sue aspettative iniziali. Se l'evento aleatorio si manifesterà in linea con le aspettative, l'operazione speculativa avrà esito positivo, cioè produrrà un profitto, nel caso contrario si avrà una perdita. Il caso dell’urbanistica di Marino è l’esempio più palese di pianificazione avvenuta solo in base a questi principi economici che vedono protagonisti solo interessi privati senza la necessaria armonizzazione dell’interesse pubblico che urbanisticamente è stato del tutto dimenticato.

Trasformare il territorio solo in base a meccanismi puramente economici è aberrante e non è la visione dell’attuale amministrazione, il momento storico e culturale che attraversiamo ci ha già messo in guardia sui nefasti effetti di queste logiche. Finanche Papa Francesco parla di una "economia che uccide" come un'economia che genera scarti, che si estende alla vita delle persone che tanto introiettano questa condizione loro assegnata dal ciclo produttivo da sentirsi gettati direttamente nella spazzatura del nulla ed in questo stato non c'è speranza nella solitudine di ognuno, ma solo nella condivisione di una comunità. La comunità però necessita di spazi per esprimere le sue potenzialità e i suoi benefici effetti sulle vite delle persone e su questo metteremo tutto il nostro impegno. È nostra ferma intenzione far riferimento alla Direttiva Europea n° 2004/35/CE che afferma: «Il suolo è un bene d’interesse comune per la Comunità, anche se è principalmente di proprietà privata, e che, se non viene tutelato, indebolirà la sostenibilità e la competitività a lungo termine dell’Europa».

Il legame tra suolo e comunità è indissolubile e necessario alla vita, le persone e lo spazio formano un unicum identitario che vogliamo ricostruire e valorizzare. Per alcune culture come quella dei nativi americani era inconcepibile la vita privata delle terre in cui erano nati e consapevolmente si sono fatti annientare pur di non vivere questa privazione, facciamo tesoro degli errori del passato e mettiamo in atto le soluzioni per il futuro.

"Solo dopo che l’ultimo albero sarà abbattuto, solo dopo che l’ultimo lago sarà inquinato, solo dopo che l’ultimo pesce sarà pescato, Voi vi accorgerete che il denaro non può essere mangiato" (Toro Seduto, capo della tribù dei Sioux)

Politica
Cortuso: "Sono aperto al confronto con tutte le forze politiche e di radicato impegno sociale che sono presenti sul territorio"
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Red. Politica

 

NEMI (RM) - Carlo Cortuso è il candidato sindaco di Nemi con "Ricomincio da Nemi" alle prossime amministrative che vedranno rinnovare il governo della cittadina delle fragole. "Abbiamo fatto un po' di rumore. - Dichiara il candidato sindaco di Ricomincio da Nemi - La nostra fiducia - prosegue - è di aver generato interesse, attenzione su di noi e sulla nostra proposta. Del resto era il nostro obiettivo. Lo abbiamo scritto: l’ambizione più grande che abbiamo è di dettare un metodo nuovo che ponga al centro della dialettica le proposte e le idee per accoglierle, discuterle, vivisezionarle per poi ricomporle in una nuova visione della nostra città e della nostra comunità. Abbiamo bisogno del contributo di tutti coloro che avvertono l’esigenza morale di partecipare, che diventa un dovere a cui non si deve sfuggire. A cui non sfuggo neanche io. Mi piacerebbe - dichiara ancora Cortuso - una comunità unita, ampia. Per questo io lavoro: non contro qualcuno ma per qualche cosa. Credo nel noi, non nell'io, e punto a ricostruire un 'campo aperto', all'interno del quale spero vi siano tutti coloro che amano la buona politica e la buona amministrazione. Ed è in quest’ottica che io avanzo la mia candidatura a Sindaco di Nemi alle prossime elezioni amministrative. Lo faccio col supporto ed il conforto del gruppo di lavoro di cui faccio parte e che si chiama: “RICOMINCIO DA NEMI” e dei tanti cittadini che ho incontrato e che mi si sono avvicinati. Gruppo che ogni giorno registra nuove adesioni e nuovi entusiasmi. Tutti insieme e tutti coscienti dell’enorme responsabilità di cui ci stiamo facendo carico, ma con la consapevolezza di essere protagonisti di un progetto importante. Mi candido a rappresentare l’impegno della tante cittadine e dei tanti cittadini che hanno a cuore il bene di Nemi. Norberto Bobbio sosteneva che bisogna essere «indipendenti» dalla politica, ma non «indifferenti» alla politica. Ed è per questo che sono aperto al confronto con tutte le forze politiche e di radicato impegno sociale che sono presenti sul territorio di Nemi e che sappiano cogliere l’enorme opportunità che potremmo darci tutti. Bisogna saper essere idealisti, non mollare e non rassegnarsi al cinismo. Credere nei valori comuni. Non abbandonarsi - conclude il candidato sindaco di "Ricomincio da Nemi" ad antiche divisioni, ma cogliere la grande occasione che il presente ci sta offrendo.

Cronaca
Sul corpo è stata disposta l’autopsia per fare luce sul decesso
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LANUVIO (RM) - E’ stata trovata morta nella sua abitazione a Lanuvio. Accanto all’anziana il corpo senza vita del suo cane. A trovare il cadavere della donna di 66 anni sono stati gli agenti della polizia locale, con i vigili del fuoco e il personale del 118. L‘allarme è stato lanciato da una vicina di casa che da giorni non vedeva la 66enne e si era insospettita per il cattivo odore proveniente dall’appartamento. Quando sono arrivati i vigili il cadavere era già in avanzato stato di decomposizione e accanto c’era il corpo del suo cane. Sul corpo è stata disposta l’autopsia per fare luce sul decesso. Ascoltati anche parenti e conoscenti della donna che, da qualche anno, si era trasferita a Lanuvio e viveva da sola.

Festeggiamenti
I festeggiamenti inizieranno “giovedì grasso”, 23 febbraio, alle 15, quando da Villa Contarini (via del Mare) partirà la sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati
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ALBANO LAZIALE (RM) - Torna l’appuntamento con il “Gran Carnevale Pavonense” 2017, manifestazione a cura dell’Assessorato alla Cultura, Turismo e Spettacolo del Comune di Albano Laziale e del Comitato Feste Pavona. I festeggiamenti inizieranno “giovedì grasso”, 23 febbraio, alle 15, quando da Villa Contarini (via del Mare) partirà la sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati accompagnata dal gruppo sbandieratori della città di Cori, dalla banda musicale e majorettes della città di Mentana e dalla batteria di samba gruppo percussionisti “S-BANDA-TI”. Sabato 25 febbraio, a partire dalle 15, in piazza Nenni saranno allestiti giochi e divertimenti per bambini con l’allegra compagnia di “Didy e Carlotta”. A seguire ci saranno esibizioni di arti marziali del maestro di kung fu, Massimo Trombetta. A tutti i bambini verrà offerto un gradito omaggio. La programmazione ripartirà domenica 26 febbraio, quando alle 10.30, da via Nettunense Vecchia partirà la sfilata dei carri allegorici con l’esibizione del gruppo “Folklore Ciociaro”. Alle 15, da Villa Contarini, sarà poi la volta degli sbandieratori della città di Cori e della banda carnevalesca della città di Sant’Angelo Romano che sfileranno accompagnati dalle percussioni a ritmi brasiliani dei “Criansa”. I festeggiamenti si concluderanno “martedì grasso”, 28 febbraio, quando alle 15 da Villa Contarini partirà la tradizionale sfilata dei carri allegorici accompagnata dal complesso bandistico di Pietralata e dalla banda carnevalesca “F. Cilea di Ciampino”. Alle 17.30 da via Roma inizierà invece il corteo funebre che si concluderà alle 18.30 in piazza Nenni con la cremazione del Re Carnevale.

Il caso
L'allarme del presidente del Comitato pro case: "Siamo consapevoli che non dobbiamo essere solo noi a pagare" LA VIDEO INTERVISTA
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di Simone Carabella 

 

ROCCA DI PAPA (RM) - Un problema da risolvere subito quello di 189 abitazioni “abusive” che stanno per essere acquisite a patrimonio comunale a Rocca di Papa. Alessio Iadecola presidente del Comitato Pro case Rocca di Papa spiega la situazione d’emergenza che vivono queste famiglie rocchegiane: “La Procura insieme alla Regione Lazio –spiega Iadecola - ha firmato un protocollo d’intesa per l’acquisizione degli immobili a seguito delle cause passate in giudicato”.


Queste case sono state costruite abusivamente circa 15 anni fa. Nel corso degli anni i residenti hanno pagato le sanatorie, il Comune ha rilasciato le residenze e chi ci abita paga regolarmente le tasse: acqua, immondizia, energia elettrica.


 

Iadecola ha spiegato che a Rocca di Papa ci sono circa 4 mila nuclei abusivi ma tra questi sono stati scelti solo 189, non si sa con quale criterio, per essere acquisiti a patrimonio comunale: “Si sono ricordati dopo 13 anni di acquisire queste case a patrimonio comunale – ha detto l’intervistato – allora mi chiedo perché il Comune ha concesso sanatorie, siamo stati allacciati alla rete elettrica, idrica e paghiamo le tasse e poi dopo 13 anni circa ci troviamo in mezzo a una strada. Si tratta di prime case, non sappiamo dove andare. Saremo pronti a manifestare e battagliare”.


Al momento, il presidente pro case di Rocca di Papa fa presente che nessuna istituzione è stata in grado di risolvere la questione e che per nessun politico questa situazione è degna d’attenzione sebbene ci sia di mezzo la priorità della prima casa che dovrebbe essere intoccabile. Urge trovare una soluzione rispetto questo immobilismo: “Non siamo 189 abusivi – ribadisce Iadecola - ma a Rocca di Papa ce ne sono migliaia. Siamo consapevoli di aver commesso un reato ma siamo altrettanto consapevoli che non dobbiamo essere solo noi a pagare e va cercata una soluzione”
 

Il servizio
Carabella: "Gli immigrati passano tutto il giorno nella struttura, non lavorano e si lamentano"
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Redazione

 

ROCCA DI PAPA (RM) - Simone Carabella a Rocca di Papa per accertarsi di persona di ciò che accade sul territorio al centro di accoglienza per immigrati Mondo Migliore. "Un servizio concreto in un momento dove tutti parlano di integrazione quando in realtà in diversi centri del Lazio e non solo, le persone vivono una situazione che non può essere considerata normale: gli immigrati passano tutto il giorno nella struttura, non lavorano e si lamentano di mangiare “sempre pasta”. Quando escono vanno a Roma a passeggiare".

 

Carabella ha parlato con diversi ospiti che purtroppo non parlavano bene l’italiano. Alcuni immigrati si sono lamentati del cibo: “I don’t like pasta”, “sempre pasta”. E Carabella gli risponde: “Ma lo sapete che alcuni italiani pagherebbero oro per un piatto di pasta?”.
Durante il giorno dove andate? A Roma Termini. Per lavorare? Per passeggiare? No lavoro, “No work”. “Termini big”, good walk in piazza Vittorio. E poi ancora, sembrerebbe, come si evince dal video, che queste persone ricevono cinque euro un giorno sì e uno no: si comprano un pacchetto di sigarette o fanno una telefonata e finisce tutto. 

 

IL VIDEO SERVIZIO DI SIMONE CARABELLA SUGLI IMMIGRATI DEL CENTRO MONDO MIGLIORE DI ROCCA DI PAPA (RM) DURANTE LA PUNTATA DI OFFICINA STAMPA DEL 16/02/2017

Nella puntata di Officina Stampa del 16 febbraio 2017
Il bando SPRAR 2016-2017 per l’ampliamento del Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati si è concluso con appena 4.300 nuovi posti, contro i 10 mila per i quali c’erano i fondi
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di Ivan Galea


CASTELLI ROMANI (RM) - Nella trasmissione OFFICINA STAMPA di giovedì 16 febbraio 2017 si è parlato di progetti Sprar, Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati ai quali i Comuni hanno la facoltà di aderire per gestire in maniera equa la distribuzione di migranti sul territorio.


A causa della carenza di candidature da parte dei Comuni, il bando SPRAR 2016-2017 per l’ampliamento del Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati si è concluso con appena 4.300 nuovi posti, contro i 10 mila per i quali c’erano i fondi. A novembre 2016 risultano finanziati 652 progetti affidati a 555 enti locali titolari di progetto coinvolgendo in totale oltre 1.000 comuni. A tale proposito, di recente, Il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione ha detto che: “I Comuni che accolgono nell’ambito di un progetto SPRAR il numero di persone previsto dal Piano (di riparto, ndr) saranno tenuti esenti da altre forme di accoglienza”.


Ospiti della trasmissione condotta da Chiara Rai il Sindaco di Ciampino Giovanni Terzulli, il Sindaco di Marino Carlo Colizza, il Sindaco di Genzano Daniele Lorenzon, il consigliere della città Metropolitana di Roma pr Fdi e assessore ai Lavori pubblici di Lanuvio Andrea Volpi. Diverse per alcuni le reazioni rispetto ad una problematica che andrebbe gestita magari con un tavolo di concertazioni tra Enti Locali del territorio.


Il sindaco di Ciampino ha detto che la città già accoglie circa 80 ospiti e che problemi finora non ce ne sono stati, tant’è che potrebbero arrivarne ad accoglierne anche 150 su una popolazione di circa 39 mila abitanti: “Gabrielli aveva lanciato una richiesta ai Comuni di accogliere un numero di migranti per ogni città – ha detto Terzulli – e noi lo abbiamo fatto accogliendoli nella struttura dell’ex ostello. L’accoglienza da parte nostra non è stata operata in maniera esterna ma abbiamo preso in carico noi direttamente la gestione con la municipalizzata Asp in collaborazione con la Croce Rossa seguendo direttamente i migranti sul territorio”. Per Terzulli difficoltà più grossa è legata al campo nomade che ricade ai confini con Ciampino.

Il sindaco di Marino Carlo Colizza ha parlato della situazione sul territorio marinese e della volontà di cambiare il metodo di accoglienza di migranti:
“Accogliamo già dei migranti sul territorio – ha detto - ma con bandi privati e di fatto è una situazione gestita in maniera diretta dalle cooperative. Il nostro progetto è quello di voler superare la gestione affidata direttamente alle cooperative in favore di una gestione comunale creando una distribuzione di ospiti in maniera equa sul territorio ed evitando così che queste persone vengano concentrate in un solo centro. È importante che la gestione del migrante e dei fondi siano in capo all’Ente Locale e tche non passi più il messaggio che i fondi dati al migranti siano tolti al territorio. Queste persone – ha aggiunto Colizza - devono essere messe in condizioni di essere integrate con una tolleranza che certamente i piccoli numeri favoriscono”.

 

Per l'assessore ai Lavori Pubblici di Lanuvio e consigliere Metropolitano Andrea Volpi, che ha dichiarato di aver partecipato ai recenti incontri con il Prefetto, non c’è la volontà di “prestarci a questo ricatto e sentirsi dire che se i migranti non vengono accolti attraverso lo Sprar allora decidono gli altri per noi. C’è una questione sociale che dobbiamo affrontare – ha continuato Volpi - e non ci sentiamo di dire ai cittadini che sono in lista di attesa per una casa che dobbiamo destinare le case per accogliere i migranti. In questo modo non facciamo altro che creare una disparità sociale. I dati del 2016 ci dicono che sono 200 mila cittadini stranieri che chiedono accoglienza in Italia. Ora va di moda parlare di accoglienza diffusa: ma che significa? Dobbiamo pensare alla formazione, al lavoro per persone che in Italia sono di passaggio”.


Sul tema è intervenuto anche il sindaco di Genzano di Roma Daniele Lorenzon che come attitudine ad affrontare il problema si è posto vicino al sindaco di Marino: “Vorrei soffermarmi su due concetti particolari: la sicurezza e l’ordine pubblico da una parte e l’integrazione. Di fatto sono uno conseguenza dell’altro. Se il rifugiato viene accolto in un certo modo la cittadinanza può considerarsi tutelata. Con Marino – ha detto Lorenzon - stiamo elaborando un progetto Sprar che preveda una clausola sociale per favorire la stessa cittadinanza e in particolare i disoccupati ad aderire a questi progetti. La sicurezza si tiene quando c’è un’amministrazione solida ad abbracciare questo progetto. Il ricatto, di cui parlava Volpi e che non condivido, si verifica nel momento in cui non c’è l’amministrazione solida a mantenere questo progetto”.


Come detto, sulla stessa lunghezza d’onda è stato il sindaco di Marino Carlo Colizza: “La proposta che noi abbiamo ipotizzato è il modello di diffusione effettiva che postula il fatto di stipulare contratti di locazione con i privati che hanno casa, magari una seconda casa sfitta dove inserire all’interno delle famiglie di migranti. L’assessore Volpi parla di sottrazione delle case a danno degli italiani: è un falso problema! Possiamo dare un reddito agli italiani su case che non adoperano e al contempo accogliere persone. In questa maniera non viene sottratto nulla ai cittadini, mentre affidare case comunali ai migranti è un modo per far sentire scavalcati i cittadini italiani e questo non deve succedere. Noi intendiamo prevedere un soggetto gestore che coincida con il Comune stesso e non con una cooperativa: questa è la novità di questo nuovo progetto di Sprar che Marino propone insieme a Genzano. In questa maniera tutti i gettiti provenienti dall’osptalità finiscono al territorio. Noi – conclude Colizza - facciamo una critica al modello: perdente dal punto di vista dell’ospite e dei cittadini che non hanno la percezione di un vantaggio ma hanno la percezione di non vedere rispettati i loro diritti. L’Ostello è stata data una destinazione turistico culturale e non per i migranti. Il Comune di Marino vorrebbe che gli ospiti gestiti siano convertiti in un altro modello


Andrea Volpi è poi tornato a ribadire che i numeri ripartiti non sono corretti: perché non sarebbero stati presi in considerazione i dati dell’emergenza casa o dei servizi sociali: “Fateci assumere due vigili in più o avere due carabinieri in più visto che il problema è comunque la sicurezza – sostiene il consigliere metropolitano e assessore lanuvino - Dateci la possibilità di intervenire sulla sicurezza. Il tema della programmazione non esiste perché poi succederà che ci sovraccaricheranno sempre di più. Cerchiamo di trovare una soluzione tutti insieme. Per una scelta politica non ci sentiamo di affittare degli appartamenti quando ci sono italiani in difficoltà. Con Berlusconi l’emergenza immigrati non c’era”.


Intanto il sindaco di Albano Laziale Nicola Marini, tramite un video realizzato per OFFICINA STAMPA, ha detto che il Comune non ha nella propria disponibilità strutture pubbliche sul territorio che possano accogliere migranti: “Monitoreremo soggetti privati che possano essere in grado di accogliere”.


Per il sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli, anch’esso intervenuto con un video realizzato per la trasmissione, ha detto sostanzialmente che Lo sprar è la scelta migliore per il Comune che, in questa maniera, diventa parte diretta della gestione: “Non bisogna subire questo fenomeno. Dopo un anno di esperienza – ha detto Stefanelli – posso dire che aderire è stato una scelta giusta e lungimirante. Il consiglio che do ai colleghi sindaci è di è non subire la presenza di questi rifugiati gestiti da cooperative e prefettura ma gestirli direttamente tramite il Comune”.

Sull’intervento del sindaco di Minturno è intervenuto Andrea Volpi: “Qui non dobbiamo gestire niente e subire niente – ha detto - la cosa più razzista che si possa fare è trattare degli esseri umani come delle persone che rimangono chiuse in una struttura :mangiano, dormono e non possono fare altro. Non è questo il trattamento che va riservato a degli esseri umani”.


Sul tema è intervenuta anche l’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Velletri Giulia Ciafrei:
“A Velletri – ha detto - ci sono due centri di accoglienza: un Cas che ospita donne e famiglie e uno Sprar che ospita uomini e famiglie. Siamo in prosecuzione del bando Sprar ma c’è ancora molto da lavorare per la cultura d’integrazione sul territorio che stiamo cercando di superare grazie all’aiuto delle associazioni di volontariato e della Caritas”
Tutti gli ospiti sono stati d’accordo però nel sviluppare una rete tra Comuni che sia efficace: è importante ragionare tutti insieme a un progetto vero e proprio. 

Cronaca
La donna riferiva ai poliziotti che il marito brandeggiando una bottiglia di plastica con uno spruzzino la aveva minacciata di cospargerla di acido facendo riferimento ad alcuni noti fatti di cro
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ALBANO LAZIALE (RM) - Ancora una ennesima lite violenta tra coniugi che ormai si protrae da anni. Lei che per paura non aveva fino ad oggi denunciato l’uomo, coniuge e suo aguzzino. Alla sala operativa della Questura di Roma giunge una chiamata di aiuto da una donna che denuncia di essere stata percossa dal coniuge e per difendersi è stata costretta ad usare uno spray al peperoncino. Agli agenti della volante immediatamente intervenuti sul posto, apriva la porta dell’appartamento SB di anni 50 che dichiarava aver avuto un diverbio con la moglie. Questa veniva rintracciata in stato di agitazione sul balcone di casa, dove era stata trascinata con forza e chiusa dal marito per poter ricevere un pacco da un corriere che aveva suonato alla porta durante la lite. La donna riferiva ai poliziotti che il marito brandeggiando una bottiglia di plastica con uno spruzzino la aveva minacciata di cospargerla di acido facendo riferimento ad alcuni noti fatti di cronaca. Per l’aggressione subita e le percosse la donna veniva condotta presso l’ospedale di Albano laziale ove riportava sei giorni di prognosi. Nei confronti di SB la polizia adottava la misura precautelare dell’allontanamento urgente dalla casa familiare dopo averne dato avviso all’Autorita Giudiziaria.

Il caso sotto indagine perpetua
Ormai si butta di tutto in via della Radiosa vicino allo stadio a due passi da un pozzo d'acqua
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Redazione

 

NEMI (RM) - A Trento se si abbandona una lavatrice scattano immediatamente le operazioni di indagine e caccia al trasgressore, mentre a Nemi è addirittura sorta una discarica a cielo aperto vicino ad un pozzo che fornisce acqua alla popolazione e dove, dulcis in fundo, è stata buttata anche una lavatrice.

L'episodio di Trento Ieri l'ufficio del Nucleo Operativo Ambientale ha notificato ad un cittadino residente nella zona nord di Trento, una violazione amministrativa di 108 euro, per aver abbandonato una lavatrice sulla pubblica via. Lo scorso 26 gennaio il vigile di quartiere rinveniva una lavatrice abbandonata sul marciapiede nel suo rione di pertinenza. Mediante l'ausilio della videosorveglianza si è potuto accertare che alcune persone verso le ore 4 del mattino avevano abbandonato l'elettrodomestico. Da un'attività di indagine effettuata dal Nucleo Operativo Ambientale e dai vigili di quartiere si è riusciti a dare un nome a chi ha materialmente effettuato l'abbandono e contestargli la relativa violazione. I controlli sul corretto conferimento dei rifiuti, che nell'anno passato hanno portato ad accertare e sanzionare i responsabili di oltre 200 infrazioni ai regolamenti comunali, continuano anche con l'ausilio delle riprese filmate scaricate da impianti fissi e mobili.

 

Succede a Nemi A Nemi ormai si butta di tutto in via della Radiosa vicino allo stadio a due passi da un pozzo d'acqua. Mercoled' scorso è comparsa una lavatrice all'interno dell'area recintata che rimane quasi sempre aperta come ormai testimoniano le decine di scatti effettuati dai giornalisti de L'Osservatore d'Italia dallo scorso mese di giugno.

 

Si tratta di un enorme e scandalosa situazione rispetto alla quale ci viene risposto "le indagini sono in corso". E intanto i rifiuti di ogni genere vengono posati direttamente sul terreno e da questi percolano le sostanze che possono essere tossiche e dannose per l'ambiente. Nessuno si scandalizza a Nemi, sembrerebbe che "occhio non vede e cuore non duole" ma in realtà si è tutti spettattori passivi di un presunto lento inquinamento ambientale che potrebbe avere ripercussioni sulla falda acquifera. Lo spettacolo di "immondizia ormai è indegno" e la lavatrice è stata la cigliegina sulla torta: il Parco Regionale dei Castelli dov'è? Il Comune di Nemi cosa fa? La Forestale dov'è? Tutti gli altri organi di vigilanza e controllo cosa fanno rispetto a questo fenomeno?

Finora non ci risulta che sia accaduto nulla volto a fermare questo scempio che ha tutte le caratteristiche di essere abusivo e illegale: gestione di rifiuti non autorizzata? A noi de L'Osservatore d'Italia sembra proprio così, peccato che le indagini sembrano destinate ad essere molto lunghe... ma poi che nessuno provi a dire: "Questa situazione si sarebbe potuta evitare"

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