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DISTANZIATORE
Ambiente & Territorio
"Fermiamo un progetto devastante per la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. 500 ettari cancellati da asfalto e cemento"
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Redazione


FIUMICINO (RM) - Sotto silenzio, e mentre Alitalia si stava avvitando in una drammatica crisi, e' cominciata la procedura di approvazione del “Master plan 2030” dell’Aeroporto di Fiumicino che prevede la realizzazione di un nuovo Terminal e una quarta pista al posto di aree agricole, alberi e corsi d’acqua. La proposta, che ha cominciato l’iter di Valutazione di Impatto Ambientale, interesserebbe un area enorme ricompresa nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano e determinerebbe una incredibile occupazione di suoli con piste di asfalto e edifici, un nuovo svincolo autostradale di accesso, oltre che un notevole impatto acustico e atmosferico per un ampio territorio tra Fiumicino, Fregene, Maccarese. Quasi 500 gli ettari che verrebbero asfaltati e cementificati all’interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, oggi agricoli e oltretutto con vincoli paesaggistici e archeologici.
 
"E’ davvero incredibile che solo quattro mesi fa all’inaugurazione del nuovo Terminal E di Fiumicino, di fronte al Presidente del Consiglio Gentiloni, i Manager dell’Aeroporto si vantassero di aver realizzato un intervento senza consumo di suolo. Stavolta senza proclami hanno presentato un progetto che stravolgerebbe un area grande 6 volte Villa Borghese - ha commentato Edoardo Zanchini Vicepresidente nazionale di Legambiente - Inoltre, come messo in evidenza dal comitato Fuoripista, che si batte contro il progetto, non si comprendono neanche le motivazioni trasportistiche della proposta. Il progetto prevede la realizzazione di una quarta pista parallela e attaccata alla terza, e quindi di difficile utilizzo contemporaneo. Inoltre prevede di realizzare un enorme nuovo terminal nella Zona Nord. La ragione della fretta sta forse nella volontà di evitare che un progetto di questa dimensione sia sottoposto al Dibattito Pubblico previsto dal Codice degli Appalti e che tra poche settimane sarà definito da un Decreto del Ministero delle Infrastrutture”. 
 
Diversi studi tecnici hanno dimostrato infatti che è possibile perfino raddoppiare i passeggeri trasportati a Fiumicino - attualmente sono 40 milioni l’anno -, con un utilizzo diverso delle piste e potenziando i terminal esistenti con nuovi spazi e connessioni. Ma proprio il fatto che un intervento di questo tipo costerebbe molto meno, e non occuperebbe nuovi suoli, è la ragione per cui non interessa, secondo Legambiente, a chi gestisce l’Aeroporto e vuole guadagnare dai cantieri e garantirsi una lunga gestione degli introiti aeroportuali con progetti mastodontici quanto inutili. Oltretutto, sottolineano gli ambientalisti del cigno verde, è da sottolineare che sia a Fiumicino che a Ciampino i cittadini soffrono il superamento dei limiti di inquinamento acustico senza vedere mitigazioni e compensazioni ambientali. E l’Enac, che dovrebbe controllare queste situazioni, è sempre dalla parte di chi gestisce gli aeroporti. 
 
"Non e' ammissibile che un progetto di questa dimensione e impatto, venga presentato senza alcun confronto con il territorio, soprattutto perché esistono altre soluzioni possibili per l’Aeroporto che avrebbero un impatto molto minore. Per queste ragioni e contro la prepotenza di chi gestisce l’Aeroporto di Fiumicino e di chi dovrebbe controllare i gestori ma sembra invece difenderne gli interessi – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – ci appelliamo al Presidente della Regione Nicola Zingaretti e ai Sindaci di Roma Virginia Raggi e di Fiumicino Esterino Montino, perche' fermino la procedura di Via di questo progetto devastante. Quello di cui siamo sicuri è che, insieme ai cittadini, alle associazioni e ai comitati del territorio, siamo pronti a una dura battaglia nell'interesse generale e dell’ambiente, per difendere una porzione di altissimo pregio del Lazio, che rischia di dissolversi sotto una colata di asfalto”.
Politica
Il consigliere regionale FI:"Il centrosinistra ancora non affronta con tempistiche rapide e certe il Piano Casa"
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LAZIO - “In materia urbanistica il presidente Zingaretti e la maggioranza stanno purtroppo dimostrando tutta la loro inefficienza amministrativa. Mentre in questi giorni, in maniera piuttosto tardiva e alquanto a rilento, è in commissione l’analisi della proposta di legge concernente “Norme per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio”, c’è una scadenza normativa che rischia di incidere negativamente sui territori e sulle famiglie: il termine della proroga del Piano Casa, fissato per il prossimo 31 maggio. In sostanza, tra una settimana la Regione Lazio potrebbe non vedere né approvata la prima, né prorogata la seconda: una ipotesi deleteria, che deve essere presa di petto e risolta. Tutto questo è la dimostrazione lampante dell’ottusità politica e della miopia istituzionale del centrosinistra che, da una parte, ancora non affronta con tempistiche rapide e certe il Piano Casa. E, dall’altra, preferisce concentrarsi sulle norme di rigenerazione urbana, tanto decantate dal prode Zingaretti ma ad oggi lacunose, tardive e carenti di quegli strumenti necessari a rendere più sostenibile il contesto urbano e più oliate le procedure burocratiche. In questo contesto, sollecitiamo ancora una volta amministrazione e maggioranza regionali a procedere con la tempestiva proroga del Piano Casa, provvedimento fondamentale per cittadini, imprese e per lo sviluppo di un comparto chiave della nostra regione, quale l’edilizia”. Così, in una nota, il consigliere regionale FI e vicepresidente della commissione Urbanistica, Adriano Palozzi.

Ambiente & Territorio
La ditta, infatti, ha ottenuto di esser autorizzata a lavorare materiali non pericolosi, come carta e plastica, al posto di una pari quantità di pericolosi.
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Redazione

 
L’incendio della Eco X di Pomezia è tornato al centro di un’audizione alla Pisana. Ad essere ascoltati dalla sesta commissione del Consiglio regionale, competente in materia di ambiente, l’assessore regionale Mauro Buschini, il direttore di Arpa Lazio Marco Lupo, il direttore della Asl Roma 6 Narciso Mostarda, la dirigente dell’Area Ciclo integrato dei rifiuti della Regione Lazio, Flaminia Tosini, e il sindaco di Pomezia Fabio Fucci. Al termine dei lavori è stata presentata una proposta di risoluzione, destinata però a essere discussa e affinata in una prossima seduta. L’atto di indirizzo nei confronti della Giunta punterà a sollecitare controlli preventivi sugli impianti di stoccaggio o trattamento dei rifiuti del Lazio. Nel corso dell’audizione, chiesta dalla minoranza, è stato offerto ai consiglieri un quadro sull’inquinamento, sui monitoraggi ancora in corso, sulle autorizzazioni e sui controlli. Annunciato durante i lavori di oggi che anche l’ottava commissione consiliare si occuperà degli effetti dell’incendio sulle attività produttive. Il “caso Eco X” era stato già al centro, l’11 maggio scorso, di una seduta della commissione consiliare speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata, nel corso della quale Fucci aveva parlato – come pure questa mattina – di natura dolosa dell’incendio.
 
L’Arpa Lazio ha riferito di aver subito installato campionatori a ridosso dell’area del disastro, aver analizzato i dati della rete di monitoraggio – integrata di ulteriori filtri oltre a quelli per le polveri sottili (pm10) e un’unità mobile ad Albano – e di aver sviluppato una simulazione per individuare le aree di eventuale ricaduta degli inquinanti. Nella commissione alla Pisana si è parlato delle rilevazioni nei pressi dell’incendio – con picchi di pm10, diossine e pcb nei primi due o tre giorni, come già illustrato da Lupo in un’analoga audizione in Senato – delle rassicurazioni circa altre zone della regione e delle analisi in corso, da parte di Asl e Istituto zooprofilattico sperimentale, sull’assenza di amianto nell’aria, su vegetali a foglia larga e sulla presenza di inquinanti nella zootecnia. Ma anche delle precauzioni per la salute adottate nell'immediato dalla Asl Rm 6. Illustrate anche le misure di contenimento del rischio e di bonifica messe in atto dal sindaco Fucci, che ha annunciato anche uno stanziamento della Città metropolitana di 100 mila euro per le scuola superiori. È emerso, nel complesso, che non va sottovalutato quanto accaduto, che i controlli devono continuare ma che comunque – ha affermato Lupo – “non è la Chernobyl del Lazio”.
 
Durante l’audizione è emersa la necessità di fare chiarezza su alcuni intricati passaggi amministrativi, in particolare su quelli dell’esistenza o meno della certificazione antincendio, sulla esigibilità della polizza e sui tempi e sulle modalità della bonifica. Tre gli atti amministrativi sui quali si è concentrato il dibattito. Un’autorizzazione del 2010, accompagnata da 34 prescrizioni, la cui vigilanza – secondo gli uffici regionali – spetterebbe alla Provincia. Poi una voltura nel 2014 dell’impianto dalla Eco X alla Ecoservizi per l’ambiente, con passaggio anche della polizza assicurativa e, infine, nel 2015 una variante circa la tipologia dei rifiuti trattati. La ditta, infatti, ha ottenuto di esser autorizzata a lavorare materiali non pericolosi, come carta e plastica, al posto di una pari quantità di pericolosi.
Sicurezza & Territorio
Nel corso dell’audizione ha tenuto banco il caso dell’incendio della Eco X. Per entrambi i territori illustrati episodi preoccupanti per la sicurezza
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Redazione

 

Ascoltati oggi in commissione speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata del Consiglio regionale del Lazio Fabio Fucci, sindaco di Pomezia, e Antonio Cozzolino, primo cittadino di Civitavecchia. Segnali inquietanti non mancano in entrambi i centri, come riferito dai sindaci, anche se è sempre difficile ricollegare gli episodi a matrici di criminalità organizzata. La presenza di Fucci ha portato inevitabilmente a parlare dell’incendio del 5 maggio scorso alla Eco X. “I rifiuti non bruciano da soli”, ha detto. Fucci ha riferito alla commissione che potrebbe esserci, a suo giudizio, una matrice dolosa dietro l’accaduto, anche se le indagini non hanno ancora portato a risultati certi. Questo a causa del fatto che l’episodio riguarda un tema troppo caldo, come quello dei rifiuti, per poter essere una semplice coincidenza. Con una serie di ordinanze, il sindaco ha intanto assunto precauzioni in ordine alla tutela della salute pubblica, mentre si attendono i dati dei controlli, e per la bonifica del sito.
 
Sulla Eco X sono emersi interrogativi da parte dei consiglieri, tra i quali uno sul cambio di nome della ditta che potrebbe aver influito sui controlli. Il sindaco però ha escluso che il cambio di denominazione possa aver influito sulla regolare trasmissione dei documenti. Altri quesiti hanno riguardato l’eventuale presenza di rifiuti sanitari, che però non è stato possibile appurare. Quanto al recente tentato incendio della casa comunale di Pomezia, secondo il primo cittadino, si è trattato probabilmente di un avvertimento, di cui però non è facile ricostruire la causa. L’amministrazione comunale ha messo in campo interventi in discontinuità con il passato nell’urbanistica e nel commercio. In più si è impegnata nella lotta alle ludopatie. Altro problema della città è la prostituzione, specie nella zona industriale di Santa Palomba, per la quale il Comune si è attivato con l’assistenza alle donne vittime di tratta Resta il problema dello sfruttamento che non è competenza comunale.
 
Il sindaco Fucci ha affermato di non avere elementi per affermare con certezza la presenza a Pomezia della criminalità organizzata, anche se ci sono attività economiche come sale giochi o “compro oro” che potrebbero indurre a qualche sospetto per la loro numerosità. Non vi sono però richieste di aiuto specifiche da parte dei cittadini. Di fronte alle richieste di supporto emerse oggi durante l’audizione sono state ricordate le misure messe a disposizione dalla Regione per finanziare la videosorveglianza. Il sindaco di Civitavecchia, Cozzolino, ha invece aperto il suo intervento di fronte alla commissione presieduta da Baldassare Favara dicendo che non può essere esente da interessi criminali una città come Civitavecchia con un grande porto e due centrali elettriche. Nel territorio comunale sono presenti, secondo il primo cittadino, elementi riconducibili a famiglie della criminalità organizzata meridionale. Non esisterebbe però un gruppo egemone.
 
Attività illegali sono purtroppo segnalate, a cominciare dal traffico degli stupefacenti che porta talora a ingenti sequestri di droga. L’inchiesta Mafia Capitale ha sfiorato il territorio comunale, specie sul versante delle attività illecite legate ai migranti. Nel confronto con i consiglieri si sono affrontati altri temi come le questioni da chiarire intorno alla società “Privilege”, impegnata nella costruzione di un’imbarcazione di lusso e poi fallita, e un avvertimento in stile mafioso davanti al cantiere per la costruzione del forno crematorio. I frequenti cambi di proprietà e intimidazioni ai danni di commercianti hanno fatto poi ipotizzare al sindaco la presenza di fenomeni usurari. Nel quadro generale, al termine dell'audizione, lo stesso Cozzolino ha rivelato ai consiglieri di aver ricevuto minacce personali.
Ambiente & Territorio
Anche la concentrazione di idrocarburi benzopirenici è risultata superiore al limite con 9,1 nanogrammi per metro cubo
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Redazione

 

POMEZIA (RM) - Arpa Lazio ha pubblicato oggi i risultati delle analisi svolte repentinamente a poche ore dal rogo della Eco X di Pomezia, da questi emerge una presenza record di diossine e furani. Per il 5 e 6 maggio le rilevazioni indicano una percentuale di concentrazione di diossine e furani di 77,5 picogrammi per metro cubo, a fronte del limite di 0,1 picogrammi per metro cubo indicato come limite massimo per la salute umana dall'Oms: una presenza oltre 700 volte la soglia di rischio. Anche la concentrazione di idrocarburi benzopirenici è risultata superiore al limite con 9,1 nanogrammi per metro cubo, a fronte di un massimo di 1 ng/m3. Migliorano invece il livelli di Pm10 che stanno tornando a valori normali anche nelle vicinanze del sito dopo che domenica 7 maggio si era registrata una concentrazione record di 373 μg/m3 (nelle giornate di massimo smog in una città e difficile superare i 150 μg/m3 ).

"Il rogo di Pomezia ha prodotto una concentrazione di diossine impressionante - dichiarata Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio - nell'aria intorno all'incendio. Bisogna evitare allarmismi ma ora è fondamentale individuare i terreni di ricaduta al suolo attraverso i modelli per lo studio dei venti, solo così si può avviare una seria di bonifica, che operi là dove è necessario intervenire, per mettere così in sicurezza la salute delle persone e tutti il comparto agro-silvo-pastorale del territorio. Presenteremo un esposto alla procura che possa essere di sostegno alle indispensabili indagini delle cause, intanto ringraziamo con forza Arpa Lazio per il gran lavoro di monitoraggio che ha messo in campo in questa settimana e dovrà continuare".

 

Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia: 150 imprese a rischio chiusura. Richiesta convocazione commissione congiunta Ambiente-Agricoltura per audire associazioni locali e fare stima danni

“Chiediamo al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti di farsi portavoce col Governo per destinare fondi straordinari a tutte quelle aziende agricole colpite dalle conseguenze della nube tossica sprigionatasi dal rogo della Eco X di Pomezia. C’è un’intera porzione di territorio pontino e del suo entroterra, per un totale di circa 21 comuni coinvolti, che trema in attesa dei risultati sui campionamenti di ortaggi, frutta e capi di bestiame che, se negativi, potrebbero mettere in ginocchio l’economia locale, con danni irreparabili. Da un primo calcolo, sarebbero oltre 150 le aziende che rischiano di chiudere per colpe non loro, ma di chi non ha vigilato sull’impianto di compostaggio di Pomezia. Per questo, ho già chiesto la convocazione urgente in commissione congiunta Ambiente-Agricoltura della Regione in cui ascoltare le associazioni locali di imprenditori e le aziende agricole, così come tutto l’indotto, per approfondire dettagliatamente lo stato economico delle attività e le ripercussioni avute. In quella sede si potrà valutare attentamente la situazione che si è venuta a determinare in seguito all’incendio della Eco X per una stima dei danni arrecati al territorio e alle attività, avanzando così adeguate richieste di sostegno economico, puntuali e dettagliate, sulla scorta dei dati acquisiti e del risultato dei campionamenti. Al di là delle richieste di risarcimento che si potranno avanzare con le associazioni dei consumatori o di categoria, le istituzioni non devono lasciare sole persone e famiglie che hanno speso la loro vita intera in un’azienda e corrono il rischio di vedere andare tutto in frantumi per colpe non loro”.

 

Ambiente & Territorio
Le cause del rogo sono ancora ignote ma è stato accertato che l'innesco è avvenuto all'esterno dei due capannoni
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Redazione

 

POMEZIA (RM) - L'amministratore unico della società Antonio Buongiovanni è indagato "per incendio e inquinamento colposo". Lo ha detto il procuratore di Velletri Francesco Prete in merito all'incendio alla Eco X di Pomezia. Dai primi accertamenti è emerso che la Eco X era già stata sanzionata nel 2012 per irregolarità "con certificazioni antincendio"."Allo stato - ha detto il procuratore capo di Velletri Francesco Prete - non ci sono elementi per parlare di incendio doloso". "Le cause del rogo sono ancora ignote ma è stato accertato che l'innesco è avvenuto all'esterno dei due capannoni in una zona in cui era accatastata un ingente quantità di rifiuti", ha aggiunto Prete.
 
Il sospetto è che l'innesco possa essere avvenuto in maniera accidentale, forse anche per un mozzicone di sigaretta. Intanto la Regione ha disposto indagini anche sul latte - Saranno eseguite analisi anche sul latte ovi-caprino prodotto da allevamenti dell'area dell'incendio che ha interessato al Eco X di Pomezia. LO comunica la REgione Lazio precisando che questa è una delle "misure di prevenzione in ambito di sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria" decise dall'istituto Zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana. L'Osservatorio epidemiologico ha estratto dall'anagrafe gli allevamenti che si trovano nella nuova area e che vengono valutati per decidere quali inserire nel piano di campionamento. In considerazione della necessità che gli animali concentrino nel latte eventuali sostanze nocive assunte, si è deciso di iniziare l'attività di campionamento del latte non prima di domani proprio per ridurre il rischio di eventuali falsi negativi.
 
A seguito degli incontri è stato stabilito un calendario che prevede un'attività di campionamento nei seguenti giorni: venerdì 12 maggio (1 campione), sabato 13 maggio (1 campione), da lunedì 15 maggio verranno prelevati 2 campioni di latte fino a venerdì 19 maggio per un totale di 12 campioni di latte. L'istituto ha inoltre stabilito alcune indicazioni per permettere alle Asl di rilasciare le autorizzazioni per l'acquisto del latte crudo. Le Aziende che non ricadono nell'area soggetta a restrizioni possono ottenere dall'Asl di competenza gli attestati necessari mentre le aziende che si trovano nell'area di restrizione potranno autocertificare il rispetto dei divieti dell'ordinanza sindacale, ovvero che gli animali non hanno avuto accesso al pascolo e sono stati alimentati con mangimi e foraggi non prodotti in loco o prodotti in loco prima del 5 maggio 2017 ed in ogni caso conservati al riparo dell'inquinamento. Si svolgerà lunedì prossimo un'ulteriore riunione per fare il punto della situazione sui campionamenti".
Ad illustrare i tre schemi di deliberazione di Giunta l’assessore al Bilancio, Alessandra Sartore
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Redazione

 

I comuni del Lazio potranno presto partecipare all’attività di accertamento dei tributi regionali, ottenendo una quota percentuale pari al 60 per cento delle somme recuperate. E per quei comuni in stato di dissesto finanziario è previsto uno stanziamento di un milione e duecentomila euro nel triennio 2017-2019. Questi i contenuti dei provvedimenti a favore delle amministrazioni comunali, all’esame della quarta commissione consiliare permanente, Bilancio, partecipazione, demanio e patrimonio, programmazione economico-finanziaria, presieduta da Simone Lupi. L’assessore al Bilancio, Alessandra Sartore ha illustrato tre schemi di deliberazione di Giunta, concernenti l’attuazione di alcune disposizioni contenute nella legge di stabilità 2017, e tre proposte di legge regionale in materia di contabilità regionale. Gli schemi di deliberazione riguardano: le modalità per l'applicazione dell'istituto della compensazione tra debiti e crediti nei confronti della Regione (schema di deliberazione n. 202); la partecipazione dei Comuni laziali all'attività di accertamento dei tributi regionali (sd n. 203); le modalità di ammissione al pagamento in misura del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi (sd n. 205).
 
Potranno essere oggetto di compensazione le somme a credito e a debito che l’amministrazione regionale ha nei confronti del medesimo soggetto, certe, liquide, ed esigibili, iscritte nel bilancio regionale e risultanti nella contabilità della Regione, come pure i fondi regionali la cui gestione è affidata a società controllate dalla Regione Lazio. Attraverso una convenzione da stipularsi tra Regione Lazio e Associazione regionale dei comuni laziali (Anci Lazio), i comuni potranno partecipare all’azione di contrasto all’evasione fiscale dei tributi regionali, “trasmettendo  all’Agenzia delle entrate segnalazioni qualificate di atti, fatti e negozi che manifestino immediatamente e oggettivamente, senza la necessità di ulteriori elaborazioni logiche, comportamenti evasivi ed elusivi da parte di soggetti passivi di tributi regionali”, come si legge nell’allegato A dello sd 203.  
 
Con le proposte di legge n. 376 e 377 del 10 aprile 2017, la Regione Lazio intende riconoscere la legittimità dei debiti fuori bilancio, così come previsto dal dlgs 118/ 2011 (e successive modificazioni) in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle regioni, degli enti locali e dei loro organismi, che prevede che tali tipologie di obbligazioni siano appunto riconosciute con apposite leggi regionali. La pl 376 riguarda debiti fuori bilancio derivanti da sentenze della magistratura, per un ammontare di circa 19 milioni di euro. La pl 377 riguarda invece il riconoscimento di debiti derivanti dagli acquisti di beni e servizi effettuati in assenza di un impegno di spesa, per un ammontare pari a 151 milioni di euro.

La proposta di legge 381, “Disposizioni concernenti misure integrative correttive e di coordinamento in materia di finanza pubblica regionale”, prevede uno stanziamento di 200 mila euro per la parte corrente e 200 mila euro in conto capitale, per ciascuna annualità del triennio 2017-2019, per il “Fondo per prevenire il dissesto finanziario dei comuni” istituito con l’assestamento di Bilancio del 2011. La stessa proposta di legge modifica la composizione della commissione incaricata di valutare le relative domande di concessione, che dovrebbe così essere composta soltanto da personale interno all’amministrazione regionale. Sempre la pl 381 disciplina i criteri per l’acquisto di determinate tipologie di beni pubblici (case cantoniere, caselli idraulici, alloggi appartenuti alle aziende ospedaliere, chiese ecc.) da parte di persone fisiche o giuridiche private, estendendo la possibilità di esercitare il diritto di opzione agli occupanti anche in assenza di un titolo giuridico riconosciuto dalla Regione, sempreché vi abbiano la residenza da almeno dieci anni. Entro venerdì 12 maggio i commissari potranno presentare le proprie osservazioni ai tre schemi di deliberazione. I lavori della commissione sono stati aggiornati a martedì 16 maggio alle ore 12.
Secondo la Giunta regionale la Capitale deve essere autosufficiente
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Redazione

 

ROMA - Il Consiglio regionale del Lazio è stato aperto dalle comunicazioni dell’assessore regionale all’ambiente e ai rifiuti Mauro Buschini a proposito dell’emergenza rifiuti della Capitale. A seguire si è svolto un ampio dibattito, che ha toccato numerosi aspetti del problema. La posizione della giunta regionale è che i rifiuti urbani residui di Roma debbano essere smaltiti nel territorio metropolitano, il più vasto d’Italia. L’autosufficienza è stata indicata come un dovere imposto a livello comunitario sin dal 1991, un’autonomia nel ciclo dei rifiuti di cui godono Parigi, Berlino e Londra. È stato ribadito che la solidarietà di comuni e province, che stanno aiutando la Capitale a evitare l’abisso, non può essere eterna.
 
È necessario pertanto, secondo la Regione, che il Campidoglio avvii una programmazione per chiudere il ciclo nel territorio comunale, come previsto dalla legge. Ma non sono ancora arrivate alla Regione le risposte, attese da tempo, di Roma e della Città metropolitana sui siti idonei per collocare i rifiuti non riciclabili e non combustibili. La Regione, per legge, non può decidere da sola dove posizionare le discariche di servizio. Né risultano all’assessorato presentate le annunciate richieste del Campidoglio per ottenere l’autorizzazione a tre nuovi impianti per il compostaggio.
 
In compenso, ieri, è arrivata in Regione la richiesta di attivare, spostandolo a Ostia, il tritovagliatore mobile, proprietà di Ama che si trova attualmente a Rocca Cencia. Una misura pensata per affrontare la crisi di questi giorni. La Regione si è impegnata, a tal proposito, a dare il via libera nel più breve tempo possibile, poiché per gli impianti mobili le procedure sono più semplici. A Roma la Regione chiede una doppia programmazione. Una a più lungo respiro, e condivisa dal governo regionale, per portare la differenziata al 70 per cento nel 2021. L’altra una rete impiantistica che sia in grado di far uscire Roma dai rischi di emergenza. L’assetto impiantisco della Capitale è stato definito fragile. La capacità di trattamento corrisponde, infatti, esattamente alla produzione di rifiuti. La crisi degli ultimi giorni, ad esempio, sarebbe conseguita proprio a un rallentamento, legato a una serie di vicende giudiziarie, della quantità accettata dagli impianti di trattamento meccanico biologico (Tmb) di Colari a Malagrotta. Il che avrebbe costretto Ama a stressare i Tmb di Rocca Cencia e Salario, ai quali si è sommata la chiusura dell’inceneritore di Colleferro, bisognoso di un’urgente ristrutturazione.
 
Il piano rifiuti regionale esistente, secondo la relazione di questa mattina, va aggiornato al nuovo fabbisogno. Fabbisogno la cui redazione si trova oggi sotto procedura di Vas (valutazione ambientale strategica) e che, una volta completato l’iter, tornerà in commissione e Consiglio. Serve però conoscere dalle Province le aree dove si potranno posizionare gli impianti, risposte – come è stato ribadito più volte – che non sono arrivate da tutti. Diverse le posizioni emerse nel dibattito che è seguito alla relazione dell’assessore. Parte dell’opposizione ha puntato l’indice sui ritardi del governo regionale, proprio per il piano rifiuti, e sull’aver scaricato, in questa vicenda, le responsabilità solo a Roma Capitale, anziché prospettare soluzioni.
 
Chiesto, a questo proposito, che la Regione prenda l’iniziativa, convocando un tavolo (che l’assessore, nella replica, ha precisato esistere già) o una conferenza dei servizi per affrontare l’emergenza.
L’indicazione dei siti, è stato detto, andrebbe preceduta da criteri definiti a livello regionale. Se pure poi l’amministrazione comunale capitolina individuasse gli impianti, i tempi di realizzazione – tre anni – la costringerebbero, secondo altri, a rivolgersi ai privati. Per non dire di discariche di servizio che rischierebbero di trovarsi a 500 metri dagli abitati, finendo per esser bloccate paradossalmente dalla stessa Regione. Se si puntasse poi a collocare gli impianti di smaltimento dei rifiuti in provincia c’è chi, in Aula, ha preannunciato iniziative di “resistenza fisica”. Né è mancato chi ha proposto uno smaltimento su base regionale, con un “trattamento” a livello provinciale, e chi ha suggerito impianti di proprietà pubblica e raccolta affidata alla concorrenza. Frattanto, è stato comunicato all’Aula che il testo unificato della proposta di legge sugli ambiti territoriali ottimali è stato trasmesso alla commissione Ambiente.
 
Il testo prevede un ambito unico regionale, dei bacini autosufficienti e un’autorità d’ambito. Quanto al Campidoglio è stato sottolineato, da alcuni consiglieri, che esiste un piano rifiuti comunale (con i tre impianti di compostaggio), che punta a portare la differenziata al 70 per cento. A questo proposito è stato chiesto alla Regione di sostenerlo. Si è osservato, inoltre, che anche altre province non hanno autosufficienza, come Rieti che smaltisce a Viterbo al pari di alcuni comuni romani. Di fronte infine alle polemiche di questi giorni non è mancato chi ha ipotizzato che o l’amministrazione capitolina o la stessa Regione puntino al commissariamento per evitare di affrontare il problema. La seduta si è conclusa con la bocciatura con 34 voti contrari e quattro a favore di una mozione di censura presentata da una parte dell’opposizione nei confronti dell’assessore Buschini. I lavori del Consiglio, che hanno all’ordine del giorno la proposta di legge per l’istituzione del servizio civile regionale, sono stati aggiornati a mercoledì 17 alle ore 10.
I dati
L’ONA stima che solo in Italia, nel 2016, sono decedute più di 6mila persone
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di Marco Staffiero

 
POMEZIA (RM) - Un'altra storia tutta italiana. Tra scambio di accuse tra le parti politiche e continui voltafaccia la siuazione a Pomezia rimane drammatica. Proprio oggi intanto è arrivata la conferma definitiva della presenza di amianto  sulla copertura del capannone di stoccaggio rifiuti Eco X.  Il procuratore di Velletri Francesco Prete, che indaga per l'ipotesi di incendio colposo sul rogo fa sapere in una nota che la Asl ha comunicato "i primi e parziali esiti delle analisi su campioni, ovvero frammenti di lastre ondulate della copertura interna ed esterna al capannone, repertati sul sito" e dalle prime verifiche "ha rilevato la presenza di amianto sul materiale campionato, pur non essendo ancora in condizione di misurare l'entità di tale sostanza nociva e, di conseguenza, il grado di inquinamento eventualmente generato dal cemento amianto".
 
"Tale risultanza - sottolinea il procuratore - verrà portata a conoscenza delle competenti autorità amministrative già oggi. L'Arpa sta svolgendo verifiche sulla presenza nell'aria di particolato, di diossina e di idrocarburi. Sono pertanto in evoluzione i piani di monitoraggio di Asl e di Arpa al fine di valutare l'impatto delle emissioni nell'aria e sul suolo e si prevede che nella giornata di venerdì 12 maggio possano pervenire alcuni dati significativi". Senza allarmismi, ma è doveroso da parte delle istituzioni tutelare la vita e la salute dei cittadini. L’amianto provoca patologie fibrotiche (asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici) e cancerogene (mesotelioma, tumore polmonare, cancri degli altri organi delle vie aeree e gastrointestinali) con tempi di latenza che possono arrivare fino a 40 anni. Non sussiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla e anche poche fibre possono essere sufficienti per provocare il mesotelioma e altre gravi patologie.
 
L’ONA stima che solo in Italia, nel 2016, sono decedute più di 6.000 persone per esposizione ad amianto. Cosa ci stiamo respirando?, cosa mangeremo e quante ciminiere sono presenti nel Lazio e non solo pronte ad esplodere facendo ingerire veleno ai cittadini? Troppo spesso qualunquismo, superficialità, mancanza di professionalità e chiusura ideologica hanno bloccato la strada ad un seria e diretta politica di salvaguardia ambientale. La nutura è vita dobbiamo amarla e rispettarla. Quando dovremmo uscire con la maschera antigas sarà troppo tardi.
Controlli su frutta e verdura, ma no ad allarmismi
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"Le prime analisi sui campioni prelevati in prossimità dell’incendio evidenziano valori di Pm10 superiori ai limiti ma con una rapida tendenza alla diminuzione". E' quanto spiega la Regione Lazio in una nota sull'incendio che venerdì scorso ha interessato l’area di Pomezia. Questo pomeriggio il presidente Nicola Zingaretti "ha presieduto una riunione con il direttore generale della Asl Roma 6, Narciso Mostarda, il direttore generale dell’Arpa Lazio, Marco Lupo, l’assessore regionale all’Agricoltura Carlo Hausmann e l’assessore all’Ambiente Mauro Buschini, per fare un punto della situazione circa il vasto incendio".

I rappresentanti Arpa Lazio hanno riferito che "sono in atto, sin dal momento dell’evento, i monitoraggi inerenti la parte ambientale" si legge. "Le ulteriori determinazioni relative a IPA, diossine e amianto sono in corso e saranno rese disponibili appena completate le fasi analitiche. L’Agenzia ha provveduto inoltre ad elaborare un ‘modello di ricaduta’ degli inquinamenti per individuare le aree più critiche su cui concentrare le ulteriori azioni di monitoraggio che saranno messe in atto sia sulle matrici ambientali che sulle matrici alimentari". "Come misura precauzionale - conclude la nota - la Asl Roma 6 ha inviato nella giornata di sabato, ai sindaci di Ardea e Pomezia, una nota per ridurre la diffusione di prodotti alimentari e agricoli provenienti dall’area interessata".

Intanto La Procura di Velletri ha disposto il sequestro dell'impianto della "Eco X" sulla Pontina, vicino a Roma, dove tre giorni fa è divampato un maxi incendio. La procura, secondo quanto apprende l'ANSA, ha incaricato l'Arpa di verificare il grado di diossina eventualmente sprigionatosi nell'aria. Entro giovedì dovrebbero essere disponibili i dati sul grado qualitativo di inquinamento dell'aria, ovvero la natura delle concentrazioni di polveri, e venerdì ci sarà un vertice in procura per un punto della situazione. Avviati accertamenti anche per verificare la regolarità dell'operato dell'azienda rispetto alle autorizzazioni che aveva ottenuto. Il procuratore di Velletri Francesco Prete ed il sostituto Luigi Paoletti, titolari dell'inchiesta per incendio colposo, hanno disposto, secondo quanto apprende l'ANSA, verifiche sulle fibre di amianto eventualmente liberatesi nell'aria. Tutti i dati dovrebbero essere comunicato agli inquirenti entro giovedì prossimo.

Nel frattempo il Centro Agroalimentare di Roma (Car), il centro logistico e distributivo dal quale passano i prodotti ortofrutticoli che finiscono sulle tavole di Roma e del Lazio, sta disponendo controlli a campione su tutti i prodotti che arrivano in sede dalle zone del Lazio interessate, in particolare sulle verdure a foglia. L'operazione, spiegano dal Car, riguarda soprattutto l'eventuale presenza di diossina negli alimenti a livelli di guardia. Dal CAR, che teme un effetto "psicosi" tra i consumatori, sottolineano però che per ora non sono pervenute indicazioni in senso restrittivo dalle autorità regionali preposte e che, in ogni caso, "i prodotti da serra sono sicuri. Nel Car si è ormai raggiunta - rimarcano - la totale tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti che vi transitano sulla base dei documenti di commercializzazione e trasporto. Questo porta, al momento, a non accreditare fenomeni di allarmismo".

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