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DISTANZIATORE
I dati
Itri (LT) il comune più devastato con 1.172 ettari bruciati  
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Redazione

 
LAZIO - Negli ultimi giorni le fiamme stanno interessando la Valle dell’Aniene, i Monti Ernici, le aree intorno alla capitale dove un incendio ha causato la morte di due donne a Tivoli, e a Capena l’evacuiazione del centro cittadino. Mentre ancora non si vedono all'orizzonte perturbazioni tali da poter interrompere il drammatico susseguersi di incendi che si stanno avvicendando, Legambiente Lazio presenta il rapporto LAZIO IN FIAMME, tutti i numeri dei roghi più devastanti delle ultime settimane nella Regione. I dati complessivi dei grandi incendi, che soprattutto nell’ultimo mese stanno devastando il territorio, sono di 5.213 ettari bruciati, pari alla superfice di 7.500 campi da calcio.
 
L’incendio più ampio si è verificato ad Alatri (FR) tra il 6 e l’8 luglio con 350 ettari andati a fuoco nella campagna ciociara. Il comune più devastato in assoluto è di gran lunga quello di Itri (LT) con addirittura 1.172 ettari di territorio bruciato, quasi un quinto degli incendi di tutto il Lazio in 7 grandi roghi e con un’area complessiva pari al 10% dell’intero territorio comunale. Tra le provincie, di gran lunga la peggiore situazione è quella di Latina con 25 incendi vasti per un totale 3.584 ettari.
“Gli incendi stanno devastando la nostra regione ed è veramente impressionante il numero di roghi che scoppiano ovunque, ormai siamo arrivati a record assoluti di aree divorate dalle fiamme - commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -, tenendo conto che è andato a fuoco da inizio anno, quasi il doppio della superfice bruciata in tutto il 2016.
 
Analizzando i numeri e le concentrazioni di incendi, non possiamo non notare quanto impattante sia il fenomeno nel sud della provincia di Latina, ed in particolar modo nel comune di Itri, numeri questi che inviamo in forma di esposto alla procura della repubblica, perché siano individuati i colpevoli di tali devastanti atti e della devastazione che ne consegue. Il nostro appello va intanto a tutte le amministrazioni comunali del Lazio, perché si faccia almeno divieto assoluto di realizzare spettacoli pirotecnici che in questo momento sarebbero fattori di altissimo rischio, peraltro proprio nel momento dove in calendario c’è la maggior concentrazione di feste religiose e non in tutti i territori.
 
Un ringraziamento va al corpo dei vigili del fuoco così come a tutte le strutture di protezione civile regionale e locale, ma soprattutto a tutti i volontari che stanno lavorando senza sosta ormai da settimane per preservare il territorio da questi disastri”. Lo studio di Legambiente Lazio è realizzato attraverso il sistema digitale Copernicus, capace di captare via satellite tutti gli incendi di ampie dimensioni (oltre i 20 ettari), pertanto i numeri complessivi degli ettari incendiati sono realisticamente anche di più, ma anche se si è ad inizio agosto già sono quasi doppiati gli ettari incendiati in tutto il 2016 nel Lazio. Secondo il bollettino “Incendi Boschivi” del Corpo Forestale dello Stato pubblicato a dicembre scorso, erano infatti 2.974 gli ettari di campagna e bosco andati alle fiamme in tutto l’anno 2016.    
Sindacati & Lavoro
Coppini: “Abbiamo provveduto a segnalare all’Ispettorato del Lavoro questa condotta"
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Redazione



COTRAL
- “Dopo i trasferimenti punitivi, la disciplina coercitiva e gli accordi penalizzanti, su orari e organizzazione del lavoro, adesso la società Cotral pretende dai propri dipendenti prestazione di lavoro a straordinario, pena contestazioni disciplinari”. Questo quanto riferisce in una nota il Segretario Regionale del SULCT Renzo Coppini. “La società, - aggiunge Coppini - assumendo tali atteggiamenti, che reputiamo vessatori, delle vere e proprie pressioni di natura psicologica, sembrerebbe voglia gestire la disponibilità dei propri dipendenti anche al di là dell’orario di lavoro ordinario, stabilito dal contratto di categoria”. “Abbiamo provveduto a segnalare all’Ispettorato del Lavoro questa condotta che, se ritenuta lesiva, ci riserveremo di impugnare nelle opportune sedi legali”.

Emergenza
Nel 2017 precipitazioni ridotte tra l’80% e l’85% e i laghi entrano in crisi
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LAZIO - Seconda giornata nel Lazio per la campagna itinerante Goletta dei Laghi, nella regione italiana con maggior numero di laghi d’origine vulcanica che ne occupano l’1,3% dell’intero territorio regionale, rappresentando uno straordinario patrimonio naturalistico, paesaggistico, turistico ed economico. Il sistema dei Laghi è in crisi complessiva a causa dell’abbassamento dei livelli idrometrici, per questo motivo oggi Legambiente, presenta il dossier “Captazioni e Abbassamento dei Laghi nel Lazio” in un incontro pubblico organizzato presso il lago di Bracciano, a Trevignano nel Lazio, con la partecipazione dei rappresentanti dell’associazione, gli amministratori locali, esperti del settore, l’Ente parco, comitati e cittadini interessati alla tutela del lago.  Causa principale della crisi, l’enorme siccità che ha colpito il territorio, a giugno 2017 si registrano valori di mm caduti di pioggia ridotti dell’80% rispetto ai massimi registrati negli anni precedenti, per quanto riguarda Albano, Nemi, Canterno e Fiuggi, e fino all’85% nella zona di Bracciano, Trevignano e Bolsena. 
 
A Bracciano sono caduti appena 196,4 mm di pioggia da inizio 2017, a fronte dei 603,4 totali nel 2007 (anno di minima piovosità) e 1.519,9 nel 2014 (anno di massima piovosità), numeri che raccontano l’emergenza idrica complessiva del Lazio. “Il clima che cambia impone cambiamenti radicali per gestione e consumo della risorsa idrica, non lo svuotamento delle riserve, questo è il presupposto da cui partire – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio - prima di danneggiare in maniera irreversibile i preziosi e delicati ecosistemi lacustri e idrici che abbiamo sul territorio regionale. Oltre a combattere con tutte le forze le emissioni di gas climalteranti, c’è bisogno di piani di adattamento anche su scala locale, a partire dalla città di Roma, in cui è necessari anche un adeguamento delle condutture colabrodo che sul territorio provinciale perdono il 44,4% dell’acqua. Serve inoltre un forte controllo delle amministrazioni pubbliche rispetto ai soggetti gestori delle risorse idriche, per garantire gli investimenti e gli interventi necessari alla loro tutela e ad un accesso garantito da parte di tutti, anche delle generazioni future. Ma una diversa gestione della risorsa idrica deve coinvolgere anche il settore agricolo e industriale e bisogna intervenire sul consumo quotidiano, educandoci ad un uso consapevole della risorsa, e abbandonando l’idea dello spreco e dello sfruttamento spregiudicato delle riserve, a partire dalle sorgenti e dai grandi laghi laziali”.
 
Da metà dicembre 2016 le sorgenti che portano acqua a Roma sono in diminuzione per un inverno senza pioggia e neve, per mantenere acqua nelle tubature di Roma, Acea ha captato fino a 2.600 litri al secondo in questi mesi nel Lago di Bracciano, il quale livello è ora sotto di 140 cm dallo zero idrometrico, con ripercussioni sull'ecosistema, la cui soglia massima di tolleranza è di - 150 cm, superare tale limite porterebbe alla perdita di circa il 13-15% della superficie utile all’auto depurazione mettendo ulteriormente in gravità lo stato del lago. Da due giorni la Regione ha comunicato di aver bloccato tale captazione intimando ad Acea lo stop entro il 28 luglio prossimo alle ore 24. “Lo stop alle captazioni che arriva dalla Regione Lazio, è un atto molto positivo – conclude Scacchi - che mette fine ad una forzatura ecosistemica inaccettabile e obbliga la collettività a fare i conti con un nuovo modello di utilizzo della risorsa idrica, che deve essere messo in campo velocemente, data l’enorme crisi idrica attuale”.
 
Secondo i dati del dossier di Legambiente anche altri laghi del Lazio soffrono della medesima problematica, uno svuotamento che di volta in volta è causato dalle vicende territoriali. Il livello del Lago Albano è rimasto pressoché costante dal 1950 fino al 1980, poi è iniziato il prosciugamento, 50 centimetri dal 1980 al 1985, nel decennio successivo una discesa sino a meno 2 metri e infine, tra il 1995 e il 2005, si è raggiunta la soglia negativa di meno quattro metri rispetto al livello originario. Il lago è in pericolo e negli ultimi 57 anni il livello delle acque è diminuito di quasi 5 metri, negli ultimi 10 anni 21 milioni di litri d’acqua sono esautorati. Anche il Lago di Vico è in sofferenza idrica con 1 metro sotto il livello massimo della soglia farnesiana eanche quest'anno come nel 2012 è ricomparsa un'isoletta all'interno del Lago. L'abbassamento è dovuto alla mancanza delle piogge e allo svuotamento invernale che serve a mettere in sicurezza delle aziende costituite troppo a ridosso della riva. I laghi Salto e Turano scendono a vista d’occhio ogni giorno scoprendo aree del lago prima sommerse con arrivo di alghe e limi e conseguenti cattivi odori; lo svuotamento è artificiale ma raggiunge velocità incredibili anche di 20/30 centimetri in un solo giorno.
 
“La Goletta dei laghi – dichiara Simone Nuglio, responsabile della campagna - si pone come primo obiettivo la tutela della risorsa idrica e dei preziosissimi ecossitemi che abbiamo su tutto il territorio nazionale. Nel 2017 il cambiamento climatico si è riversato con tutta la sua evidenza sugli ecosistemi lacustri, molti dei quali entrati in crisi idrica per diversi mesi dall’inizio dell’anno. Per tutelare questo patrimonio nazionale è necessario quindi non solo ridurre gli scarichi ma anche preservare la quantità di risorsa idrica. Per questo lanciamo oggi l’allarme riguardo i laghi laziali, che in questi ultimi anni hanno visto un elevato abbassamento del livello, rispetto ai valori di riferimento. Se non si interrompe questa tendenza rischiamo di avere delle conseguenze irreversibili da cui sarà difficile tornare indietro. Tutela, conoscenza scientifica e una vasta alleanza di tutti i soggetti interessati, sono gli obiettivi principali della nostra campagna.”
Urbanistica & Territorio
La nuova legge permetterà ai Comuni non solo di autorizzare ma di avere una idea sullo sviluppo della propria comunità.
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Redazione


Presentata ieri alla Regione Lazio la nuova legge sulla Rigenerazione urbana. La norma, approvata dal Consiglio regionale, chiude una fase drammatica nella quale lo sviluppo urbanistico era sinonimo di distruzione del suolo e di aumento quantitativo.

Dopo 8 anni, finisce l'epoca delle deroghe.
Uno dei primi atti di questa legislatura fu proprio la modifica del Piano casa, con l'abrogazione delle norme che prevedevano l'applicazione del piano in deroga alle leggi nazionali e alla pianificazione regionale sulle aree naturali protette, i parchi e le zone sottoposte a vincoli paesistici. Ora, per la prima volta dal 2009, nel Lazio finisce la stagione delle deroghe in tema di pianificazione urbanistica.

Lo spirito della legge:
una relazione virtuosa tra edilizia e paesaggio. Il modello di sviluppo basato sull'aggressione del suolo ha prodotto bruttezza, disagio sociale, profitto per pochi e pessime condizioni di vita per molti. La nuova legge mostra attenzione alla bioedilizia, alla staticità, all'antisismicità, il tutto con l'obiettivo di non consumare ulteriore suolo e a introdurre il riuso dei materiali frutto delle demolizioni. Un'idea di sviluppo basata sul rispetto del territorio, sulla capacità di produrre lavoro ed economie puntando su innovazione e sostenibilità.

Nuovo protagonismo ai comuni nella pianificazione, per favorire interventi che contribuiscano migliorare la qualità urbana e la vivibilità dei nostri quartieri mediante la realizzazione di nuove opere pubbliche e nuovi servizi per i cittadini.

Ecco i grandi obiettivi della nuova legge:


Qualità, per favorire la qualità urbana con tanti interventi nelle zone più degradate. Come? I comuni potranno individuare gli ambiti territoriali di riqualificazione e recupero edilizio e prevedere premialità per il rinnovo del patrimonio edilizio esistente, per le opere pubbliche e per le cessioni di aree aggiuntive.

Sicurezza e sostenibilità, i consigli comunali potranno inserire negli strumenti urbanistici generali vigenti ampliamenti, a questi scopi, del 20% della volumetria o della superficie utile esistente degli edifici a destinazione residenziale, per un incremento massimo di 70 mq. I comuni, inoltre, potranno accordare sconti sugli oneri di urbanizzazione se gli interventi riguarderanno la prima casa.

Nelle zone colpite dal terremoto, gli ampliamenti, con realizzazione di un corpo edilizio separato, potranno essere autorizzati anche in un altro lotto dello stesso comune, ma non in zona agricola. quanto alla ricostruzione dei comuni, la legge prevede anche disposizioni per la riformulazione degli strumenti urbanistici nei comuni del cratere, oltre a una serie di misure per la prevenzione e la riduzione del rischio.

"La legge sulla 'Rigenerazione urbana e il recupero edilizio' è un pilastro della fase legislativa della nostra Regione. In questi quattro anni stiamo realizzando quelle che io chiamerei una 'rivoluzione gentile' – parole del presidente, Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: una rivoluzione del Lazio basata sull'inesistenza di polemiche, di scontri, di voglia di apparire, basata invece, in primo luogo, su una forte solidarietà dell'alleanza di centrosinistra, una grande concretezza degli atti amministrativi e politici".

"La nuova legge è molto differente dal vecchio Piano Casa per tre ragioni:
perché dà strumenti e più poteri ai Comuni, permetterà ai Comuni non solo di autorizzare ma di avere una idea sullo sviluppo della propria comunità. In secondo luogo perché si superano le norme che prevedevano deroghe al normale iter amministrativo"- così Michele Civita, assessore regionale alle Politiche del Territorio.

"Con questa approvazione, si consentirà ai Comuni di progettare la rigenerazione urbana e la riqualificazione del tessuto edilizio esistente in un'ottica di maggiore sicurezza per i cittadini, anche a seguito dei noti tragici eventi sismici che hanno interessato il centro Italia, oltre che di salvaguardia ambientale: si limita, infatti, il consumo del suolo e vengono preservate le aree protette- è il commento di Mauro Buschini, assessore all'ambiente, che ha aggiunto: si introdurranno, inoltre, norme di semplificazione e di snellimento delle procedure al fine di garantire tempi certi nell'attuazione degli interventi. Vanno i più sentiti ringraziamenti al consiglio regionale e a tutti coloro che hanno contribuito all'approvazione di questa importante norma".

Il rapporto
Presentato presso la sede della Federlazio il primo osservatorio sull'edilizia.
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di Marco Staffiero

 

ROMA - Ancora dati allarmanti di una situazione a dir poco tragica. Oggi, presso la sede della Federlazio, sono stati presentati i dati del primo rapporto relativo all’Osservatorio sullo stato di salute dell’edilizia nel Lazio. Il report è stato illustrato dal Presidente della Federlazio Silvio Rossignoli, dal Direttore Generale Luciano Mocci e dal Presidente di Federlazio Edilizia Alessandro Sbordoni. All’incontro è intervenuto, tra gli altri, anche l’Assessore all’Urbanistica e Infrastrutture di Roma Capitale, Luca Montuori. L’Osservatorio Federlazio costituisce una iniziativa unica nel suo genere in quanto, oltre a raccogliere ed elaborare dati di contesto, rilevati da fonti ufficiali, prevede la realizzazione di una indagine rivolta direttamente ad un campione rappresentativo di 130 imprenditori edili del Lazio, intervistati tra il 10 aprile e il 5 maggio 2017. I dati dell’indagine si riferiscono al 2016 con previsioni per il 2017. Obiettivo fondamentale dell’Osservatorio è quello di produrre informazioni significative sull’andamento del settore, utili a tutti quei soggetti economici ed istituzionali impegnati nella programmazione e realizzazione di progetti, iniziative e azioni concrete per supportare e sostenere lo sviluppo del territorio. L’edilizia infatti, nonostante la crisi di questi ultimi anni, con le sue 72.000 imprese e oltre 130 mila addetti, costituisce il 15% dell’universo imprenditoriale e il 6% dell’occupazione totale nella regione e svolge una importante funzione di traino per l’intera economia e il sistema produttivo.
 
Dall’elaborazione Federlazio dei dati di contesto, si evince chiaramente come l’intero settore viva una grave crisi occupazionale e imprenditoriale. In Italia tra il 2012 e il 2016 le imprese attive si sono ridotte di 62.000 unità e i posti di lavoro persi sono stati oltre 300 mila. Nello stesso periodo, nel Lazio la situazione di crisi si evidenzia attraverso la chiusura di 1.196 imprese e di 30 mila occupati in meno. Se, poi, si considera il periodo 2010-2016 i posti di lavoro persi sono stati oltre 60 mila che corrisponde a una variazione percentuale del 32%. In pratica a partire dal 2010 ad oggi nel Lazio l’edilizia ha perso un posto di lavoro ogni tre. Il settore delle costruzioni mostra segnali di sofferenza anche rispetto al resto dell’economia italiana. Una tendenza, purtroppo, che non presenta ancora segnali significativi di ripresa, a differenza di altri comparti che, sia pur lentamente, si sono rimessi in moto. In un quadro tanto negativo emerge però un elemento positivo proveniente dal mercato immobiliare, con un numero di compravendite che nel 2016 in Italia ha superato le 500 mila unità (erano 440 mila nel 2012). Stesso trend per il Lazio che nel 2016 ha fatto registrare una crescita nelle compravendite rispetto al 2012 di ben 6.500 unità. L’indagine svolta da Federlazio, ha riguardato le seguenti tematiche: situazione attuale del mercato e occupazione; andamento attività per segmenti di mercato; fattori che incidono sul mercato; ricorso al credito; prospettive per il 2017.
 
Nel 2016 il saldo delle valutazioni sull’andamento dell’attività aziendale evidenzia un indice negativo di 30 punti che conferma lo stato di estrema difficoltà del settore, già emersa dai dati di contesto. Tale saldo è il risultato della differenza aritmetica tra il 15% delle aziende che hanno registrato un qualche sviluppo del proprio business e dal 45% che, invece, ha visto ancora una volta arretrare i livelli di attività aziendale. Questa condizione risulta più accentuata tra le imprese fino a 5 addetti (saldo -38,1) e tra quelle che operano sul mercato pubblico (-43,2). E' stato poi chiesto agli imprenditori di esprimersi sull’andamento del livello dei prezzi che il mercato riconosce alle attività edilizie nel 2016. Anche in questo caso il saldo, calcolato come differenza tra le percentuali di coloro che hanno ottenuto prezzi migliori (15%) e peggiori (41%) rispetto all’anno precedente, risulta fortemente negativo (-26) evidenziando anche una difficoltà sul fronte della capacità di tenuta dal punto di vista della qualità e del valore delle singole commesse.
A tutto questo si associa anche una forte diminuzione dei livelli occupazionali che nel 2016 ha riguardato il 35% delle imprese intervistate.
 
In particolare i posti di lavoro diminuiti in misura più accentuata sono risultati quelli stabili, a tempo indeterminato (saldo -23,2), confermando la condizione di incertezza del mercato.
Il grafico sugli andamenti dei singoli segmenti di mercato evidenzia come da un lato, la crisi abbia colpito maggiormente le attività relative alle nuove costruzioni, soprattutto dell’edilizia commerciale (saldo -51,5), mentre dall’altro versante, le attività connesse alle ristrutturazioni e alla valorizzazione dell’edilizia privata risultano essere quelle che hanno consentito al settore di contenere le difficoltà (saldo -9,8). Questo grazie, soprattutto, agli effetti positivi degli incentivi fiscali che sono stati confermati anche per il 2017. Tra i fattori che incidono negativamente sull’andamento del business aziendale, al primo posto (voto da 1 a 5) gli imprenditori indicano il “rallentamento e le complicazioni nelle procedure di aggiudicazione dei bandi pubblici” (4,05), seguito da “riduzione dei bandi di gara” (3,66) e “aumento dei vincoli burocratici” (3,61).Sul fronte del Credito, il 46% dichiara di aver richiesto una qualche forma di credito bancario nel 2016. Si tratta di una percentuale più bassa se confrontata quella emergente dall’indagine congiunturale che Federlazio realizza presso le imprese del Lazio, dalla quale risulta che due aziende su tre circa hanno richiesto un credito bancario nel corso del 2016. Solo il 40% degli intervistati è riuscito ad ottenere completamente quanto richiesto alla banca, il 27% solo parzialmente, mentre il 33% sono le richieste “non accolte”. Riguardo i motivi del mancato o parziale accoglimento, oltre i due terzi (63,6%) dichiarano che “la banca non ha ritenuto finanziabile l’iniziativa”.
 
In merito alle previsioni, l’orizzonte medio temporale, in mesi di lavoro assicurato per le imprese, è risultato pari a 10 mesi, che corrisponde allo stesso valore emerso dalle indagini periodicamente realizzate dall’Istat sull’intero territorio nazionale. Interessante notare come questo valore si riduca a 5-7 mesi per le aziende di piccole dimensioni. Riguardo invece alle previsioni sull’andamento delle attività, rispetto al quadro del 2016 le aspettative per il 2017 sembrano in generale in lieve miglioramento, con un saldo complessivo pari a -16 (-30 nel 2016). Nel dettaglio sui singoli segmenti di mercato, le aspettative sono in crescita per gli interventi di recupero urbano (saldo +5,3) e per le ristrutturazioni per l’edilizia privata (saldo +2,4). Segnale fortemente negativo dall’edilizia commerciale (saldo -53,1), considerato con pochissime prospettive per il futuro. “Da tempo volevamo realizzare un Osservatorio sull’Edilizia del Lazio- ha dichiarato il Presidente di Federlazio Edilizia, Alessandro Sbordoni - che fosse in grado di monitorare il reale stato di salute della categoria. Il report derivante dall’attività dell’Osservatorio, verrà realizzato a cadenza annuale affinché possa essere di aiuto ad Istituzioni ed operatori economici che quotidianamente lavorano per lo sviluppo di questo importante comparto.
 
Dal rapporto di quest’anno emergono chiaramente alcuni aspetti che devono essere presi in considerazione in chiave di prospettiva e impegno futuro. Come si è visto, in un quadro generale estremamente negativo, gli imprenditori sembrano fare un certo affidamento sullo sviluppo delle attività di ristrutturazione e riqualificazione del patrimonio immobiliare. Assieme a questo filone emerge anche una aspettativa positiva nei confronti delle attività relative alla riqualificazione urbana, quanto mai necessario oggi nella città di Roma e nelle altre città laziali, che potrebbe generare nuove e ampie opportunità di business. Sul fronte dell’impegno pubblico - ha continuato Sbordoni - non deve assolutamente essere sprecata l’opportunità offerta dal “Piano Casa Italia”, messo in cantiere dal governo, successivamente agli eventi sismici. Di particolare interesse e impatto per il territorio regionale è poi la Legge Regionale sulla rigenerazione urbana (‘Norme per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio’), approvata proprio in queste ore, con la quale la Regione Lazio propone un testo che superi il regime del Piano Casa e anticipi l’entrata in vigore del Testo Unico sull’urbanistica. Si spera inoltre che, sul fronte procedurale, la Pubblica Amministrazione abbia consolidato le procedure connesse al nuovo codice degli appalti e che tale condizione possa riflettersi positivamente sui livelli di efficienza, efficacia e rapidità di aggiudicazione dei bandi pubblici che incide in maniera particolarmente negativa sulle attività delle aziende".
Lavoratori & sindacati
Coppini: “Considerato il reiterato silenzio dei vertici della Cotral, ci sentiamo nuovamente costretti a rivolgerci agli enti deputati al controllo"
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Redazione

COTRAL
- “Difformità sulle rotazioni dei turni del personale viaggiante in merito al mancato recupero del riposo settimanale da effettuare come compensazione entro la terza settimana dal giorno di riposo settimanale ridotto.” Questo l’oggetto dell’esposto contro Cotral, l’azienda regionale di trasporto extraurbano, presentato all’Ispettorato Territoriale del Lavoro della Provincia di Roma dal Sindacato Unitario Lavoratori

“Considerato il reiterato silenzio dei vertici della Cotral, ci sentiamo nuovamente costretti a rivolgerci agli enti deputati al controllo. - Dichiara il Segretario Regionale SULCT Renzo Coppini - Nel caso specifico, - prosegue Coppini - abbiamo sollecitato l’intervento dell’Ispettorato del Lavoro per il mancato rispetto dei riposi degli Autisti”. È quanto dichiara il Segretario Regionale Renzo Coppini. “Questa situazione, aggravata dalle ultime disposizioni aziendali che obbligano i Lavoratori a effettuare prestazioni straordinarie, potrebbe arrecare un danno psico-fisico agli stessi, con conseguenze negative sul servizio erogato agli utenti”.

“La Cotral è sorda – continua il Segretario -, ci ostiniamo a proporre soluzioni, cerchiamo di mantenere un dialogo costruttivo con il management, per il bene sia dei Lavoratori che dei cittadini, ma il rapporto rimane ‘freddo’ e non si riesce a cavare un ragno dal buco, neanche davanti a temi di rilevanza oggettiva e di fronte ai cinque scioperi da noi proclamati, i quali hanno registrato un’ampia adesione”.

“Si decanta il raggiungimento di un bilancio in positivo, tutto da verificare, ma ci si dimentica delle condizioni deprecabili dei dipendenti, afflitti come sono dal taglio del servizio, percorrenze insufficienti, che producono ritardi e soppressioni corse, vetture in parte vecchie e senza aria condizionata, manutenzioni critiche, trasferimenti impropri, promozioni ad personam e chiusure impianti senza concordare nulla con le parti sociali. Problematiche serie, alle quali l’Azienda non dice nulla e si diletta, nel contempo, a snocciolare pompose campagne pubblicitarie, magari con l’obiettivo di distogliere l’attenzione”. 

“La realtà è ben altra cosa – conclude Coppini -, però nessuno la tira fuori, magari per evitare mal di pancia ai vertici della Cotral. Solo notizie liete, che esaltano la governance, sembra essere oramai il diktat, al bando quelle negative che denunciano lo stato effettivo delle cose. Ma noi continueremo, con la Procura della Repubblica, la Corte dei Conti e l’Ispettorato, almeno fino a quando non si ristabilisce la verità”.

Ambiente
Attraverso gli esiti analitici saranno programmati gli interventi con Ministero, Province e Comuni
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LAZIO - Valle del Sacco, deliberato il monitoraggio delle acque: avverrà tramite il campionamento delle acque ad uso potabile e dei pozzi di emungimento ad uso irriguo e domestico presenti nelle aree perimetrate. Il provvedimento si pone obiettivi chiari: attuare un monitoraggio sull’intera area perimetrata delle acque ad uso potabile, e programmare, attraverso gli esiti analitici, gli interventi urgenti da effettuare, i quali saranno concordati attraverso una collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, le Province e le amministrazioni comunali interessate. Saranno le Asl a provvedere ai campionamento secondo le modalità indicate da Arpa Lazio.  Un provvedimento importante che si aggiunge alle azioni già deliberate in questi mesi: la promozione delle attività di fitorisanamento e fitodepurazione per la rimozione puntuale dei livelli di inquinamento; le attività per l’attuazione della bonifica grazie al censimento e alla quantificazione economica degli interventi che saranno discussi, con i comuni, il prossimo 13 luglio in un apposito tavolo; l’istituzione del primo Presidio Sanitario ambientale in Italia per combattere le patologie legate all’inquinamento; il proseguimento delle attività precedentemente programmate sul SIN dalla Presidenza del Consiglio.  “La bonifica della Valle del Sacco, un’area che, dopo essere stata declassificata, è tornata sito di interesse nazionale (Sin) grazie anche al lavoro della Regione, è una sfida complessa che stiamo affrontando. Continueremo a profondere ogni sforzo, al fianco dei tanti cittadini e delle associazione che da anni si mobilitano, per aprire, finalmente, una nuova fase per questo territorio per troppo tempo martoriato”- così Mauro Buschini, assessore all’ambiente.

Carenza d'acqua
Si è determinata una diffusa e generalizzata criticità, connessa alla scarsità di risorsa idrica, dovuta alla mancanza di piogge autunnali
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LAZIO - Si aggrava la crisi idrica nel Lazio. Stamattina – informa la Regione Lazio in una nota – il presidente Nicola Zingaretti ha firmato il decreto sulla dichiarazione dello stato di calamità naturale. Diverse le condizioni – continua la nota – su cui è stato costituito il testo del decreto, a partire da gravosi eventi di natura metereologica verificatisi nel territorio della regione. Si è infatti determinata una diffusa e generalizzata criticità, connessa alla scarsità di risorsa idrica, dovuta alla mancanza di piogge autunnali. Con il mese di giugno, questa criticità ha assunto livelli eccezionali. Diversi comuni hanno trasmesso all’Agenzia Regionale di Protezione Civile richieste di approvvigionamento di acqua ad uso potabile e zootecnico, causa carenza delle relative sorgenti. Al contempo, i gestori del servizio idrico integrato hanno prelevato oltre misura dai siti affidatigli in concessione. La concomitanza di tali elementi ha costituito uno scenario sempre più preoccupante. “Si è registrata – spiega la nota – una variazione negativa del livello delle acque del lago di Bracciano. In ambito agricolo, è cresciuta la rilevanza di danni alle colture, con una distribuzione omogenea sull’intero territorio regionale, mentre gli indicatori hanno rilevato situazioni oggettive di generale depauperamento dei livelli della risorsa idrica potabile disponibile. A ciò si aggiunga che, a causa della siccità, è emersa una comprovata recrudescenza di incendi che, nel solo mese di giugno 2017, ha visto un incremento del 300% rispetto allo stesso periodo del 2016, sull’intero territorio laziale. Nell’ambito dell’Ato 4 e dell’Ato 5, che insieme comprendono i comuni della provincia di Latina e Frosinone ed alcuni comuni della provincia di Roma, si sono quindi registrate situazioni di particolare gravità, evidenze che hanno indotto i presidenti degli stessi Ato a richiedere l’attivazione dello stato di emergenza idrica. Questo scenario – conclude la nota – ha dunque reso indispensabile procedere all’adozione di interventi immediati, urgenti e straordinari, a sostegno della popolazione e delle attività colpite. Da qui la richiesta al competente Dipartimento della Protezione Civile, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di poter usufruire di conseguenti sostegni finanziari e dell’adozione di urgenti e straordinari provvedimenti dello Stato, finalizzati a fronteggiare adeguatamente la grave situazione emergenziale”.

Tutela salute pubblica
Le scuole, nel pieno rispetto delle normative sulla privacy, invieranno gli elenchi degli iscritti alle Azienda sanitaria di competenza
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Redazione

 

Vaccini obbligatori, la documentazione sull’effettiva esecuzione sarà acquisita attraverso un rapporto diretto fra le Scuole e le Asl: è quanto prevede l’accordo stipulato con l’Ufficio scolastico regionale. L’obiettivo è la semplificazione delle procedure a seguito dell'adozione del Dl sull'obbligo di vaccinazione per la popolazione da 0 a 16 anni. L’accordo, a cominciare dalla Asl di Frosinone, verrà esteso in tutto il Lazio.

Evitare e prevenire disagi alle famiglie per un possibile eccesso simultaneo di richieste ai servizi vaccinali. In base a quanto previsto dal documento, le scuole, nel pieno rispetto delle normative sulla privacy,  invieranno gli elenchi degli iscritti alle Azienda sanitaria di competenza.

La Asl valuterà la regolarità della situazione vaccinale di ognuno, attiverà tutte le procedure previste per eventuale recupero del gap vaccinale e invierà i certificati direttamente alla scuole.

Nel Lazio la copertura vaccinale risulta essere superiore alla media nazionale per 13 antigeni su 16:
•    polio,
•    difterite,
•    tetano,
•    pertosse,
•    epatite b,
•    hib,
•    morbillo,
•    parotite,
•    rosolia,
•    menigococco c,
•    pneumococco coniugato,
•    menigococco b,
•    meningococco ACYW coniugato.


Per quanto riguarda il morbillo la Regione proporrà l’offerta attiva del vaccino agli operatori sanitari nell'ambito dei programmi aziendali di tutela della salute.

 

I dati
Per le illegalità nel ciclo dei rifiuti, Lazio al 3° posto con 533 infrazioni e Roma 3° peggior provincia con 199
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Oggi Legambiente ha presentato a Roma il rapporto Ecomafia 2017. Anche nel Lazio, come in tutta Italia, si abbassano il numero di infrazioni complessive ai danni dell’ambiente grazie all’effetto positivo della legge sugli ecoreati nel codice penale, ma la nostra regione si conferma la 5° dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa, per numero di reati complessivi, la prima nel centro Italia. Sono infatti nel Lazio 2.241 le infrazioni accertate nel 2016 con 1815 denuncie, 25 arresti, 448 sequestri. Complessivamente i reati ai danni dell’ambiente calcolati nel 2016, 2.241 con questo dossier, sono comunque lievemente in calo rispetto all’anno 2015 quando erano 2.430. Continua a essere il ciclo dei rifiuti a vedere il maggior numero di reati ecomafiosi nella nostra regione, 3° in classifica con 533 infrazioni che hanno portato a 564 denunce, 19 arresti e 180 sequestri; tra le provincie Roma al 3° posto con 199 reati e Frosinone che entra tra le peggiori dieci al 9° posto con 101 infrazioni.
 
“La nostra regione continua ad essere la prima dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa, per il numero di reati legati all'ambiente, e a fronte di una lieve flessione, i numeri raccontano comunque di una forte presenza ecomafiosa nel Lazio – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Per i reati legati alla malagestione dei rifiuti, il Lazio occupa il terzo posto e anche nella classifica delle province è Roma a raggiungere la terza posizione nazionale, ciò dimostra quanta strada ci sia da fare e quale urgenza le amministrazioni devono avere nell'avviare un ciclo sano e virtuoso dei rifiuti perché ogni giorno senza estensione del porta a porta, centri di riuso sani e impiantistica adeguata, è un giorno in più per le ecomafie”. I reati legati al ciclo del cemento e quindi all’abusivismo edilizio, vedono il Lazio al 4° posto con 375 infrazioni (erano 514 nel 2015), 462 denunce e 162 sequestri, ed è Latina la peggior provincia, al 5° posto nella graduatoria provinciale con 144 infrazioni.
 
Sono moltissimi anche i reati ai danni della fauna, per i quali il Lazio è la sesta regione e le infrazioni sono 471, dalle quali sono derivate 410 denunce, 2 arresti e 88 sequestri. Roma è la 3° peggior provincia con 300 infrazioni. Per gli incendi dolosi e colposi, purtroppo sempre più all'ordine del giorno nelle cronache regionali, il Lazio occupa un poco onorevole 4° posto con le sue 436 infrazioni (440 nel 2015), 20 denunce, 3 arresti e 1 sequestro. Sono poi le Archeomafie e quindi i furti e reati ai danni del patrimonio storico-archeologico, che quest’anno fanno raggiungere al Lazio il primo posto assoluto nella classifica tra le Regioni a causa degli 80 furti avvenuti. Triste primato per il Lazio che sale al 1° posto (3° secondo il precedente rapporto) per la corruzione in materia ambientale, tra il 1 gennaio 2010 e il 31 maggio 2017 nella regione sono stati 391 gli arresti, 401 le denunce e 35 i sequestri legati proprio alla corruzione ambientale. “I numeri sull’abusivismo edilizio scendono positivamente nel Lazio ma bisogna aumentare ulteriormente i controlli e le denunce per azzerare questa piaga che ha devastato i territori.
 
Sono rimaste le stesse invece le cifre degli incendi dolosi e colposi, con l’aggravante che questi incendi sono e saranno sempre più devastanti vista l’evidente diminuzione degli eventi piovosi che stiamo vivendo. Il record di archeomafie poi, racconta di un enorme patrimonio storico del Lazio che va messo maggiormente in sicurezza. È invece molto preoccupante che per corruzione in materia ambientale, il Lazio raggiunga un triste primato rispetto allo scorso anno. I Comuni possono e devono fare ancora molto – conclude Scacchi -, nel monitoraggio del territorio e nella denuncia degli illeciti, bene la Regione Lazio per il recente protocollo con la Corte d'Appello di Roma proprio a contrasto degli ecoreati, torniamo a chiederle anche di far ripartire l’Osservatorio Ambiente e Legalità, per dare uno strumento importante in più ai cittadini e alle amministrazioni”. Intanto l'effetto della legge 68/2015 sui reati ambientali nel codice penale, è stata applicata nella nostra regione per 28 infrazioni, coinvolgendo 3 persone giuridiche e 35 persone note denunciate, con 11 sequestri.
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