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DISTANZIATORE
Cronaca
Arrivato dalla Spagna, l’ingente quantitativo di droga è stato occultato in 8 colli destinati ad una ditta tessile
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Red. Cronaca


ROMA – Era destinato alle piazze di spaccio della Capitale il carico di marijuana del peso complessivo di 37 kg, intercettato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma. Arrivato dalla Spagna, l’ingente quantitativo di droga, occultato in 8 colli destinati ad una ditta tessile, risultata poi inesistente, è stato individuato dai Carabinieri all’interno di un magazzino di una ditta di spedizioni, in zona Settecamini. I Carabinieri hanno eseguito un controllo approfondito nei locali e hanno scoperto le buste di marijuana nascoste nei pacchi. Una volta sequestrata la droga che avrebbe invaso le piazza di spaccio della Capitale, i Carabinieri stanno ora proseguendo gli accertamenti per risalire alle persone coinvolte nel traffico.
 

Cronaca
Si faceva rifornire della sostanza stupefacente, per poi ricevere presso l’abitazione i clienti a cui vendeva le dosi di cocaina
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ROMA - Con il coordinamento dalla Procura della Repubblica di Roma, si è conclusa ieri con l’applicazione di misure cautelari e sequestri l’operazione antidroga denominata “Family Business”, iniziata lo scorso anno dagli agenti della Polizia di Stato del commissariato Monteverde e che già aveva portato nel febbraio 2016 all’arresto di 4 persone e al sequestro di un ingente quantitativo di droga, armi e denaro contante. All’epoca, dopo una complessa attività di polizia giudiziaria, fu individuata una banda composta da due uomini e due donne - tra cui anche madre e figlio - che gestiva una grossa attività di spaccio di droga nei quartieri Monteverde e Magliana.
Le indagini non si sono mai interrotte e hanno permesso agli investigatori dello stesso commissariato, di interrompere l’illegale attività dello spaccio di sostanze stupefacenti che proseguiva con diverse metodologie.
Uno dei 4 arrestati, A.T. romano di 42 anni, stava scontando la condanna agli arresti domiciliari da dove, però, continuava a spacciare avvalendosi di altri 3 nuovi “collaboratori”. Si faceva rifornire della sostanza stupefacente, per poi ricevere presso l’abitazione i clienti a cui vendeva le dosi di cocaina.
I 3 nuovi complici, individuati attraverso pedinamenti e tramite intercettazioni telefoniche, sono stati trovati in possesso a vario titolo di armi, droga e denaro contante provento dell’illegale attività.
A casa di B.C. - romano di 43 anni - sono stati trovati 300 grammi di cocaina e 300 colpi di pistola, nell’abitazione di T.H.L. - brasiliano di 29 anni – trovate invece diverse dosi di hashish e cocaina già confezionate oltre alla somma di 1.000 euro in contanti, provento illecito. Fermato anche G.G., romano di 21 anni, il terzo complice.
I 4 soggetti colpiti da misura cautelare debbono quindi rispondere di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Cronaca
Per la gestione dei minori sono stati attivati i servizi sociali del Comune di Roma. Erano occupate dai occupate dai movimenti per la casa
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ROMA - E’ questo il bilancio dell’operazione condotta dalla Questura di Roma per liberare i locali del complesso, abusivamente occupati dai manifestanti. L’intervento, si era reso urgente a seguito di una segnalazione della direzione del complesso religioso, che aveva riferito anche di minacce, furti di oggetti religiosi e di disagi nell’ordinaria attività del complesso. Nel corso della bonifica dei luoghi, all’interno di uno degli alloggi ricavati, sono stati rinvenuti numerosi involucri di stupefacenti, tra hashish e eroina, oltre a bilancini di precisione per la preparazione delle dosi. I reati contestati: detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, incendio doloso appiccato a copertoni di camion per contrastare l’operazione, resistenza a Pubblico Ufficiale e invasione di edifici. I 17 minori presenti nell’edificio sono stati affidati alle cure della sala operativa sociale del comune di Roma. Oltre 60 bombole di gas sono state messe in sicurezza dai tecnici specializzati. Collegato allo sgombero il blocco della via Tiburtina, durante il quale è stato ferito al volto il dirigente del servizio, curato con 2 punti di sutura. Anche in questo caso 1 persona è stata fermata dalla Polizia di Stato

Cronaca
Chiusa l'inchiesta bis della procura Roma sulla morte del geometra romano. I pm, morte determinata da schiaffi, pugni e calci
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ROMA - La procura di Roma ha chiuso l'inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi (22 ottobre 2009) e ha contestato l'accusa di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che lo arrestarono il 15 ottobre. I tre sono ritenuti responsabili del pestaggio del giovane geometra. Per altri due carabinieri sono ipotizzati i reati di calunnia e di falso.

Ai tre carabinieri è contestata anche l'accusa di abuso di autorità, è detto nell'avviso di chiusura indagine, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, per aver sottoposto il geometra "a misure di rigore non consentite dalla legge". Per la procura con "l'aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento".

Le accuse sono contestate ad Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, carabinieri in servizio, all'epoca dei fatti, presso il Comando Stazione di Roma Appia, che procedettero all'arresto di Stefano Cucchi in flagranza di di reato per detenzione di droga. Tedesco è accusato anche di falso. A Roberto Mandolini, comandante Interinale della stessa stazione di Roma Appia sono attribuiti i reati di calunnia e falso. Accusa di calunnia anche per lo stesso Tedesco, e per Vincenzo Nicolardi, anch'egli militare dell'Arma.

Pm, morte determinata da schiaffi, pugni e calci - Stefano Cucchi fu colpito dai tre carabinieri che lo avevano arrestato con "schiaffi, pugni e calci". Lo scrivono il procuratore della repubblica Giuseppe Pignatone ed il sostituto Giovanni Musarò nell'avviso di chiusura indagine. Le botte, per l'accusa, provocarono "una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale" che "unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte".

Ilaria: finalmente si parlerà di verità, è omicidio - "Non lo so come sarà la strada che ci aspetta d'ora in avanti, sicuramente si parlerà finalmente della verità, ovvero di omicidio". Così Ilaria Cucchi commenta la notizia della chiusura dell'inchiesta bus sulla morte del fratello Stefano per l'accusa di omicidio preterintenzionale. "Ricordate la foto del mio pianto il giorno della lettura della sentenza di primo grado? - ha aggiunto -. Ci gettiamo alle spalle sette anni durissimi, di dolore, di sacrifici, di tante lacrime amare. Ma valeva la pena continuare a crederci".

L'operazione
6 gli indagati per truffa nei confronti della Regione Lazio, del Comune di Roma e di circa 76 persone, con il concorso di un Dirigente ed un Funzionario di Roma Capitale, ambedue indagati per abu
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Red. Cronaca

ROMA
- Questa mattina la Polizia di Roma Capitale ha effettuato una importante operazione di Polizia Giudiziaria, eseguendo sequestri preventivi di conti correnti bancari, quote azionarie e numerose proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana. L'operazione, portata avanti interamente dalla Polizia Locale, nucleo Polizia Giudiziaria presso la Procura di Roma diretto dalla Dott.ssa Rosa Mileto e con personale proveniente da vari Gruppi territoriali, tutti coordinati dal Vicecomandante dott. Lorenzo Botta. Al completamento dell'operazione ha collaborato anche la Guardia di Finanza, competente per i controlli sui conti correnti bancari.

Dopo tre anni di indagini gli investigatori della Polizia Locale hanno stamattina all’alba dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo disposto dal GIP Dott. Costantino De Robbio. Sono stati sequestrati conti correnti, quote azionarie e numerose proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana appartenenti a 6 persone (4 uomini e 2 donne di nazionalità italiana), tutti componenti dei Consigli di Amministrazione di quattro cooperative romane e di diverse società, tutte indagate per truffa nei confronti della Regione Lazio, del Comune di Roma e di circa 76 persone, con il concorso di un Dirigente ed un Funzionario di Roma Capitale, ambedue indagati per abuso d’ufficio.

Le indagini, particolarmente complesse, avviate dopo alcuni esposti riguardanti mancati controllo da parte di alcuni funzionari comunali, sono state coordinate dal Sost. Proc. Della Repubblica Dott. Alberto Galanti hanno portato a scoprire una truffa perpetrata ai danni della Regione, del Comune di Roma e di circa 76 soci di 3 cooperative edilizie.

I Consigli di Amministrazione delle tre cooperative, formati sempre dagli stessi indagati, beneficiavano di finanziamenti e concessioni di enti pubblici, vincolati alla costruzione di appartamenti da dare in locazione a  condizioni di favore per soggetti meno abbienti, con l’obbligo, però, di non alienarli singolarmente. Al fine di raggirare la normativa i titolari delle società cooperative hanno alienato gli interi corpi di fabbrica ad una quarta società cooperativa, formata in buona parte sempre dagli stessi indagati, consentendo a quest’ultima di procedere alla vendita dei singoli appartamenti, con un vantaggio economico di gran lunga superiore rispetto a quello che avrebbero realizzati con le locazioni “calmierate”.

Tutto questo si è potuto realizzare in concorso con la responsabilità di un Dirigente e di un Funzionario del Comune di Roma che, abusando del loro potere, in violazione dell’art. 11 del Disciplinare della Convenzione, facevano “passare”, dandone il via libera, i prezzi di cessione accontentandosi della semplice dichiarazione dei Consigli di Amministrazione, mentre era necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dai soci delle cooperative.

I soldi venivano poi fatti girare e sparire dalle casse delle cooperative, con la motivazione di ulteriori prestazioni di servizi, all’interno di società e consorzi sempre intestati agli stessi indagati in una sorta di scatola cinese.

Cronaca
Si tratta di due cittadini romeni, un 22enne e un 26enne entrambi con precedenti
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Red. Cronaca

ROMA – A conclusione di una lunga e complessa attività d’indagine, i Carabinieri della Stazione Roma Ponte Milvio, in collaborazione con i militari del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Trionfale e del Nucleo Cinofili, hanno dato un nome ed un volto ai componenti della cosiddetta “banda del tombino”.

Si tratta di due cittadini romeni, un 22enne e un 26enne entrambi con precedenti, a cui i Carabinieri hanno notificato un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per i reati, rispettivamente, di furto e ricettazione. I malviventi erano balzati agli onori della cronaca grazie alla rapida escalation di furti di cui si erano resi responsabili a partire da novembre scorso, commessi con l’utilizzo di chiusini di tombini in ghisa, asportati lungo le strade della Capitale, che venivano scaraventati sulle vetrine dei loro obiettivi per aprire una breccia e derubarli.


Di fondamentale importanza il lavoro svolto dai Carabinieri sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza degli esercizi depredati, che hanno immortalato le “gesta” dei banditi.
La carriera criminale della banda è costellata da decine di colpi messi a segno tra Ponte Milvio e Corso Francia, ma sono tuttora in corso ulteriori verifiche finalizzate a verificare l’eventuale responsabilità degli arrestati in ordine a colpi messi a segno nelle zone di Trionfale, Prati, Parioli e al Centro Storico utilizzando lo stesso modus operandi. Nel corso delle operazioni che hanno portato al fermo dei cittadini romeni sono sati rinvenuti e sequestrati gli abiti utilizzati durante i colpi, buona parte della refurtiva e oltre 13mila euro in contanti in un’abitazione della zona di Prima Porta che la banda utilizzava per stoccare i proventi delle loro scorribande.
Nello stesso contesto, è stato denunciato a piede libero un altro cittadino romeno di 25 anni che condivideva con i suoi connazionali lo stesso appartamento per spacciare droga.
 

Malapolitica
Il ricordo di un parco che per settant'anni aveva rappresentato il cuore del quartiere Nomentano-Italia e un luogo fondamentale di svago all'aria aperta per generazioni di bambini,
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Red. Politica

 

ROMA - "Il 13 gennaio 2017 la chiusura del giardino di viale di VIlla Massimo ha compiuto quattro anni esatti. Da quando, nel gennaio 2013, i cancelli vennero chiusi e mai più riaperti, il parco che per settant'anni aveva rappresentato il cuore del quartiere Nomentano-Italia e un luogo fondamentale di svago all'aria aperta per generazioni di bambini, si è trasformato pian piano solo in un lontano ricordo, sempre più sbiadito. Chi passa oggi davanti alla grande inferriata, a piedi o con l'autobus della linea 62, può vedere l'erba alta avvolgere e l'intero parco verde come un velo pietoso, i vecchi pini crollati uno dopo l'altro simili ai resti di vecchie colonne romane di un tempio ormai in rovina, lo scheletro diroccato in lontananza del parco giochi come il set abbandonato di un vecchio film felliniano. Sono ormai lontani i tempi in cui genitori e nonni portavano a giocare sulla grande giostra i piccoli abitanti del quartiere, ormai grandi. I bambini che oggi passano davanti ai cancelli chiusi da pesanti catene e lucchetti chiedono invano spiegazioni agli adulti che li accompagnano, domandando senza risposta per quale motivo non possano giocare all'interno del giardino. I grandi possono solo limitarsi a raccontare di quando erano loro a poter passare lunghi pomeriggi primaverili correndo e giocando lungo i viali e sui prati del parco, possono solo soffermarsi nostalgici sui quei meravigliosi ricordi della loro infanzia stampati per sempre nella memoria come momenti preziosi e irripetibili. Scende una lacrima, di nostalgia ma anche di rabbia. Per una ingiustizia che grida vendetta. Per l'enorme crudeltà inflitta a questo quartiere ed alle famiglie che lo abitano. Per poter solo raccontare ai propri figli e nipoti cosa fosse il giardino di Villa Massimo prima che la burocrazia e la cattiva politica lo strappassero all'uso dei cittadini per relegarlo all'abbandono ed al degrado, senza permettere a chi aveva avuto il privilegio di entrarci da bambino di poter dare la stessa gioia ai propri bambini. Una generazione intera di fanciulli di questo quartiere ricorderà Villa Massimo non più come un luogo felice e meraviglioso, ma unicamente come un luogo desolato e oscuro. Questa è glustizia? Questa è legalità?" Queste le parole di Emanuele Iannuzzi, portavoce del Comitato per la Riapertura di Villa Massimo, nel quarto anniversario della chiusura del giardino "Giuseppe De Meo" di viale Villa Massimo.
 

Dal Campidoglio
Nel frattempo prosegue l'attività della task force anti-buche potenziata dal Campidoglio con squadre di controllo in ogni municipio per monitorare capillarmente le strade e la qualità dei lavori
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ROMA - "A febbraio riprenderanno le attività di rifacimento del manto stradale dei tratti più disastrati delle principali arterie della città. Nel frattempo prosegue l'attività della task force anti-buche potenziata dal Campidoglio con squadre di controllo in ogni municipio per monitorare capillarmente le strade e la qualità dei lavori: in appena due settimane, dal 15 al 31 dicembre, la manutenzione ordinaria delle strade di grande viabilità su tutto il territorio di Roma Capitale ha consentito la riparazione di oltre 400 buche. Le zone coinvolte vanno dal centro alle periferie e comprendono, ad esempio, via Casal di Marmo, piazza Verbano, Lungotevere Cadorna, Lungotevere della Vittoria, o ancora via Cassia, via della Storta, via Flaminia, via Battistini, via Trionfale, o la centralissima piazza del Popolo". Lo si legge nella sezione 'la sindaca informa' firmata da Virginia Raggi sul sito del Comune di Roma.

Cronaca
L’uomo è stato inizialmente sorpreso dai militari mentre stava cedendo una dose di cocaina ad un cliente
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GUIDONIA - La droga era stata nascosta in una bottiglietta d’acqua modificata. Questo lo stratagemma utilizzato da un pusher di Guidonia, un pregiudicato di 45 anni agli arresti domiciliari. L’uomo è stato inizialmente sorpreso dai militari mentre stava cedendo una dose di cocaina ad un cliente che è stato segnalato all’Ufficio Territoriale del Governo in qualità di assuntore di droga. La perquisizione scattata nell’abitazione del pregiudicato a Guidonia, ha consentito di recuperare altri 27 grammi di cocaina e 4 grammi di hashish, materiale per il taglio ed il confezionamento della sostanza e 500 euro in contanti, in banconote di piccolo taglio, ritenuti provento della sua illecita attività.
La droga era stata abilmente occultata in un alloggiamento ricavato in una bottiglia “modificata” in modo che a prima vista potesse sembrare una normale bottiglia d’acqua. In realtà, l’etichetta nascondeva agli occhi lo spazio ricavato per occultare la droga. Il materiale è stato interamente sequestrato e la droga inviata ai laboratori scientifici per gli esami tossicologici. Il 45enne è in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.

Cronaca
Un terzo episodio delittuoso ha portato alla definitiva individuazione di tutti i componenti della banda
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ROMA - Una banale informazione o l’offerta di hashish: questo l’escamotage utilizzato da una baby gang all’Appio per avvicinare i coetanei e, dietro minaccia di un coltello, rapinarli di soldi, cellulari e oggetti d’oro. L’inchiesta sulla baby gang che terrorizzava i giovanissimi all’Appio è scaturita dalla denuncia di un sedicenne, minacciato e rapinato dalla baby gang nel parco della Caffarella. La vittima ha raccontato agli investigatori del commissariato Appio Nuovo di essere stato avvicinato da tre ragazzi per una richiesta di informazioni e di essere stato minacciato con un coltello mentre gli strappavano dal collo una catenina d’oro.
Gli investigatori hanno accertato che i componenti dalla banda, sebbene giovani d’età e non ancora tutti maggiorenni, erano dediti alla commissione di rapine nei confronti di adolescenti intercettati in modo casuale. Forti del potere intimidatorio del branco, delle loro qualità fisiche e sotto la minaccia di armi, individuavano le loro giovani vittime malmenandole e derubandole dei soldi, degli oggetti in oro e dei cellulari. Almeno 7 gli episodi accertati con almeno 12 giovanissimi coinvolti.
Dopo poche ore dalla prima denuncia, un secondo episodio di cronaca è stato denunciato negli stessi uffici del commissariato Appio Nuovo. Agli agenti sono apparse subito evidenti le analogie nel modus operandi e nelle descrizioni degli autori dei reati: identici i tatuaggi, come identico il “il ciuffo bianco” di quello che appariva essere il capo della banda per le sue modalità maggiormente aggressive dimostrate e per l’arma brandita.
E’ stata avviata così un’inchiesta che ha incrociato i riscontri delle banche dati con le informazioni tratte da social network. I poliziotti sono partiti dalla presenza nella baby gang (che aveva rapinato la prima vittima) di un compagno di classe della fidanzata di uno degli autori dell’aggressione. Testimonianze, riconoscimenti fotografici e appostamenti hanno portato all’individuazione della baby gang.
Un terzo episodio delittuoso ha portato alla definitiva individuazione di tutti i componenti della banda: una coppia di fratelli, un 23enne e un 18enne, un altro 18enne, e due 17enni, tra cui la giovane fidanzatina di uno dei due fratelli. Degna di rilievo la tipologia di coesione sociale della banda, retta da vincoli di amicizia e di parentela.
In considerazione delle prove raccolte, della spiccata pericolosità sociale dei soggetti e della gravità dei fatti – testimoniata dall’utilizzo di coltelli e tirapugni per effettuare le rapine – è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del 23enne e di uno dei 18enni e gli arresti domiciliari, con divieto di comunicazione con persone diverse dai familiari coabitanti, l’altro 18enne. Le posizioni dei due minori sono al vaglio del tribunale per i minorenni di Roma.
 

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