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DISTANZIATORE
Viterbo
Cronaca
Alle 03,00 circa è scattato l’allarme poiché alcuni uomini erano entrati, scassinando le porte blindate, all’interno della filiale della banca.
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Redazione

Viterbo - Negli ultimi giorni si è infittita la maglia dei servizi coordinati dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Viterbo per contrastare l’escalation di reati predatori in tutta la Provincia. Già nei giorni scorsi nella rete dell’Arma sono finite diverse bande dedite al furti di rame e furti in abitazioni con decine di arresti. 
Ieri notte, a seguito del furto avvenuto all’interno della filiale di Vetralla della Banca di Credito Cooperativo di Barbarano Romano, i Carabinieri della Compagnia di Viterbo, quelli della Compagnia di Ronciglione e di Civita Castellana, coordinati dalle rispettive Centrali Operative sono riusciti a bloccare una autovettura con a bordo uno dei malviventi e trarlo in arresto. Alle 03,00 circa è scattato l’allarme poiché alcuni uomini erano entrati, scassinando le porte blindate, all’interno della filiale della banca. Immediatamente è stato posto in essere nel territorio delle due Compagnie il piano per fermare i malviventi bloccando tutte le possibili vie di fuga. Infatti i risultati non si sono fatti attendere e circa 10 minuti dopo un’autoradio del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Ronciglione ha intercettato un Fiat Doblo, risultato rubato nella capitale, che a gran velocità tentava di allontanarsi verso Roma. Immediatamente è scattato l’inseguimento ma l’autista non si è fermato e ha continuato la sua folle corsa tentando di speronare due volte l’autoradio dei militari. A questo punto gli uomini dell’Arma hanno esploso due colpi, con le pistole d’ordinanza,  all’indirizzo delle gomme del mezzo forandole e costringendo l’uomo a fermarsi. Una volta ammanettato all’interno del mezzo è stata rinvenuta la cassaforte ancora chiusa con all’interno l’interno bottino e un cospicuo numero di arnesi da scasso che costituivano il Kit a loro disposizione per scassinare.. L’arrestato, un 32nne romano con numerosissimi precedenti penali specifici sarà tradotto presso il carcere di Mammagialla a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.Il mezzo e la cassaforte sono state sottoposte a sequestro in attesa dell’autorizzazione alla restituzione ai legittimi proprietari. Sono ora in corso le indagini per risalire agli altri autori del reato e non si esclude il loro coinvolgimento in analoghi fatti, avvenuti negli ultimi mesi, nel territorio della provincia.
 

Frosinone
Cronaca
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Redazione
Frosinone - Nelle prime ore di questa mattina gli uomini del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Frosinone e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno proceduto all’esecuzione di 28 provvedimenti restrittivi e 32 decreti di sequestro di beni nei confronti di un’associazione criminale transnazionale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Due i filoni di indagine, tra loro correlati, che hanno visto impegnati da un lato la Polizia di Stato di Frosinone e dall’altro la Guardia di Finanza di Napoli, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, che ha curato i profili internazionali dell’inchiesta a seguito della quale è stata smantellata una pericolosa organizzazione criminale di narcotrafficanti con base operativa nella provincia di Napoli e solide ramificazioni anche in altre province d’Italia (Roma, Salerno, Monza, Macerata e Vicenza) e all’estero (Spagna, Olanda, Venezuela e Colombia).

L’attività investigativa, avviata circa due anni fa dalla Squadra Mobile di Frosinone, impegnata nel contrasto del mercato della droga nel Frusinate, ha reso possibile la ricostruzione della intera struttura organizzativa e le dinamiche criminali dell’organizzazione che riusciva ad assicurarsi l’introduzione indisturbata in Italia di ingenti quantitativi di cocaina ed hashish dal Sud America e dall’Olanda avvalendosi anche della complicità di personale addetto ad alcuni scali portuali (Civitavecchia e Salerno) ed aeroportuali, in particolare Fiumicino.

La strategia operativa per il trasporto della preziosa merce prevedeva il ricorso a mezzi aerei, navali o terrestri sulla base di precise scelte conseguenti ad un’attenta analisi dei rischi.

Capo dell’organizzazione criminale il latitante campano Pasquale Fiorente il quale, in collaborazione con il fratello minore, si è rivelato un vero e proprio broker del narcotraffico coordinando dal Venezuela e da altri Paesi del Sud America il trasferimento in Italia delle partite di droga destinate soprattutto ad alimentare il mercato campano.

Il boss, noto alle forze di Polizia del suo territorio di origine, per operare indisturbato, aveva allestito nella Capitale la sua rete logistica dove stoccare la droga da trasferire successivamente sulle piazze di spaccio campane.

Si era inoltre assicurato una fitta rete di collaborazione che gli consentiva di nascondere temporaneamente la droga in case e depositi che riceveva in uso per lo più da parte di insospettabili personaggi come due fratelli di Fiumicino ed il gestore di un bed & breakfast di Roma.

Aveva messo a punto anche un colpo miliardario che gli avrebbe cambiato la vita acquistando un imponente imbarcazione insieme a due fratelli esponenti di spicco della criminalità organizzata campana sulla quale imbarcare 1000 kg di cocaina.

L’operazione, però, non va in “porto” a causa di un forte uragano che nel 2012 provoca durante la navigazione da Santo Domingo importanti danni all’imbarcazione costretta a riparare in un porto panamense.

L’organizzazione però non si arrende e decide di proseguire la sua attività utilizzando il vettore aereo, ma questa volta a bloccarla è l’uragano giudiziario.

Nel corso dell’attività investigativa sono stati sequestrati 100 kg di cocaina e 1000 kg di hashish che, se immessi sul mercato, avrebbero fruttato all’organizzazione oltre 20 milioni di euro.

Sequestrati, inoltre, 16 immobili, 6 veicoli, un’imbarcazione, un’impresa e quote societarie nonché 10 conti correnti bancari per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro.

Tra i destinatari delle misure cautelari in carcere anche la “Dama Bianca” già arrestata nel marzo 2013 all’Aeroporto di Fiumicino perché trovata in possesso di circa 24 kg di cocaina.

Determinante il ruolo della donna all’interno dell’organizzazione abile a tessere una rete di contatti tali da garantire in Italia l’ingresso indisturbato dei quantitativi di droga. 
 

Roma
L'inchiesta
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di Maurizio Costa

Roma – L'enorme struttura che si trova al centro del quartiere San Paolo viene sorvegliata ventiquattro ore su ventiquattro. Un istituto di vigilanza privato, “Npm Group”, è stato chiamato per eseguire questo piantonamento fisso all'esterno dell'albergo che non è stato mai completato. Due automobili di questo istituto si trovano davanti ad una delle entrate della struttura. L'addetto alla vigilanza, una volta arrivato sul posto, rimane all'interno della macchina oppure esegue anche un'ispezione all'interno dell'albergo. Questi controlli servono, con tutta probabilità, ad evitare che la struttura venga occupata abusivamente, come è avvenuto più volte.

Abbiamo parlato con una delle persone che eseguono la vigilanza. Le risposte non sono state esaustive, anzi si sono allontanate dal fulcro centrale della questione. Abbiamo chiesto chi pagasse la “Npm Group” e il vigilante ha risposto che non lo sapeva. È naturale che magari un semplice impiegato non sappia chi lo paghi, perché, molto probabilmente, è la sede centrale che si occupa di queste questioni. La cosa grave sarebbe un'altra: se fosse il Comune di Roma a pagare le spese per la vigilanza quotidiana della struttura, sarebbe l'ennesimo scandalo dell'amministrazione comunale.

In realtà, il Comune, insieme al Municipio, aveva obbligato la società “Acqua Marcia” e, di conseguenza, Caltagirone e Mezzaroma, a provvedere alla recinzione dell'albergo, per evitare occupazioni abusive, e anche di cercare di completare l'opera il più presto possibile. La società è in corso di fallimento e sembra che la situazione non si sbloccherà ancora per un lungo periodo. Intanto, in molte parti, la recinzione di legno è stata divelta un'altra volta. Molti rifiuti, infatti, tra i quali un carrello della spesa e molte ceramiche da bagno, sono stati gettati contro la paratia, che è crollata sotto il peso dei rifiuti.

L'albergo è stato costruito dopo la stipula di una convenzione con il Comune di Roma. Infatti, nel 2004, sotto la giunta di Walter Veltroni, l'amministrazione stipula una convenzione che avrebbe permesso la costruzione, da parte dei privati, di strutture come l'albergo. In cambio, il Comune aveva richiesto, sempre da parte delle aziende che avrebbero costruito questi stabili, la creazione di aree verdi, parcheggi sotterranei, di un circolo bocciofilo e di un asilo nido. Alla fine, l'albergo è stato costruito ma mai ultimato, e il Comune non ha ricevuto in cambio nulla, se non un'area deturpata dal “bidet”, nome dato dai cittadini all'ex albergo.

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Roma
L'intervista in esclusiva de L'Osservatore d'Italia
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di Chiara Rai

“’Islam, realtà invasiva?’. Mai fu di più grande attualità il tema del convegno, promosso recentemente dall’associazione Insieme per Nemi. Una iniziativa lodevole, un’occasione di confronto per parlare di (dis)integrazione sociale, ma anche un atteso momento di riflessione per un centrodestra, nazionale e locale, giunto ormai ad una fase politica quanto mai delicata. Tra i presenti all’evento anche il consigliere regionale del Lazio e coordinatore FI per la Provincia di Roma, Adriano Palozzi, con il quale L’Osservatore d'Italia ha intrattenuto una lunga chiacchierata su temi spinosi quali integrazione, sicurezza e politiche di rigore.

Consigliere Palozzi, da dove cominciamo?
“Beh, innanzitutto direi di partire da dove ci siamo lasciati. Il convegno di Nemi è stata una iniziativa molto interessante e giunta in una fase assai delicata, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista socio-economico per il nostro Paese. Dopo i fatti di Parigi, è chiaro, anzi solare, che l’integralismo islamico è anche e soprattutto un nostro problema: un problema dell’Europa. La tragedia francese ci ha fatto comprendere che il pericolo terrorista è in casa nostra. E non può certamente essere combattuto con questo buonismo, tanto caro al centrosinistra”.
 

Si riferisce alla triade Renzi-Marino-Zingaretti?
“Non solo, ma soprattutto a loro. Sono sotto gli occhi di tutti le fallimentari politiche di integrazione di governo nazionale, Regione Lazio e Comune di Roma. È evidente, ad esempio, il lassismo amministrativo del sindaco della Capitale sulla questione rom. Sono mesi che nei grandi insediamenti attrezzati, localizzati ai margini della periferia, ad essere impietosi protagonisti sono l’anarchia dilagante, i roghi tossici e le discariche a cielo aperto. Un modello di integrazione penoso, che incide negativamente sulla vivibilità di migliaia di famiglie romane. Il paradosso è che tutto questo si consuma di fronte al colpevole immobilismo istituzionale del presidente Zingaretti. Ho fatto comunicati stampa, interrogazioni, denunce ma il centrosinistra continua a fare orecchie da mercante”.
 

E’ del premier cosa ne pensa?
“Glielo spiego con una proporzione matematica: Marino e Zingaretti ‘stanno’ alla questione rom ‘come’ Renzi ‘sta’ al contrasto alla clandestinità. Anche su quest’ultimo punto, il premier ha completamente fallito. Immaginare di risolvere i problemi dell’immigrazione, attraverso la non politica, e quindi la non scelta, fa dilagare la delinquenza e decrementa la sicurezza in un Paese, già attanagliato da nodi sociali irrisolti”.
 

Scusi, consigliere, detta così è facile. Lei cosa propone?
“Sarò schietto. Bisogna affrontare il tema clandestinità, con la consapevolezza di dover essere più duri, più determinati, e quindi smetterla con le politiche buoniste della sinistra, che parla demagogicamente di accoglienza o pseudo integrazione. Sono dell’opinione che le politiche di integrazione in questo momento debbano cambiare completamente. Come? Innanzitutto è opportuno incidere fortemente a livello normativo affinchè le dichiarazioni di intenti si tramutino in fatti”.

Latina
Trasporti
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Redazione

Latina - Ha avuto luogo in Regione un incontro richiesto dal Sindaco di Latina, Giovanni Di Giorgi, con l’Assessore regionale ai trasporti Michele Civita.

Tema della riunione, a cui hanno preso parte anche l’ingegner Lorenzo Le Donne RUP del progetto e Carlo Cecconi Direttore servizi ferroviari Regione Lazio, la Metro leggera In tale sede è stata concordata l’esigenza di istituire un tavolo tecnico - condizione necessaria per decidere se è realizzabile l’opera – che avrà l’obiettivo di verificare la sostenibilità e la fattibilità dell’opera.

Accanto a questo è necessario rivedere insieme al concessionario un progetto tecnico, dentro ad un più complessivo piano della mobilità di Latina a fronte della nuova linea metropolitana, affinché possa essere eventualmente una infrastruttura davvero utile per i cittadini ed in grado di restituire un progetto di mobilità innovativo a Latina.

La prima modifica al progetto consisterà nella realizzazione di un’unica linea leggera, che collega Latina Scalo con Latina (invece che le due linee pensate inizialmente).

A seguito dell’incontro odierno seguiranno altri incontri di natura tecnica e tra questi è previsto un tavolo tecnico con Cotral S.p.A per verificare una possibile riorganizzazione della percorrenza dei bus dell’azienda regionale, nell’area di Latina, anche al fine di verificare la sostenibilità economica dell’opera in un ridisegno complessivo del tpl regionale e comunale.

Viterbo
Salute & Sanità
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Nota di Aurelio Neri - U.S.B. Dipartimento Sanità


Viterbo - In questi giorni stanno emergendo nuovi preoccupanti problemi per i servizi psichiatrici di Viterbo.Una  disposizione del Direttore del Dipartimento prevede la presenza di turni “volanti”, nel reparto di psichiatria, degli infermieri che lavorano nei servizi psichiatrici territoriali.

Questa novità sembra essere la conseguenza di una visita dei NAS presso il reparto di psichiatria, reparto, ricordiamolo,che dal 2005 dispone di soli 8 posti letto invece dei 16 dovuti. Il reparto per questo motivo e' quasi sempre in sovraffollamento di pazienti.La soluzione e' stata quella di chiamare, alla bisogna, il personale infermieristico, dai servizi territoriali psichiatrici . In questa situazione paradossale continua il gioco di tappare un buco aprendone un'altro,creando così un progressivo smantellamento anche dei servizi territoriali come già avviene per altre figure professionali come medici, psicologi, assistenti sociali, su cui saremo costretti a ritornare presto. Riteniamo ancora una volta che questa sia una scelta disastrosa,ribadiamo che il personale mancante deve essere assunto, non sostituito con modalità sempre più rocambolesche. Dispiace che la Direzione Generale ma anche la Regione Lazio stia trascurando vistosamente il settore psichiatrico proprio in un momento storico in cui il disagio psichico aumenta in modo preoccupante. Noi di USb interverremo con tutte i lavoratori che hanno a cuore il destino dei pazienti e degli operatori  per affrontare questa nuova emergenza ,invitando la Direzione del DSM e la Direzione Aziendale ad invertire la politica gestionale dei servizi psichiatrici.



 

Roma
Convegni & dibattiti
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Redazione
Castelli Romani (RM) - Venerdì 30 gennaio alle ore 16:00, presso l’aula Seminari del Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tor Vergata, il Dipartimento di Biologia, Erba Regina ed il Salumificio Castelli organizzano l'incontro informativo su “Le Nostre Erbe”. Il progetto, co-finanziato attraverso i fondi del GAL, sostiene un modello di filiera produttiva a favore del recupero e della valorizzazione di erbe aromatiche e spezie autoctone dei Castelli Romani.

Diversi i temi oggetto dell'incontro, tutti legati alla conservazione della Biodiversità del territorio castellano con particolare attenzione alle erbe aromatiche autoctone: analisi floristica dell’attuale vegetazione dei Castelli Romani, metodologie di conservazione e di protezione in situ ed ex situ presso le banche di conservazione del germoplasma, valorizzazione delle specie attraverso la costruzione di una filiera produttiva che parta dalle ricchezze naturali del territorio.

Il convegno sarà anche occasione per esporre i risultati del progetto di filiera che dimostra come la riscoperta di antiche tradizioni e di prodotti naturali del territorio può dar vita a nuovi processi per l’immissione sul mercato di nuovi prodotti che valorizzino il territorio, producano ricchezza (culturale ed economica) ed allo stesso tempo garantiscano il trasferimento di saperi e la sopravvivenza delle risorse naturali.

Al termine delle relazioni sarà offerto un aperitivo durante il quale ci sarà modo di assaggiare i nuovi prodotti gastronomici.

Il progetto è stato finanziato con i fondi FEASR PSR Lazio 2007/2013 – Asse IV LEADER PSL Terre di Qualità.

 

Roma
Urbanistica & Territorio
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Redazione

San Cesareo (RM)
- Dopo proteste, presidi, memorie, lettere ed esposti, convegni, incontri e una costante informazione verso i cittadini, il Comitato di Difesa del Territorio raggiunge oggi un obiettivo importante per il quale ha lottato tanto, da lungo tempo e con molta energia. La difesa di quello che dovrebbe essere un patrimonio nazionale, cercando di allontanare progetti di edilizia di “pubblico interesse” e privata che avrebbero gravato sull'area della villa imperiale di epoca Romana che fu di Cesare e successivamente di Massenzio a San Cesareo.

"Una vittoria che non è solo degli appartenenti al Comitato ma una vittoria di tutti - commentano a caldo dal Comitato di Difesa del Territorio Colli Prenestini Castelli Romani - e soprattutto della cultura italiana e di quanti credono nella tutela e la valorizzazione di quelli che sono i veri beni di questo Paese. La ricchezza vera della comunità che, se utilizzata, può essere una strada per un rilancio economico diverso. Arriva oggi finalmente il parere negativo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, in riferimento alla realizzazione del complesso Parrocchiale di San Giuseppe. L’intervento andrebbe infatti a ricadere in area tutelata per legge. - proseguono nelle dichiarazioni - Viene tra l'altro imposta una fascia di rispetto di 100 metri intorno ai ritrovamenti. Vengono inoltre imposti saggi e scavi preventivi prima di ogni eventuale ed ipotetica autorizzazione alla costruzione di nuovi manufatti".

Le motivazioni dei vincoli imposti risiedono nel fatto che l’intervento comporterebbe un rilevante impatto paesaggistico negativo rispetto al contesto interessato. A sottolineare l'inedificabilità di opere su tali reperti, arriva anche la nota della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio che, facendo proprie le motivazioni del diniego della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, esprime, anch’essa, parere negativo.

"Si nota con piacere anche la risposta della Soprintendenza alla lettera che il Comitato, in data 22/12/2014, ha indirizzato al Ministro Franceschini e collaboratori. - Dichiarano ancora dal Comitato di Difesa del Territorio Colli Prenestini Castelli Romani - Nella missiva a firma della Dott.ssa Calandra, soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio, in cui si ribadisce il diniego ufficiale all’autorizzazione per la realizzazione del complesso Parrocchiale, si legge anche un impegno formale relativo alla richiesta di un finanziamento per la salvaguardia dei resti. Raggiungere questo risultato non è stato facile e la battaglia non è ancora finita. Giunge oggi un'apertura al dialogo da parte del Comune di San Cesareo verso le proposte del Comitato. Meglio tardi che mai, direbbe qualcuno, anche se in realtà un dialogo lo si cerca dal lontano 2013. Lo scopo era quello di creare un percorso più partecipato, così da giungere a delle soluzioni e ad una progettualità capace di guardare a lungo raggio, al futuro, e non solamente ad un miope interesse immediato. Intanto però, il Comitato non può fare a meno di notare che ancora non arrivano da parte delle istituzioni interessate e dal Comune stesso, risposte a delle formali richieste formulate nei termini di legge. Il percorso quindi non è ancora concluso. Resta da colmare il vuoto di un vincolo indiretto, imposto per legge, ma non ancora apposto; resta da verificare il definitivo ritiro del progetto riguardante la lottizzazione privata; resta la salvaguardia e la messa in sicurezza di ciò che rimane degli incredibili mosaici rinvenuti, valutarne il reale stato di conservazione o di abbandono e di conseguenza capire i costi per una loro riqualificazione. Vanno inoltre identificate le responsabilità che hanno portato alla perdita di un capitale storico come i mosaici stessi, nel caso risultino deteriorati. Va immaginata inoltre la creazione e la realizzazione di un progetto condiviso e compartecipato con i cittadini, che veda finalmente il complesso imperiale come polo di interesse  culturale, storico ed artistico, in grado di restituire lavoro, dignità e valore al territorio". Concludono.


 

Frosinone
Cronaca
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Redazione
Sora (FR)
- Non ce la faceva più la trentaquattrenne di Sora a subire le vessazioni del suo ex compagno, un coetaneo di Patrica. La loro relazione, inizia qualche anno fa, dura alcuni mesi e viene interrotta per volontà della donna. Da quel rifiuto inizia un vero e proprio calvario. Appostamenti, telefonate e messaggi continui sul suo cellulare, insulti e pesanti minacce di morte rivolte a lei ed ai suoi familiari. Una situazione che giorno dopo giorno accresce il senso di paura e di ansia di una donna che non riesce a svolgere con tranquillità il suo lavoro e vive perennemente in stato di panico.

La trentaquattrenne decide di rivolgersi alla Polizia di Stato. Da tempo la Questura di Frosinone è impegnata a risolvere casi di violenza sulle donne attraverso la peculiare attività di veri e propri professionisti. La vittima in lacrime racconta la sua storia ad un ispettore donna, trova il coraggio di raccontare tutto in cerca di aiuto.

Si sente perseguitata e durante il suo racconto arriva l’ennesima telefonata. La donna accusa un malore, ma riesce a far ascoltare ai poliziotti la conversazione. L’uomo, con tono minaccioso, le chiede di farsi trovare in prossimità della sua abitazione e le rivolge ancora minacce di morte.

La Polizia di Stato non ha più dubbi è arrivato il momento di intervenire. Si apposta vicino la casa della 34enne e quando si presenta l’ex ad accoglierlo trova le manette. La Polizia di Stato ha messo la parola fine ad uno stillicidio che da tempo la giovane donna stava subendo e finalmente riuscirà ad organizzare viaggi senza più l’incubo di ritrovarsi un ex deluso e potrà ricominciare a vivere in piena libertà.
 

Roma
Ambiente & Territorio
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Redazione
Frascati (RM)
- Nei giorni scorsi in via dei Coccei a Cocciano, davanti ai civici 1, 10, 34, 36 sono stati abbattuti 4 tigli. L’Assessore all’Ambiente del Comune di Frascati Roberto Canestri spiega il perché di questo intervento, concordato con gli uffici e richiesto dai cittadini.

«Vorrei tranquillizzare gli abitanti di Cocciano e di Frascati, perché quella di rimuovere i 4 tigli in via dei Coccei è stata una scelta ben ponderata da parte dell’Amministrazione Comunale, decisa dopo un’attenta analisi e dopo aver ascoltato i pareri dell’Ufficio Servizi Ambientali e del dottore forestale Gian Pietro Cantiani, consulente del verde del Comune di Frascati - dichiara l’Assessore all’Ambiente Roberto Canestri -. Nei mesi scorsi ci sono infatti pervenute segnalazioni e richieste da parte dei residenti relative ai gravi danneggiamenti provocati dai tigli alle strutture poste sui confini tra le proprietà private e le aree di radicazione, consistenti nel sollevamento di muretti, cancelli d’ingresso e recinzioni».

«Oltre a ciò, gli alberi nel corso del tempo avevano provocato danni anche ai camminamenti pubblici con il sollevamento di alcuni tratti di marciapiede - prosegue l’Assessore Canestri -. Per questo si è deciso di abbattere i 4 tigli di via dei Coccei e di rimuoverne le ceppaie, insieme a quelle di altri 4 esemplari che erano stati abbattuti in precedenza. Terminato l’intervento, si procederà ad individuare il sito più adatto dove effettuare la compensazione ambientale con la piantagione di 4 nuovi esemplari arborei. Inoltre è nelle intenzioni dell’Amministrazione Comunale portare avanti la riprogettazione della strada che prevede, tra i vari interventi, anche la messa a dimora di nuovi alberi con apparati radicali meno invasivi».

«Aggiungo inoltre che questa Amministrazione ci tiene molto al patrimonio arboreo della Città e infatti nei prossimi mesi compenseremo l’abbattimento di alcuni alberi pericolanti, morti o fortemente deperiti con nuovi esemplari - conclude Canestri -. Nello specifico effettueremo l’impianto di 17 alberi di leccio, 2 di gelso, uno di ciliegio-susino purpureo, uno di siliquastro e uno di olivo in vari parti della città. In pratica ogni anno procediamo alla piantagione di nuovi esemplari per conservare intatto il nostro vasto patrimonio arboreo».
 

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