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DISTANZIATORE
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Il punto
La deputata del Pd a tutto tondo. Sospesi i congressi di Rocca di Papa e Genzano

C.R.

Dopo il discorso di Matteo Renzi, giudicato dalla sinistra troppo duro, la strada sembra segnata verso un Pd sempre più diviso. Sul tema abbiamo voluto intervistare il Deputato Pd Ileana Piazzoni.  

Onorevole Piazzoni, cosa sta succedendo nel Partito Democratico?
Siamo all’epilogo di una divisione che ha caratterizzato il Partito da tre anni a questa parte. E’ chiaro che la questione della data del congresso è solo un pretesto, altrimenti potremmo essere di fronte a un’aggravante per futili motivi. In realtà, il tema vero è che non si è trovata in questi anni una modalità di sintesi, con una minoranza che si è divisa dalla maggioranza sull'economia, sul lavoro, sulla scuola, sulla legge elettorale, sulla riforma costituzionale. A mio modo di vedere, il più delle volte non per una sostanziale differenza di merito, ma per un rigido posizionamento politico contro il segretario del partito.

Si va quindi a un ritorno alle vecchie appartenenze? Ex Pci divisi da ex DC?
Assolutamente no. Le famiglie politiche di origine sono ormai totalmente “mischiate” nel Pd. Io stessa vengo da un percorso di sinistra e appoggio convintamente Matteo Renzi. Ci sono ovviamente opinioni diverse, alcune derivanti da precedenti impostazioni politiche, ma in tutti questi anni di governo non sono mai state un ostacolo nel trovare punti di sintesi sui vari provvedimenti. Del resto, la frattura più forte si è creata su una riforma costituzionale che, a mio parere, non aveva differenze di sostanza con quanto proposto in precedenza dal centrosinistra.

Solo una questione di potere, quindi?

E’ anche una questione di potere, ma non solo. Rispetto il travaglio di chi ha deciso di lasciare il partito e penso che chiunque abbia il diritto di esprimersi e militare in un luogo in cui si trovi a proprio agio. Ma sono convinta che stia facendo un errore. Vede, molti anni fa io decisi di non aderire al Pd, lasciando i Democratici di Sinistra. Ero convinta che il Pd nascesse soprattutto per dare una nuova cornice a gruppi dirigenti che pur essendo responsabili di molte sconfitte, non avevano intenzione di lasciare spazio ad altri. Non condividevo inoltre l’uscita dalla famiglia politica europea del Pse. Personalmente, grazie a quella scelta, ho vissuto un’esperienza straordinaria perché fondare una nuova forza politica è entusiasmante, seppur molto faticoso. Ma sul piano politico, sul piano dei risultati concreti per i cittadini, oggi riconosco che probabilmente sarebbe stato più utile operare all’interno del Partito Democratico, che peraltro è riuscito a darsi una classe dirigente nuova, sul piano generazionale e sul piano del programma politico.

Dal quadro che lei propone sembra andare tutto bene eppure molte persone sembrano voltare le spalle al PD, come la spiega? Avete fatto anche degli errori?
Le difficoltà nascono dal dover fornire nuove risposte a un mondo nuovo. Due sono gli errori da evitare: da un lato fornire le risposte che funzionavano nel passato solo perché le conosciamo e ci rassicurano; dall’altro proporne di innovative pensando sia automatico il fatto che le persone riescano a identificarsi immediatamente in queste. Renzi rappresenta una potente forza di innovazione in un paese però ancora molto statico, conservatore, che non ha ancora elaborato i costi degli errori del passato e l’ineludibile necessità di spostare il baricentro delle politiche pubbliche sulle nuove generazioni. Renzi rappresenta quell’innovazione di cui il paese ha un drammatico bisogno, ma da cui molti cittadini si sentono minacciati. Siamo dentro la più grande rivoluzione tecnologica di tutti i tempi: chi promette soluzioni facili mente o non si rende conto della realtà. E la sfida per la sinistra è come si liberano le energie di chi è capace e meritevole, ma anche di come si garantisce un sistema di protezione sociale che aiuti chi resta indietro e che consenta di non vivere nella quotidiana totale incertezza del futuro. Cosa che non si può fare lasciando le cose come stanno. Ma occorre creare un’alleanza con i cittadini per un cambiamento di cui possano comprendere e sostenere le finalità: questa è secondo me la sfida. E’ questa l’alternativa ai populismi. Non il ritorno al passato.

Non sembra quindi troppo preoccupata dalla scissione. Prevede quindi un destino di irrilevanza per gli scissionisti?
Non necessariamente. Ho acquisito ben presto come punto fermo la necessità di stare sempre in un campo ampio di centrosinistra, a meno di condannarsi all’irrilevanza. E infatti, la scelta di Sel di abbandonare l’alleanza col Pd l’ha portata rapidamente alla fine della sua esperienza. Mi auguro quindi che chi oggi lascia il Pd non perda di vista l’obiettivo comune, che è quello di sconfiggere le destre vecchie e nuove del nostro tempo, tra cui includo il M5S. In ogni caso, il compito del Partito Democratico è quello di diventare più inclusivo di quanto sia stato fino ad oggi. Ma questo non avviene con la spartizione di potere, con il bilancino dei posti assegnati alle correnti. Avviene creando delle regole interne che consentano a tutti di partecipare e esprimersi, ma anche di riconoscere la decisione finale come vincolo di correttezza. Un partito in cui non si arriva mai a una sintesi, non è un partito, è al massimo uno strumento elettorale utilizzato per i fini più diversi. Dobbiamo preoccuparci di includere i tanti, soprattutto giovani, che vogliono partecipare per occuparsi dei grandi temi del nostro tempo. Ma si può fare solo se non siamo occupati a trascinare liti antiche e discussioni che non hanno nulla a che vedere con la realtà.


Quale sarà la ricaduta della scissione sul territorio dei Castelli? Intanto sono stati sospesi i congressi di Rocca di Papa e Genzano, qualcuno dice perché voi “renziani” eravate in minoranza…
Cosa succederà nel Partito Democratico nei Castelli Romani è ancora impossibile dirlo. Di certo esiste un gruppo di persone che ha come riferimento Roberto Speranza, che si è riunito di recente in un’iniziativa a Velletri, e che immagino stia ragionando sulle scelte da compiere. Ed è quindi del tutto evidente che non si possano tenere congressi di singoli Comuni mentre è indetto il Congresso Nazionale e la Commissione Nazionale sta preparando l’iter e le regole. D’altra parte, trovo piuttosto incredibile che chi a livello nazionale mette in atto una scissione accusando Renzi di imporre un congresso troppo “rapido” (parliamo di 2-3 mesi), pensi poi che in Comuni in cui il Partito, sconfitto alle amministrative, ha un profondo bisogno di essere ricostruito, si possa procedere con un dibattito di sole 3 ore. Personalmente, sono molto contenta perché, anche grazie alla campagna referendaria, vedo un rinnovato interesse alla partecipazione da parte di molte persone giovani e preparate. Oggi per me il tema vero è come si costruisce nel territorio un nuovo gruppo dirigente, capace di raccogliere la sfida lanciata dal M5S, sulla capacità di portare le nuove generazioni all’impegno politico. Purtroppo per tutti noi, il M5S lo fa attraverso modalità e proposte del tutto sbagliate. Noi abbiamo il dovere di aiutare il rinnovamento generazionale, ma anche di far comprendere la necessità per chi fa politica dello studio e della competenza, perché stiamo già pagando il prezzo in molti Comuni dell’improvvisazione al potere. Chi oggi nel Pd pensa che controllare un pacchetto di tessere sia la soluzione, non ha capito nulla della fase che stiamo vivendo. Abbiamo bisogno delle capacità di tanti giovani e, se posso, di tante donne per rinnovare il Pd del territorio. Il mio invito è quello di farsi avanti, a sentire la necessità di dare il proprio contributo non per imporsi sugli altri, ma per collaborare con gli altri.
Proprio perché viviamo un tempo difficile in cui tutto è in trasformazione e avanzano nel mondo idee terrificanti, per chiunque si senta progressista e non voglia rassegnarsi a subire un infausto ritorno al passato, è questo il momento del protagonismo. E’ questo è il momento di iscriversi al Pd, non di lasciarlo.


 

Roma
Caos trasporti
Due convogli fermi a Crocicchie e a Civita Castellana, decine di corse cancellate
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di Silvio Rossi

Un servizio che definire pubblico è un’offesa ai cittadini che ne usufruiscono. Classificata più volte come una delle peggiori linee di Trenitalia, la Roma-Cesano-Viterbo, ieri sera, ha fatto vivere ai pendolari che ne usufruiscono giornalmente l’ennesimo girone dantesco.
Treni cancellati, ritardi nel tratto urbano di due ore, a fronte di un percorso stimato di cinquanta minuti, la mancanza totale di informazioni alle stazioni circa eventuali soluzioni alternative, che non vengono messe a disposizione dell’utenza, perlomeno nel tratto urbano, hanno determinato il caos nel settore nordoccidentale della capitale, e la rabbia dei pendolari, costretti a lunghi e tortuosi percorsi per raggiungere le destinazioni desiderate.
Da quanto si legge nei gruppi dei pendolari, sembra che alcuni treni siano stati bloccati per oltre un’ora, lontani dalle stazioni, con i passeggeri all’oscuro di quanto stesse succedendo, ostaggi di macchine infernali che si sono trasformate da mezzi di servizio a strumenti di tortura. Un treno è stato bloccato nei pressi del passaggio a livello su Via di Santo Stefano, tra le stazioni Anguillara e Vigna di Valle, un altro dalle parti di Capranica. Disservizi che sono andati a influire sull’intera tratta, compreso il tratto urbano, determinando il blocco anche dei convogli che terminano la loro corsa a Cesano.
Una situazione paradossale. Una tratta che, perlomeno nel tratto Roma-Cesano, è stata completamente rinnovata nel 2000, in occasione del Giubileo, e che oggi, neanche un ventennio dopo, vede quotidianamente alcune corse soppresse, quasi tutte le settimane una giornata campale, e in alcune occasioni la paralisi più totale. Un servizio del tutto inadeguato a una capitale di una nazione occidentale, nonostante a ogni occasioni si leggono proclami da parte di Trenitalia o della Regione che sono stati acquistati nuovi treni.
Il forte disservizio della serata, già grave per conto suo, segue una settimana realmente difficile per i trasporti romani. Dopo una settimana di scioperi dei taxi, con le esagerazioni che sono sulle pagine di cronaca, lo sciopero dei servizi della mattina, i treni bloccati sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di quanti, stoicamente, provano a raggiungere i luoghi di lavoro quotidianamente con i mezzi pubblici.

Regione Lazio
Cronaca
Entro 10 giorni un bando pubblico per l’assegnazione gratuita rivolto alla cooperazione e all’associazionismo
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La villa Casamonica alla Romanina è stata  assegnata alla Regione Lazio. Entro 10 giorni il bando pubblico per l’assegnazione gratuita rivolto alla cooperazione e all’associazionismo per il riutilizzo sociale della villa confiscata alla Romanina. L’appello, rivolto a tutto il terzo settore, è quello alla larga partecipazione al bando per l’utilizzo sociale di un immobile confiscato ad un clan che a Roma si caratterizza per il suo forte potere di intimidazione. “Oggi villa Casamonica alla Romanina confiscata e assegnata a Regione Lazio. Grazie a Questura di Roma, la utilizzeremo per scopi sociali”- è il commento, su Twitter, del presidente, Nicola Zingaretti. “Le strutture della società civile responsabile sappiano che lo Stato c’è e riesce a dare il meglio di sé nel contrasto alla criminalità organizzata perché a Roma sa fare squadra- parole di Gianpiero Cioffredi, Presidente dell'Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio. Non finiremo mai di ringraziare per queste ragioni l’attività delle Forze di Polizia, del Prefetto Paola Basilone, del Tribunale per le Misure di Prevenzione, dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati e del Procuratore Giuseppe Pignatone”- ha detto ancora Cioffredi.
Roma
La denuncia
Manca il servizio nel terzo polo pediatrico per la gastroenterologia
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ROMA - Al Policlinico Tor Vergata non si effettuano endoscopie a pazienti sotto i dodici anni, e così i bambini celiaci sono costretti a recarsi con i loro genitori negli altri ospedali della Capitale. E’ intollerabile che il sistema sanitario non sia in grado di offrire un servizio di questo genere in quello che rappresenta l’unico polo ospedaliero di un quadrante, quello Est della Capitale, che serve centinaia di migliaia di persone, anche della provincia di Roma fino alla Campania, costituendo il terzo polo pediatrico per la gastroenterologia nella nostra città. A causa di questa situazione, intere famiglie dovranno prendere l’automobile o i mezzi pubblici, con dispendio di tempo e giorni di ferie dal lavoro, per portare i loro figli in altre strutture dove poter sottoporre i bambini al di sotto dei 12 anni a esami endoscopici. Questi indagini sono fondamentali nella diagnosi e cura delle malattie dell’apparato digerente nel bambino, come ad esempio nei casi di celiachia, fibrosi cistica, allergie, malattie intestinali croniche, e possono evitare complicazioni gravi a chi è affetto da tali e altre patologie collegate all’apparato digerente. E’ intollerabile obbligare alcune famiglie di Roma e provincia a questa trafila, per giunta dopo essere state costrette a sopportare la chiusura per mesi dell'ambulatorio di gastroenterologia pediatrica, che ha riaperto da poco i battenti seppure con queste gravi mancanze. Una discriminazione territoriale e un disagio pesantissimi per la Capitale che nascono dai tagli alla Sanità, e rispetto a cui auspichiamo che il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, possa attivarsi al fine di risolvere questa situazione nei confronti di tutti quei bambini al di sotto dei dodici anni che devono sottoporsi a tali accertamenti. E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia

Roma
Il Caso
Il Comune delibera 4500 euro per l'avvocato e poi non si costituisce al Tar
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di Ivan Galea


 
NEMI (RM)
- A Nemi partita ufficialmente la raccolta firme relativa la petizione per chiedere al primo cittadino una forte presa di posizione finalizzata a bloccare il Piano Integrato nella località "I Corsi". Per aderire alla petizione CLICCARE QUI


Un Iter psichedelico, quello che ha visto approvare il Piano Integrato, dopo che l'Ente sovracomunale Parco dei Castelli Romani, organo regionale la cui funzione principale, si legge sul sito istituzionale,  dovrebbe essere quella di mantenere l’equilibrio ambientale del territorio cercando di aumentarne la biodiversità, non è ricorso al Consiglio di Stato per cercare di far valere le proprie ragioni e che dopo la sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio ha concesso il parere positivo all'attuazione del Piano edificatorio in un territorio che ad oggi rappresenta un vero e proprio polmone verde nel cuore dei Castelli Romani. E così, dopo che fu detto no al cemento, nell'epoca in cui l'Ente regionale era guidato dal Commissario Gianluigi Peduto, dopo che il no divenne un si nel periodo del commissario Matteo Mauro Orciuoli, per poi ridiventare un no sotto il commissario Sandro Caracci e poi ancora e definitivamente, seppur con qualche prescrizione, tornare ad essere un si, la zona alta di Nemi è dunque avviata ad una lottizzazione che ridisegnerà il quartiere e che assisterà alla nascita di nuovi insediamenti residenziali e commerciali con relativo sovraccarico degli impianti esistenti e già al massimo della sopportazione per quello che riguarda la raccolta delle acque chiare e scure.

 

Ma se le scelte seguite dal Parco dei Castelli Romani si possono definire psichedeliche, quelle dell'amministrazione comunale di Nemi, guidata dal Sindaco Alberto Bertucci, si possono quantomeno definire come scelte particolari: prima il Comune propone un ricorso al Tar per contrastare i “no” degli Enti sovracomunali, poi lo ritira e al contempo avvalora un ricorso al presidente della Repubblica poi fa opposizione a seguito della quale i privati si costituiscono nuovamente al Tar riproponendo quanto già riportato nel precedente ricorso e in questa ultima sede sostiene le tesi dei privati.

 

Ma le dinamiche diventano ancora più singolari dopo che il Comune di Nemi emette una ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi per opere eseguite senza titolo abilitativo da parte di alcuni privati su alcuni terreni interessati dal Piano Integrato, circostanza questa che comprometterebbe l'attuazione dello stesso Piano. I privati fanno ricorso al Tar per l'annullamento dell'ordinanza e l'amministrazione comunale, a luglio 2016, delibera 4.500,00 euro per un avvocato (lo stesso che difende il sindaco per una vicenda penale che lo vede imputato) che dovrebbe sostenere e quindi difendere gli interessi del Comune di Nemi al Tar, ma il Comune non si costituisce in giudizio.

Il Tribunale amministrativo rilevando quindi la mancata costituzione in giudizio dell'amministrazione comunale,  dispone che i competenti uffici del Comune di Nemi provvedano a predisporre una accurata ed analitica relazione sui fatti di causa e fissa la data del 14 marzo 2017 per il proseguo della fase cautelare.

 

Riassumendo: Il Comune ordina ai privati il ripristino dello stato dei luoghi per opere abusive. I privati fanno ricorso al Tar contro l'ordinanza del Comune che delibera 4.500,00 euro per un legale che lo rappresenti al Tar, ma l'ente amministrativo non si costituisce in giudizio. Il 22 novembre 2016 il Tar ordina al Comune di provvedere a predisporre una accurata ed analitica relazione sui fatti e fissa una nuova udienza al 14 marzo 2017.


Intanto si è ricostituito il Comitato “No Piano Integrato i Corsi” di Nemi - acronimo No PIC - con l’obiettivo, questa volta, di promuovere la petizione finalizzata a chiedere al Sindaco un intervento decisivo per fermare quello che viene definito come "un grande insediamento abitativo e commerciale dall’impatto devastante sull’ecosistema locale".

 
Roma
L'annuncio
Stiamo lavorando per progettare il territorio puntando alla qualità della vita delle persone, degli spazi pubblici, dei servizi, dell’ambiente
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Marino ha strumenti urbanistici disastrati nel concepimento e disastrosi negli effetti, per arrivare al punto in cui siamo e complicare una situazione urbana già complicata alla fine degli anni ‘90 ci sono voluti almeno 15 anni di atti tecnico-amministrativi. Le gru e i cantieri che negli ultimi cinque anni e ancora oggi connotano il paesaggio nel nostro territorio sono il risultato di anni pregressi di pianificazione concepita solo in base ad un aumento sconsiderato di edifici. L’amministrazione in carica ha il difficile compito di porre rimedio a questa annosa e grave situazione nel più breve tempo possibile. La sfida è difficile ma non impossibile, su questa difficoltà alcuni concittadini puntano affinché tutto torni come prima e si possa proseguire con il solito modo di fare affare sul territorio, facendo poi ricadere nella vita quotidiana di ognuno di noi i conseguenti disagi e disservizi. I cittadini di Marino devono essere coscienti di queste dinamiche e per questo chiediamo a tutti di partecipare attivamente ai radicali processi di risanamento che stiamo attuando con enormi sforzi. Al di là della valutazione degli attuali strumenti urbanistici che verranno profondamente rivisti con i necessari tempi tecnici, crediamo sia importante chiarire le finalità delle azioni che stiamo mettendo in campo viste anche il gran numero di richieste di orientamento che riceviamo giornalmente sui temi urbanistici.

Noi lo diciamo chiaramente così come lo dicevamo chiaramente prima delle elezioni, con noi finisce il metodo attraverso il quale si è gestito per anni il territorio, a Marino il mattone non è più un affare d’oro, almeno inteso come finora le attività edilizie hanno trasformato i luoghi. Stiamo lavorando quotidianamente per ripristinare il principio già sancito dalla legge fondamentale dell’urbanistica la Legge 1150/42 per la quale l’azione edificatoria non è consentita per fini speculativi ovvero in forza di una semplice domanda di mercato ma può essere esercitata e giustificata solo da un documentato e provato aumento demografico della popolazione e dunque su una necessità abitativa reale dei cittadini. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, una volta compromesso non si recupera se non ad elevatissimi costi economici e sociali. La F.A.O. in diversi rapporti ufficiali negli anni ha sempre evidenziato come la conservazione del suolo sia fondamentale per la sicurezza alimentare e il nostro futuro sostenibile. La Comunità Europea in diversi studi riconosciuti ha messo in guardia contro un uso sconsiderato del territorio in relazione alla salute pubblica. Su questi livelli e con questa visione si sta concependo la nuova pianificazione di Marino. Oggi la nostra sfida è la sobrietà e la responsabilità sociale che, se per i mercati significa l’evoluzione dalla “economia lineare” (produco, consumo, butto), alla “economia circolare” (produco, consumo, recupero) per l’urbanistica significa passare dall’edificazione di palazzine residenziali senza preoccuparsi delle conseguenze del carico antropico al progetto equilibrato tra gli edifici e la tutela del territorio con un uso responsabile delle risorse naturali. Questo il criterio che applicheremo alla panificazione urbana che rappresenta lo strumento di disegno del territorio, di un territorio unico e finito che dobbiamo valorizzare e non consumare senza possibilità di ritorno. Il progetto urbano è sempre un progetto economico, il paesaggio è la rappresentazione sintetica dell’economia di un luogo, è la rappresentazione iconografica del modo di vivere e sostentarsi di una comunità.

Oggi vogliamo investire in progetti e attività coerenti con i nuovi principi dell’economia circolare un termine utilizzato per definire un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo. L'espressione fa riferimento sia a una concezione della produzione e del consumo di beni e servizi alternativa rispetto al modello lineare (ad esempio attraverso l'impiego di fonti energetiche rinnovabili in luogo dei combustibili fossili), sia al ruolo della diversità come caratteristica imprescindibile dei sistemi resilienti e produttivi. Questa amministrazione per quanto nelle sue possibilità, data la forte antropizzazione del territorio, punta a restituire identità ad un paesaggio che si confonde ogni giorno di più con le anonime periferie metropolitane delle nostre città contemporanee.
La costruzione di edifici seriali con pochissima qualità architettonica e con nessuna identità o relazione con l’ambiente è frutto di logiche puramente speculative, intendendo come speculazione l'attività di un operatore finanziario che entra sul mercato nel momento presente effettuando un qualche tipo di investimento e presumendo degli sviluppi ad alto rischio il cui esito, positivo o negativo, dipenderà dal verificarsi o meno di eventi su cui egli ha formulato le sue aspettative iniziali. Se l'evento aleatorio si manifesterà in linea con le aspettative, l'operazione speculativa avrà esito positivo, cioè produrrà un profitto, nel caso contrario si avrà una perdita. Il caso dell’urbanistica di Marino è l’esempio più palese di pianificazione avvenuta solo in base a questi principi economici che vedono protagonisti solo interessi privati senza la necessaria armonizzazione dell’interesse pubblico che urbanisticamente è stato del tutto dimenticato.

Trasformare il territorio solo in base a meccanismi puramente economici è aberrante e non è la visione dell’attuale amministrazione, il momento storico e culturale che attraversiamo ci ha già messo in guardia sui nefasti effetti di queste logiche. Finanche Papa Francesco parla di una "economia che uccide" come un'economia che genera scarti, che si estende alla vita delle persone che tanto introiettano questa condizione loro assegnata dal ciclo produttivo da sentirsi gettati direttamente nella spazzatura del nulla ed in questo stato non c'è speranza nella solitudine di ognuno, ma solo nella condivisione di una comunità. La comunità però necessita di spazi per esprimere le sue potenzialità e i suoi benefici effetti sulle vite delle persone e su questo metteremo tutto il nostro impegno. È nostra ferma intenzione far riferimento alla Direttiva Europea n° 2004/35/CE che afferma: «Il suolo è un bene d’interesse comune per la Comunità, anche se è principalmente di proprietà privata, e che, se non viene tutelato, indebolirà la sostenibilità e la competitività a lungo termine dell’Europa».

Il legame tra suolo e comunità è indissolubile e necessario alla vita, le persone e lo spazio formano un unicum identitario che vogliamo ricostruire e valorizzare. Per alcune culture come quella dei nativi americani era inconcepibile la vita privata delle terre in cui erano nati e consapevolmente si sono fatti annientare pur di non vivere questa privazione, facciamo tesoro degli errori del passato e mettiamo in atto le soluzioni per il futuro.

"Solo dopo che l’ultimo albero sarà abbattuto, solo dopo che l’ultimo lago sarà inquinato, solo dopo che l’ultimo pesce sarà pescato, Voi vi accorgerete che il denaro non può essere mangiato" (Toro Seduto, capo della tribù dei Sioux)

Roma
La protesta
I manifestanti: "Ancora paghiamo i mutui su delle licenze che il Governo ha messo a bando"
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di Simone Carabella 

 

ROMA - Migliaia di commercianti hanno partecipato alla caldissima protesta contro la Bolkestein, l’emendamento approvato in Commissione Affari Costituzionali al Senato. Con questo emendamento definito “vergogna” il settore del commercio ambulante è di nuovo precipitato nell’incertezza. Gli avviamenti aziendali, ad esempio, sono stati azzerati: un incubo per 196 mila imprese. Con questa politica sbagliata, il Governo ha fatto sì che l’Italia e la Spagna, solo in parte sia l’unico paese d’Europa ad aver incluso gli Operatori del Commercio su Aree Pubbliche nella Direttiva.
“Ricordiamo al Governo - hanno detto i manifestanti - e a tutta la politica che il testo approvato in commissione è in contrasto con il parere dell’Antitrust, con le richieste dell’Anci e delle venti sigle sindacali e associazioni nazionali che da mesi a gran voce chiedono il blocco dei bandi.

A concedere una intervista a L'Osservatore d'Italia il Presidente del mercato di Testaccio: "Ancora paghiamo i mutui su delle licenze che il Governo ha messo a bando. Solo l’Italia ha lasciato i mercati all’interno di questa direttiva. Per la non continuità della concessione loro credono di creare posti di lavoro. È assurdo: non accetteremo passivamente che ci venga sottratta la nostra attività, avviata e fatta crescere con tanti sacrifici”.

Ma cos’è la Bolkestein? La direttiva Bolkestein prende nome dall'ex commissario per la Concorrenza e il mercato interno, l'olandese Frits Bolkestein, a Bruxelles quando a capo della Commissione europea c'era Romano Prodi. E' un atto approvato dalla Commissione europea nel 2006 e riguarda il libero mercato dei servizi. E' stata recepita dal Governo italiano nel 2010 (presidente del Consiglio Silvio Berlusconi). Entro maggio 2017 (ma un articolo del decreto Milleproproghe ha fissato il nuovo termine al 31 maggio 2018) gli Stati membri devono rimettere a bando le concessioni rilasciate negli anni dagli enti locali (come quella delle spaigge), dando la possibilitá di aprire un'attivitá commerciale su un'area pubblica a tutti i cittadini europei, senza limite di nazionalitá, in un qualunque Paese dell'area Ue. La direttiva Bolkestein ha l'obiettivo di facilitare la circolazione di servizi all'interno dell'Unione, perché i servizi rappresentano il 70% dell'occupazione in Europa e la loro liberalizzazione, a detta di numerosi economisti, aumenterebbe l'occupazione e il Pil dell'Unione europea.

Roma
Delitto a Roma
Foffo aveva chiesto tramite il difensore Michele Andreano di essere giudicato con rito abbreviato e per lui il pm Francesco Scavo aveva sollecitato 30 anni di reclusione
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ROMA - Manuel Foffo condannato a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato e Marco Prato a giudizio il 10 aprile davanti alla I Corte d'Assise di Roma. E' la decisione del Gup Nicola Di Grazia alla conclusione dell'udienza preliminare che ha riguardato l'omicidio di Luca Varani, avvenuto il 4 marzo 2016.

Foffo aveva chiesto tramite il difensore Michele Andreano di essere giudicato con rito abbreviato e per lui il pm Francesco Scavo aveva sollecitato 30 anni di reclusione. Per quanto riguarda Marco Prato, consigliato dll'avvocato Pasquale Bartolo, aveva scelto il rito ordinario. I due sono imputati di omicidio volontario premeditato per motivi abietti e futili.

Il giudice Di Grazia è entrato in Camera di Consiglio poco dopo le 15. Prima di ritirarsi ha ascoltato i difensori dei due imputati: abbastanza breve l'intervento di Bartolo, che ha ribadito le ragioni per cui ha chiesto il giudizio ordinario, lungo più di tre ore l'intervento di Andreani per spiegare le ragioni della sua scelta di rito.

Circa un anno fa Foffo e Prato si resero responsabili di un delitto caratterizzato da particolare crudeltà, uccidendo Varani nell'appartamento di Foffo nel quartiere Collatino a Roma, colpendolo con oltre 100 tra martellate e coltellate. Nell'udienza preliminare, che si è svolta come di prassi a porte chiuse, contro gli imputati sono stati ammessi parti civili i familiari di Varani e anche la sua ex fidanzata.

Roma
Politica
Cortuso: "Sono aperto al confronto con tutte le forze politiche e di radicato impegno sociale che sono presenti sul territorio"
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Red. Politica

 

NEMI (RM) - Carlo Cortuso è il candidato sindaco di Nemi con "Ricomincio da Nemi" alle prossime amministrative che vedranno rinnovare il governo della cittadina delle fragole. "Abbiamo fatto un po' di rumore. - Dichiara il candidato sindaco di Ricomincio da Nemi - La nostra fiducia - prosegue - è di aver generato interesse, attenzione su di noi e sulla nostra proposta. Del resto era il nostro obiettivo. Lo abbiamo scritto: l’ambizione più grande che abbiamo è di dettare un metodo nuovo che ponga al centro della dialettica le proposte e le idee per accoglierle, discuterle, vivisezionarle per poi ricomporle in una nuova visione della nostra città e della nostra comunità. Abbiamo bisogno del contributo di tutti coloro che avvertono l’esigenza morale di partecipare, che diventa un dovere a cui non si deve sfuggire. A cui non sfuggo neanche io. Mi piacerebbe - dichiara ancora Cortuso - una comunità unita, ampia. Per questo io lavoro: non contro qualcuno ma per qualche cosa. Credo nel noi, non nell'io, e punto a ricostruire un 'campo aperto', all'interno del quale spero vi siano tutti coloro che amano la buona politica e la buona amministrazione. Ed è in quest’ottica che io avanzo la mia candidatura a Sindaco di Nemi alle prossime elezioni amministrative. Lo faccio col supporto ed il conforto del gruppo di lavoro di cui faccio parte e che si chiama: “RICOMINCIO DA NEMI” e dei tanti cittadini che ho incontrato e che mi si sono avvicinati. Gruppo che ogni giorno registra nuove adesioni e nuovi entusiasmi. Tutti insieme e tutti coscienti dell’enorme responsabilità di cui ci stiamo facendo carico, ma con la consapevolezza di essere protagonisti di un progetto importante. Mi candido a rappresentare l’impegno della tante cittadine e dei tanti cittadini che hanno a cuore il bene di Nemi. Norberto Bobbio sosteneva che bisogna essere «indipendenti» dalla politica, ma non «indifferenti» alla politica. Ed è per questo che sono aperto al confronto con tutte le forze politiche e di radicato impegno sociale che sono presenti sul territorio di Nemi e che sappiano cogliere l’enorme opportunità che potremmo darci tutti. Bisogna saper essere idealisti, non mollare e non rassegnarsi al cinismo. Credere nei valori comuni. Non abbandonarsi - conclude il candidato sindaco di "Ricomincio da Nemi" ad antiche divisioni, ma cogliere la grande occasione che il presente ci sta offrendo.

Rieti
Eventi
La cerimonia di premiazione e la consegna delle somme di denaro agli operatori avverrà giovedì 23 febbraio
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Redazione

 

Il Centro provinciale di Formazione professionale Alberghiero di Amatrice ha vinto il prestigioso Premio “Orio Vergani” assegnato dall'Accademia Italiana della Cucina. Il premio, istituito per ricordare la memoria del Fondatore dell’Accademia, viene conferito a persone, enti o associazioni che, estranei all’Accademia, abbiano grandemente onorato, con la loro attività, la cultura gastronomica e la Civiltà della Tavola italiana, in qualsiasi campo, in Italia o all’estero. Il premio consiste in una pregevole opera grafica recante il nome del vincitore e una somma in denaro stabilita e approvata, di anno in anno, dal Consiglio di Presidenza dell'Accademia, che quest'anno è di 10 mila euro con i quali è stato acquistato un macchinario per la produzione di dolci messo a disposizione dell'Alberghiero gestito dall'Istituzione formativa della Provincia di Rieti. Oltre a questo, a 6 ristoranti e 3 aziende agricole dell'amatriciano saranno donati 91.943 euro che l'Accademia ha raccolto tra i suoi iscritti. La cerimonia di premiazione e la consegna delle somme di denaro agli operatori avverrà giovedì 23 febbraio alle ore 11.30 presso la Sala di Comunità Sant'Agostino ad Amatrice dove ci sarà l'assegnazione formale al presidente dell'Ifr, Licia Alonzi, da parte del presidente dell'Accademia, Paolo Petroni. La consegna del macchinario per la produzione dei dolci, corrispondente al premio “Orio Vergani”, verrà invece consegnato domani mattina, 22 febbraio, dal delegato reatino dell'Accademia della Cucina Italiana, Francesco Maria Palomba, al presidente e al direttore dell'Istituzione Formativa di Rieti, Licia Alonzi e Fabio Barberi.
Roma
Il caso
L'allarme del presidente del Comitato pro case: "Siamo consapevoli che non dobbiamo essere solo noi a pagare" LA VIDEO INTERVISTA
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di Simone Carabella 

 

ROCCA DI PAPA (RM) - Un problema da risolvere subito quello di 189 abitazioni “abusive” che stanno per essere acquisite a patrimonio comunale a Rocca di Papa. Alessio Iadecola presidente del Comitato Pro case Rocca di Papa spiega la situazione d’emergenza che vivono queste famiglie rocchegiane: “La Procura insieme alla Regione Lazio –spiega Iadecola - ha firmato un protocollo d’intesa per l’acquisizione degli immobili a seguito delle cause passate in giudicato”.


Queste case sono state costruite abusivamente circa 15 anni fa. Nel corso degli anni i residenti hanno pagato le sanatorie, il Comune ha rilasciato le residenze e chi ci abita paga regolarmente le tasse: acqua, immondizia, energia elettrica.


 

Iadecola ha spiegato che a Rocca di Papa ci sono circa 4 mila nuclei abusivi ma tra questi sono stati scelti solo 189, non si sa con quale criterio, per essere acquisiti a patrimonio comunale: “Si sono ricordati dopo 13 anni di acquisire queste case a patrimonio comunale – ha detto l’intervistato – allora mi chiedo perché il Comune ha concesso sanatorie, siamo stati allacciati alla rete elettrica, idrica e paghiamo le tasse e poi dopo 13 anni circa ci troviamo in mezzo a una strada. Si tratta di prime case, non sappiamo dove andare. Saremo pronti a manifestare e battagliare”.


Al momento, il presidente pro case di Rocca di Papa fa presente che nessuna istituzione è stata in grado di risolvere la questione e che per nessun politico questa situazione è degna d’attenzione sebbene ci sia di mezzo la priorità della prima casa che dovrebbe essere intoccabile. Urge trovare una soluzione rispetto questo immobilismo: “Non siamo 189 abusivi – ribadisce Iadecola - ma a Rocca di Papa ce ne sono migliaia. Siamo consapevoli di aver commesso un reato ma siamo altrettanto consapevoli che non dobbiamo essere solo noi a pagare e va cercata una soluzione”
 

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