Tag Titolo Abstract Articolo
DISTANZIATORE
Regione Lazio
L'Inchiesta
L’arte di galleggiare. I primi trecento giorni del nuovo Cda al Cotral.
immagine

di Chiara Rai
Cotral - Non saremmo voluti tornare a riaprire il “vaso di Pandora” per la seconda volta con una serie di puntate che purtroppo torniamo non a riproporre ma a proporre perché sarà pure cambiato il Cda ma la musica sembra sempre essere la stessa.
“C’è bisogno di un cambio radicale” disse il nuovo Cda al momento del suo insediamento. Finalmente dicemmo tutti. Gli anni della gestione di Surace, Libanori e De Vincenzi rimarranno alla cronaca con tanto di dossier inchiesta pubblicato dal nostro quotidiano ma anche da qualche collega aduace.

 

Insomma capitoli neri e intrisi di fuliggine sia dal punto di vista etico, degli appalti e del crollo del servizio. E loro parlavano di “pregio di bilancio”. Sugli appalti sembra che con Colaceci al timone ci sia un maggiore sforzo verso il raggiungimento della tanto agognata trasparenza anche se è ancora difficile, tanto difficile specchiarsi: le indagini in corso su Mafia Capitale hanno fatto e fanno paura e perciò gli amministratori di Cotral prima di prendere qualunque decisione si sottopongono al vaglio dell’Anac. Tutto l’impegno dell’Ad e della presidente è verso quel settore. Ovviamente è tanto, rispetto le ombre del passato ma è niente rispetto le innovazioni anzi le politiche innovative che tutti si aspettavano fossero introdotte al Cotral ed eravamo tutti un po’ affascinati anche dall’abbigliamento “rock” della neo presidente che, tutto sommato, simboleggiava la rottura col passato.
E così la ditta delle pulizie è ancora lì e da anni in deroga e così la società che coadiuva amministrazione e finanze, e così la società che aiuta i verificatori. La lista sarebbe lunghissima nel dire nessuna novità nel modo di gestire e nella organizzazione del lavoro.
Non innovano quindi e ogni loro atto lo lasciano decidere al controllo analogo anzi a degli ufficietti del servizio ufficio Personale della Regione Lazio. Su ogni atto, ogni cosa, il Cda non decide più su niente, ed il 90% delle decisioni da prendere sono sua prerogativa.

 

Il mistero della "sveltina" sull'appalto pulizie. Se non fosse per l’ultimo mistero della “sveltina” sull’appalto delle pulizie. Al centro della vicenda 30 milioni di euro stabiliti per tre anni che, al momento di decidere la proroga del servizio e quindi subito dopo aver declinato l'aggiudicazione o meglio rinviato l’apertura delle buste, diventano 22 milioni nel triennio. Una restrizione di ben otto milioni effettuata dallo stesso Cda nominato da Nicola Zingaretti che aveva stabilito i 30 milioni iniziali. E chi è che ha chiesto questo? Pare sia stato proprio un membro del Cda che poi è stato allontanato o se ne è andato mettiamola come ci pare tanto il risultato non cambia.

 

L'origine dell'appalto pulizie con la Cometa Srl. Era il 9 maggio 2013 quando la società Cometa Srl si aggiudicò l’appalto per l'affidamento del servizio di pulizia degli autobus, delle sedi, dei depositi e degli impianti della Cotral S.p.A. per un importo di 8.999.641,81 più I.V.A. a fronte del quale le cronache hanno quasi sempre smentito la presunta efficiente pulizia dei mezzi sui quali persino il Comitato dei Pendolari Reatini trovò addirittura delle zecche sui sedili. Che ne sarà ora del servizio pulizia a fronte di una diminuzione, rispetto l'importo del 2013, pari a circa il 19percento su base annuale?
 

Quel riconoscimento economico da quasi 2milioni di euro alla Cometa srl by Surace - Libanori. Riguardo il "modus operandi" del precedente Cda Cotral abbiamo scritto svariate volte, tanto da pubblicarne un dossier. Tanto i soldi che si levano, poi, fato vuole, ritornano. Chi non ricorda la storia di Vincenzo Surace, la Cometa srl e Giovanni Libanori? In uno dei tanti articoli evidenziavamo la relazione del collegio sindacale in merito al bilancio al 31 dicembre 2012, che la diceva tutta in merito al modo di operare della precedente gestione di Cotral Spa.
 

I dubbi del collegio sindacale. Il collegio sindacale seminava forti dubbi riguardo i limiti di discrezionalità dell'ex Ad Vincenzo Surace e dell'ex consigliere di amministrazione Giovanni Libanori che, fato ha voluto, firmarono un verbale d’incontro il 22 dicembre 2011 che sostanzialmente avvalorava un riconoscimento economico di circa 1 milione e 700 mila euro iva inclusa alla società Cometa srl. Questa ulteriore somma, addirittura emergeva da conteggi presenti in una presunta perizia stilata dal dottor Salvidio, incaricato di redigere la stessa proprio dall’ex amministratore delegato, della quale però non vi è traccia come allegato al verbale stesso e il riconoscimento economico alla Cometa Srl veniva messo in discussione, per quanto di competenza, dalla Divisione Ingegneria DIVING essendo, di fatto, il gestore del contratto con Cometa srl. Ma la divisione ingegneria, in quel caso, non solo non ha potuto verificare il contenuto della famosa perizia tecnica perché “non in possesso” e non allegata al famoso verbale firmato da Vincenzo Surace e Giovanni Libanori, ma addirittura nel parlare delle “effettive prestazioni rese” conferma che l’importo corrispondente che Cotral deve a Cometa Srl è di circa 535 mila euro iva inclusa anziché 1 milione e 700 mila euro iva inclusa e che per quanto riguarda altra fattura, di importo pari a 988 mila euro e rotti per la manodopera dal 1 marzo 2009 al 28 febbraio 2011, deve essere verificata. Il responsabile DIVING in questione che di fatto non ha dato il benestare per l’intera cifra alla data del 21 febbraio 2012, fato vuole, è stato licenziato a marzo del 2012 e la Cometa srl successivamente è stata liquidata. Chi ha autorizzato il pagamento? Non vorremmo ritrovarci a narrare di storie simili visto che la pulizia degli autobus a detta degli utenti e della cronaca lascia davvero a desiderare.
 

Otto milioni in meno non sono mica briciole! Chi è adesso che decide il bello e il cattivo tempo in Cotral? La Regione o il Cda? Ma allora presidente Zingaretti, non si potevano risparmiare i 500mila euro annui di costo del Cda e mandare avanti il Cotral direttamente dalla Regione Lazio? No, noi de L’Osservatore d’Italia siamo ingenerosi, qualche cosa la stanno facendo ora che c’è l’era Colaceci.
 

Intanto chi ci rimette sono gli autisti che vengono caricati di colpe che non hanno. Il servizio peggiora. autobus vetusti e che prendono fuoco per strada mettendo a rischio la pubblica incolumità, manutenzione crollata e operai che non vengono messi in condizione di lavorare, pochi autisti, pessima organizzazione del lavoro tanto, si dice, tra poco Cotral sarà inglobata da Bravo Bus gruppo delle Ferrovie dello Stato ed allora andrà meglio. E intanto i cittadini rimangono a terra sotto le intemperie dell’estate e dell’inverno. Immaginate che in una prima uscita pubblica in assemblea dei lavoratori a Rieti con l’assessore regionale Civita, l’Ad Giana e la presidente Cotral Colaceci, l’Ad disse ai tanti lavoratori presenti che il problema del non servizio andava ricercato proprio negli autisti. Insomma la colpa era la loro. Ovviamente furono cacciati come ben si può vedere sui canali youtube e ormai da gran parte del corpo degli autisti questi del Cda sono visti, lo presumiamo ovviamente, come “corpi estranei”, dei “miracolati”, messi lì senza concorso alla stessa maniera di come fece la Polverini con Surace.
 

C’è ancora un altro terreno dove il Cda vorrebbe farci credere di dire la propria: quello del rinnovamento dei dirigenti. Si narra che la presidente Cotral Amalia Colaceci si sia affannata fin da subito per inserire nuovi dirigenti “vicini a Nicola Zingaretti” e così chiamano la nuova addetta stampa e il nuovo capo del personale. Poi, forse qualcuno gli ricorda che la dinamica non è poi così trasparente, e perciò bandiscono le selezioni per cercare queste figure. Vengono pertanto allontananti dal 30 aprile ultimo scorso i dirigenti precedentemente chiamati fin da subito e dopo un mese questi rientrano come vincitori dalla selezione. Qualche malpensante potrebbe asserire che la selezione fosse orientata. E certo le dinamiche di come si sono svolti i fatti non aiutano ad avere opinioni molto diverse. Si pensi che il requisito per il capo del personale era la laurea in ingegneria e fato ha voluto che il dirigente individuato avesse quel requisito: quindi gli autisti finiscono con l’essere considerati come dei veri e propri numeri. Contestualmente all’assunzione dei nuovi dirigenti viene licenziato il vecchio Ad e poi responsabile delle manutenzioni Antonio Ricevuto, sulle stesse accuse formulate da Luca Gramazio e Vincenzo Surace nel licenziare i tre dirigenti di allora. Si decide inoltre, forse per liberare posti, di accordare 130 mila euro al 65enne dirigente della sicurezza Di Prete e di concedere l’indennità dell’avviso ad Arcangeli che resterà fino al primo ottobre per affiancare il nuovo capo del personale. Capo del personale che noi già sappiamo è lo stesso che stava in azienda già da sei mesi e al quale servono, sembra, ancora altri tre mesi di affiancamento (Arcangeli, si proprio lui, il dirigente che ha collaborato con Surace e che da anni parla della sua voglia di andare in pensione). Ah, dimenticavamo viene licenziato anche Blasucci. Su di lui non commentiamo per chi vuole documentarsi lo rimandiamo al dossier “vaso di pandora” parte prima. A proposito, lo licenziano per mancanza di fiducia aziendale e lo utilizzano comunque (assurdo) come testimone nel processo contro Vincenzo Maccauro. Sull’assunzione dei nuovi dirigenti vogliamo dire che la legge prevede che l’azienda regionale pubblica al 100% avvii ricognizione per verificare la eventuale eccedenza dei dirigenti in altri ambiti dell’ente senza quindi far peggiorare ulteriormente le casse della Regione. Secondo noi se a questi ultimi fatti ci aggiungete anche i 200 mila euro offerti l’anno scorso al dirigente Sigillino 66enne per accompagnarlo alla pensione pensiamo ci siano gli estremi per l’intervento della Corte dei Conti. Mentre la condanna politica ed etica è immediata. Ma andiamo ancora avanti. Il Cda insediato da Marrazzo, venne cacciato dalla Polverini un anno prima della propria scadenza naturale. Ad eccezione di De Vincenzi che all’ultimo istante si defilò, gli altri amministratori fecero ricorso. Grande fu lo sdegno contro la Polverini da parte dell’attuale presidente Cotral e all’epoca assessore provinciale ai Trasporti la quale appoggiò politicamente il ricorso di quegli amministratori contro la Polverini.

 

Oggi, ci raccontano, di un incontro di questa con i vecchi amministratori dove lei sarebbe ritornata sui propri passi e con nonchalance avrebbe detto che non può patteggiare perché non dipende da lei. Come non dipende da lei nemmeno l’impossibilità di reintegrare i tre dirigenti licenziati anche se in fondo anche lei sente, dentro di sé, la vocina del grillo moralizzatore che le ricorda che con tutta probabilità quei tre furono licenziati soltanto per un fatto politico. Anche qui il Cda se ne lava le mani con facilità sconvolgente. Non dipende da loro neanche la possibilità della conciliazione perché, dicono, potrebbe intervenire la Corte dei Conti. Pur non essendo dei giuristi ricordiamo all’attuale consiglio d’amministrazione che la Corte dei Conti nel giudicare atti di prerogativa aziendale agisce secondo il detto: “Meglio pace certa che vittoria possibile”. In caso l’azienda perdesse le cause contro i tre il danno sarebbe milionario per le casse di Cotral.
 

Per finire sulle manutenzioni che ancora sono sulle cronache dei giornali. È recente la notizia che nei bus di Cotral si viaggia senza aria condizionata. Perché? Perché non si mettono in condizione di lavorare gli operai. Perché l’attuale Cda procede ancora con affidamenti diretti? Perché le gare continuano ad andare deserte? E tanto altro ancora. Ma anche qui le procedure sono quelle e loro hanno le mani legate specie sugli appalti.
 

Considerazione finale. Questo modo di amministrare al nuovo Cda (a proposito da circa due settimane ridotto a tre componenti tra cui in uscita anche Toppi) dal punto di vista personale, gioverà senz’altro perché facendo così rimarranno a galla nei prossimi vent’anni. Mentre alle istituzioni questi comportamenti non faranno che aumentare il distacco con i cittadini e con i lavoratori che rimangono ogni giorno sempre più sconcertati. Ancora scandaloso dopo un anno di disservizio dell’era Colaceci venerdì 24 luglio sera alle ore 18:00 sono stati chiamati a via Alimena i responsabili degli impianti della direttrice di Latina per una rotazione di questi da un impianto all’altro. La vergogna è che tutto questo è completamente slegato dall’organizzazione del lavoro. Un ulteriore colpo contro i lavoratori del servizio che fanno i conti con le officine chiuse o non messe in condizioni di funzionare come quelle di Latina e si prospetta un settembre disastroso per l’utenza anche vista della riapertura delle scuole. E intanto oltre ai “corpi estranei” (Colaceci, Giana e il capo del Personale) ancora l’organizzazione del lavoro è nelle mani dei vecchi quadri e dei vecchi dirigenti che fanno il bello e il cattivo tempo.
 

Roma
Il commento
immagine

di Chiara Rai

Albano Laziale (RM) - Venerdì per Albafor è, come lo vogliamo chiamare, il giorno della resa dei conti che arriva, caso vuole, a circa due mesi dalle amministrative di Albano Laziale.

Dopo la riconferma del sindaco Nicola Marini, ad Albano Laziale è cambiata l’aria da diverse parti, soprattutto nelle municipalizzate. E sta per cambiare anche in Albafor dove verrà presentata o meglio partorita con tutta probabilità nella giornata di venerdì 31 Luglio 2015 la lista dei licenziamenti a seguito della riattivazione della legge 223 che riguarda i licenziamenti collettivi.

Verrà presentata una nuova griglia per ristabilire gli esuberi e molti lavoratori saranno messi in mobilità per poi andarsene definitivamente a casa e chiudere un capitolo che forse per la politica andava chiuso.

Un effetto del referendum di fine giugno, dopo le elezioni, nel quale ben 47 dipendenti hanno optato per gli esuberi. Certo non è il periodo ottimale per smuovere le acque in Albafor anche perché con la bufera della magistratura che sta indagando l’amministrazione Marini per voti di scambio e scandagliando oltre mille intercettazioni a riguardo, mosse pseudo politiche darebbero sicuramente nell’occhio.

Certo è che non si tratta di novità che la politica muova a proprio piacimento i posti di lavoro. Soprattutto quando le dinamiche sono molto strane. E degne di un occhio di riguardo da parte della Magistratura. Ma certamente non sarà il caso di Albano Laziale nonostante le cronache vogliano farci pensare il contrario.

Vogliamo parlare, molto presto, di alcuni salti di grado che sono arrivati per determinate persone che hanno stretti legami di parentela con i candidati della civica del rieletto sindaco Pd, in concomitanza con la vittoria elettorale ad Albano Laziale del primo cittadino Nicola Marini. Sicuramente è un caso ma presto al fato potremmo dare un nome e un cognome. Intanto attendiamo la lista di Albafor.

Roma
Cronaca
immagine

Redazione

Roma - I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma piazza Dante hanno arrestato sette cittadini del Gambia, perlopiù già noti alle forze dell’ordine, di età compresa tra i 20 ed i 31 anni, con l’accusa di concorso in oltraggio, minaccia, resistenza e violenza a Pubblico Ufficiale e spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

I fatti. Mercoledì sera, i militari, in via del Pigneto, nuova isola pedonale capitolina, avevano appena bloccato due pusher del Gambia, sorpresi a cedere dosi di hashish ed eroina ad un acquirente. Improvvisamente, numerosi connazionali, circa una quarantina, tra cui molti altri spacciatori, soliti bivaccare seduti sulle panchine e sui gradini della via, hanno accerchiato i Carabinieri e, forti della superiorità numerica, hanno dato vita ad una vera e propria rivolta finalizzata a liberare i due arrestati. L’episodio, consumato tra le sedie dei locali che pullulano l’isola pedonale, ha visto dare vita a scene da guerriglia urbana quando il gruppo di extracomunitari ha iniziato ad infrangere al suolo bottiglie di birra di vetro ed ad affrontare fisicamente i militari impegnati nell’arresto, con la finalità di farli desistere dal loro servizio. La collaborazione di alcuni abitanti ed esercenti commerciali del quartiere ha distratto per pochi istanti i facinorosi e consentito ai militari, unitamente agli arrestati, di allontanarsi a bordo dell’auto di servizio e di evitare conseguenze più gravi. Le scene di protesta non si sono fermate ma hanno preso di mira i cittadini intervenuti fino a quando il tempestivo arrivo di altre pattuglie dei Carabinieri ha consentito di disperdere la folla e bloccare 5 dei violenti, quasi tutti trovati anche in possesso di dosi di hashish, pronte da spacciare.
I sette stranieri arrestati dai Carabinieri sono stati accompagnati in caserma, dove si trovano a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, in attesa del rito direttissimo.

Roma
Cronaca
immagine

Redazione

Roma -  Arresti domiciliari per Egisto Bianconi, direttore generale dell'ospedale Sant'Andrea, nell'ambito di un'inchiesta sulle procedure di aggiudicazione di un importante appalto per le camere mortuarie. L'accusa, rende noto la Questura, è "turbata libertà degli incanti, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio". L'arresto è stato eseguito nell'ambito di un'indagine ad ampio raggio sulle attività illecite, spiega in una nota la Questura di Roma, di «un'articolata organizzazione criminale operante nel quartiere di San Basilio, attiva in particolare nel settore dello spaccio, usura e altri reati, facente capo alla famiglia Primavera, e in particolare a Guerino e ai figli Fabrizio e Daniele». Nel corso delle investigazioni, si legge nella nota, "è emersa la vicenda della gara d'appalto indetta dall'azienda ospedaliera Sant'Andrea e protrattasi fino al novembre 2014 per l'affidamento dei 'servizi inerenti i decessi in ambito ospedaliero con annessa gestione della camera mortuarià del nosocomio in relazione alla quale sono state documentate condotte di rivelazione di segreto d'ufficio, turbata libertà degli incanti, corruzione e indebita induzione all'erogazione di utilità"

Roma
Sicurezza Roma
immagine

Incute molta paura sapere che il Sindaco non sa quali pesci pigliare, fa comprendere quanto sia stata superficiale la presa di coscienza degli avvisi che gli stessi servizi segreti americani hanno inviato da molto tempo

di Cinzia Marchegiani

Roma - Il Sindaco di Roma, mette le mani avanti. Presto inizierà il Giubileo e la sicurezza a Roma è un’incognita a parecchie variabili, ma soprattutto i cittadini non si sentono sicuri della efficacia della gestione controllo e monitoraggio dei luoghi più a rischio che invero dovrebbe essere alta già da molto tempo, da quando sono stati diramati gli allarmi da parte degli integralisti islamici alla città eterna. E Ignazio Marino stavoltasembra lavarsene proprio le mani e lo fa in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dove esprimendo le sue preoccupazione afferma: “Questo e' il primo Giubileo dopo l'11 settembre 2001 e dell'epoca dell'Isis. Tutte le indicazioni che abbiamo dai servizi segreti americani, come mi hanno confermato i Sindaci statunitensi con i quali ho parlato recentemente parlano di rischi concreti per l'Italia e Roma. E io non ho la possibilità di difendere la capitale dal terrorismo con la polizia locale”.

Insomma il Sindaco di Roma non ha gli strumenti per attuare controllo e gestire la sicurezza nel suo territorio, disseminato di siti strategici di rilevanza mondiale, che potrebbero essere un reale obiettivo dell’ISIS, che di certo, se mai deciderà di attivare una guerriglia, non suonerà il campanello del primo cittadino o quello della polizia municipale. Fanno riflettere queste parole, e in realtà incutono molta paura, sapere che il Sindaco non sa quali pesci pigliare, fa comprendere quanto sia stata superficiale la presa di coscienza degli avvisi che gli stessi servizi segreti americani hanno inviato da molto tempo.

Se Marino non sa quali pesci pigliare nel comparto sicurezza, lo ha anche detto al mondo intero, così l’ISIS potrà sfruttare al minimo le proprie energie per altri siti più protetti. Il Giubileo straordinario della Misericordia, indetto da papa Francesco per mezzo della bolla pontificia Misericordiae Vultus,  avrà inizio l'8 dicembre 2015 per concludersi il 20 novembre 2016. Che messaggio è stato lanciato ai pellegrini di tutto il mondo che dovrebbero fare i biglietti per venire a Roma? La risposta è esplicita, non serve una laurea o un dottorato per comprenderne la gravità.

Roma
Cronaca
immagine
di Angelo Barraco

Roma - Gli incendi nel periodo estivo sono consueti, soprattutto a causa del caldo possono scoppiare da un momento all’altro, poiché l’erba è secca, tra le sterpaglie può esserci vetro che con i raggi solari può innescare il fuoco. Ma può scoppiare anche per una semplice sigaretta buttata per terra, insomma gli esempi sono tanti e questa non è una lezione scolastica ma l’incendio avvenuto ieri presso l’aeroporto di Fiumicino, precisamente nella zona di Pesce Luna e in seguito nella pineta di Focene che si trovano vicini alla pista numero uno. Anche stamane due elicotteri della Forestale erano impegnati a spegnere dei focolai che si erano riattivati presso la pineta di Focene, in azione anche la protezione civile che per tutta la notte ha tenuto d’occhio la situazione. Una vasta area è stata distrutta dall’incendio. Intanto si cerca di fare chiarezza su quanto accaduto e la procura di Civitavecchia ha avviato un’inchiesta, gli inquirenti intanto aspettato informazioni da parte dei Vigili del Fuoco per configurare un eventuale reato su cui procedere e tali risultati stabiliranno se l’incendio è stato doloso o meno. L’incendio ha causato forti ritardi, con passeggeri che si sono lamentati. Anche la politica si è espressa in merito a quanto accaduto, Angelino Alfano, Ministro dell’Interno, ha commentato l’incidente di Fiumicino ricordando l’incidente avvenuto al Terminal 3 nel maggio scorso: “Bene apertura inchiesta da parte della magistratura. Sette maggio non fu doloso. Su questo accertamenti rapidi. Si faccia chiarezza”. Ricordiamo che il sette maggio  L'incendio sarebbe partito da un quadro elettrico all'interno del Terminal 3. Le fiamme si sarebbero poi propagate lungo i collegamenti elettrici facendo scattare l'allarme antincendio che avrebbe funzionato correttamente senza però poter spegnere le fiamme ormai troppo alte. Nel rogo sarebbero bruciati circa 400 metri quadrati di negozi. Fonti riferiscono che Renzi abbia chiamato Alfano per avere informazioni in merito ai fatti accaduti e in seguito abbia espresso il suo dispiacere per l’accaduto ma anche il fatto che quanto accaduto è gravissimo e che se si trattasse di un atto doloso ad opera di malintenzionati sarebbe la seconda volta che una delle principali infrastrutture del Paese viene messa in ginocchio.
Roma
Politica
immagine

Nobilio: "Lo scenario era chiaro già nei giorni precedenti al ballottaggio, durante l’evento che ha visto partecipi entrambi i candidati e gli eletti nazionali del PD, per parlare insieme di cultura ad Albano..."

 
Redazione
Albano Laziale (RM)
- Dopo la notizia relativa le dimissioni dalla carica di consigliere comunale da parte di Giorgio Battistelli, sentito telefonicamente dal nostro quotidiano al quale il maestro ha spiegato le ragioni che lo hanno condotto a prendere tale decisione, arriva un primo "duro" commento a riguardo da parte del Movimento 5 Stelle di Albano Laziale, che ripercorrendo alcune dinamiche avvenute durante il periodo della campagna elettorale, mette in dubbio la buona fede della "scesa in campo" del maestro che difatti però è stata contraddistinta da una consegna di dimissioni da consigliere comunale.

"Cambia la musica ad Albano Laziale, anzi no. Nella giornata di ieri 28 Luglio sono state rese note le dimissioni Giorgio Battistelli dopo un solo Consiglio comunale, - commenta Federica Nobilio consigliere comunale di Albano Laziale per il M5S - ma per gli addetti ai lavori - prosegue Nobilio - non sembra essere un grande colpo di scena visto l’atteggiamento rinunciatario da parte del Maestro durante l’istituzione delle commissioni. La politica è una cosa seria. Ed i cittadini di Albano Laziale avrebbero avuto bisogno di alternative credibili all'amministrazione in carica. Avrebbero avuto bisogno di speranze nuove, non di chi si arrende al primo ostacolo. Per fare politica ci vuole coraggio, ci vuole il fisico del maratoneta e sapere che ci saranno sempre altri 100 metri in salita da affrontare. Respirare e continuare, anche con i crampi, anche con lo stomaco rivoltato, perché l'obiettivo è il bene comune. Perché non si corre per se stessi, si corre per il mondo che vogliamo lasciare a chi verrà dopo. Io sono qui, con i miei limiti e i miei difetti, ma con il cuore e il fiato necessario. E Albano mia non ti lascio sola...”

Con queste parole, la consigliera M5S commentava in Consiglio Comunale le dimissioni di Giorgio Battistelli. "Come Movimento 5 Stelle, accogliamo la notizia senza stupore e con grande disappunto". Ha aggiunto Federica Nobilio  che ha inoltre dichiarato:  "2158 cittadini hanno dato il 31 maggio scorso la fiducia a Giorgio Battistelli come candidato sindaco di Albano Laziale affinché “cambiasse la musica”. Ben nove le liste a sostegno di un candidato che ha immediatamente rinunciato al mandato affidatogli dai suoi elettori. - Riferimento alle dimissioni di Gino Benedetti ndR. - Ma forse era già tutto scritto nelle stelle, ovvero la creazione di una nuova lista “di sinistra” che coagulasse l’emorragia di voti in uscita dalla coalizione di Marini (PD) per poi riportarli in seno alla maggioranza? Niente di nuovo dunque sotto il sole di Albano Laziale, solo un tiro mancino agli elettori ormai stufi di cinque anni di governo Marini che, inconsapevoli, hanno invece contribuito a rinfoltire la maggioranza del loro “nemico”.

La consigliera M5S prosegue nelle dichiarazioni facendo riferimento ad un particolare evento pre elettorale che si tenne ad Albano Laziale lo scorso 6 giugno 2015. La mattina di quel sabato Giorgio Battistelli su invito del sindaco Nicola Marini partecipò ad un incontro dal titolo “Cultura, i Castelli Romani un modello per il Lazio”. Con lui c’era la creme del Partito Democratico: lo storico esponente del Pd Goffredo Bettini, i senatori Annamaria Parente e Bruno Astorre, l’Onorevole Rodolfo Lena e il Sindaco di Velletri Fausto Servadio. L'evento venne poi diffuso con una foto che ritraeva il Maestro insieme a Nicola Marini e agli esponenti nazionali del Pd. "Lo scenario era chiaro già nei giorni precedenti al ballottaggio, - Afferma Federica Nobilio - durante l’evento che ha visto partecipi entrambi i candidati e gli eletti nazionali del PD, per parlare insieme di cultura ad Albano...

D’altra parte - prosegue la consigliera M5S - qualche legittima domanda era già sorta. Come poteva il maestro Giorgio Battistelli essere ad Albano Laziale l’alternativa al PD se con il PD romano è legato a doppio filo grazie alla sua nomina a Direttore dell’opera di Roma da parte de il Sovrintendente Carlo Fuortes, d'intesa con il presidente della Fondazione e sindaco di Roma Ignazio Marino appena l’8 Aprile scorso? Come gruppo Movimento 5 Stelle Albano - conclude Federica Nobilio - ci rincresce per il triste epilogo che ha visto capitolare le speranze di 2158 elettori albanensi nel solito turbinio di inganni che ormai la politica è solita rifilare. E a loro promettiamo di tenere le nostre porte aperte per qualsiasi suggerimento e proposta per migliorare sia questo deprimente scenario politico sia la nostra città di Albano Laziale perché sul territorio noi ci siamo sempre stati e continueremo ad esserci: la vostra voce dentro e fuori le istituzioni".
 

Roma
L'inchiesta romana
immagine

di Cinzia Marchegiani - Chiara Rai

Ostia (RM)
Il porto turistico di Ostia questa mattina è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza, vincolati i beni per 400 milioni di euro. L’inchiesta della Procura di Roma era stata avviata nel 2012 proprio sui reati fallimentari relativi alla società che ha realizzato l’intera opera.
Già dalle prime ore di questa giornata concitata, i finanzieri hanno eseguito ben quattro arresti, tra cui il presidente del porto turistico di Ostia, Mauro Belini, considerato dagli organi inquirenti il capo di un’ampia associazione criminale. Le accuse infatti sono di associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta. Quest'ultima si riferirebbe allo scioglimento della società concessionaria ATI. In questo momento in corso il sequestro di beni, tra cui posti barca, parcheggi, strutture amministrative, commerciali e aree portuali, all’interno del Porto Turistico di Roma, per un valore commerciale complessivo di oltre 400 milioni di euro. Il porto turistico rimane aperto e praticabile, sia nella parte della Marina che di quella commerciale, poiché tutti i sequestri si riferiscono a proprietà riconducibili ai quattro indiziati di reato. Il Porto Turistico di Roma è protetto da due moli che partendo da terra terminano con due semicerchi che formano l'avamporto: appena oltrepassata la prima imboccatura ampia 66 m troviamo sulla sinistra la stazione carburanti. La struttura, che si sviluppa su una superficie di circa 22 ettari, dispone di 840 posti barca per lunghezze comprese fra gli 8 e i 60 m. I 16 pontili fissi sono tutti dotati delle necessarie colonnine per l'erogazione di acqua ed elettricità, di bitte, anelli per l'ormeggio.

Tradotti in carcere, assieme a Balini, su ordine del gip del Tribunale di Roma, Massimo Amicucci, Edoardo Sodano, e Sergio Capograssi, avvocato con studio nella Capitale. I 4 arrestati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, riciclaggio, impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori. Altre 9 persone sono state denunciate a piede libero. Numerose le perquisizioni presso i domicili delle persone coinvolte, le sedi di diverse società e gli studi professionali di due avvocati e di un commercialista. Nell'operazione - eseguita dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma sotto la direzione della Procura della Repubblica della Capitale - sono stati sequestrati beni mobili e immobili, quote societarie e conti correnti bancari ed il diritto di superficie su oltre 1300 beni demaniali, siti all'interno del porto turistico di Ostia (posti barca, parcheggi, strutture amministrative, commerciali e aree portuali) nonchè, per alcuni di essi, il relativo diritto di utilizzo. Il valore commerciale di tutti i beni sottoposti a sequestro è stimato in oltre 400 milioni di euro. Le indagini, avviate nel 2012, per una ipotesi di bancarotta, hanno consentito di accertare come i quattro complici avessero scientemente portato al fallimento la A.T.I. S.p.a., società che aveva curato la realizzazione del Porto Turistico di Roma e che, sino al 2008, era concessionaria dell'infrastruttura, appartenente, peraltro, ad un gruppo di imprese riconducibili (direttamente e/o indirettamente) alla figura dello stesso Mauro Balini. Proprio quest'ultimo, con la complicità di fidati collaboratori e professionisti e grazie a 'prestanomì e 'società schermò, aveva realizzato un complesso schema societario volto a distrarre fraudolentemente ingenti risorse, patrimoniali e finanziarie, in pregiudizio della fallita A.T.I. S.p.a., dei creditori e dell'Erario, per un passivo finale di oltre 155 milioni di euro.

Al Balini è stato, inoltre, contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori, per aver intestato a società apparentemente terze, il prestigioso attico sul litorale ostiense in cui vive, anch'esso sottratto fraudolentemente alla A.T.I., e un lussuoso catamarano, nella sua esclusiva disponibilità, acquistato, in larga parte, con risorse sottratte alla fallita mediante il descritto sistema di frode. Il disegno criminale nasce nel 2005, quando il Balini si precostituì un ingente credito nei confronti della A.T.I. S.p.a. per oltre 28 milioni di euro, simulando, tra l'altro, l'accollo- meramente contabile- di un debito in capo alla fallita originato dalla ricezione di false fatture emesse da società riconducibili a suoi fedeli sodali. Giustificando le operazioni come 'restituzione finanziamento socì, il Balini aveva, quindi, potuto prelevare ingenti somme dalle casse aziendali nonchè distrarre beni immobili dal patrimonio sociale in favore di altre imprese a lui riconducibili. Nel 2008, in perfetta sintonia con il piano criminale in atto, la Porto Turistico di Roma S.r.l.- interamente posseduta dal Balini- aveva ottenuto, dalla A.T.I. S.p.a., la voltura della concessione sull'intera infrastruttura portuale, ed era, così, subentrata nella possibilità di realizzare l'ampliamento del porto, poi autorizzato nell'agosto 2013, incassandone i conseguenti ingenti profitti. La struttura attuale si sviluppa su una superficie di circa 22 ettari e dispone di 840 posti barca per lunghezze comprese fra gli 8 e i 60 metri. L'ampliamento del porto ne aumenterà la capienza sino a 1419 posti barca, mettendo a disposizione dei natanti circa 611 nuovi punti di ormeggio per imbarcazioni da diporto lunghe tra i 12 ed i 70 metri. Per avere una percezione delle dimensioni degli illeciti posti in essere e del danno economico cagionato alla A.T.I. S.p.a., si evidenzia che la Porto Turistico di Roma S.r.l. ha stimato in circa 200 milioni di euro il valore commerciale della concessione relativa all'ampliamento del porto ed in circa 220 milioni di euro il valore commerciale della concessione relativa ai diritti di superficie e utilizzo dei beni demaniali sottoposti a sequestro


.

Roma
Cronaca
immagine

Redazione
Roma
- I Carabinieri della Stazione Roma Centocelle, nel corso di un normale controllo del territorio, hanno arrestato un cittadino italiano di 30 anni, nullafacente e già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di evasione dagli arresti domiciliari e detenzione di sostanze stupefacente.
I Carabinieri nel transitare in via degli Aceri, hanno sorpreso l’uomo mentre stava camminando, in modo frettoloso, verso la sua abitazione. Conoscendo il soggetto i militari lo hanno fermato per effettuare un controllo e verificare per quale motivo si trovasse fuori dalla propria abitazione ove era ristretto agli arresti domiciliari.
A seguito delle verifiche i militari hanno constato che l’uomo non era autorizzato ad allontanarsi da casa, così hanno effettuato una perquisizione personale che ha consentito di rinvenirgli addosso 4 dosi di eroina, che sono state sequestrate.
Dopo l’arresto è stato accompagnato in caserma e successivamente, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, condotto presso il proprio domicilio in attesa di essere giudicato con il rito direttissimo.

Latina
Cronaca
immagine

Redazione

Latina - Il comando provinciale della Guardia di Finanza di Latina ha eseguito, nell'ambito dell'operazione "Sun ray", 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere, smantellando cosi' un'organizzazione da anni attiva nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Il sodalizio criminale, affiliato al clan camorristico dei Mazzarella di Napoli, era composto da soggetti con compiti e ruoli ben definiti e un territorio di riferimento per lo spaccio. Le indagini, coordinate dal pm della Dda di Napoli, Francesco De Falco, hanno avuto origine dal sequestro, avvenuto nei pressi di Ventotene, di un veliero con un carico di hashish proveniente dal Marocco. Grazie alle testimonianze di collaboratori di giustizia e alle intercettazioni telefoniche e ambientali, condotte dai finanzieri del gruppo di Formia negli ultimi quattro anni, sono stati individuati i componenti dell'organizzazione criminale e scoprire come quintali di stupefacente venisse trasportato dalla Spagna in Italia utilizzando autovetture a noleggio o di proprieta' di affiliati all'organizzazione.

Un ruolo chiave, secondo gli investigatori, era quello del promotore dell'associazione, che si avvaleva dei componenti il gruppo per acquistare a Malaga, da fornitori marocchini, la droga da trasportare in Italia. Gli importatori avevano un rapporto diretto sia con gli organizzatori, sia con i destinatari finali, ossia gli spacciatori, della droga, cocaina e hashish, che dai trafficanti venivano indicate convenzionalmente con i termini "giubbini", "mozzarella", "finestre", "staffe" bianche o marroni. Coloro che ricevevano la sostanza dalla Spagna diventavano quindi "grossisti" sul mercato locale e fornitori di una vasta rete di piccoli spacciatori, che raggiungeva diverse piazze di spaccio nel Napoletano e nel Lazio, quali la provincia napoletana dell'area vesuviana nonche' l'area dei Castelli romani e del Pontino. Un soggetto di origini napoletane, ma stabile a Minturno, si occupava in particolare di rifornire il litorale tra Minturno, Formia e Gaeta, rappresentando il clan "Mazzarella" nel territorio sud pontino.

L'ordinanza emessa dal gip di Napoli, Anita Polito, ha riguardato anche coloro che, pur non avendo un ruolo attivo nell'organizzazione, beneficiavano degli introiti dell'attivita' illecita ostacolandone la riconducibilita' ai trafficanti del clan e permettendone l'illecito arricchimento. La maggior parte dei guadagni dell'organizzazione, infatti, venivano trasferiti con modalita' coinvolgenti terze persone attraverso money transfer e prestanomi. L'attivita' operativa, oltre agli arrestati, vede coinvolti altri 21 indagati, che a vario titolo hanno preso parte all'organizzazione, sia in qualita' di spacciatori sia quali prestanome dell'organizzazione.
 

Pubblicitá
DISTANZIATORE IL GIORNALE DI OGGI L’Osservatore d’Italia - Ultima edizione DISTANZIATORE DA LEGGERE DISTANZIATORE SILVIO ROSSE EDITORIALE4 DISTANZIATORE CINZIA MARCHEGIANI LAPPROFONDIMENTO DISTANZIATORE ANGELO BARRACO EDITORIALE DISTANZIATORE TOROSANTUCCI EDITORIALE DISTANZIATORE CHIARA RAI L'ANALISI DISTANZIATORE SONDAGGI DISTANZIATORE DISTANZIATORE DISTANZIATORE
Tag cloud
Seguici su
Rss
L'informazione indipendente del territorio Laziale
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact